IL SUTRA DEL FUNGO

Carissime e carissimi,

pochi giorni fa, durante la cena  pre-natalizia con i colleghi di ufficio, si parlava di funghi, se ne rammentava l’enorme varietà di tipi e la rete di vita che essi intessono sotto talune zone dei boschi. Mi è venuto spontaneo notare il parallelo con i nostri insegnamenti UU di accoglienza della diversità e di rispetto per la rete interdipendente dell’essere. Negli ultimi tempi, poi, abbiamo approfondito con Massimo il buddhismo nei suoi aspetti più universalisti ed ho rammentato come l’insegnamento dell’ “inter-essere” (per usare il gergo del monaco Thich Nhat Hanh) sia uno dei più rilevanti tra questi. Così troppo ghiotta era l’idea di intitolare il sermone con “Il sutra del fungo”.

Sì, lo so, Buddha non ha mai pronunciato un discorso che riporti questo titolo, ma il nostro spirito trascendentalista ci invita a ricercare i discorsi della saggezza non solo nelle parole scritte degli antichi, ma anche in quelle non scritte della natura. E dal fungo possiamo comprendere una realtà fondamentale. Quelli che noi chiamiamo “funghi”, quelli che raccogliamo e (possibilmente) gustiamo, in realtà sono soltanto i miceli del fungo, ovvero i frutti, le escrescenze, le espressioni individuali. I tanti miceli che troviamo in una fungaia sono in realtà tutti frutto di un unico fungo, che si sviluppa sotterraneamente come una fitta rete. Ecco, spesse volte noi percepiamo il nostro essere solo nella limitata dimensione della nostra individualità e non ci accorgiamo che in realtà noi siamo connessi ad una rete di vita senza la quale né potremmo essere nella nostra esistenza, né potremmo essere pienamente nella nostra autenticità. Riflettendo sugli insegnamenti del Buddha sull’impermanenza  (cioè nulla è per sempre) e sulla non-sostanzialità (ossia nulla è davvero in sé qualcosa), la plurisecolare riflessione buddhista è rifuggita da un possibile esito nichilista ed è giunta a trarne la lezione fondamentale dell’ “inter-essere”, che Thich Nhat Hanh così descrive: “In questo foglio di carta c’è una nuvola. Senza la nuvola, non c’è pioggia; senza pioggia, gli alberi non crescono; e senza alberi, non si può fare la carta. La nuvola è indispensabile all’esistenza della carta. Se non ci fosse la nuvola, non ci sarebbe nemmeno il foglio di carta. Quindi possiamo dire che la nuvola e la carta inter-sono… Essere è inter-essere. Non possiamo essere da soli, per conto nostro. Dobbiamo ‘inter-essere’ con tutto il resto. Questo foglio di carta è perché è tutto il resto.” Cristianamente, l’immagine del “corpo di Cristo” potrebbe leggersi come una rappresentazione di questa fondamentale unità. Sul piano UU appare ben chiaro come tutto questo abbia a che fare con il nostro settimo principio: “Il rispetto per la rete inter-dipendente dell’essere di cui facciamo parte”. Questo è senz’altro vero, ma, proprio riflettendo su questi temi il Rev. UU John Ismael Ford, guarda caso anche lui un buddhista, sottolineava come l’essenza dell’UUismo stia nel tenere insieme due cose inevitabilmente in tensione tra loro, espresse nel primo (il rispetto per il valore e la dignità propria di ogni individuo) e nel settimo principio. Non possiamo, infatti, fare finta che questa tensione non esista: quante donne si sacrificano per la famiglia e ad un certo punto sentono di essersi annullate per gli altri? Quanti si spendono per un’ideale al punto tale da perdere il senso della propria individualità ed il proprio spirito critico? In realtà (e qui sta la forza dell’UUismo a mio avviso) nel modo in cui pone insieme individualità ed unità lo UUismo indica già un superamento di questa tensione, benché essa si riproporrà sempre nei fatti al nostro percorso di persone sempre in crescita, perché sempre perfettibili. Questo superamento sta nell’adagio che ripetiamo fino alla noia, ovvero in quell’invito ad “unire senza unificare”. Rispettare il valore e la dignità di un individuo significa rispettarne il diritto non solo a non essere trattato (come ci rammenta la definizione kantiana della dignità) come un fine e non come un mero scopo, ma anche a ricercare, trovare ed esprimere se stesso. Questo guida la modalità del nostro “inter-essere”, che deve significare in primo luogo “interessarsi”, ossia porre attenzione alle esigenze dell’altro, ma poi tradurre questo interesse nell’azione per l’altro avendo rispetto della sua difficile ricerca di sé e della propria espressione. Inter-essere significa, infatti, “essere tra”, non essere “al posto di”. Dobbiamo percepire la nostra unità, farne stimolo per la nostra attenzione alla vita e alle vite, ma non dobbiamo unificare ed uniformare o al contrario unificarci ed uniformarci in virtù di questo. Pretendere che ciò non venga fatto nei nostri confronti è il sacrosanto diritto dell’individuo al rispetto del proprio valore e della propria dignità. Imparare a farlo noi nei confronti degli altri è un esercizio non solo morale, ma profondamente spirituale. Ed è il modo UU di vivere un insegnamento sotteso a tante spiritualità, pensiamo all’azione disinteressata del buddhismo o all’agire non agendo del taoismo (o, per una traiettoria un po’ più lunga da spiegare, al “sia fatta la Tua volontà” dei cristiani), che, con immagini diverse, ci descrivono lo stesso atteggiamento mentale e spirituale di attenzione, apertura e rispetto verso le espressioni della vita. Quelle espressioni che sono certo solo il micelio del grande fungo che cresce sotto i nostri piedi, ma sono quelle espressioni che pongono il fungo in relazione con le altre vite di piante, animali e uomini, nonché quelle espressioni che danno sapore al fungo e alle nostre vite che “inter-sono” con lui.

Potremmo salutarci qui, è già tanta roba su cui riflettere. Ma siamo prossimi al Solstizio di Inverno ed al Natale. E, nel fare le mie ricerche per questo sermone, mi sono imbattuto in un’altra storia interessante sui funghi, che riguarda proprio il Solstizio d’Inverno ed il Natale (che, come sapete, sono collegati).  Sembra, infatti, che alcune popolazioni della Siberia consumassero, durante i riti per il Solstizio di Inverno, alcune parti trattate di un fungo velenoso, l’Amanita Muscaria, che altro non è che il fungo rosso a puntini bianchi che impariamo a disegnare da ragazzini e che è associato alle fiabe e alle fate, per sfruttarne le potenti proprietà allucinogene. Si narra che lo sciamano, vestito di rosso e bianco come i colori del fungo, passasse tra le case a distribuire i miceli, che venivano poi lasciati essiccare appesi ad un albero, e che da qui siano derivati alcuni degli elementi della figura di Santa Claus e dell’iconografia del Natale. Ovviamente è difficile dire se e quanto di ciò sia vero e fondato. Né voglio qui invitarvi all’utilizzo di alcaloidi per esperienze psichedeliche fuori luogo. Mi interessava piuttosto raccogliere gli aspetti legati alla simbologia del solstizio ed alla metafora del fungo. Il solstizio è un momento in cui la vita, come la luce, sembra spegnersi. Il freddo, il buio, la natura che si ritira, tutto questo poneva in profonda crisi gli esseri umani, costretti a prepararsi alle difficoltà del lungo inverno. Il solstizio è in sé immagine di questa crisi, ma anche della speranza connessa alla luce che da lì in poi riguadagnerà astronomicamente il suo tempo. L’immagine del fungo ci ricorda, però, che serve qualcosa di più della speranza per superare l’inverno. I funghi sono esaltazione della capacità creativa della vita, né piante, né animali, ma creazioni curiose e misteriose, a volte succulente, a volte velenose. Se l’inverno ci invita a chiuderci nella nostra interiorità, meditando sulla nostra crisi e raccogliendo le energie per superarla, il sapore magico e le proprietà a volte psicotrope dei funghi ci ricordano, simbolicamente, che in questo ritirarci in noi, dobbiamo anche saperci aprire alla creatività sottesa alla vita tutta, ma anche che dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione per concepire nuovi modi di essere. Non abbiamo forse bisogno di rischiare il fegato assaggiando un’amanita muscaria, ma abbiamo certo bisogno, nel nostro inter-essere, di assaggiare la creatività della vita tutta e di aprire ed espandere attraverso di essa le nostre menti, per rinnovarci nello spirito ed immaginarci attraverso ed oltre gli inverni delle nostre esistenze.

Nella Via verso l’Uno,

Alessandro.

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Liturgia 9 dicembre 2018

Memorandum

Per il Pastore

Il pastore deve:
1.preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
2.nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
3.distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve
1. tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
2. fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
3.dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
4.segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:

il cantor deve
1. avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:
1. Spegnere la suoneria dei cellulari
2. Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
3. Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
4. Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
5. limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
6. per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
7. Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

: ‘Luci Sacre’ Onoriamo il tempo del buio in cui scendiamo che sia della stagione o dell’anima. Che possiamo trovare il tempo per la riflessione in silenzio e per la celebrazione gioiosa. Portiamo con noi storie, tradizioni e rituali dalle nostre vite diverse. Siamo persone di fede con molti credi. Riempiamo il buio con le luci di molte fedi. Queste luci ci scaldano, illuminano la notte e diventano simboli di speranza per il futuro. Celebriamo le luci che sono accese nel buio. Ci fermiamo nel buio per celebrare la luce in tutte le nostre tradizioni. Ci riuniamo per gioire gli uni con gli altri come famiglia, amici e comunità. E’ portando la luce nel buio che siamo uniti e troviamo la compagnia. Che la luce che condividiamo sia con noi nei giorni di buio. Che le candele che accendiamo ci ricordino che non siamo soli. Che illuminino la nostra via di ritorno alla luce e che scaldino i nostri cuori con speranza per domani e gratitudine per oggi.

(UUA)

Affermazione Dei Princìpi

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen

Liturgia della Riconciliazione

Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

1.Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Min.2.Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

3.Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio4.Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)

Liturgia della Parola

(I) dalla tradizione islamica

35. Allah è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto, un olivo né orientale, né occidentale, il cui olio sembra illuminare, senza neppure essere toccato dal fuoco. Luce su luce. Allah guida verso la Sua luce chi vuole Lui e propone agli uomini metafore. Allah è onnisciente.36.[E si trova questa luce] nelle case che Allah ha permesso di innalzare, in cui il Suo Nome viene menzionato, in cui al mattino e alla sera, Egli è glorificato 37. da uomini che il commercio e gli affari non distraggono dal ricordo di Allah, dall’esecuzione dell’orazione, dall’erogazione della decima e che temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti.38. Affinché Allah li compensi delle loro opere più belle e aggiunga loro della Sua Grazia. Allah provvede a chi vuole senza misura.39. Quanto a coloro che sono miscredenti, le loro opere sono come un miraggio in una piana desertica che l’assetato scambia per acqua e poi, quando vi giunge, non trova nulla [Corano – Sura An Nur – La luce]

(II) Dalla tradizione buddista

Amida irradia universalmente la sua incommensurabile Luce senza confini, senza ostacoli, incomparabile e splendida.Luce pura, luce della gioia,luce della saggezza,luce senza fine, inconcepibile e inafferrabile,luce che fa eclissare il sole e la luna.Con questa Luce illumina l’infinito.Tutti gli esseri senzienti brillano di sole con la sua luce.

Shoshin Nembutsu Ge di Shinran Shonin

(III) Dalla tradizione cristiana

Mt 10 27 [Gesù disse:] Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. Lu 11:33 «Nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto un vaso; anzi la mette sul candeliere, perché coloro che entrano vedano la luce. 34 La lampada del tuo corpo è l’occhio; se l’occhio tuo è limpido, anche tutto il tuo corpo è illuminato; ma se è malvagio, anche il tuo corpo è nelle tenebre. 35 Sta’ quindi attento che la luce che è in te non sia tenebre. 36 Se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina con il suo splendore».

Sermone

Al termine canto Vieni chiunque tu sia

Rinnovo Dell’impegno comune

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen

Comunione dei Fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]

Benedizione Mediana

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

Liturgia della Testimonianza

Testimonianza Umanista e Trascendentalista

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)

Testimonianza Cristiana

Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen

Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Esortazione Conclusiva

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita

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Non abbiate paura di farvi un regalo spirituale

Cari Amici,

Quanti seguano il percorso giudeocristiano stanno vivendo un periodo piuttosto particolare: abbiamo infatti Hanukkah da un lato e l’Avvento del Natale dall’altro. Entrambe sono feste della luce, di una luce che non tramonta e rinasce ogni volta. Entrambe sono feste che esplicitano un momento preparatorio affinché quel momento possa risultare autentico.

Il Natale dunque, a prescindere dalle favole sulla neve in Palestina a dicembre, a prescindere dalla nascita di Gesù proprio quel giorno, a prescindere dai pranzi con zia Ildegarda, di cui faremmo volentieri a meno, è un momento spirituale a cui si richiede di arrivare preparati.

I più capelloni tra voi mi diranno, anche con toni vagamente più accesi: Quali banalità vai dicendo… è da mesi che ci prepariamo, regali…menu di pranzo, tattiche per evitare il parente nooiso o acidino… lo abbiamo sempre fatto… dov’è la novità?

Ecco io non sto parlando di questo! Sto parlando di un momento spirituale da preparare. Quando si associa la parola spirituale al Natale, il massimo che l’italiano medio riesce a tirar fuori e una celebrazione un po’ fantozziana, ad un’ora per molti inconcepibile, mezzanotte, in una lingua ai più sconosciuta, cui assistere dopo avere ingurgitato dosi sconsiderate di capitone, abbacchio, zeppole e pandoro, il tutto innaffiato con una buona dose di vino. Resisi conto che l’ora era forse proibitiva per i più, la cerimonia è stata anticipata, col risultato che tale momento finisce per essere un sottofondo tv mentre zia Ildegarda distribuisce quadrati di lasagne al ragù. Se questo è il massimo di spiritualità natalizia che riusciate a concepire avete due opzioni: o mollare tutto e andare a spasso, come giustamente consigliava Law domenica scorsa, oppure spendere  questi 15 giorni che mancano per preparare un momento, un solo momento, pochi minuti, che rendano questa occorrenza memorabile. Per prima cosa lasciate che vi dica che non ha senso che diciate non posso o non sono capace. Si tratta di volerlo al punto da sbattersi 15 giorni per trovare un modo, oppure ammettere di non avere voglia, e andate a fare i fighetti alternativi dicendo che Natale è roba passata, che non è per voi.

Come fece un mio professore, anni fa, ora vi dico: prendete una decisione. Se non c’avete voglia, non proseguite questa lettura, sarebbe un inutile spreco di tempo e presa in giro reciproca. Se invece deciderete di restare, e di proseguire la lettura, allora lo farete per 2 motivi precisi: il primo perché volete disporvi alla ricerca di un momento di spiritualità autentica, il secondo perché riconoscete una possibilità concreta di prendere il timone della vostra vita e tentare di deciderne la direzione, senza abbandonarvi in interminabili sproloqui autoassolutori.

 

Bene. A quelli che sono rimasti dico subito che non ho una soluzione che possa andare bene per tutti, come sapete i ministri unitariani sono un po’ fake. Hanno sempre tante domande e nessuna risposta, e che comunque non sarà facile per nessuno. Non posso dirlo io perché ognuno di noi percepisce come autentiche esperienze molto diverse, e sarebbe completamente sbagliato ridurre l’autenticità ad una sola via, dogmatica, che decida io per tutti.

Però, prima di scoraggiarvi, pensate a quanto tempo spendete senza lamentarvi troppo per organizzare una vacanza, dal decidere la meta, al decidere i voli, i compagni di viaggio, le tappe ed i musei da non perdere.  Oppure pensate a quanta cura utilizzaste nei primi incontri con chi amate, a quanto vi eravate preparati, a quanto avevate preparato ogni dettaglio per rendere quel momento indimenticabile, a quanto ci fosse qualcosa di magico e sacro già solo nella definizione di ogni dettaglio…

E allora perché non potreste riuscire ad impegnare il vostro tempo le vostre risorse per regalarvi un momento spiritualmente speciale? Magari fate qualche regalo in meno, ma ritagliate uno spazio per voi, per chiedervi cosa accenda davvero in questo periodo la vostra luce spirituale e cosa la mantiene viva? Rispondete a questa domanda, siate conseguenti alla risposta e avrete il miglior Natale che possiate desiderare.

Non pensate a quel momento come a qualcosa di rigido ed ingessato, fregatevene di tutto ciò che affossa il vostro intimo sentire ed investite nell’esperienza che avete individuato come significativa.

Molti potrebbero dirmi:Metti che io decida di mandare tutto e tutti a pallino e la notte di Natale fare una camminata in montagna per vedere l’alba. Nell’ammirare i primi raggi di sole che sorge, davvero sentirei qualcosa che nasce e che rinasce in me, e sarebbe una esperienza davvero autentica, che medito da tempo” oppure Metti che io decida per questi venti giorni di trascorrere del tempo nelle mense dei poveri, o in un reparto di oncologia, magari pediatrica per toccare davvero con mano la sofferenza, per incarnare la loro speranza o per sentire sulla mia pelle l’onore e l’onere dell’accoglienza, scontrandomi con le mie stesse paure e le mie titubanze… Metti che, in tutto questo, Gesù io non lo calcoli manco di striscio… Avrei celebrato il Natale?”

Certamente sì. Contrariamente a quanto si possa pensare, e a quanto viene praticato da miliardi di seguaci in tutto il mondo, Gesù non ha mai voluto che si celebrasse la sua persona, ma che si praticasse la sua dottrina (Non chi mi chiama Signore Signore…). Il modo migliore, dunque, per ricordarlo è vivere la Lieta Novella di un Regno vicino al punto di essere il fondamento della nostra vita di relazione e la sorgente di una luce spirituale dentro di noi. Nel momento quindi in cui tu senti e nutri questa luce spirituale dentro di te, stai rendendo il massimo omaggio possibile a Gesù.

Infine potreste dirmi: Ok però io questa cosa di sentire la luce dentro di me, dovrei farla ogni giorno, non solo a Natale, dovrebbe essere Natale tutti i giorni…

Certo che sì!! Proprio questo è uno dei sensi del Natale: lavorare per sentire o per rinvigorire il calore di una luce spirituale dentro di noi, creando un terreno fertile affinchè questo seme possa dare frutti sempre più maturi e succosi nei giorni e nei mesi a venire. Qualunque esperienza, vissuta per sè stessa, che si concluda in quelle ventiquattr’ore e non abbia dei richiami successivi è una occasione spiritualmente persa. Sta a noi.

 

Allora facciamolo quest’uomo,

Capace di ritagliarsi e concedersi un Natale spirituale autentico e consapevole

 

Nasè Adam

 

Amen

Rob

 

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