Islam

Cari Fratelli,

vi avverto preventivamente: per qualche misteriosa ragione sulla quale preferisco non indagare troppo, ultimamente passo molto del mio pochissimo tempo libero interrogandomi sul senso dei vari ruoli che, in ambiti diversi, rivesto e, quasi sempre, arrivando a conclusioni differenti rispetto a quelle considerate socialmente consolidate.

Come insegnante, ad esempio, davanti alla sconcertante ammissione di troppi studenti prossimi al diritto di voto di sentirsi così liberi e comodi in questa società da non avere nessuna necessità di ribellarsi verso alcun aspetto dello status quo e davanti alla evidente mancanza di volontà di risvegliare ed esercitare la propria ragion critica sopita che una tale affermazione implica, alla luce del disastro politico, sociale e morale che un tale atteggiamento sottende, sempre più mi vien fatto di pensare che il mio vero ruolo come insegnante non dovrebbe essere tanto quello di fornire risposte culturalmente efficaci ma, preventivamente, quello, a tratti ben più impegnativo, di instillare domande disturbanti su parole arcane, desuete e ormai considerate utopistiche come giustizia, dignità umana, fratellanza universale, democrazia liberale e rivoluzione etica nelle menti e nei cuori dei giovani che ogni mattina mi ritrovo davanti, accasciati sui banchi dopo notti insonni spese ad arricchire i rumoroso e inconcludente chiacchiericcio paramediatico di fondo che, con involontaria impudenza, qualcuno ha ancora il coraggio di definire “comunicazione” sui social network e il cui unico scopo mi pare sempre più essere l’onanismo autoreferenziale e l’assopimento di ogni velleità espressiva nell’indigestione di una abbuffata di finta possibilità declamatoria del niente.

Come istruttore in palestra, poi, piuttosto che essere un riferimento per il mantenimento di un certo grado di tonicità fisica o un dimostratore della corretta esecuzione di esercizi atti a tale mantenimento, o, al limite, un motivatore a compiere sforzi volti a quel fine insistendo sul legame tra mantenersi in forma e mantenersi sani, mi pare che, persino a discapito del lucro della proprietà dei centri sportivi, il mio ruolo dovrebbe diventare quello, a tratti opposto, di consolatore e consigliere dell’ozio senechiano, cercando di dimostrare ai miei corsisti e alle mie corsiste che, per quanto possa essere gratificante esibire seni tonici, addominali scolpiti e culi marmorei, la loro autostima, che cercano faticosamente di ricostruire sfiancandosi al suono dei miei comandi paramilitari, dovrebbe fondarsi su altri elementi e dicendo loro che si può essere persone bellissime anche con un dito di pancetta in più o con un po’ di naturale caduta epiteliale su braccia e cosce o di dimostrazione della forza di gravità sulle parti prominenti del corpo.

Ma … lo ammetto, purtroppo anche i sognatori con tendenze alle elucubrazioni socio-teologiche hanno l’increscioso vizio di mangiare un paio di volte al giorno, possibilmente con un tetto sopra la testa e, conseguentemente, hanno l’ancora più incresciosa necessità di guadagnarsi il salario necessario al proprio mantenimento, cosa che, oggettivamente, diventerebbe poco probabile se esortassi i miei studenti adolescenti a fottersene allegramente dell’anno della battaglia di Waterloo o del nome dei Quadrumviri della Marcia su Roma per, piuttosto, andare a fare un bel sit-in di protesta davanti a Palazzo Chigi o all’ambasciata americana, meditando su come urlare in faccia ai potenti di turno che stanno scippando loro il futuro, se suggerissi ai miei corsisti che, invece che massacrarsi ad allenarsi come legionari prima della battaglia di Dien-Bien-Phu, si sentirebbero molto meglio stando sdraiati sul loro divano a leggersi un bel libro sull’autostima o i discorsi di Martin Luther King o, giusto per toccare un altro ambito della mia sfaccettata epopea lavorativa quotidiana, se incoraggiassi molti dei miei studenti serali a studiare la differenza tra condizionale e congiuntivo nella loro lingua madre prima di addentrarsi nella grammatica dell’astruso idioma di Albione. E, dunque, lo ammetto … con un po’ di codardia, per quanto giustificata dalla necessità, mi taccio, continuo a spiegare la pazzia di re Giorgio pensando alla pazzia di chi ha scelto un suo emulo come uomo più potente al mondo, continuo a sbraitare comandi per far indurire bicipiti e deltoidi sognando di ammorbidire animi e cuori e ripeto per la settantesima volta la differenza tra simple present e present continous a gente che mi chiede, e vi assicuro che non sto scherzando, se “Egli andrà” sia futuro o condizionale.

Ma, mi dico, non mi devo vergognare: alla fine, come essere umano, devo fare di necessità virtù, chi più chi meno così devono far tutti ed esiste un confine piuttosto netto tra fantasia utopica e senso della realtà.

C’è, però, un ambito in cui i dubbi sul mio ruolo abbondano persino più che negli altri e in cui, quantomeno per evidenti ragioni salariali, se non per più profonde motivazioni legate a giuramenti fatti, mi sento più libero di esternare le mie personali paranoie. Naturalmente mi riferisco all’ambito pastorale.

Tra le molte, moltissime perplessità che, quotidianamente, mi tormentano riguardo al mio ruolo in seno alla Chiesa, una in particolare si affaccia, negli ultimi tempi, con particolare frequenza. Vedete, per quanto all’interno dello U*Uismo il pastorato assuma aspetti che si differenziano notevolmente rispetto a quelli di ruoli analoghi in altre Denominazioni, vuoi per il divieto di proselitismo che ci viene inculcato sin dai primi passi del cammino religioso, vuoi per la, in fondo giusta per quanto non particolarmente gratificante, prospettiva del pastorato universale di ogni membro della comunità, direi che, in quanto più o meno emuli dei famosi “pescatori di uomini”, una richiesta ai consacrati risulta, nelle nostre comunità, uguale a quella di ogni altra comunità religiosa del mondo: un predicatore che si rispetti dovrebbe cercare di avvicinare chi lo ascolta alle basi della fede e non, al contrario, allontanarlo cercando di fargli assumere una prospettiva critica. Ecco, è proprio su questo che mi interrogo perché non sono così sicuro che le cose debbano andare proprio così. Forse, mi dico, sarebbe più onesto mostrare oggettivamente i pro e i contro del cammino che qualcuno sta intraprendendo, non fosse altro che per onestà intellettuale, se non per una ben più importante onestà spirituale.

In questo quadro, probabilmente, nei cinque minuti in cui, ipoteticamente, mi lascerebbero rivestire quei ruoli, se fossi un prete cattolico credo che chiederei ai miei fedeli di rileggersi storia e contesto della nascita dei vari dogmi, se fossi un pope chiederei loro di farsi un paio di domande sulla sensatezza del pensare che una iconostasi possa essere un elemento di presenza salvifica e tangibile del Divino, se fossi un rabbino porrei domande sulla logica da parte di un Dio Padre universale di eleggere un popolo, se fossi un imam imporrei di meditare sulla gesta belliche di Maometto in relazione all’idea di religione della pace, se fossi un monaco buddista metterei in dubbio che una religione basata sulla fuga dalla sofferenza possa essere poi così gioiosa …. e così via.

Ma sono un reverendo unitariano universalista e, dunque, vi chiederete, quale è il mio problema?

Il mio problema si chiama “Islam”! Non vi preoccupate: non sono improvvisamente impazzito diventando un seguace dei troppi, assolutamente troppi leader razzisti, xenofobi, populisti e parafascisti che ammorbano il nostro continente e il mondo intero né, al contrario, questo mio problema è legato alle mie mai nascoste propensioni verso alcuni rami della religione musulmana in termini di un richiamo irresistibile che mi potrebbe portare a lasciare lo U*Uismo … No, assolutamente nulla di tutto questo!

Per capire quello che intendo, dobbiamo fare, innanzitutto, un po’ di chiarezza sul senso della parola “Islam”, non nella mia concezione ma nella interpretazione della Università coranica per eccellenza, quella di Al-Azhar, così lontana dalle ignoranti follie fanatiche e jihadiste di pseudo califfi e mujaheddin wahabiti e salafiti vari.

Lo sappiamo tutti: “islam”, per quanto vi sia chi lega il termine alla stessa radice di “pace”, significa “sottomissione”. “Ecco”, direbbe uno di quelli che vedono terroristi e stupratori seriali in ogni frequentatore di moschee, “un religione di servi sottomessi e sanguinari disposti a fare qualsiasi cosa per esaudire i comandi di una divinità persino più sanguinaria di loro!” No, direi di no: anche lasciando da parte che non sarebbero più o meno servi sanguinari dei vari crociati e neo-crociati di ogni epoca e che parliamo di una divinità, quella dei Popoli del Libro, che è la stessa di un miliardo di cristiani e di tutti gli ebrei del mondo, intendere il termine “islam” in questo modo significa leggerlo esattamente come Osama Bin Laden e Al-Baghdadi! Molto più logicamente e, forse, più semplicemente, quella “sottomissione” significa rendersi conto del fatto, direi ineccepibile da parte di qualsiasi religione del mondo, che esiste un divario incolmabile tra umano e Divino sotto qualsiasi punto di vista, farsi una ragione della incommensurabilità tra due entità, accettare che, comunque si intenda Dio (e sta parlando uno che, più di una volta, ha affermato di avere seri dubbi su attributi tradizionalmente divini quali onniscienza e onnipotenza!) o chi per Esso, l’Essere umano non sarà mai in grado di comprendere la vastità del potere trascendente, di raggiungere la piena chiarezza sul quadro complessivo del Divino ma, semmai, solo di avere una fugace intuizione mistica, di percepire “l’ombra della Luce” attraverso la grazia del dono divino di adagiarsi nel nostro animo e di cercare di seguire, per quanto possibile e per quanto le circostanze lo permettano, l’ispirazione che da tale intuizione può sorgere senza per questo sviluppare ansie da martirio, fanatismi estemporanei o visioni fuori dal mondo da comunità hippy stile anni ’70 .

Ebbene, è esattamente questa concezione di “islam”, che non posso che condividere, a fare problema nella mia visione della predicazione U*U. Perché? Perché lo U*Uismo significa, persino nella statuizione di uno dei Sette Principi, ricerca costante, infinita, basata sullo studio, sulla logica, addirittura, direi, per alcuni sulla speranza di essere illuminati sul senso delle cose. Perché così deve essere nella sottolineatura orgogliosa della centralità e della dignità umana e del nostro “essere diversi” … Ma … ma anche la ricerca, anche l’orgoglio devono avere un limite, una confine, un “non plus ultra” e, troppo spesso ho l’impressione che gran parte dello U*Uismo internazionale se lo dimentichi. L’uomo è al centro della creazione ma … ma il Divino è la creazione stessa e tutta la creazione non potrà mai stare nella testa di un solo uomo né alcun uomo potrà vivere completamente secondo il progetto divino, almeno fino a che risiede in questo mondo!

Ecco, questo vorrei dirvi, questo vorrei dire a voi che seguite, ciascuno per il suo viottolo, il mio stesso cammino: ogni religione è creazione d’uomo e, in quanto tale, è imperfetta e se penso alla nostra religione, credo che troppo spesso la sua imperfezione risieda nella mancanza di umiltà intellettuale e spirituale, nella fredda esaltazione della ragione e dell’etica perfetta che ci fa sentire sempre liberi da “stupidi vincoli” e pronti a ridisegnarci ogni regola, a scapito dell’unico vero legame che possiamo avere con il Sacro e che è dato dalla meditazione mistica, dall’abbandono al caldo abbraccio dell’Inviolato, dal comprendere che non tutto può essere compreso, che fede è anche fiducia persino un po’ cieca, persino un po’ illogica (solo un po’!), che non risolveremo ogni problema del mondo predicando ciò che è logicamente e filosoficamente giusto e ovvio ma che, al massimo, questo ci aiuterà a piantare un pezzettino di prato nel deserto per poterci provare a stare il più possibile noi e chi amiamo, che esiste, forse, una verità oltre il velo dell’apparente ma non dobbiamo illuderci di strappare noi U*U quel velo che ci avviluppa tutti, perché anche questa certezza non sarebbe che un altro strato di velo che ci renderebbe solo dei sognatori fuori dal mondo, come già appariamo a molti. E questo non significa darla vinta a degli ipotetici “loro”, a degli ipotetici “poteri forti” o piegarci alla disperazione: significa un minimo di realismo che nasce dall’umiltà di riconoscere la nostra condizione di limitatezza e agire con obiettivi che, conseguentemente, sono limitati, lontani dai massimi sistemi troppo utopici ma, forse, proprio nella “sottomissione” ai nostri limiti umani, ai limiti della nostra ricerca, più vicini alla meta di quanto possiamo credere.

Adonai echad,

Amen

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Liturgia del 14 ottobre 2018

Lett: Ho bisogno di pace,
ho bisogno di esprimere la mia gratitudine,
ho bisogno di umiltà,
Preghiamo insieme
perché da solo ciascuno di noi
non è abbastanza
ed è troppo.
Esprimiamo la nostra gratitudine per il dono della vita,
esprimiamo la nostra unicità
nel grande quadro dell’umanità
e di tutto il creato.

INNO DI APERTURA

ACCENSIONE DEL CALICE

Min: Benvenuti Fratelli. Iniziamo con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.

Lett: Possa la sua fiamma condurci a maggior conoscenza e tolleranza.

Possa il suo calore condurci ad amore e compassione più profondi.

Che questa fiamma possa simbolizzare la scintilla divina di luce

insita in ogni essere vivente.

E possa la sua luce condurci verso maggiore saggezza e comprensione.

Sì, ognuno di noi è solo una piccola fiamma.

Ma insieme possiamo illuminare il mondo!

(Lund Shoemaker, Danish Unitarian Church)

AFFERMAZIONE DEI PRINCIPI

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Lett.: Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

LITURGIA DELLA MEDITAZIONE

Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Uno inconoscibile, Uno senza nome e dai mille nomi,
ti preghiamo di mostrare la tua benevolenza a tutte le creature della terra
e che gli esseri umani sappiano usare con saggezza dei loro doni,
del loro libero arbitrio e della loro immaginazione, della loro conoscenza,
dei loro poteri e della loro compassione
perché ogni cosa sia riflesso della Tua immagine

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.

[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]

Min: Amen

Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURE

I) Il compito più arduo, per ciascuno, sta nell’affrontare le contraddizioni interiori ed esterne riuscendo a dare una risposta sensata, creativa, feconda. Infatti per lo più accade che dinanzi alla contraddizione di un limite inaggirabile si tenda alla fuga, o alla disperazione, oppure alla ricerca di mezzi di potenza. L’alternativa tra resistenza e resa, su cui ha meditato Bonhoeffer, si colloca tra queste possibilità. Così come l’alternativa tra la mera reazione automatica a un ostacolo e, invece, la risposta libera e originale. O come l’alternativa tra lo sforzo di “meritare” l’amore di Dio e l’affidamento fiducioso a un Padre materno, che ama gratuitamente.

Ma che cos’è un “limite”? Con la stessa parola possiamo intendere cose molto diverse: una ferita, un ostacolo, una barriera, un confine attraversabile, una passività, un’apertura, un’interruzione, una sconfitta, il risveglio da un delirio di potenza, un punto di avvio oppure la fine di tutto. Quando si parla dell’esperienza del limite in genere si vuole alludere alla debolezza, al trovarsi in uno stato di impotenza, alla forza soverchiante della sofferenza, del male, della morte. Non è raro che la necessaria comprensione di queste forme di negazione ceda il passo a pericolose rappresentazioni ideologiche. (Prof. Roberto Mancini, Ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Macerata)

II) Cosa significa essere umani e cosa faremo della nostra vita? Questo è un grande tema e queste sono le grandi domande. È, credo, divino sognare, immaginare, volere qualcosa di più, qualcosa di bello, buono e amorevole. Ma è umano trovare limiti a ciò che vogliamo. Troviamo limiti in noi stessi, negli altri, nelle circostanze: viviamo in questo equilibrio … (Rev. Terry Kime, UUA)

III) Costrinsero a portare la croce di lui un certo Simone di Cirene, padre di Alessandro e di Rufo, che passava di là, tornando dai campi. E condussero Gesù al luogo detto Golgota che, tradotto, vuol dire «luogo del teschio». Gli diedero da bere del vino mescolato con mirra; ma non ne prese. (Vangelo di Marco, capitolo 15)

Min: sermone (Islam)

Al termine del sermone

Tutti: Amen

INNO MEDIANO

RINNOVO DELL’IMPEGNO COMUNE

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;•

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sua facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni.

Tutti:Amen

COMUNIONE DEI FIORI

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura.Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore.

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

PREGHIERA CONCLUSIVA

Lett: Spirito della Vita e dell’Amore
sii con noi in questi tempi difficili,
quando la gente soffre, i genitori piangono, la violenza cresce.
Sii con noi quando sentiamo il peso di una perdita,
quando sentiamo la rabbia per l’ingiustizia.
Stai dalla parte dell’oppresso e cambia il cuore dell’oppressore,
perché entrambi sono legati dal vincolo umano,
anche se spesso lo dimentichiamo.
Aiutaci a ricordare la speranza che avevamo, abbiamo e avremo,
aiutaci a ricordare la gioia anche nella tristezza,
il successo anche nella sconfitta,
il bene anche in mezzo al male.
Aiutaci a essere migliori,
a lavorare per migliorare le cose
e a creare un mondo migliore.

BENEDIZIONE FINALE

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

TESTIMONIANZA UMANISTA E DALLE RELIGIONI ORIENTALI

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre.

Lett: Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni dogma che divide

da ogni dottrina che discrimina.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni concetto che chiude

da ogni ideologia che ingabbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni impeto di arroganza

da ogni sentimento di superbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni certezza che esclude

da ogni sicurezza che scaccia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni tentazione umana

da ogni schiavitù materiale.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni turbamento emotivo

da ogni depressione mentale.

Ma vieni o Pieno e riempici

di una luce senza tenebre

di un calore senza confini.

E vieni o Pieno e riempici

di compassione il cuore

di fede, di speranza, di amore.

(Ian McCarthy)

Lett.2: Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede.”

(Lao Tse)

TESTIMONIANZA DAI POPOLI DEL LIBRO

Min: Concludiamo la liturgia accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico.

Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min.: Anche la Sapienza islamica da sempre proclama l’Origine Unica della vita in cui anche noi crediamo. Ricordiamo, dunque, questa nostra fede attraverso le parole del Sacro Corano:

Lett: “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Di’: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

e nessuno è eguale a Lui”. (Surat al-Ikhlas)

Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

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Liturgia 7 Ottobre

Memorandum
Per il Pastore
Il pastore deve:
  1. preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
  2. nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
  3. distribuire le letture
Per il Moderatore:
Il moderatore deve
  1. a) tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
  2. b) fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
  3. c) dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
  4. d) segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli
Per il Cantor:
il cantor deve
  1. a) avere a portata di mano i canti da proporre
Per i Partecipanti:
I Partecipanti devono:
  1. a) Spegnere la suoneria dei cellulari
  2. b) Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
  3. c) Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
  4. d) Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
  5. e) limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
  6. f) per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
  7. g) Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)
Lettura introduttiva
Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.
Verso il tuo tempio
 
Accensione del Calice
Possa la sua fiamma condurci a maggior conoscenza e tolleranza. Possa il suo calore condurci ad amore e compassione più profondi. Che questa fiamma possa simbolizzare la scintilla divina di luce intrinseca in ogni essere vivente. E possa la sua luce condurci verso maggiore saggezza e comprensione. Sì, ognuno di noi è solo una piccola fiamma. Ma insieme possiamo illuminare il mondo!
Affermazione Dei Princìpi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”
Liturgia della meditazione
Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro.  Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen
Liturgia della Riconciliazione
Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.
  1. Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio Min.
  2. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio
  3. Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio
  4. Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio
Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo,  EdizioniE.U.M.)
Liturgia della Parola 
I) Dalai Lama

Se vogliamo costruire la pace nel mondo, costruiamola in primo luogo dentro ciascuno di noi.

II) Genesi Cap 3
9 Dio il SIGNORE chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» 10 Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto». 11 Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero, che ti avevo comandato di non mangiare?» 12 L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato». 13 Dio il SIGNORE disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato».
III) Mt Cap 26
69Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». 71Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell’uomo!». 73Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». 74Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!». E subito un gallo cantò. 75E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
Sermone
Al termine  canto Vieni chiunque tu sia
 
Rinnovo Dell’impegno comune
Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano
1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;
2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;
3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;
4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;
5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;
6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;
7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;
8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;
9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;
10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen
Comunione dei Fiori
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen
[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]
Benedizione Mediana
Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen
Testimonianza Umanista e Trascendentalista
Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà   in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)
Testimonianza Cristiana
Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen
Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
 
 Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio
Padre Nostro
Esortazione Conclusiva
Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.
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