Ma il dentifricio ha una scadenza?

*) Global Chalice Lightening

Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!! – Jean Bosco,
leader of Assemblée des Chretiens Unitariens du Burundi


(I)
Quando vuoi rallegrarti, considera i pregi di chi ti vive accanto: il carattere energico di uno, per esempio, la riservatezza di un altro, la generosità di un altro ancora e così via. Nulla, infatti, rallegra come le sembianze delle virtù che traspaiono nel carattere di chi ci vive accanto e tutte insieme, per quanto è possibile, balzano ai nostri occhi. Perciò bisogna anche tenerle a portata di mano.
Marco Aurelio, Pensieri VI,48
 
(II)
Proprio come i tesori sono scoperti da sotto terra, così la virtù appare dalle buone azioni, e la saggezza appare da una mente pura e pacifica. Per camminare in sicurezza attraverso il labirinto della vita umana, si ha bisogno della luce della saggezza e della guida della virtù. Fare del nostro meglio significa che in ogni momento della nostra vita di tutti i giorni dovremmo investigare nella nostre menti a proposito dei nostri errori, anche quelli di cui gli altri non sanno. Se noi lo facciamo, stiamo davvero facendo del nostro meglio. Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe. Proprio come una candela non può bruciare senza fuoco, un uomo non può vivere senza una vita spirituale. 
Siddhartha Gauthama – Buddha
 
(III)
28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero
Luca, Cap 24: 28-31

Cari Amici,
Voglio ancora ringraziare Carlo per gli ottimi spunti che ha regalato ai presenti nel suo memorabile intervento di qualche giorno fa. E ringrazio anche Alessandra, poichè questo sermone in realtà è lo sviluppo di una sua idea. Con Falasca  e un amico teologo in settimana si diceva che la crisi di consenso da parte del cristianesimo nel mondo Occidentale, altro non sia che la crisi del valore dell’esempio di Cristo e del cristiano. Chi vorrebbe essere Cristo al giorno d’oggi? Andare in giro a piedi a predicare, pregare nei deserti, nutrirsi di poco, vivere fidando nella Provvidenza. Siamo seri… chi lo farebbe davvero? Io stesso, per quanto ponga il problema, non son certo un campione nell’imitazione di Cristo.
E’ con un cristiano le cose non vanno certo meglio! Come riconosciamo un cristiano? Anche qui è un bel dilemma. Potremmo dire che un vero cristiano è chi indossi una croce. Che la croce sia un segno distintivo con cui ci si riconosce tra cristiani. Basta? In un mondo perfetto forse, solo che poi basta guardarsi intorno per vedere come mafiosi e papponi siano pieni di croci… ma a chiamarli cristiani faccio fatica, e, detto tra noi, ci sono un sacco di ministri di qualunque denominazione che farei fatica a chiamar cristiani. Allora forse essere cristiani significa agire in un certo modo, se uno fa certe cose è cristiano, se no no. Ci siamo? Non so. Cosa dovrebbe fare un cristiano per essere riconosciuto come cristiano? Essere caritatevole? Forse, ma non basta… Ian, che mercoledì si è definito ateo, è una delle persone più caritatevoli che conosca… Ho ancora in un cassetto un tubetto di dentifricio che mi ha  offerto 6 anni fa, quando mi ospitò a casa sua… (Ma scade il dentifricio?). Allora potremmo dire che un cristiano è una persona pacata e gentile? Mmm. anche Ian è una persona pacata e gentile, ma non è cristiano…..
Potremmo usare una specie di sofisma e dire che anche Ian e anche gli atei caritatevoli siano cristiani a loro insaputa, ma sento le unghie stridere sul vetro… Forse allora cristiano è chi conosce il Vangelo, se conosci il Vangelo sei cristiano, se no no. Ci siamo? Mmm non so. A parte il fatto che molti dei sedicenti cristiani in pratica il Vangelo non lo conoscono, ma anche Ian conosce il Vangelo, sospetto anche che lo conosca meglio di me, ma non è cristiano. Uno dei miei professori di storia del cristianesimo credo conoscesse il Vangelo a memoria, eppure si diceva ateo.
Un primo passo avanti lo faremmo se dicessimo che un cristiano è colui che è consapevole che il dato mondano vada trasceso, secondo quella metanoia di cui parlava Carlo, e trasformato per poter essere vissuto appieno. Ci siamo? Non del tutto. Abbiamo certamente descritto un cristiano, prima da un punto di vista etico poi esperienziale, ma non solo. La stessa descrizione la potrebbe cucire addosso ad un musulmano, ad un buddista, ad un taoista, ad un pagano e persino ad un ateo che abbia scelto di perseguire socialmente certi valori. E allora ci arrendiamo? No. In realtà ci siamo vicini. Potremmo dire che pur essendo la realtà una, il cristianesimo è la lingua in cui un cristiano debba tradurla per poterla capire e per potere agire consapevolmente in essa. Cosi potremmo ammettere una serie di lingue anche molto diverse che tutte rappresentino una medesima realtà per un medesimo scopo. E cosi sarà perfettamente possibile che due persone possano agire e interagire in una medesima realtà pur parlando lingue diverse, e che una rappresentazione cristiana di uno stato di cose, possa perfettamente coesistere accanto ad una musulmana, buddista ecc.
Se abbiamo capito chi dovrebbe essere un cristiano, forse abbiamo capito anche perchè fatichiamo a riconoscerne uno. Due i problemi che vedo: è un linguaggio che parlano molto pochi, perchè ci si accontenta mediamente di confondersi in mezzo a una marea di parole omofone, ma che, come abbiamo visto, non sono cristiane alla fine. Ma c’è di più: anche coloro che si dispongono a parlare cristianamente, non descrivono quella realtà trascendente che abbiamo detto, ma piuttosto usano le parole per portare avanti suoni che non hanno più alcun riferimento con il reale. Parlano di sesso degli angeli, di apparizioni, di miracoli, tutto ciò che possa rassicurarli metafisicamente senza disturbarli o chiamarli in causa più di tanto. E noi? Dobbiamo chiederci se davvero ci interessi la possibilità di rappresentare la realtà che viviamo secondo i principi del Vangelo. Per molti di noi il vangelo sembra più il dialetto della nonna, che ci ricorda quando eravamo bambini, cui siamo tanto affezionati ma che non sapremmo parlare davvero. Anche perchè cosa significa parlarlo? Significa anche viverlo, mostrarlo e insegnarlo. E non so bene se ciò avvenga. Quanto al viverlo, ad eccezione un’ora la domenica, e magari manco tutte le domeniche, lo si vive poco, manca il tempo, c’è sempre qualcosa di meglio da fare. Quanto al mostrarlo, come già detto, noi cristiani tiepidi ci facciamo battere da papponi e mafiosi e abbiamo una strana ritrosia nel reclamare il nostro spazio. Spesso ci raccontiamo che non manifestiamo per non mettere altri in imbarazzo, ma è assai più probabile che di fatto siamo in imbarazzo noi stessi, o più semplicemente non ne abbiamo le conoscenze o la voglia. In più come UU corriamo un grande pericolo da cui dobbiamo imparare a guardarci: siamo come quei bambini che sappiano dire come si chiamano in 14 lingue diverse ma poi non sappiano null’altro di una lingua, perchè è troppo complicato.
Chiudo con due annotazioni. Ho fatto un discorso cristiano certamente, ma lo stesso principio di impegnarsi di più per utilizzare il linguaggio spirituale scelto per trasformare il mondo, vale anche per qualunque altra lingua spirituale presente nella CUI. Per cui due cose vorrei che mi diceste nella comunione dei fiori. La prima è come riconoscete tra le persone che incontrate quotidianamente le persone affini al vostro percorso spirituale; la seconda è come vi impegnate per vivere e rappresentare il vostro percorso nei rumori del quotidiano.
Cerchiamo dunque di farlo quest’uomo, capace di trasformare il mondo in senso spirituale attraverso il potere della lingua che ha scelto
Nasè Adam
Amen
Rob
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Facciamo anche noi rotolare via la pietra

*) Global Chalice Lightening

Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!! – Jean Bosco,
leader of Assemblée des Chretiens Unitariens du Burundi

 

 

 

(I) Eraclito – Frammento 1

Di questo lógos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benché infatti tutte le cose accadano secondo lo stesso lógos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole ed in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com’è. Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo. 

 

(II) Wittgenstein – Tractatus – prop 6.5 et sgg

V’è davvero dell’ineffabile, esso mostra sé, è il mistico. Non come il mondo è, è il mistico, ma che esso è. Intuire il mondo sub specie aeterni è intuirlo quale tutto limitato. Sentire il mondo quale tutto limitato è il mistico.

Le mie proposizioni illustrano cosi: colui che mi compren­de, infine le riconosce insensate, se è salito per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per cosi dire, gettar via la scala dopo che v’è salito.)Egli deve superare queste proposizioni; allora vede retta­mente il mondo. Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. 

 

(III) Dalle Lettere di Saul – 1 Cor 15

13Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! 14Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. 15Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. 16Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; 17ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. 18Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.


 

Cari amici,

Confesso che, per chi non creda come me in un qualche evento soprannaturale capitato in Palestina Duemila anni fa, le parole di Saul sul fatto che se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede cristiana, e noi saremmo financo dei cattivi Maestri a perpetrarla, pesino come macigni, anche perché rileggendo quest’anno il passo per l’ennesima volta, condivido in pieno la constatazione che se  solo questo fosse l’orizzonte di vita che abbiamo, l’aver fiducia in Gesù è una delle cose peggiori che potremmo fare, sia perché come capo militare ha fato un po’ pena, sia perché come icona di goduria dei piaceri della vita, Gesù c’entra proprio poco, come abbiamo visto domenica scorsa. Fortunatamente è sempre Saul a darmi in quel passo due idee che sono state fondamentali per un mio progresso su questo punto: da un lato l’esperienza di cui parliamo, la resurrezione, non fu intesa da Saul (e non viene intesa da me) come un evento eccezionale capitato ad un solo uomo, ma come qualcosa che, ammesso che ci sia, sia una opportunità antropologica a beneficio di tutti gli uomini; dall’altro, per quanto io non creda che Gesù sia tornato dal sepolcro per farsi due selfie coi discepoli e rimpinzarsi di pesce arrosto, non credo nemmeno che l’orizzonte terreno sia l’unico prefigurato dal Maestro. Perché la predicazione di Gesù abbia senso, deve esserci di più, se no faremmo meglio a seguire il consiglio di Saul e andare al mare. Ma cosa vuol dire di più?

I testi non sembrano aiutarci tantissimo, forse perché la risposta non può trovarsi in un libro. Secondo il catechismo cristiano unitariano transilvano la Pasqua è il giorno in cui si festeggia la vittoria delle idee di Gesù, ma, esattamente come nel caso della Lieta Novella, in cui non viene poi del tutto chiarito quale sia questa novella, anche qui nulla di più chiaro viene espresso in merito a quale sia questa idea.

Oggi proverò a metterla in relazione alla prossimità del Regno da un lato, e ad un cambio di mentalità, incoraggiato dal risveglio spirituale, dall’altro.

In greco infatti, quella che noi chiamiamo resurrezione, è connessa al concetto di risveglio (ἐγείρω) che ha una lunga tradizione nella storia della mistica antica, si pensi solo a Eraclito e ai circoli di Efeso che costituirono il background culturale da cui nacque il Quarto Vangelo, quello di Giovanni.

La questione è, in fondo, antropologica: noi diciamo non solo che all’uomo siano potenzialmente concesse una gamma di esperienze di aspetti profondi ed ulteriori della realtà, cosa che ad altre specie pare totalmente preclusa, ma anche che l’uomo sia orientato ad esse e non possa dirsi realmente e pienamente compiuto senza che abbia autenticamente vissuto questo risveglio.

La resurrezione dunque è l’aprirsi ad un orizzonte di consapevolezza, di esperienza della realtà come ad un evento infinitamente più complesso, gratificante e appagante, di quello percepibile con il solo intelletto o con i soli sensi. E’ un darsi totalmente, e un perdersi in una Unità Originaria, ad un tempo trascendentale e collettiva. Per chi ci crede, e io ci credo, anche se ritengo non ci siano reali prove razionali per affermarlo o negarlo, questa sarà l’esperienza di tutti dopo la morte biologica, ma è possibile anticipare scampoli di tutto questo attraverso l’acquisizione di un approccio spirituale alla vita, che dovrebbe essere in fondo il senso della vita stessa. Tutto questo mi fa essere in fondo d’accordo con Saul nell’impianto generale, ma non negli esiti. Lui traduce tutto questo in una metafisica, un uomo che sfugge alla morte, che cammina sulle acque, che fa miracoli a piacimento… e in una dogmatica, per cui solo chi creda questo possa salvarsi. Io invece non credo che la questione possa risolversi dogmaticamente, imponendo a chiunque il modo di pensare di qualcuno, foss’anche il mio, poiché semplicemente non può funzionare allo stesso modo per tutti. Conseguentemente non credo nemmeno che, per portare ad uno stesso punto persone che partano da esperienze biografiche e culturali differenti, sia sufficiente una e una sola metafisica. Essa è espressione del singolo credente, e così come crediamo che il singolo credente sia un fiore unico e irripetibile nel giardino del mondo, così è anche la sua metafisica. Anche se confrontassimo la mia idea di cristianesimo con quella di Alessandra, Ilia o Gianluca, che a naso sono quelle che mi sono più vicine, non saranno mai fotocopie, e meno male che è così, è un arricchimento reciproco. Ma il fatto che vi siano metafisiche differenti, non vuol dire che siano inutili. Esse sono come la scala di cui parla Wittgenstein, i cui pioli servono per salire, accedendo all’esperienza profonda. Tuttavia, una volta avuto accesso a quest’ultima, la scala va tralasciata, perché non serve più.

Per questo vorrei che nella CUI non parlassimo tanto di differenti metafisiche, quanto di esperienze consapevolezza spirituale profonda della realtà. Non mi importa tanto quanti siano i tesori del taoismo, ma come vivere con questi tesori permetta di vedere il mondo con nuovi occhi e di svegliarsi a una nuova vita. Per questo risveglio, per rotolare via la pietra da un sepolcro che tanto somiglia alla caverna platonica, non è necessario essere morti o superuomini, ma servono applicazione e confronto, che sono uno dei motivi fondativi ultimi della CUI

Se tutto quanto detto sopra ha un senso, ecco che la Pasqua torna ad acquisire un ruolo centrale anche in una prospettiva UU, certamente per quanti si riconoscano nella via cristiana, ma anche nella prospettiva di aprire un terreno di dialogo con altri percorsi che, al di là di differenze culturalmente determinate, avvallino un simile punto di vista. Mentre il Natale è il riconoscimento di una potenzialità spirituale, o una apertura al Logos, che rende l’uomo creatura unica al mondo, la nascita di qualcosa di completamente nuovo nel panorama creaturale, la Pasqua testimonia il compimento di questo potenziale, l’assenso della libertà ad una esperienza del tutto nuova, ad un livello completamente diverso (metanoia), allegorizzato da un punto di vista individuale dalla apertura dell’uomo a una dimensione spirituale ulteriore rispetto a quella mondana, simbolizzata dall’uomo in croce, mentre da un punto di vista collettivo vi adesione a una prospettiva sociale completamente nuova, fondata sui valori e non sul profitto, allegorizzata dalla terra promessa della Pesach ebraica.

 

Allora facciamolo quest’uomo, capace di scegliere liberamente di essere autenticamente se stesso.

 

Nasè Adam

Amen

Rob

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Grazie di tutto, Gesù

Global Chalice Lightening
Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!!
(I)
Mt 16:15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
(II)
Sal 22: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito! 2 Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione. 3 Eppure tu sei il Santo, siedi circondato dalle lodi d’Israele. 4 I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti. 5 Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furono delusi. 6 Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo. 7 Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: 8 «Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!» 9 Sì, tu m’hai tratto dal grembo materno; m’hai fatto riposare fiducioso sulle mammelle di mia madre. 10 A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal grembo di mia madre. 11 Non allontanarti da me, perché l’angoscia è vicina, e non c’è alcuno che m’aiuti.
(III)
33 Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. 34 All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» 35 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» 36 Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».
37 Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito.

Sei morto. E per noi lo sei davvero, senza se, senza ma… senza una reale idea che tra 3 giorni tu possa tornare indietro come se nulla fosse. Per noi sei proprio morto, e quel sepolcro vuoto è uno specchio che dice del vuoto che hai lasciato e che purtroppo alimenta un sacco di dicerie ed illazioni degne di un film di fantascienza di serie b. Sei morto da solo, come una testa di quiz qualsiasi e tutti ti hanno voltato le spalle.  Gli Israeliani non hanno battuto i Romani, e nessun evento metafisico particolare ha cambiato per sempre le sorti del mondo. Certo, sei finito nella storia; \un falegname ebreo dalle nobili origini con la passione per la spiritualità, che a stento era riconosciuto dai suoi stessi concittadini, ora è conosciuto e addirittura adorato da un miliardo di persone. Complimenti! Hai fatto carriera, come diceva un mio nonnino ebreo, cui tanto sono affezionato. Ma ne saresti contento? Temo di no. Temo che ti vergogneresti profondamente, che ti metteresti le mani nei capelli, e che ti rimprovereresti di non essere rimasto a Nazaret a fare il falegname. Il 99% dei tuoi seguaci è quantomeno rivedibile, e, in questa speciale classifica, gli UU sono comunque tra i più discutibili.
Però, pur essendo tra gli ultimi della classe, ritengo che, per certi versi, siamo anche quelli dotati di maggior potenziale. Abbiamo una apertura mentale e una capacità critica fuori dal comune, che oggi tendiamo ad usare per lo più per distruggere. Come UU siamo bravissimi a smontare, a criticare tutto e tutti, però quando ci si chiede di costruire… di fare della nostra vita un tempio in cui traspaia decisamente ciò in cui crediamo… facciamo fatica.
La tua memoria dovrebbe essere per noi esempio di un percorso in una triplice direzione e sarebbe per noi un grande passo da seguire, anche se siamo ancora molto molto titubanti.
a) Come dimensione orizzontale  abbiamo la carità. Qui devo dire che siamo abbastanza bravini: quando c’è da far caciara per qualcuno siamo sempre in prima fila. Certo resta ancora molto da fare, perchè la carità sì fa non solo facendo casino, ma dando del proprio e il 70% di quanti leggeranno e approveranno queste parole non avranno pagato la ridicola quota annuale della congregazione.  Il principio di carità poi, vorrebbe che non solo reclamassimo il diritto che siano rispettate le idee di ciascuno, ma anche che ci impegnassimo davvero a mettere la CUI al centro del nostro impegno, mentre spesso è invece agli ultimi posti, anche in tempi di lockdown in cui le tentazioni dovrebbero essere minori
b) Poi c’è una dimensione verticale, che dovrebbe mostrare quanto l’uomo sia capace davvero di vivere un’esperienza spirituale ottimale, completa, con tutto se stesso. Dovrebbe sentire quell’intimo seme d’oro, di cui ci parlava plutarco e nutrirlo e coltivarlo, mostrando in questo di non essere solo animali, e di non correre solo dietro al primo oggetto luccicante che ci baleni davanti agli occhi. Qui per lo più ci sciogliamo. Invece di essere una comunità di pratica in cui ciascuno si impegni ad offrire il suo contributo genuino, per lo più c’è un inquietante silenzio su questo, e gli spazi di confronto vengono usati per qualunque altra cosa non sia come io viva la mia esperienza spirituale. E’ come se io fossi iscritto a un club di scacchi, ma non appena chiedessi di parlar di scacchi si salvi chi può, alla fine sembra che in questo club di scacchi ciascuno venga per qualunque cosa tranne gli scacchi.  E’ strano, ma si contano sulla punta delle dita i momenti in cui ciascuno di noi davvero voglia mettere in comune una esperienza spirituale. Il fatto stesso che non si riesca a capire la differenza tra 2 chat, la ufficiale e 4 chiacchiere, è indicativo sia del fatto che ci risulti complicato rispettare una regola, anche la più banale, sia del fatto che non venga percepita la CUI come erogatore di esperienze spirituali, e questo è impossibile senza l’impegno concreto di chi ne fa parte
c) Infine c’è l’esperienza trasversale, un fil rouge che leghi il più possibile le nostre esperienze di vita e ci permetta di viverle con ordine, moderazione e saggezza, cercando di essere affidabili prima che fedeli e credibili prima che credenti. Col tuo esempio, Maestro mio, ci hai insegnato cosa questo possa voler dire: tu sei partito senza voler fondare una nuova religione, ma vivendo concretamente quella che sentivi potesse essere la tua intima fede, e hai cercato di seguire questa esperienza per tutto il tuo cammino, personale prima, didascalico poi. Non è stato facile, si pensi all’episodio delle tentazioni da un punto di vista personale, o i ripetuti inviti a comandare una guerriglia, quale pressione sociale. Si pensi alla frustrazione di quella domanda “E voi, chi pensate io sia?” Non so cosa pagherei per sentire il tono con cui una simile domanda venne proferita, e anche l’espressione del tuo volto, mentre sentiva le risposte… Quanto deve essere stata forte la tentazione di dire qualcosa tipo “Ma allora, dopo anni che mi seguite… manco voi avete capito un cavolo”. Eppure tacesti. Tornando alla questione con cui sono partito Maestro mio, mi piacerebbe farti questa domanda: “Caro Gesù… visto come è andata lo rifaresti?”
E’ una domanda che sento molto, e la cui risposta non è affatto scontata. Uno dei sensi della Pasqua unitariana, che celebreremo domenica, è la risposta affermativa a questa domanda, è la forza di dire che non importa cosa succeda, ciò che importa è la spiritualità della proposta che merita comunque di essere affermata e testimoniata. Ma da Venerdì a Domenica ci sono 3 giorni, e questi sono giorni di silenzio e di dubbio
Siamo dunque pessimi discepoli Maestro mio, ma siamo genuini, e cerchiamo di non essere ipocriti, questo ci rende credibili anche nel nostro rinnovato impegno ad essere quest’anno tuoi testimoni più fedeli
Allora facciamolo quest’uomo, capace di raccogliere in maniera più concreta e impegnata il testimone della lieta novella e farsene convinto trasportatore col semplice viverlo
Nasè Adam
Amen
Rob
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