Curtis Williford Reese

Curtis Williford Reese (3 Settembre 1887-5 Giugno 1961) fu un insegnante, amministratore, attivista sociale, giornalista, e ministro unitariano. E’ stato fondatore e presidente della Associazione Umanista Americano, Segretario della Conferenza Unitariana dell’Ovest (Western Unitarian Conference – WUC), e Direttore del Centro Abraham Lincoln, un’organizzazione comunitaria integrata sociale ed educativa a Chicago. Un redattore di Unity, scrisse libri molto influenti sull’umanesimo religioso e aiutò a preparare il Manifesto Umanista del 1933.
Curtis è nato nella Contea di Madison, Carolina del Nord, a Rachel Elizabeth (Buckner) and Patterson Reese, quest’ultimo un agricoltore e commerciante. E’ stato educato nelle scuole pubbliche ed allevato nella fede dei suoi genitori, i Battisti del Sud. Suo padre era un diacono. Alcuni dei suoi avi erano stati o erano pastori. Quando aveva nove anni, dopo aver pubblicamente accettato Cristo come il suo salvatore personale, è stato battezzato. Alcuni anni dopo si è sentito chiamato a diventare un predicatore.
L’istruzione teologica preparatoria di Reese è stata al Baptist College, Mars Hill, North Carolina, dal quale si è matricolato nel 1908. Ordinato nel ministero dei Battisti del Sud dalla Chiesa Battista di Mars Hill, andò a Geneva, Alabama dove suo fratello, il Pastore T. O. Reese, l’ha fatto diventare predicatore temporaneo estivo alla vicina parrocchia rurale di Bellwood. Poi si è arruolato nel Seminario Teologico dei Battisti del Sud a Louisville, Kentucky. Per pagare le spese serviva a tempo parziale due piccole chiese, a Gratz e Pleasant Home, Kentucky.
Nel 1910 Reese si è matricolato dal Seminario e diventò Evangelista dello Stato per le cinquecento chiese che componevano l’Associazione Battista dello Stato di Illinois. Allo stesso tempo fece ulteriori studi all’Ewing College, a Ewing, Illinois, ricevendo nel 1911 una laurea Ph.B.. “Durante gli anni che ero Evangelista dello Stato,” scrisse nella sua autobiografia mai pubblicata, “le mie eresie, che erano cominciate perfino durante i miei giorni al seminario, a causa dell’impatto della Critica Superiore, cominciarono a crescere vistosamente.”
Lo stesso anno Reese accettò una chiamata alla Prima Chiesa Battista di Tiffin, Ohio, credendo che fosse un gruppo liberale dei Battisti del Nord. Lì trovò che mentre poteva predicare ciò che credeva non poteva “dire ciò che non credevo.” Gli divenne chiaro che se dovesse rimanere nel ministero avrebbe dovuto unirsi ad una denominazione il cui credo era compatibile con il suo.
Reese valutò gli Universalisti e i Cristiani [Riformati?], ma alla fine decise per l’Unitarianesimo. Mentre era al seminario aveva studiato alcuni dei loro trattati e aveva conosciuto i scritti sul vangelo sociale di Francis Greenwood Peabody. Fece visita al ministro della Chiesa Unitariana di Toledo, George E. MacIllwan, e poi parlò con Ernest C. Smith, il Segretario della Conferenza Unitariana dell’Ovest (WUC). Come conseguenza divenne ministro della Chiesa Unitariana di Alton, Illinois, 1913-15.
Nel 1913 sposò Fay Rowlett Walker, che aveva conosciuto mentre stava alla Chiesa di Pleasant Home cinque anni prima. Hanno avuto tre bambini.
In questo periodo Reese descriveva il suo credo religioso come “(1) un Padre Universale, Dio (2) una Fratellanza universale, l’umanità, (3) un Diritto universale, la libertà, (4) un Motivo universale, l’amore, e (5) uno Scopo universale, il progresso.” Per implementare questa fede, sviluppò un impegno forte ed attivo all’idea della giustizia sociale per tutti. Durante i suoi due anni a Alton spinse i suoi confratelli religiosi ad eliminare le case di gioco e i bordelli dalla loro comunità. Il risultato fu l’elezione di un nuovo sindaco con una “piattaforma di pulizia.”
Poi Reese ha servito la Prima Chiesa Unitariana di Des Moines, Iowa, 1915-19. Anche lì dette enfasi al vangelo sociale. La chiesa organizzava balli sorvegliati per il personale militare della vicina Fort Hood. Cercava anche di migliore le case inadeguate. Con l’appoggio dei politici locali, ed infine anche del governatore, Reese ha fatto campagna per l’approvazione di una legge statale sulle case. Quando diventò legge, lui è stato nominato il primo Commissario delle Case dello Stato. Intraprese questo ruolo in aggiunta alle sue responsabilità parrocchiali.
Nel 1919 Reese lasciò il ministero parrocchiale per servire come Segretario della Conferenza Unitariana dell’Ovest, 1919-30. La Conferenza, che era stata fondata nel 1852, aveva la sua sede centrale a Chicago. Il suo principale compito amministrativo era di fornire alle chiese ministri appropriati per le loro opinioni ed esigenze. Come Segretario ha potuto anche svolgere un ruolo di aiuto in diverse altre organizzazioni unitariani del Centro-Ovest. E’ stato un fiduciario della Scuola Teologica di Meadville, 1920-33 (e più tardi 1940-44 e 1947-61). La scuola, che allora stava a Meadville, Pennsylvania, stava pensando di trasferirsi ad un grande centro urbano. Reese organizzò i fondi per la sua trasferta a Chicago nel 1926 e lanciò un rapporto di lavoro congiunto con la Facoltà di Teologia dell’Università di Chicago. Successivamente persuase Morton D. Hull, che aveva già fatto un donazione a Meadville, di finanziare la costruzione della Prima Chiesa Unitariana di Chicago, dall’altra parte della via dalla scuola. Meadville lo onorò con la laurea in teologia nel 1927.
Durante il 1928-29 Reese accettò la presidenza temporanea della Lombard College in Galesburg, Illinois, che era stata fondata da universalisti e che si trovava in difficoltà finanziarie. Anche se ha fatto uso dei suoi collegamenti unitariani, la Grande Depressione ha messo fine alla sopravvivenza indipendente della scuola. Alla fine Lombard è stata assorbita dalla Knox College. Il suo Scuola di Teologia Ryder, dal 1912 basata a Chicago, e il suo statuto di scuola, furono trasferiti a Meadville, che ora è la Scuola di Teologia Meadville/Lombard.
Durante questo periodo Reese ha servito come fiduciario dell’Associazione Unitariana Americana (AUA), 1919-30 (ha servito di nuovo 1947-50), è stato presidente esecutivo della Federazione Nazionale dei Liberali Religiosi, ed è stato un delegato ufficiale dalla WUC alla celebrazione a Londra nel 1925 del 100esimo anniversario della Associazione Unitariana Britannica. Nel 1929, mentre stava facendo un giro del mondo, rappresentò la AUA alla celebrazione centennale del Brahmo Samaj e fece diversi discorsi molto graditi all’Università di Calcutta.
Durante i 1920 Reese è emerso come un leader del umanesimo religioso. Predicò il suo primo sermone strettamente umanista nel 1916 ed esplorò la materia con il ministro di Minneapolis John Dietrich agli incontri dell’anno dopo della WUC. Nel suo discorso del 1920 all Scuola Estiva per i Ministri a Harvard, “Il Contenuto del Liberalismo Religioso di Oggi” (poco dopo pubblicato da Unity e The Christian Register), egli mise in questione “la tradizione giudea-cristiana” e “la base teista della religione.” Molti a questo raduno si sono arrabbiati. Da questo punto in avanti il tema cominciò a dominare la discussione religiosa nei cerchi unitariani.
Nel 1925 Reese divenne membro del Comitato della Unity Publishing Company a Chicago e divenne uno dei redattori associati del suo periodico Unity. Questo periodico, dedicato alla riforma radicale e a correggere i mali sociali, portava sulla sua testata il motto: Libertà, Fratellanza e Carattere nella Religione. Più tardi era redattore esecutivo, 1933-44, e caporedattore, 1945-1961. Nei decenni Unity ha pubblicato molti dei suoi articoli sul umanesimo. I suoi scritti erano pubblicato regolarmente anche nel The Christian Register, The Humanist, The New Humanist, e Open Court.
Nel The Meaning of Humanism (Il Significato dell’Umanesimo), 1931, scrisse: “La tendenza nei sviluppi religiosi moderni porta via dalla trascendente, dall’autorevole, dal dogmatico, e verso l’umano, lo sperimentale, il tentativo; via dall’anormale, dal formale, dal ritualistico; e verso il normale, l’informale, il solito; via dall’espressione mistica straordinaria, dall’umore esaltato, dall’ultraterreno; e verso l’etico, il sociale e il terreno; via dalla religione concepita come uno delle preoccupazioni dell’uomo, e verso la religione concepita come unica preoccupazione dell’uomo.”
Nel 1933 il pensiero umanista è stato riassunto nel Manifesto Umanista , firmato da diversi ministri unitariani insieme a studiosi e filosofi preminenti. Reese contribuì alla sua composizione. Il manifesto affermò che il teismo è “passato”, che l’universo è “auto-creante e non creato,” che il “dualismo tradizionale di mente e corpo deve essere rifiutato”, e che la religione “deve formulare le sue speranze e progetti alla luce dello spirito e del metodo scientifico.”
Nel 1930 Reese si dimette da Segretario della WUC per dedicarsi a tempo pieno al lavoro di Dean (direttore) del Centro Abraham Lincoln, 1930-57. Era stato chiamato Dean dal 1926 ma prima questo rapporto era stato solo nominale. Il Centro, fondato nel 1905 da Jenkin Lloyd Jones, era stato uno sviluppo della parrocchia di Jones a Chicago, la Chiesa di Tutti i Santi, All Souls. Aveva in proprietà un edificio a sei piani che includeva un palestra, una appartamento per il direttore, aule didattiche, uffici per il giornale Unity, e una filiale locale della Biblioteca Pubblica. Un’organizzazione integrata razzialmente dall’inizio, promuoveva una serie di programmi compresi corsi, un forum, musica, arte, scuola di teatro, una clinica per la pianificazione familiare, un consultorio, e un campeggio estivo per i giovani a Clear Lake, Wisconsin. Nel 1951 serviva le esigenze di 140.000 bambini e adulti. Reese descrisse il Centro ne The Christian Register come “un centro sociale al cui cuore c’era un messaggio e un programma spirituale. Un ‘raggruppamento’ sociale è un gruppo di persone che vivono in un luogo che sperano di migliorare attraverso la loro vita e i loro abitudini esemplari. Lincoln Centre mirava ad essere incarnazione vivente dei migliori ideali delle persone che vivevano nel luogo — uno sperimento cooperativo di vita giusta.”
In tutta la sua vita professionale Reese era attivo in molte cause sociali ed educative. Ha servito su un Comitato del Tribunale dei Minori della sezione di Chicago dell’Associazione Americana degli Assistenti Sociali, ha insegnato nei dipartimenti di educazione della George Williams College e della scuola centrale della Y.M.C.A., è stato nel consiglio del Comitato per l’Educazione degli Adulti di Chicago e presidente del consiglio di redazione del giornale Religious Education (Educazione Religiosa), 1932-34. E’ stato uno dei redattori dell’innario congiunto Unitariano ed Universalista del 1937, Hymns of the Spirit, Inni dello Spirito; vice-presidente regionale della AUA, 1940-45; presidente della WUC, 1939-53; membro del consiglio del Comitato Unitariano del Servizio; e membro del Consiglio delle Chiese Liberali, 1955-59. Nel 1941 lui contribuì a costituire l’Associazione Umanista Americana e fu il suo primo presidente, 1941-54. Nel 1959 la AUA lo onorò con il suo premio annuale per servizio eccezionale alla causa della religione liberale.
Reese si ritirò dopo un infarto nel 1957. Lui e sua moglie andarono ad abitare a Kissimmee, Florida. Morì nel 1961 mentre stava a Chicago per un incontro del consiglio dei fiduciari della Scuola di Teologia Meadville/Lombard. Una funzione commemorativa è stata tenuta alla Prima Chiesa Unitariana di Chicago.

Tradotto e redatto da Ian Mc Carthy, referente 2020 per il percorso umanista

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Manifesto Umanista I

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Il Manifesto è un prodotto di molte menti. E’ stato progettato per rappresentare un punto di vista in sviluppo, non un nuovo credo. Gli individui le cui firme appaiono, se avessero scritti affermazioni individuali, avrebbero espresso le proposizioni in termini differenti tra di loro. L’importanza del documento è che più di trenta uomini sono arrivati ad un accordo generale su questioni di ultimo interesse e che questi uomini sono senza dubbio rappresentativi di un gran numero che stanno forgiando una nuova filosofia dai materiali del mondo moderno.
– Raymond B. Bragg (1933)

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L’ora è arrivata per un largo riconoscimento dei cambiamenti radicali nelle credenze religiose attraverso tutto il mondo moderno. Il tempo è passato per un mera revisione degli atteggiamenti tradizionali. La scienza ed i cambiamenti economici hanno turbato le vecchie credenze. Le religioni in tutto il mondo si trovano nella necessità di venire a patti con le nuove condizioni create dalla grandemente aumentata conoscenza ed esperienza. In ogni campo dell’attività umana, il movimento vitale è ora nella direzione di un umanesimo candido ed esplicito. Per far sì che l’umanesimo religioso possa essere compresa meglio, noi, i sottoscritti, desideriamo fare certe affermazioni che crediamo che i fatti della nostra vita contemporanea dimostrino.
C’è un grande pericolo di un finale, e noi crediamo fatale, identificazione della parola religione con dottrine e metodi che hanno perso il loro significato e che sono incapace di risolvere il problema della vita umana nel ventesimo secolo. Le religioni sono sempre state mezzi per realizzare i valori più alti della vita. Il loro fine è stato raggiunto attraverso l’interpretazione della totale situazione circondante (teologia o visione del mondo), il senso dei valori risultanti da ciò (meta o ideale), e la tecnica (culto), stabilita per realizzare una vita soddisfacente. Un cambiamento in una qualsiasi di questi fattori porta ad un’alterazione delle forme esteriori della religione. Questo fatto spiega la mutevolezza delle religioni attraverso i secoli. Ma attraverso tutti i cambiamenti la religione stessa rimane costante nella sua ricerca per valori durevoli, una caratteristica inseparabile della vita umana.
La comprensione maggiore dell’universo dell’uomo di oggi, le sue conquiste scientifiche, e una più profonda apprezzamento della fratellanza, hanno creato una situazione che richiede una nuova affermazione dei mezzi e i scopi della religione. Una tale religione, vitale, senza paura, e franca capace di fornire adeguate obbiettivi sociali e soddisfazioni personali potrebbe sembrare a molte persone una rottura completa con il passato. Mentre è vero che questa epoca ha un debito vasto verso le religioni tradizionali, è nonostante ovvio che qualsiasi religione che possa sperare ad essere una forza sintetizzante e dinamica per oggi deve essere plasmata per le esigenze di questa epoca. Di stabilire una tale religione è una grande necessità del presente. E’ una responsabilità che resta su questa generazione. Noi quindi affermiamo ciò che segue:
PRIMO: Gli umanisti religiosi vedono l’universo come autoesistente e non creato.
SECONDO: L’umanesimo crede che l’uomo faccia parte della natura e che egli sia emerso come risultato di un processo continuo.
TERZO: Mantenendo una visione organica della vita, gli umanisti trovano che il dualismo tradizionale di mente e corpo deve essere rifiutato.
QUARTO: L’umanesimo riconosce che la cultura religiosa e la civiltà dell’uomo, come chiaramente dipinte dall’antropologia e dalla storia, sono il prodotto di uno sviluppo graduale dovuto alla sua interazione con il suo ambiente naturale e con il suo eredità sociale. L’individuo nato in una cultura particolare è per la maggior parte plasmato da quella cultura.
QUINTO: L’umanesimo asserisce che la natura dell’universo dipinto dalla scienza moderna rende inaccettabile qualsiasi garanzia sopranaturale o cosmica dei valori umani. Ovviamente l’umanesimo non nega la possibilità di realtà non ancora scoperte, ma insiste che il modo per determinare l’esistenza e il valore di ciascun e ogni realtà e tramite investigazioni intelligenti e la valutazione dei loro rapporti con le esigenze umane. La religione deve formulare le sue speranze e i suoi piani alla luce dello spirito e del metodo scientifici.
SESTO: Siamo convinti che il tempo per il teismo, deismo, modernismo, e le diverse varietà del “pensiero nuovo” è passato.
SETTIMO: La religione consiste di quelle azioni, scopi ed esperienze che sono significativi umanamente. Niente di umano è alieno per i religiosi. Comprende il lavoro, l’arte, la scienza, la filosofia, l’amore, l’amicizia, la ricreazione — tutto ciò che è nel suo modo espressivo di una vita umana intelligentemente soddisfacente. La distinzione tra il sacro e il secolare non può essere più mantenuta.
OTTAVO: L’Umanesimo Religioso considera che la completa realizzazione della personalità umana sia il fine della vita dell’uomo e cerca il suo sviluppo e soddisfacimento nel qui e ora. Questa è la spiegazione della passione sociale dell’umanista.
NONO: Al posto dei vecchi atteggiamenti relativi al culto e alla preghiera l’umanista trova le sue emozioni religiosi espresse in un elevato senso di vita personale e in uno sforzo cooperativo a promuovere il benessere sociale.
DECIMO: Segue che non ci sarà nessun emozione o atteggiamento unicamente religioso del tipo fino ad ora associato con il credere nel sopranaturale.
UNDICESIMO: L’uomo imparerà ad affrontare le crisi delle vita in termini della sua conoscenza della loro naturalezza e probabilità. Atteggiamenti ragionevoli e coraggiosi saranno favoriti dall’educazione e sostenuti dal costume. Presumiamo che l’umanesimo prenderà la via dell’igiene sociale e mentale e scoraggerà le speranze sentimentali ed irreali e i pii desideri.
DODICESIMO: Credendo che la religione deve lavorare sempre di più per la gioia nella vita, gli umanisti religiosi mirano a favorire la creatività nell’uomo e ad incoraggiare conquiste che aumentano le soddisfazioni della vita.
TREDICESIMO: L’umanesimo religioso sostiene che tutte le associazioni e le istituzioni esistono per il soddisfacimento della vita umana. L’intelligente valutazione, trasformazione, controllo, e direzione di tali associazioni e le istituzioni con un occhio alla valorizzazione della vita umana è lo scopo e programma dell’umanesimo. Certamente le istituzioni religiosi, le loro forme ritualistiche, metodi ecclesiastici ed attività comunali devono essere ricostituiti il più rapidamente che l’esperienza permette, per poter funzionare effettivamente nel mondo moderno.
QUATTORDICESIMO: Gli umanisti sono fermamente convinti che l’attuale società acquisitiva e motivata dal profitto si sia rilevata essere inadeguata e che deve essere istituito un cambiamento radicale in metodi, controlli e motivi. Un ordine economico socializzato e cooperativo deve essere stabilito così che la distribuzione equa dei mezzi per vivere sarà possibile. Lo scopo dell’umanesimo è una società libera e universale in cui le persone cooperano volontariamente ed intelligentemente per il bene comune. Gli umanisti richiedono una vita condivisa in un mondo condiviso.
QUINDICESIMO ED ULTIMO: Noi asseriamo che l’umanesimo: (a) affermerà la vita piuttosto che negarla; (b) cercherà di suscitare le possibilità della vita, non di scappare da esse; e (c) tenterà di stabilire le condizioni per una vita soddisfacente per tutti, non solamente per i pochi. Da questa morale e intenzione positiva umanesimo sarà guidato, e da questa prospettiva e allineamento le tecniche e gli sforzi dell’umanesimo fluiranno.
Queste sono le tesi del umanesimo religioso. Anche se consideriamo le forme e le idee religiose dei nostri padri non più adeguate, la ricerca della vita buona è ancora il compito centrale dell’umanità. L’uomo finalmente sta diventando cosciente che egli solo è responsabile per la realizzazione del mondo dei suoi sogni, che ha dentro di sé il potere per il suo raggiungimento. Deve mettere l’intelligenza e la volontà a servizio del compito.
(Firmato)
J.A.C. Fagginger Auer—Parkman Professore di Storia della Chiesa e Teologia, Università di Harvard; Professore di Storia della Chiesa, Tufts College.
E. Burdette Backus—Ministro Unitariano.
Harry Elmer Barnes—Dipartimento Generale della Redazione, Giornali ScrippsHoward.
L.M. Birkhead—Il Centro Liberale, Kansas City, Missouri.
Raymond B. Bragg—Segretario, Conferenza Unitariana dell’Ovest.
Edwin Arthur Burtt—Professore di Filosofia, Scuola Sage di Filosofia, Università di Cornell.
Ernest Caldecott—Ministro, Prima Chiesa Unitariana di Los Angeles, California.
A.J. Carlson—Professore di Fisiologia, Università di Chicago.
John Dewey—Università della Columbia.
Albert C. Dieffenbach—Ex Caporedattore de The Christian Register.
John H. Dietrich—Ministro, Prima Associazione Unitariana, Minneapolis.
Bernard Fantus—Professore di Terapeutica, Scuola di Medicina, Università di Illinois.
William Floyd—Caporedattore de The Arbitrator, Città di New York.
F.H. Hankins—Professore di Economia e Sociologia, Smith College.
A. Eustace Haydon—Professore di Storia delle Religioni, Università di Chicago.
Llewellyn Jones—Critico letterario ed autore.
Robert Morss Lovett—Caporedattore, The New Republic; Professore di Inglese, Università di Chicago.
Harold P Marley—Ministro, Fratellanza della Religione Liberale, Ann Arbor, Michigan.
R. Lester Mondale—Ministro, Chiesa Unitariana, Evanston, Illinois.
Charles Francis Potter—Leader e Fondatore, Prima Associazione Umanista di New York, Inc.
John Herman Randall, Jr.—Dipartimento di Filosofia, Università della Columbia.
Curtis W. Reese—Direttore, Centro Abraham Lincoln, Chicago.
Oliver L. Reiser—Professore Associato di Filosofia, Università di Pittsburgh.
Roy Wood Sellars—Professore di Filosofia, Università di Michigan.
Clinton Lee Scott—Ministro, Chiesa Universalista, Peoria, Illinois.
Maynard Shipley—Presidente, Lega della Scienza dell’America.
W. Frank Swift—Direttore, Associazione Etica di Boston.
V.T. Thayer—Direttore dell’Educazione, Scuole di Cultura Etica.
Eldred C. Vanderlaan—Leader della Fratellanza Libera, Berkeley, California.
Joseph Walker—Avvocato, Boston, Massachusetts.
Jacob J. Weinstein—Rabbi; Consulente ai Studenti Ebrei, Università della Columbia.
Frank S.C. Wicks—Chiesa Unitariana di All Souls, Indianapolis.
David Rhys Williams—Ministro, Chiesa Unitariana, Rochester, New York.
Edwin H. Wilson—Caporedattore, The New Humanist, Chicago, Illinois; Ministro, Terza Chiesa Unitariana, Chicago, Illinois.

Tradotto e redatto da Ian Mc Carthy, referente 2020 per il percorso umanista
Copyright © 1933 di The New Humanist e 1973 della Associazione Umanista Americana

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Il Dio del Sutra del Loto

di
Massimo Claus

C’erano una volta due monaci giapponesi, Hógon e Renzó. La pratica di Hógon consisteva nella recitazione dell’Avatamsaka Sútra, mentre Renzó era un devoto del Sutra del Loto. Grazie al potere conferitogli dall’Avatamsaka Sútra, Hógon era regolarmente visitato da un dio che gli portava tutto il cibo di cui aveva bisogno. Spinto dalla carità, e dall’orgoglio, Hógon chiese un giorno al dio di portargli da mangiare per due, e invitò a pranzo Renzó. Nonostante il consenso del dio, il giorno stabilito, il dio con il cibo, non si vide. Quando si fece sera, Renzó, stanco di aspettare se ne tornò a casa. Non appena uscito dall’eremo, comparve il dio carico di vivande. Sulle prime, si potrebbe pensare che Renzó non fosse sufficientemente virtuoso, ma ciò non corrisponderebbe alla verità. In realtà Renzó, grazie al potere del Sútra del Loto, era venuto accompagnato da così tante invisibili divinità protettrici che il povero dio dell’Avatamsaka Sútra non era nemmeno riuscito a entrare. Hógon impressionato, smise di recitare l’Avatamsaka Sutra e divenne un fervente seguace del Sutra del Loto. Questa storia contenuta nell’Hokke Genki, una raccolta di narrazioni miracolose riguardante il Sutra del Loto, ci introduce all’importanza di questo antico e mistico testo. La versione che conquistò l’Asia orientale, fu quella eseguita da Kumàrajiva e dalla sua squadra di traduttori nel 406 d.C. Le più antiche parti del testo, i Capitoli 1-9 e il Capitolo 17, è opinione comune che siano stati composti tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.; la maggior parte del testo è invece comparsa pressappoco verso la fine del II secolo. Una parte molto emozionante sono le numerose parabole contenute nel testo, che rappresentano per certi versi la chiave di comprensione dei profondi Insegnamenti contenuti. Per molti Buddhisti dell’Asia orientale il Sutra del Loto rappresenta, sin dai tempi più antichi, il testo buddhista più simile alla bibbia, ossia, un’opera rivelata, contenente la verità ultima, bastevole per il raggiungimento dell’Illuminazione.

Il Sutra del Loto invocato da milioni di seguaci nel mondo è anche considerato il re dei Sutra o la più alta vetta degli insegnamenti buddhisti, proclamato dal Buddha Shakyamuni alla fine della sua vita. Sono molte le scuole che fanno riferimento a questo mistico insegnamento, come la scuola Zen e quella Tendai.

Il Sutra del Loto ci propone un Buddha Shakyamuni differente dalla figura storica alla quale la maggior parte di scuole buddhiste fa riferimento. Un Buddha che trascende lo spazio e il tempo e che dichiara di aver raggiunto l’Illuminazione in un remoto passato, asserendo di aver fatto diverse volte il suo avvento in epoche passate, proclamando una grande moltitudine d’insegnamenti a seconda del periodo e delle capacità delle persone alle quali si rivolgeva. Un Buddha che dichiara di aver solo apparentemente lasciato il mondo proclamando il suo Nirvana (morte), ma che in realtà è soltanto scomparso dalla vista degli uomini per fare in modo che essi maturino in sé il desiderio della suprema saggezza. I ricercatori possono trovare all’interno della narrazione del Loto la ragione delle diverse dottrine o addirittura religioni. Questo fà del Sutra del Loto un testo che trascende, per certi versi, la concezione tipica e conosciuta del Buddhismo.

LA SUDDIVISIONE DEL TESTO DEL SUTRA DEL LOTO: SHAKUMON E HONMON

Shakumon e Honmon sono due parole che indicano due sezioni del Sutra del Loto. Shakumon significa “Porta del Riflesso” e comprende il testo dal capitolo primo fino al quattordicesimo.

Gli insegnamenti contenuti nello Shakumon hanno l’uomo come punto di riferimento e parlano di fede e di sapienza. La prima parte del Sutra del Loto è predicata dal Buddha Gautama, l’incarnazione e l’emanazione plenaria del Buddha eterno Shakyamuni, rivelatoSi nel sedicesimo capitolo “La durata della vita del Buddha”. Per quasi tutta la durata della predicazione del Buddha nella sezione Shakumon, gli interlocutori sono i suoi discepoli diretti. In questa sezione nonostante s’intuisca la vera entità del Buddha, questa non viene chiaramente enunciata. La parola Honmon significa “Porta dell’Origine”. La porta dell’origine comincia nel capitolo quindici e finisce con la conclusione del Sutra del Loto nel capitolo 28 (nella versione di Kumarajiva). Mentre la Porta del Riflesso parla di sapienza e fede, la Porta dell’Origine ha come tema centrale la compassione e l’amore e contiene la rivelazione del Buddha sull’eternità della Sua vita e della sua relazione con noi comuni mortali, che siamo suoi figli sin dal tempo senza inizio. Attraverso la nostra azione come suoi figli, il Buddha si rende manifesto nel mondo, così come ha già fatto nella persona di Siddharta Gautama e tutti i grandi maestri illuminati del passato, come ci conferma proclamando: “In verità io non muoio mai e sono sempre qui accanto a voi a predicare il Dharma”.

L’insegnamento della Porta dell’Origine viene anche detto insegnamento “Zuiji”, ovvero “in accordo con la mente del Buddha”. L’insegnamento contenuto nello Shakumon viene definito “Zuitai”, “in accordo con la mente di chi ascolta”. Nella Porta dell’Origine il Buddha rivela, in definitiva, il Supremo Dharma, senza tenere conto delle capacità di comprensione delle persone che ascoltano, per il bene di tutti gli esseri viventi e principalmente per le generazioni future dopo la sua scomparsa dal mondo fenomenico. I capitoli essenziali del Sutra del Loto sono otto e vanno dal quindicesimo al ventiduesimo. Fra questi otto, i capitoli quindici, sedici e diciassette rivestono un’importanza capitale per la Rivelazione, parte del capitolo diciassette e i capitoli diciotto, diciannove e venti sono inerenti alla pratica, mentre i capitoli ventuno e ventidue compongono la trasmissione del Sutra.

L’INSEGNAMENTO SUBLIME DEL SUTRA DEL LOTO

Da un punto di vista Buddhista l’Insegnamento sublime del Sutra del Loto è:

  1. Tutti gli esseri possono raggiungere l’illuminazione e solo questa è la grande meta a cui devono anelare i praticanti.

  2. Il Buddha è Eterno, è sempre esistito fin dal passato senza inizio ed è apparso varie volte in molte forme per guidare gli esseri viventi attraverso l’insegnamento del Dharma.

  3. La pratica più appropriata per i discepoli del Buddha è la via del Bodhisattva.

Da un punto di vista non buddhista i tre punti possono essere così interpretati:

1) Tutti possono conseguire la salvezza.

2) Dio è apparso in molte forme e con vari nomi, per guidare gli uomini alla salvezza.

3) La pratica più appropriata per conseguire la salvezza è la via dell’Amore per tutti gli esseri viventi. Amore che non si limita al sentimento, ma si trasforma in azione.

Il Buddhismo detto Hokke (del Sutra del Loto) si differenzia dagli altri tipi di Buddhismo proprio per questi insegnamenti fondamentali, che sconvolgono la concezione comune del Buddhismo così come è comunemente conosciuto e considerato, una filosofia incentrata sull’uomo e non una religione. Ciò che distingue una filosofia da una religione è la presenza di un oggetto di culto. L’oggetto di culto dei Buddhisti Hokke è il Buddha eterno del sedicesimo capitolo che, in altre culture è chiamato Dio, anche se non si può certamente considerare il Buddhismo Hokke monoteismo. La differenza risiede nell’assenza di distinzione fra creatore e creato.

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