Una fede che sia davvero liberale

Cari fratelli,

questa settimana avevo pensato di parlarvi dell’atteggiamento che ritengo dovremmo avere verso la “credulità” che caratterizza alcuni atteggiamenti fideistici e questo sermone avrebbe dovuto intitolarsi “Pillola rossa o pillola azzurra?”, sulla base di un film che, penso, tutti conosciate: “Matrix”.

Per i pochi che non l’avessero visto, si tratta di una storia chiaramente appartenente al filone distopico sviluppato dal movimento cyberpunk: il mondo come lo conosciamo ora è scomparso da centinaia di anni e le macchine, che hanno preso il dominio sulla vita, mantengono gli essere umani in speciali contenitori allo scopo di trarne energia. Matrix è il sistema di impulsi elettrici inviati al cervello di queste larve umane, che serve a mantenerli sotto controllo attraverso l’induzione dell’illusione di vivere nel XX secolo. Solo una banda di ribelli è riuscita a svincolarsi da Matrix e a creare una sorta di fronte rivoluzionario, capeggiato da Morpheus, con lo scopo di restaurare l’antico dominio dell’uomo. Ad un certo punto del film Morpheus e i suoi accoliti individuano un possibile “messia” salvatore in un giovane hacker, Neo. Nel film il tema più affascinante è la possibilità della scelta: in una scena famosa Morpheus mette davanti agli occhi di Neo due pillole, azzurra e rossa e pronuncia le seguenti parole: “E’ la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio”. Mentre Neo avvicina la mano verso la pillola rossa aggiunge: “Ti sto offrendo solo la verità”.

Neo sceglie la strada della verità naturalmente, altrimenti il film finirebbe lì e non si dipanerebbe nella famosa trilogia, ma, se ci pensiamo un istante, la scelta non è così automatica. Visto che la realtà indotta è così bella da vivere, perché scegliere la verità? A che scopo? Probabilmente la differenza tra le due realtà, quella fittizia e quella reale, è uno degli elementi più discriminanti nella vita normale. L’uomo comune, che non si fa problemi, che pensa solo ai fatti propri, che non si informa, che crede solo alla televisione o ai social e ne fa l’unico strumento di conoscenza… potremmo dire che quest’uomo assume dosi massicce di pillole azzurre. Poi ci sono coloro che decidono di non vivere nell’ignoranza e cercano nel loro piccolo di avvicinarsi il più possibile alle piccole verità di tutti i giorni. Per fare questo basta ingoiare una sola volta la pillola rossa.

In parte ho già parlato di questo in uno dei miei ultimi sermoni ma ho pensato che il concetto necessitasse di essere ribadito, sia per quanto riguarda gli aspetti più prettamente sociali della nostra esistenza, sia, soprattutto, focalizzandoci su questioni più prettamente spirituali.

Dal punto di vista sociale, basta un giretto sulla rete per capire che pillole azzurre e pillole rosse ci vengono offerte quotidianamente. Da un lato le verità ufficiali o le opinioni di massa, dall’altro le testimonianze dirette o le evidenze scientifiche; da un lato, giusto per fare esempi pratici, i misteri storici di questo paese, i presunti successi contro la criminalità organizzata, la difesa dei valori nazionali, le varie e sbandierate lotte contro la povertà, dall’altro le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, da quelli della Banda della Magliana ai camorristi della Famiglia Schiavone, etc. che hanno già svelato tutto, che hanno già spiegato chi e perché ha messo bombe e compiuto rapimenti, che hanno già denunciato come ci siano intere zone d’Italia altamente radioattive ma non bonificate perché costerebbe troppo o come nessuna mafia avrebbe potuto esistere senza alti referenti politici ancora intoccabili; o le risultanze ormai accertate di studi antropologici, sociologici e psicologici che hanno dimostrato come qualunque dato culturale (e, conseguentemente, a maggior ragione, nazionale) sia solo una variabile secondaria rispetto a caratteristiche antropiche comuni per tutto il genere umano che rendono le uguaglianze tra un eschimese, un vichingo, un boscimano e un cambogiano centinaia di volte più fondanti per il nostro essere identitario di qualunque “cultural gap”; o l’analisi di dati che dal punto di vista della filosofia dell’economia sono addirittura banali e che dimostrano come la povertà e la forbice sociale siano semplicemente “volute e mantenute ad arte” in quasi tutti i paesi del mondo per questioni di stabilità di casta.

Insomma, pillole azzurre e pillole rosse, tutte lì, nel grande oceano della rete, una scelta che è molto più libera di quanto tutti i censori delle terribili “fake news” vogliano farci credere: una scelta che non è imposta ma che dipende da quali indirizzi web decidiamo di digitare e da quanto tempo ed energie decidiamo di investire nel capire la realtà. Pillola azzurra o pillola rossa.

Il dato che più mi potrebbe interessare, però, è, per ovvie ragioni di ruolo, quello delle proclamate verità teologiche. E il concetto non cambia per nulla. Attenzione: non parlo dei ruoli storici delle chiese, di proprio tutte le chiese, come apparati di potere coercitivo, su cui si potrebbe disquisire per ore ma sarebbe come sparare ad una pelle d’orso in salotto e poi vantarsi di aver fatto caccia grossa. No no, parlo dei fondamenti basilari delle religioni a cui miliardi di persone credono e che risultano, semplicemente, distorti ad arte. Sono solo un ministro ignorante e troppo poco allineato per mettermi a fare disquisizioni teoriche sistematiche ma porterò solo pochi semplici esempi dalle spiritualità che conosco meglio, quelle monoteiste.

Pillola azzurra: la religione ebraica si fonda sull’elezione del popolo d’Israele da parte di Jahweh, il Dio unico, creatore del cielo e della terra.

Pillola rossa: Dio unico? E se, magari, rileggessimo la Bereshit, giusto per trovare cose curiose come che Elohim, il termine per Dio, è plurale? Se scoprissimo che Jahweh è uno degli dei, quello “assegnato”a Israele, e questo desse senso al quel primo comandamento che dice “non avrai altri dei all’infuori di me” che, come dichiarazione di monoteismo, diciamocelo francamente, è un po’ strana visto che non afferma quell’unicità del divino che renderebbe la frase pleonastica ma solo, come viene poi ribadito, che si tratta di un Dio “geloso”? E, già che ci siamo, per quanto un po’ fuori contesto, magari dalla rilettura ci verrebbe qualche dubbio anche sui misteriosi Nephilim contro cui gli Elohim combattono, alla luce del fatto che “Nephili” in ebraico è solo e unicamente la Stella Sirio … Ma passiamo oltre.

Pillola azzurra: il Signore Dio onnipotente manda suo Figlio unigenito, uno con lui nella Trinità, a lavare come capro espiatorio i peccati del mondo e ad essere messaggero di pace e i discepoli lo seguono e, aiutati dal grande evangelizzatore San Paolo, diffondono la lieta novella nel mondo.

Pillola rossa: (beh, se siete qui un po’ l’avete già assaggiata) non in un solo punto di tutta la Bibbia esiste il termine Trinità, Rabbi Yeshua afferma chiaramente, per quello che conosciamo, sia che non cambierà una sola virgola della Legge, monoteismo assoluto compreso, sia di non essere Dio, distinguendo chiaramente tra lui e il Padre, non dice di voler portare la pace ma, anzi, la spada, i discepoli si dividono in fazioni già al primo concilio di Gerusalemme tra filo-giudaici e filo-internazionalisti e, con un certo grado di possibilità, il capo dei primi, Giacomo (fratello di sangue dell’unigenito nato da Maria Vergine) viene ucciso dal capo dei secondi, Saulo di Tarso, o da un suo sottoposto visto che viene ammazzato da un cardatore di lana e che Saulo, per altro stranamente un romano inserito in un gruppo in cui vi erano numerosi ultranazionalisti ebrei, vendeva manufatti di lana.

Pillola azzurra: Muhammad, il Sigillo dei Profeti, riceve da Dio il compito di riformare la religione monoteistica, liberandola dal giogo di falsa interpretazione degli Ebrei malvagi che avevano anche ucciso Issa, il profeta che lo aveva preceduto, e lotta contro il politeismo magistico dei meccani per amore dell’unico Dio.

Pillola rossa: già negli Haddit, il Sigillo dei Profeti viene chiaramente definito come una persona che, dapprima, cerca l’appoggio degli Ebrei della Mecca e non la trova per questioni di soldi e potere tra loro e il suo clan, i Quraysh e, poi, quando con i medinesi assale la Mecca, non elimina ma anzi, come ricorda anche Maimonide, glorifica il simbolo della religione animista meccana, la Qaba, rendendo il pellegrinaggio a quel luogo obbligatorio almeno una volta nella vita per arricchire la città.

Quanto pensate che potrei continuare con questo elenco? Vi assicuro, davvero molto. E sto solo citando a memoria, certo che, con un po’ di tempo in più, la stessa operazione potrebbe essere fatta sui fondamenti di tutte, ma proprio tutte, la religioni.

E non è che sia io quello che ha deciso di dar fuori di testa: basta volerlo e sono cose che chiunque può trovare in testi che, teoricamente, qualunque credente può e, probabilmente, dovrebbe leggere. Sempre che voglia leggerli e, soprattutto, che voglia leggerli con la mente sgombra da preconcetti. Pillola azzurra, pillola rossa.

E allora? E allora avrei voluto concludere questo sermone dicendovi, e perdonate il tono biblico, di vegliare, di essere accorti e saggi, di non aver paura della pillola rossa, di mettere al vaglio della critica e della logica qualunque presunta Verità e che proprio questa capacità di non solo permettere il ma anche incitare al vaglio critico e all’esercizio di quel pensiero umano che è il grande dono che ci è stato fatto è la grandezza dell’Unitarianesimo Universalista.

Avrei voluto … Ma non lo farò, per la stessa ragione per cui questo sermone non s’intitola “Pillola rossa o pillola azzurra?”.

Come già sapete, sabato scorso una persona per cui provavo affetto e molto vicina alla donna che amo è morta. So che la figlia di questa persona, che ha passato quasi due anni a starle costantemente vicino durante la malattia con una dedizione che mi è parsa davvero eroica, ha provato un grande conforto nella sua fede in cose che io oggi metto costantemente in dubbio ma in cui io stesso, in passato, e milioni di altre persone con me, hanno trovato conforto e calore.

E, francamente, fratelli, al di là di tutte le mie pretese di razionalità, di tutto quello che potrei pensare e dire su molte delle idee tradizionali di religione che mi sembrano così lontane da me, dai mantra dei rosari alle regole alimentari o ai lavaggi rituali prima della preghiera, trovo questo conforto di una dolcezza, di una speranza, di una bellezza che nessun tomo di logica aristotelica potrebbe mai uguagliare perché in esso percepisco l’abbandono a Dio, la piena fiducia.

E mi sento in colpa e con un po’ d’invidia. L’invidia l’ho già spiegata in un sermone precedente ed è legata alla voglia, ormai impossibile da soddisfare per chi, come me, ha voluto ingurgitare interi tubetti di pillole rosse, di sentire ancora quel calore di una fede così grande, di sentire l’abbraccio della Trascendenza nella mia vita, al di là di qualunque indagine filosofica, storica o filologica.

Il senso di colpa, invece, nasce da quel fondo di giudizio implicito che, almeno inconsciamente, difficilmente posso negare nei confronti di chi sceglie la pillola azzurra. Spesso li taccio di mancanza di coraggio, di ignoranza, di pigrizia intellettuale. Ma mi sono reso conto di quanto questo sia contraddittorio: la mia critica nasce dal sentirmi paladino di una spiritualità liberale, che deve trascendere i dogmi, le convinzioni tradizionali, che deve depurare la fede distillandola dalle scorie di credi, gesti e favole che, secondo me, sono inutili. Ma, allo stesso tempo, questo non è essere veramente liberale in senso spirituale: questo è solo giudicare dal mio punto di vista. Essere davvero liberale significa accettare ogni cammino che rispetti l’uomo e Dio come una via possibile, ogni scelta come una scelta personale, giusta secondo il metro di chi la compie, senza nessuna presunzione da parte mia di essere io nel giusto e loro nell’errore, senza nessuna tracotanza di voler e poter giudicare la fede altrui, le necessità altrui, le volontà altrui, persino le Volontà trascendenti per chiunque altro, lasciando la porta della mia anima aperta per imparare anche da chi ha scelto strade differenti dalle mie.

Ecco, allora, fratelli miei, che la mia preghiera stasera è che sappiamo sempre mantenere a pieno il nostro ruolo che, probabilmente, è anche quello di testimoni di una spiritualità libera, critica, scevra da magismi e da condizionamenti eterodossi, ma che non deve e non può essere quello di giudici orgogliosi nei confronti di chi senta il bisogno di altri percorsi, di altre strade.

Non è certo un equilibrio facile ma, in fondo, nessun cammino dello Spirito lo è mai.

Adonai echad,

Amen.

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Liturgia del 10 marzo 2019

Lett: Ho bisogno di pace,
ho bisogno di esprimere la mia gratitudine,
ho bisogno di umiltà,
Preghiamo insieme
perché da solo ciascuno di noi
non è abbastanza
ed è troppo.
Esprimiamo la nostra gratitudine per il dono della vita,
esprimiamo la nostra unicità
nel grande quadro dell’umanità
e di tutto il creato.

INNO DI APERTURA

ACCENSIONE DEL CALICE

Let: Accendiamo questo calice per ricordarci che nonostante le nostre imperfezioni siamo ancora benedetti in così tanti modi diversi. Possano i nostri cuori e le nostre menti sempre valorizzare la bellezza in ognuno di noi sapendo che ognuno di noi porta dentro quella piccola scintilla. E se collettivamente condividiamo la nostra piccola scintilla possiamo creare una luce più grande per illuminare il nostro mondo ferito e rotto. (Arman Pedro)
AFFERMAZIONE DEI PRINCIPI

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Lett.: Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

LITURGIA DELLA MEDITAZIONE

Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Uno inconoscibile, Uno senza nome e dai mille nomi,
ti preghiamo di mostrare la tua benevolenza a tutte le creature della terra
e che gli esseri umani sappiano usare con saggezza dei loro doni,
del loro libero arbitrio e della loro immaginazione, della loro conoscenza,
dei loro poteri e della loro compassione
perché ogni cosa sia riflesso della Tua immagine

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.

[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]

Min: Amen

Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURE

I) In primo luogo, vediamo la traduzione più fedele: «In principio gli dèi fecero il cielo e la terra».Osserviamo, ora, cosa dice la nota della Bibbia Vulgata/Martini sulla parola “dèi”.Questa voce [Dio] è nel numero plurale, onde letteralmente si tradurrebbe: A principio gli dii crearono.

Ciò «parve argomento… delle pluralità delle persone che è in Dio».

C’è un’evidente forzatura per giustificare il plurale dii [gli dèi] con la Triade, nonostante Jahvé non ha mai avuto un figlio in tutto il periodo dell’Antico Testamento. Ma soprattutto c’è la conferma che tutte le Bibbie ufficiali traducono in modo menzognero la prima frase della Bibbia. (C.Abbuoni, La Verità e la Menzogna, cap. 3)

II) Mentre Gesù usciva per la via, un tale accorse e, inginocchiatosi davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. (Vangelo detto di Marco, cap. 10)

III) Molti medinesi si convertirono alla fede degli immigrati meccani (622-632), in particolare le tribù pagane e politeiste, ma gli ebrei se ne tenevano alla larga, con pochissimi conversi tra di loro.Gli ebrei respinsero la pretesa di Maometto come profeta e affermarono inoltre che alcuni passi del Corano erano in contraddizione con la Torah. Ma la loro opposizione era dovuta a ragioni più economiche e più politiche che religiose, siccome la potente tribù da cui veniva Maometto era rivale in affari di alcuni maggiorenti ebrei e siccome il clan da cui venivano molti ebrei a Medina avevano stretti legami con Abd Allah ibn Ubayy, che era parziale verso gli ebrei e sarebbe stato il principe di Medina, se non fosse arrivato Maometto. (AA.VV. Cambridge History of Islam, cap. 4).

Min: sermone (Una fede liberale)

Al termine del sermone

Tutti: Amen

INNO MEDIANO

RINNOVO DELL’IMPEGNO COMUNE

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;•

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sua facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni.

Tutti:Amen

COMUNIONE DEI FIORI

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore.

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

PREGHIERA CONCLUSIVA

Lett: Spirito della Vita e dell’Amore
sii con noi in questi tempi difficili,
quando la gente soffre, i genitori piangono, la violenza cresce.
Sii con noi quando sentiamo il peso di una perdita,
quando sentiamo la rabbia per l’ingiustizia.
Stai dalla parte dell’oppresso e cambia il cuore dell’oppressore,
perché entrambi sono legati dal vincolo umano,
anche se spesso lo dimentichiamo.
Aiutaci a ricordare la speranza che avevamo, abbiamo e avremo,
aiutaci a ricordare la gioia anche nella tristezza,
il successo anche nella sconfitta,
il bene anche in mezzo al male.
Aiutaci a essere migliori,
a lavorare per migliorare le cose
e a creare un mondo migliore.

BENEDIZIONE FINALE

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

TESTIMONIANZA UMANISTA E DALLE RELIGIONI ORIENTALI

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre.

Lett: Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni dogma che divide

da ogni dottrina che discrimina.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni concetto che chiude

da ogni ideologia che ingabbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni impeto di arroganza

da ogni sentimento di superbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni certezza che esclude

da ogni sicurezza che scaccia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni tentazione umana

da ogni schiavitù materiale.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni turbamento emotivo

da ogni depressione mentale.

Ma vieni o Pieno e riempici

di una luce senza tenebre

di un calore senza confini.

E vieni o Pieno e riempici

di compassione il cuore

di fede, di speranza, di amore.

(Ian McCarthy)

Lett.2: “Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove 
piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un lungo 
viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede.”

(Lao Tse)

TESTIMONIANZA DAI POPOLI DEL LIBRO

Min: Concludiamo la liturgia accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico.

Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min.: Anche la Sapienza islamica da sempre proclama l’Origine Unica della vita in cui anche noi crediamo. Ricordiamo, dunque, questa nostra fede attraverso le parole del Sacro Corano:

Lett: “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Di’: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

e nessuno è eguale a Lui”. (Surat al-Ikhlas)

Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

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Complessità

Cari fratelli,

questa sera vorrei trattare insieme a voi di un tema piuttosto difficile e, per certi versi, scivoloso: il tema della complessità.

Perché difficile e perché scivoloso? Per almeno tre ordini di ragioni.

In primo luogo, perché è un tema fuori moda: nell’età della comunicazione istantanea, del bombardamento d’immagini semplici, degli slogan di pancia, delle vie più brevi e, diciamolo francamente, del pensiero “pret a porter”, quello della complessità può risultare un tema noioso, persino retorico, un fiume di parole e di raccomandazioni datate, da “maestrina dalla penna rossa”, che rischia di lasciare il tempo che trova e di non avere nessuna influenza sul reale.

In secondo luogo, perché, come conseguenza del primo punto, può apparire un tema snob: la complessità, spesso si pensa, implica impegno, l’acquisizione e il possesso di strumenti culturali e critici, l’avere tempo da dedicare alla raccolta di dati, al pensiero e all’analisi, tutte cose che, con tutta probabilità, pochi si possono permettere e che molti amano etichettare come “fesserie da intellettualoidi sfaccendati”. Ragion per cui, nell’affrontare questo argomento non posso fare a meno di temere che questo mio sermone possa trasformarsi, ancora una volta, in un’arma in mano ai molti che già ci considerano “poco lineari”, “troppo elitari”, “troppo difficili”, lontani dalle esigenza spirituali della gente comune e, conseguentemente, destinati, come sempre nel corso della nostra storia, alla marginalità.

In terzo luogo, e, in un quadro in cui “tutto si tiene”, ancora devo parlare di conseguenza dei punti precedenti, in un’ottica spirituale il mio disagio nell’affrontare questo tema riguarda il timore che, involontariamente, le mie parole possano suonare come un attacco a tutte quelle denominazione, a tutti quei “credi” e a quelle religioni che hanno “risposte in tasca”, risposte in fondo facili a tutte le grandi questioni, a partire da assunti predeterminati, da dogmi e dichiarazioni di fede che, in quanto tali, non richiedono particolari vagli e filtri critici. Non è assolutamente questa la mia intenzione, anzi, per molti versi, non esito a dire che le religioni, in questo senso, sono probabilmente, come vedremo, le meno responsabili o, quantomeno, le meno colpevoli nel processo di progressivo sbriciolamento della complessità in monadi semplificate e, purtroppo, assai spesso semplicistiche a cui quotidianamente assistiamo.

Prima di tutto, però, dobbiamo cercare di definire la complessità ed è operazione non certo facile. Proverò a utilizzare una metafora, forse non del tutto calzante, ma che ci può aiutare a capire.

Supponiamo di avere in mano un oggetto cubico e che, per qualche nostra ragione, vogliamo conoscere le caratteristiche geometriche e fisiche di tale oggetto. Ecco, la complessità (e mi si scuserà se, paradossalmente, semplifico troppo il concetto) starà nell’effettuare una serie di operazioni specifiche: dovremo rigirare il cubo tra le dita e controllare tramite l’osservazione che tutte le sei facce siano presenti, poi dovremo accertarci di avere effettivamente a che fare con un cubo armandoci di uno strumento tarato in millimetri come un metro, un righello o un calibro e misurare attentamente ogni lato di ogni faccia (e, se davvero fossimo amanti di una complessità persino eccessiva, dovremmo effettuare la misurazione con due strumenti diversi, non potendo essere sicuri che uno strumento sia sicuramente tarato in modo ottimale), dovremo effettuare dei calcoli utilizzando una formula geometrica e, se non la ricordiamo, cercarla su un libro per misurare il volume del nostro oggetto, poi, con una bilancia di precisione dovremo pesarlo e se non sappiamo se il cubo e pieno o vuoto al suo interno, dovremo, in qualche modo, accertarci della materie di cui è formato e confrontare, utilizzando altri testi, il suo peso effettivo con il peso atomico presunto della materia moltiplicando il volume per il peso atomico delle tabelle dei materiali. E, tutto questo, giusto per avere una idea base dell’oggetto, che nulla, di per sé, dice di mille altre variabili relative alla sua provenienza, al suo utilizzo, etc.

Insomma, per dirla in soldoni, la complessità è una rottura di palle incredibile … e stiamo parlando di un cubo … Immaginate se parlassimo di un oggetto con 6872 facce, tutte irregolari, formate di materiali compositi ed eterogenei di provenienza assolutamente disparata… E, soprattutto, pensate che praticamente tutte le applicazioni della complessità su questioni legate alle attività umane sono metaforicamente molto più simili a questo secondo oggetto che al nostro cubo.

E allora? Allora, magari anche in buonissima fede, magari anche solo per mancanza di tempo, per stanchezza o per mancanza di voglia, tre diventano le reazioni tipiche più comuni di fronte al nostro cubo:

1) lo guardo di sfuggita, penso a tutto quello che dovrei fare per analizzarlo correttamente e, mormorando “ma chi se ne frega di ‘sto cubo!”, lo getto via e mi trovo altro da fare;

2) magari ci provo anche ad analizzarlo ma ho tre minuti e, allora, sì, gli dò una guardata, a spanne mi sembra proprio un cubo e mi convinco che lo sia, a occhio direi che ha un lato di un paio di centimetri, che mi pare faccia un volume di 23 = 8 centimetri, lo soppeso e, più o meno, sarà 4 etti e mi pare sia di pietra. Ok: scrivo su un pezzo di carta che è certamente un cubo di pietra di 8 centimetri di volume e di 400 grammi di peso e la mia analisi è pronta;

3) cerco “cubo” su Google Images e ne trovo uno simile al mio, apro la pagina e c’è qualcuno, che posso conoscere o non conoscere, che, di fianco ad un cubo come il mio ha scritto che ha un volume di 696 millimetri e un peso di 846 grammi. Mi fido e copio i dati.

Ognuno di queste reazioni ha un nome specifico: rifiuto, pressapochismo, fideismo. E, fratelli, ognuno di essi è, in piccola o grande misura, la causa dello sgretolarsi del nostro substrato sociale e culturale, prima ancora che spirituale.

Il rifiuto è, ad esempio, l’atteggiamento che caratterizza sempre più gran parte delle giovani generazioni. C’è un mondo che fa schifo ma analizzare quali siano le cause del problema è faticoso, appunto “complesso” e c’è sicuramente di meglio da fare quindi, un bel “chissenefrega” e mi costruisco la mia realtà parallela, fatta di aria e niente forse, ma almeno così semplice da permettermi di pensare che non c’è niente da capire. Il pressapochismo è, invece, l’atteggiamento più comune, che tutti prima o poi abbiamo sperimentato. Ma sì, alla fine non è così difficile (soprattutto se ci si ferma alla superficie delle cose) e a noi “tuttologi del buon senso” bastano tre minuti per capire tutto dopo aver letto cinque righe, per formarci opinioni ben chiare e consolidate ed essere certi che siano giuste, senza doverci per forza prendere la briga di meditare, di verificare, di riflettere, di confrontare le nostre posizioni con quelle degli altri: a noi tutto è chiaro e per noi davvero non c’è nulla da capire né, anche ci fosse, avremmo il tempo per farlo perché siamo già intenti a pattinare sulla superficie di qualche altra cosa su cui dare giudizi. Il fideismo, invece, mi pare che sia un fenomeno sempre più in ripresa ultimamente. C’è chi pensa per noi, c’è chi è pagato per farlo o chi adora farlo mentre noi preferiamo pensare agli affari nostri, ai nostri problemi: se lo dicono loro che, presuntamente, ci si sono impegnati, avranno ragione, i dati che ci citano saranno corretti, le cose che ci dicono saranno meditate e giuste. E, anche se qualche volta ci sfiora leggermente il dubbio che ci stiano manipolando, insieme ai dati del reale, per il loro tornaconto, se siamo convinti che abbiano ragione, beh, allora forse lo saremo per sempre perché ammettere di esserci sbagliati implica quella “dissonanza cognitiva” che ci pesa così tanto … Così nascono tutti gli “-ismi”, dai totalitarismi ai fanatismi, ai populismi che ammorbano il mondo!

Ma, attenzione fratelli, anche sul piano religioso o spirituale questi tre modi di essere assumono determinazioni ben specifiche. Dal materialismo spiccio di chi non ha voglia di fare i conti con realtà che lo trascendono perché è tanto più comodo farsi gli affari propri, pensare al cash e alla bella vita, godersi l’esistenza quanto possibile e chissenefrega di tutto il resto, a quelli che “ma questi incivili (o eretici, o invasati, o intellettuali da quattro soldi, o buonisti, etc.) che vogliono? Tutto è così chiaro, è scritto nero su bianco, è predicato da secoli! Noi non ci facciamo venire grilli per la testa e seguiamo quello che ci è stato insegnato al catechismo quando eravamo piccoli e che, da allora, ci è parso logico, ci è sempre sembrato giusto anche senza leggere tutti quei mattoni di libri teologici inutili!”, a quelli che, infine, hanno una fede cieca, incrollabile, invincibile, perché così sono le cose, così dice la Chiesa, così recitano i dogmi e l’ipse dixit non si discute!

E, come vi dicevo, forse, persino paradossalmente, questi che potrebbero apparire i più micidiali, che a noi possono sembrare i più incomprensibili, i più ottusi, sono, si badi bene solo in campo spirituale, i meno peggio perché, almeno, sono onesti: il loro fideismo nasce dalla fede, come è naturale, e nella loro cecità di fronte alla complessità c’è almeno, di solito, un buon grado di onestà e devozione, oltre alla ammissione di un “affidarsi” acritico che giunge fino al “mistero della fede” e al “credo quia absurdum” quando persino la loro istituzione di riferimento scarseggia di risposte logiche.

Nel mio scorso sermone, fratelli, vi parlavo del dubbio e vi dicevo che non credo che il dubbio ci porti a nessuna grande “Verità” ma ci sono alcune domande, quelle che già menzionavo, come “perché?”, “chi lo dice?”, “su che basi?” “è sensato?”, etc., che sono, insieme al dialogo con posizioni diverse dalle nostre e allo studio incessante di fonti disparate, alcune delle colonne della complessità spirituale, di quella complessità che se accettata come ottica di visione in campo metafisico diventa il nostro sistema di riferimento anche in ogni altro settore della nostra vita.

E, sì, certo, la complessità è difficile, è faticosa, è caotica e dà poche certezze quando le variabili da analizzare diventano migliaia, a volte milioni, quando essa ingloba ogni punto di riferimento nella sua famelica volontà di analizzare e comprendere ogni aspetto ma, ve lo dico francamente, è questo atteggiamento verso la complessità che cerca, senza mai poterla totalmente raggiungere, la conoscenza, la saggezza e la compassione nel senso più vero del termine ciò che mi ha fatto innamorare dello U*Uismo e che ogni giorno mi fa pregare perché noi tutti U*U, ciascuno a suo modo, magari anche con le nostre debolezze e cadute, sappiamo sempre mantenerci saldi nel nostro essere, pur tra accuse di intellettualismo e apparentemente poca modernità nel non semplificare il nostro pensiero, sempre custodi della complessità.

Adonai echad,

Amen.

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