Domande e Risposte

SPIRITUALITA’

Prima di rispondere a questa domanda vi invitiamo ad un esperimento: Andate fuori da una qualunque chiesa e chiedete ai fedeli di darvi degli aggettivi che secondo loro descrivano Dio, alcuni direbbero paterno, altri amorevole, altri severo, altri giudice, altri vendicatore.... Confrontate queste definizioni... difficilmente possono essere dette di uno stesso soggetto senza contraddizione Rispondere con un semplice si o no alla domanda non previene la diversità la pluralità e la complessità della risposta. Gli unitariani, allora, prima di rispondere, chiedono di fare un passo indietro e di chiedersi quali sono le esigenze, le esperienze, le necessità della mia vita a cui penso che Dio sia la risposta? Ognuno di noi risponderebbe diversamente a questa domanda Noi pensiamo che il dialogo e il confronto di queste risposte sia più utile, gratificante e significativo del semplice mettere una crocetta si/no Crediamo che dal confronto ciascuno possa affinare la propria risposta, renderla più profonda e più appagante Saranno uguali queste risposte? No, esattamente come prima, e forse più di prima. Ma almeno saranno -più consapevoli dell'esperienza a cui danno risposta -più ricche grazie al confronto -più articolate della semplice somiglianza si/no di quanti dicano di credere in una stessa cosa ma poi lo fanno solo nominalmente.
Per rispondere correttamente a questa domanda credo si debba partire dalla constatazione di un dato di fatto: ogni persona è un patrimonio un tesoro irriducibile, inesauribile e irripetibile. Pensare che due persone distinte possano avere la medesima opinione su temi complessi come la vita o la spiritualità è un fraintendere la ricchezza del dono che abbiamo. Per noi la diversità non è un limite, ma un valore in grado di arricchire il percorso di ricerca spirituale di ciascuno. Certo, affinché ciò avvenga, occorrono delle regole di contesto e delle procedure che permettano ad ogni singolo di dialogare in spirito di armonia costruttiva. Lo Statuto e il Regolamento C. U. I. sono nati per salvaguardare questo contesto e queste procedure
Il messaggio unitariano è legato alla vita, alla crescita morale sociale e spirituale dei propri membri. Gli unitariani si fanno promotori di un messaggio di crescita, di valori e di speranza che accompagni i fedeli quotidianamente. In essi si declina la nostra fede nella Trascendenza ed essi coltiviamo collettivamente la Valorizzazione dell’esperienza personale
No, gli UU sono un movimento interreligioso, con persone di diverse fedi. Qui in Italia, per comprensibili motivi storico-culturali, la maggioranza di noi è cristiana o interessata al messaggio cristiano. Ma vi sono anche altre ispirazioni (ebraismo, vedaismo, buddismo, taoismo ed umanismo religioso).
Non può esistere una indicazione normativa e definitiva su questo punto. Qualsiasi pratica imposta, nell'atto di essere vissuta come una imposizione, perde qualunque tipo di spontaneità ed autenticità necessarie per una esperienza di preghiera/meditazione significativa. Però il Terzo Principio ci invita a incoraggiare la crescita spirituale dei nostri membri e il Proposito di Valorizzazione ci suggerisce di non appiattire al dato empirico l’esperienza sensibile, ma a trascenderlo, cercando di preservare la profonda ricchezza dell’esperienza di vita. Infine il Proposito di Dedicazione ci invita all’impegno verso la verità ed il significato della vita (Quarto Principio) che sentiamo più nostro In questo contesto la preghiera/meditazione può svolgere un ruolo fondamentale in tutte le forme che storicamente ha assunto: - La meditazione: è una pratica che ha anche benefici fisici, e può non avere implicazioni metafisiche. Per queste ragioni può essere condivisa anche dagli amici umanisti - La recitazione di formule o l’esecuzione di esercizi, a seconda della tradizione di riferimento - Lo studio e l’approfondimento di un aspetto di particolare interesse, magari con l’aiuto ed il consiglio di un ministro di culto - Il lavoro per la Congregazione, per la preparazione dei servizi e l’assolvimento di piccole necessità quotidiane Di fatto dunque tutti possono trovare un proprio modo di vivere la Trascendenza attraverso una delle pratiche spirituali sopracitate. Per quanto tempo? Non sta a noi dirlo, ma è certamente meglio il poco e sempre rispetto al tanto una volta ogni tanto

MORALE

La C.U.I. segue ed è molto vicina alle problematiche LGBTIA (Lesbica, Gay, Bisex, Trans, Intersex, Asex) è sempre attiva nella tutela dei diritti umani. In particolare in questo ambito facciamo riferimento al Primo e al Secondo principio dove appunto si sottolinea il valore e la dignità di ognuno senza distinzione di orientamento sessuale e genere sessuale e dove pretendiamo giustizia e uguaglianza per tutti senza eccezioni nella totale parità. La nostra Comunità si è sentita sempre vicina alle lotte pacifiche delle associazione LGBTIA Italiane e estere, affiancandosi sempre ai Gay-Pride Nazionali sostenendoli pubblicamente e cercando di rendere nota ogni iniziativa pubblica a favore dei diritti LGBTIA. Questi argomenti in particolar modo sono stati motivo di dialogo e di confronto costruttivo nella nostra Comunione e ci ha permesso di capire ancora meglio la realtà della comunità LGBTIA. La CUI ha espresso la propria solidarietà anche per le comunità LGBTIA estere, mostrando grande preoccupazione verso quei paesi dove l’omosessualità è considerata un reato e vi è addirittura la pena di morte, o dove non si può esprimere liberamente il proprio orientamento sessuale e i gay subiscono gravi violenze o ancora verso quei Paesi in cui cambi di indirizzo politico fanno temere per i diritti acquisti, in presenza di una incitazione all’odio, all'intolleranza e alla violenza.La CUI sarà sempre in prima fila fin quando si tratta di tutelare le minoranze e i diritti umani e il nostro motto è quello di non abbassare mai la guardia e di andare avanti verso la parità dei diritti ed il rispetto delle diversità. Per i dettagli sulle singole battaglie a tutela del diritti civili consultate le nostre pagine periodicamente
Noi riteniamo che la scelta su questa questione vada lasciata al singolo individuo. Noi accogliamo opinioni e sfumature molto diverse e spesso opposte su questo tema, nella certezza che il dibattito collettivo delle ragioni dell’una e dell’altra parte possa essere più utile di una presa di posizione d’autorità, che nel nostro caso non c’è nemmeno. Ciò che possiamo fare è inquadrare il dibattito in termini unitariani. Partiamo dal Primo Principio: Il valore e la dignità intrinseca di ogni persona La posizione maggioritaria tra noi, che è molto sentita nei Paesi anglosassoni, identifica la donna nella persona di cui si parla e quindi si batte per il diritto di scelta della donna. Nessuno ha diritto di imporre alla donna e alla coppia scelte non condivise in nome di una morale non condivisa. La donna deve avere l’opportunità di scegliere. C’è tuttavia una parte, tra noi minoritaria, ma comunque bene accolta, che riconosce in quella persona il nascituro, e come tale ritiene doveroso, fatto salvo il diritto della donna alla scelta ultima, porre il problema della tutela del nascituro e sondare se non vi siano alternative possibili alla scelta abortista. In ogni caso gli unitariani tutti si battono affinché una scelta sia possibile, e ci sia adeguato supporto in questo momento difficile. Un ruolo importante, per non trovarsi nel mezzo di dilemmi etici, lo svolge l’educazione sessuale e l’appello al Proposito di Moderazione. Tra gli unitariani è infatti molto sentito il problema dell’educazione sessuale
Da un certo punto di vista la posizione sull’eutanasia è meno problematica rispetto a quella sull’aborto. Si tratta di promuovere delle misure certe attraverso le quali ciascuno possa comunicare la propria volontà, in modo che essa possa essere rispettata in casi estremi. Esiste tuttavia un rischio, cui come unitariani dobbiamo stare attenti. Per spiegarlo riprendiamo il Primo Principio Il valore e la dignità intrinseca di ogni persona Che cos’è una vita degna? Sarebbe un errore dire che una vita degna è solo una vita sana e benestante. La dignità della vita non è data dalla quantità di ricchezze o da un preciso stato di salute. Dobbiamo lavorare collettivamente per mostrare che anche difficili e sofferenti possono essere degne di essere vissute. Dobbiamo educare ad apprezzare anche aspetti meno solari della vita stessa. Come società ed anche come congregazione dobbiamo impegnarci attraverso servizi, sostegno ed anche una mirata terapia antalgica a far sì che non siano il dolore e la disperazione i motivi della scelta, almeno per quanto possibile. Se poi, nonostante il nostro impegno e la nostra vicinanza qualcuno dovesse comunque decidere di ricorrere all’eutanasia, è nostro dovere rispettare la sua scelta.
Assolutamente sì. Il divorzio è contemplato secondo le norme giuridiche del Paese di riferimento. Insieme lavoriamo perché ogni individuo possa sentirsi accolto. E allora quanti tra voi si dicono cristiani come interpretano il passo quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi (Mt 19:6) ? Questo passo non è per sé ostativo per due ragioni: Ci sono tra noi moltissimi non cristiani, che hanno il diritto di non sentirsi vincolati da questo versetto Anche in termini cristiani, ci sono esegesi che lasciano aperta la possibilità, ad esempio, ne cito una, non per forza l’unica: Nell’atto di matrimonio tradizionale chi compie il gesto di unire non è Dio, ma un essere umano, il ministro. E allora quando unisce Dio? Mediamente i cristiani tra noi non pensano che Dio unisca in quanto causi originariamente il matrimonio, ma che Dio unisca in quanto ne sia il fine ultimo, l’elemento la cui ricerca nell’altro e con l’altro sia tra i valori fondanti del matrimonio stesso. Nel momento in cui questo non dovesse più sussistere, nel momento in cui l’unione non dovesse essere più riconosciuta da entrambi i coniugi come unione spirituale, ossia la comune volontà di ritrovare elementi di trascendenza verticale nella coppia, il matrimonio è spiritualmente già dissolto, l’esperienza spirituale trascendente non è più nell’orizzonte della coppia e quindi il divorzio è possibile
Gli unitariani rappresentano una realtà diffusa in tutto il mondo, che si propone di dialogare con rispetto e curiosità con tutte le realtà culturali del pianeta ed è un fatto che tali realtà sorgano ciascuna da un particolare rapporto con il territorio che viene sentito come profondo legittimo e unico. Quindi un primo elemento che definisce la posizione UU in materia morale è il rispetto delle leggi dello Stato in cui ciascuno vive, ivi compresi anche quei decreti che normano la morale sessuale. E’ forte in ciascuno di noi il rispetto per il principio democratico che quelle norme han definito ed approvato. Ci sono però alcune fattispecie che meritano di essere chiarite. Ci sono delle pratiche sessuali che possono essere lesive della dignità di uno dei due partner. In questo caso è possibile l’intervento anche qualora le pratiche vengano considerate legittime in quel particolare contesto culturale. Infine il Principio di Moderazione ci raccomanda di evitare gli eccessi, accogliendo con gioia i bisogni di ciascuno, ma senza lasciare che essi diventino una ossessione

LA CONGREGAZIONE

I 7 Principi che la C.U.I. sono espressione di valori che certamente hanno anche una rilevanza politica in senso lato. Parlare di difesa e integrazione delle minoranze, di rispetto dell’ambiente e di salvaguardia del processo democratico non è senza conseguenze da un punto di vista politico, anzi, richiede un preciso ed inequivocabile impegno. Tuttavia l’affermazione di questi Principi può essere ottenuta in diversi modi, ed è compito del singolo individuo decidere quale espressione politica nazionale incarni al meglio i Principi sopracitati.
In linea di massima assolutamente no. Il Proposito di Valorizzazione ci impone di non precludere ai nostri membri esperienze che essi possano ritenere significative, che possano arricchire il significato della loro vita (Quarto Principio) e la loro crescita spirituale (Terzo Principio). Il Proposito di Dedicazione vorrebbe però che ciascun membro si proponesse di trovare il tempo e il modo di condividere queste proprie esperienze nelle occasioni di dibattito e di condivisione arricchendo la ricerca di tutti. La C.U.I. è patrimonio di ciascun membro e vive attraverso la linfa data dalle esperienze di tutti. Infine, il Proposito di Carità ci impone di proporci con rispetto ed educazione, avendo come fine la crescita comune, serena e pacifica.
Il processo di definizione dell’incarico pastorale è alla convergenza di due differenti principi, altrove visti come contrapposti. Da un lato c’è l’azione di un seminario, che definisce e certifica le competenze del ministro, di fatto limitando il rischio di personaggi impreparati, autoproclamati con dottrine non in linea. Dall’altro c’è l’azione dell’assemblea dei credenti, che compartecipa periodicamente alla definizione di un programma pastorale, verificando ed approvando l’azione dei ministri
Proprio nell’ottica di rendere chiara ed esplicita l’azione spirituale promossa dalla C.U.I. e renderla frutto della partecipazione condivisa di ogni singolo membro, ogni anno il ministro presenta dapprima all’Assemblea dei membri una propria proposta pastorale che viene discussa ed approvata da parte dell’Assemblea, che può, a maggioranza, suggerire temi approfondimenti e impegni.
Ciascuno può vivere la vita congregazionale in maniera assolutamente gratuita. Non viene richiesto di sottoporsi ad alcun particolare rito, ma è necessario impegno e partecipazione alle attività della Comunione. Proprio perché riteniamo che ogni essere umano disponga di un tesoro spirituale inesauribile, siamo lieti ed invitiamo caldamente ciascuno a metterlo a disposizione della collettività nei tempi e nei modi che riterrà più opportuni. Per quanti però sentano l’esigenza di suggellare la propria evoluzione spirituale e personale attraverso la dimensione rituale, la CUI prevede diverse tipologie di riti: individuali, collettivi e d’occasione. I riti personali sono quelli in cui ciascuno, supportato da un ministro, sancisce ritualmente un impegno spirituale nei confronti di se stesso e della comunità. Essi sono sostanzialmente 2: i riti di ingresso e di passaggio, le cui formule il fedele può concertare con il ministro I riti collettivi riguardano tutta la comunità e sono la benedizione dell’unione di uno dei propri membri (matrimonio) e la condivisione per la morte di uno dei propri membri (funerale). Tali riti in Italia non hanno valore legale, ma hanno un valore spirituale ed emotivo molto sentito dalla comunità I riti d’occasione sono invece veglie, meditazioni collettive, momenti di preghiera su cui ogni singolo fedele può chiedere attraverso un ministro l’impegno e la preghiera della Comunione