Liturgia del 6 agosto (Past. Falasca)

Parole di accoglienza

Questa è una casa per riunire in noi la natura della vita e dell’umanità.
E’ una casa di amicizia, un’oasi negli imprevisti, una stanza aperta per l’incoraggiamento nelle nostre lotte.
E’ una casa di libertà, presidio della dignità e del valore di ogni persona.
E’ uno spazio aperto per la libera voce, per proclamare, tanto in tempi sicuri quanto in tempi pericolosi, la piena ed indivisibile dialettica delle diverse opinioni.
E’ una casa per la ricerca del Vero, dove mistici e scienziati convivono e ci incoraggiano alla dedizione della ricerca.
E’ una casa per l’arte, che adorna le celebrazioni di decorazioni e melodie.
E’ una casa per lo spirito profetico, che supera i tempi passati ed i tempi presenti in visioni di crescita e di progresso.
Questa casa è una culla per i nostri sogni e il laboratorio dei nostri sforzi comuni.
(Kenneth Patton)

Fratelli e sorelle, con queste parole di accoglienza vi do il benvenuto a questo incontro di meditazione e devozione.

Inno di apertura

Accensione del Calice
Min: Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.
Lett:
(Dal Programma Global Chalice Lighting)
[Accensione del calice]
Tutti: Amen

Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno del tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.
Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]
Min: Amen
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
LETTURE

Dalla Bibbia
3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Giovanni 8)

Dalle tradizioni del mondo
Rinuncia alla sapienza, elimina l’intelletto e la gente ne trarrà cento volte beneficio.
Rinuncia alla compassione, elimina la m0rale e la gente ritornerà al rispetto verso i genitori e all’amore verso i figli.
Rinuncia all’astuzia, elimina il profitto e ladri e banditi non avranno ragione di esistere.
Queste tre cose come linea guida non bastano.
Perciò fa sì che ci sia quanto segue:
mostra semplicità, abbraccia il legno grezzo, riduci gli interessi personali e diminuisci i desideri. (TTC 19)

Dalla tradizione UU
Praticare la nostra religione libera ha una qualità inevitabile. La sola scelta coinvolta è se prendere o meno i nostri personali principi e le nostre verità emergenti così seriamente da viverli come un riferimento quotidiano. Una volta trovate le tue linee guida morali e spirituali (e tutto questo evolve nell’arco di anni), tu non hai altra scelta che seguire il cammino che le tue linee guida definiscono. Questa tradizione di fede, che ripone tanta fiducia nell’integrità e nel valore di ciascun individuo, ti rende libero non perché tu possa gettarti a caso nella religione, ma perché tu possa divenire … “intossicato da una fede autentica e personale, che non puoi fare a meno di vivere, servire e curare. (Scott Alexander, UU)
Ci sono due questioni che una persona dovrebbe porsi. La prima è “Dove sto andando?” e la seconda è “Chi verrà con me?”. Se mai ti capitasse di farti queste domande nell’ordine sbagliato, sei in un bel guaio. (Howard Thurman, UU)

Sermone: IL “NON SERMONE”

Al termine del sermone
Tutti: Amen

Inno mediano

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo.
Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte.
Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali.
Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare.
Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore.
Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen
Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla di Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi
[MEDITAZIONE]:
Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]
Preghiera conclusiva
Spirito creatore, che soffi attraverso i secoli, respirando attraverso le vite delle donne e degli uomini, ci fermiamo ad ascoltarti.
Raccontaci il tuo proposito e quale parte abbiamo in esso.
Raccontaci di come conducesti i nostri progenitori dalla rude innocenza alla consapevolezza.
Raccontaci di come portasti Israele fuori dalla schiavitù in Egitto nella terra promessa.
Raccontaci di come colmasti Gesù della tua essenza, ed apristi la via della liberazione all’animo prigioniero.
Raccontaci di come guidasti i liberatori dell’umanità, guaritori e profeti in ogni terra ed ogni età, concedendo loro una visione e la forza per perseguirla.
Raccontaci la storia della specie umana, e di come rivelasti la tua presenza dentro di noi e tra di noi. Raccontalo nel silenzio…
Raccontaci di come ci offri una scelta, come hai già fatto a tutti coloro che ci hanno preceduto, una scelta tra la vita ed il bene o il male e la morte.
Raccontaci di coloro che hanno scelto rettamente, ed aiutaci a fare altrettanto.
Amen
Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA
Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa fanno parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Oggi voglio proporvi di pregare e meditare insieme seguendo due diverse fonti di ispirazione.
La prima fonte di ispirazione a cui vorrei ci rivolgessimo è Gesù. Con il suo insegnamento e la sua parabola esistenziale, Egli rappresenta un punto di riferimento per i cristiani, ma anche per tutte le persone aperte al Vangelo. Ma, seguendo la nostra tradizione, noi non pregheremo Gesù, bensì immagineremo di averlo idealmente con noi nella preghiera, per riscoprire il nostro essere Figli di un amore che ci ha creato e che ci ispira.
La seconda fonte di ispirazione è il profondo legame con l’Universo, che ha trovato espressione nella nostra tradizione nelle voci del trascendentalismo, dell’umanismo religioso come dell’universalismo emergente.
PREGARE CON GESU’
Cominciamo con Gesù, ritrovando lo spirito della preghiera nelle parole del Vangelo:
Aiutaci ad amare i nostri nemici, a fare del bene a coloro che ci odiano, a benedire coloro che ci maledicono, a pregare per coloro che ci maltrattano.
Aiutaci a chi ci percuote sulla guancia, a porgere anche l’altra; a chi ci leva il mantello, a non rifiutare la tunica.
Aiutaci a dare a chiunque ci chiede; e a chi prende del nostro, a non richiederlo.
Perché è scritto: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.”
Tu ci insegni, invece, ad amare i vostri nemici, a fare del bene e prestare senza sperarne nulla.
Perché in Te è la bontà verso ognuno, finanche verso gli ingrati e i malvagi.
E perché Tu sei amore e se ci amiamo gli uni gli altri, Tu rimani in noi e il Tuo amore in noi è perfetto.
Chi ama è nella luce; se camminiamo nella luce siamo in comunione gli uni con gli altri.
(adattamento dal Vangelo secondo Luca 6, 27-36 e 1 Gv )
Ed ora concludiamo questo momento pregando con le parole che Gesù stesso ci ha insegnato, che esprimono quell’amore che ci ha creato ed in cui tutti ci riconosciamo attraverso la metafora del Padre:
“Padre Nostro,
che sei nei cieli.
Sia santificato il Tuo nome.
Venga il Tuo Regno.
Sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane spirituale.
Rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
E non ci abbandonare nella tentazione,
ma liberaci dal Male.”
Perché Tuo è il Regno, Tua la gloria, nei secoli dei secoli.
Amen

PARTECIPI DELL’UNIVERSO
Meditiamo, invece, ora sulla nostra fondamentale partecipazione ad un universo unito, creativo, plurale ed in costante costruzione con queste parole, che sintetizzano molte voci provenienti dalla nostra tradizione UU:
Dichiarazione:
“Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1)
La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2)
Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3)
L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5)
L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui…
Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”
(1) R.W. Emerson
(2) G.McKeeman
(3) J.I. Ford
(4) 7° Principio UU
(5) H.D. Thoreau
(6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.
Lettore:
L’universo fuori di noi e l’universo dentro di noi sono un solo universo. Ed è perciò così che i nostri sforzi, i nostri sogni, le nostre speranze, le nostre ambizioni sono i sogni, le speranze e le ambizioni dell’universo stesso. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sta muovendo verso il raggiungimento dell’auto-consapevolezza e dell’auto-coscienza. I nostri sforzi per capire il mondo e il nostro posto in esso sono espressione del profondo moto unisono dell’Universo verso il significato. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sogna sogni e mete che muovono verso possibilità sconosciute. Anche l’impulso morale, che tesse la sua strada attraverso la nostra vita e che ci spinge a perseguire e praticare la giustizia, la misericordia e la compassione, è inserito nell’universo stesso ed è questo desiderio universale che trova espressione nei nostri momenti migliori.
(David Bumbaugh, UU)

Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme…
Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

Il sesso di Dio

Ho scoperto che in molti contesti LGBT, soprattutto nei circoli degli attivisti, c’è una tendenza a sottovalutare o addirittura a tacere il discorso cristiano. Non è una cosa sorprendente alla luce di come la destra religiosa abbia spesso usato quello stesso discorso per attaccare le persone LGBT. Molti di noi si portano ancora dietro significative ferite emotive e psicologiche per quegli attacchi.

(Rev. Patrick Cheng)

La cultura dominante ci insegna a dipendere dai dualismi; sfida te stesso a sradicare i dualismi della tua lingua e dalla la tua comprensione del mondo. Gay ed eterosessuali, maschi e femmine, bianchi e neri: tutti i dualismi oscurano così tante sfumature di grigi, sfumature di orientamento sessuale, sfumature di androgenesi e fluidità. Apriti a questa varietà infinita.

(UUA)

19 Allora uno scriba, avvicinatosi, gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». 20 Gesù gli disse: «Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo hanno dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

(Vangelo di Matteo, capitolo 20)

Cari amici,

tutti sappiamo che quando un discorso è vuoto, inutile e non porta a nulla si usa l’espressione “parlare del sesso degli angeli”.

Immagino che tutti concorderete sulla stupidità di sprecare tempo ed energie (soprattutto ora che, con il caldo, le energie sono anche poche) in dispute inani e inconcludenti eppure, da millenni, buona parte della teologia morale si concentra esattamente su questo: sul sesso degli angeli.

Un esempio in questo senso è una discussione teologica a cui, per altro con scarso entusiasmo e mosso unicamente dal senso del dovere, mi è capitato di partecipare qualche tempo fa.

I protagonisti, tre in tutto, già li conoscete da altri miei sermoni: un teologo liberal cattolico, un filosofo ultraconservatore vicino alla “San Pio V” e, mio malgrado, io, che, purtroppo, non riesco a starmene mai zitto nonostante ci provi.

L’ambientazione è alquanto improbabile per una disputa teologica: un gruppo di discussione su WhatsApp, ma, si sa, in tempi di comunicazione virtuale ci si deve ben adattare…

Sono passati tre giorni dall’inizio delle vacanze scolastiche e, evidentemente annoiato e orfano delle perenni dispute che infarciscono i nostri tempi morti tra una lezione e l’altra, il teologo posta, alle 8 del mattino, un estratto da una antologia teologica che riporta un titolo curioso e, secondo me, in fin dei conti interessante come “Cristologia bisessuale”.

In realtà, l’articolo non porta nulla di nuovo ai molti contributi recenti del Cattolicesimo progressista sulla questione della discriminazione sessuale vaticana (scusate ma, sull’argomento, non riesco neppure più a usare l’aggettivo “cattolico”) e si limita ad una breve disamina delle posizioni più note: dalla ragionevolezza di Cheng che vede in Gesù Cristo l’attraversatore di confini per antonomasia che non si assoggetta a categorizzazioni rigide, all’estremismo di Althaus-Reid che, proclamando una teologia “queerness”, vede Gesù come essere umano scandaloso che si contrappone al modello monogamico-eterosessuale propagandato dalla Chiesa, alla nota provocazione di Jordan che si domanda cosa accadrebbe se sollevassimo il perizoma del Crocefisso.

Come spesso accade in questi casi, ben più interessante è stato osservare le reazioni provocate dalla pubblicazione del brano, a partire dall’affermazione del filosofo che questa non era teologia ma un cumulo di bestemmie.

Dopo almeno cinque post di botta e risposta tra il teologo che parlava di “nuove frontiere” e il filosofo che ribatteva che non può esserci teologia se si nega l’essenza del Divino, non sono più riuscito a trattenermi e ho scritto (letteralmente, a parte l’utilizzo di alcuni termini che tento di addolcire ritenendo quelli originali non propriamente adatti ad una funzione liturgica): “C’è una domanda che mi porrei. Se Gesù, per ipotesi (a cui non abbiamo dati per dare smentita) avesse copulato dieci ore al giorno con la Maddalena o avesse passato ogni notte con Giovanni, le cose sublimi che ha predicato avrebbero meno valore? O, per voi, sarebbe per questo decaduto dallo stato di “divinità una con il Padre” che gli attribuite? In fin dei conti, Abramo era uno che prostituiva la moglie per salvarsi la vita e Davide era un criminale passionale, tanto per fare esempi… eppure il Patriarca è padre per tutti e in chiesa tutti leggiamo i Salmi… Eppure loro agivano spinti da interesse e quindi, in ogni caso, sarebbero stati ben più colpevoli di uno che seguisse un istinto naturale (come penso io) o anche che fosse trascinato da una malattia psicologica (come pensate voi)”

Immediatamente mi sono preso del “profanatore di realtà sacre che non rispetta lo status religioso dell’oggetto del discorso” da parte del filosofo. Vi risparmio il seguito della discussione, in cui le posizioni si sono arroccate con, da parte del filosofo, una affermazione della “sacralità intrinseca” dei Vangeli in quanto significanti di origine divina che trascende persino i significati convogliati e, da parte del teologo, una contestazione anti-letteralistica e un invito a leggere il senso e non la lettera.

La ragione per cui vi ho riportato questo breve episodio non è quella di rendervi partecipe delle mie continue dispute teologiche né quella di prendermi gioco insieme a voi di posizioni così distanti dalle nostre da pensarle agli antipodi di un possibile arco spirituale ma perché l’intera discussione presenta un paio di spunti che credo possano essere di notevole interesse.

Incominciamo con il tema fondamentale della discussione. Sostanzialmente, il nucleo fondante del pensiero del mio amico tradizionalista (sì, nonostante i nostri modi di pensare completamente divergenti, riusciamo ad essere amici) riguardo alla domanda di fondo sull’omosessualità (e alla conseguente posizione in materia di molte chiese) riposa in una affermazione implicita: “Gesù è il modello di vita e, in quanto divino, non poteva essere omosessuale, quindi l’omosessualità è male! Gesù era casto in quanto divino e, quindi, l’attività erotica è male (a meno che non sia volta alla pura perpetuazione della specie”). Perché questo modo di ragionare, per quanto avallato dalla Tradizione ecclesiastica, è sbagliato dal punto di vista razionale? Per almeno tre ragioni.

a) Dal punto di vista storico-filologico, si basa su una tradizione sviluppata a partire dalle affermazioni di un personaggio a dir poco “interessante” dal punto di vista psicologico come Saulo di Tarso, un ex fariseo della corrente più intransigente, un traditore delle concezioni fondamentali espresse da Rabbi Yeshua (al punto che alcuni storici lo hanno definito variamente da il “più grande marketing manager della storia” a “un agente di Roma”) e, soprattutto, una persona che tutti gli psicologi che hanno studiato l’argomento concordano nel definire “chiaramente sessuofobico” (per inciso, è lo stesso che ha scritto che nelle assemblee le donne devono tacere e devono rimanere sottomesse al marito!). Sappiamo bene come è andata: una casta di potere di “eunuchi per il regno di Dio” ha assolutizzato e preso a modello le sue parole e, passatemi la volgarità che, purtroppo, esprime epigraficamente una tristissima realtà, adesso se mio figlio decidesse di fare il chierichetto in una chiesa cattolica gli consiglierei, per sicurezza, di stare sempre almeno a tre metri dal prete. Il tutto a seguito di una lettura parziale e mirata che non ha tenuto conto di molte altre affermazioni e contestualizzazioni attestanti la relazione tra Gesù e Maria di Magdala (Vangelo di Filippo e altri Apocrifi), il fatto che Gesù non avrebbe potuto fregiarsi del titolo di Rabbi se fosse stato celibe (l’intera tradizione rabbinica è inflessibile in materia) e, pur, se volete, forzando un po’ i termini, il fatto che nella circonlocuzione “il discepolo amato da Gesù” non si usa il verbo “filein” (amare come amico) ma il verbo “agapein” (semplicemente nella genericità dell’uso di “amare” in italiano, in tutte le sue sfaccettature possibili, incluso l’uso comune dello stesso verbo per la “paideia” greco-classica). Sto dicendo che Gesù fosse un erotomane o fosse omosessuale? No! Sto dicendo che nulla, per assurdo, può escludere le due cose e che, come mille altre questioni scritturali, ogni interpretazione possibile è sensata e, dunque, nessuna interpretazione può essere assolutizzata fino a livello legalistico.

b) Dal punto di vista teologico, l’intero assunto si fonda sul nulla. Ipotizziamo per un istante (ma ne parleremo più estesamente in seguito) che Yeshua fosse il figlio di Dio, Dio egli stesso. Perché, nel suo esser anche completamente umano, non avrebbe potuto copulare o non avrebbe potuto essere omosessuale? Che cosa sappiamo noi di Dio e della sua volontà? Di Dio sappiamo pochissimo e postuliamo moltissimo e, se anche mi pare assolutamente ridicolo parlare della sessualità di una Entità di cui non conosciamo né forma né sostanza, se proprio ci troviamo costretti a farlo, mi pare sensato ricorrere alla massima giovannea (nelle I Lettera) che afferma che Dio è conoscibile dalle sue opere. Ebbene, dimentichiamoci di un Dio maschio creato da una società maschilista e riflettiamo sul fatto che Dio ha creato uomini e donne ed entrambi sono, dottrinalmente, “a sua immagine e somiglianza”. Oppure riflettiamo sul fatto che Dio, per chi crede il Lui, è il creatore anche delle nostre istintualità e non si vede perché avrebbe dovuto creare qualcosa che ritenesse negativo quando, per altro, tutti sappiamo che il comandamento primario è proprio quello di amarci, in tutte le forme e le gradazioni in cui ciò può esplicarsi e senza nessuna specificazione ulteriore. E, giusto corollariamente, non stiamo neppure a perdere tempo su imbecillità (purtroppo ancora circolanti) relative a “malattie mentali” che porterebbero all’omosessualità, con affermazioni che ogni psicologo, etologo o antropologo riterrebbe a dir poco risibili, o discussioni relative alla non compatibilità “strutturale” o procreativa legata all’omosessualità (strutturalmente l’essere umano, allora, non è fatto neppure per superare i 70 anni o per viaggiare a 100 km all’ora e, neppure, per stare seduto 10 ore al giorno davanti a un computer ma non ho mai sentito parlare di “peccaminosità intrinseca” di queste evenienze né ho sentito biasimare come peccaminoso il fatto che donne e uomini che non possono avere figli non si facciano frati e suore in massa).

c) dal punto di vista cristologico, non serve neppure lontanamente che stia ad esaminare le ragioni contrarie alla idea di una divinità di Gesù: leggetevi qualunque testo della nostra tradizione e troverete centinaia di motivazioni logiche, filologiche e filosofiche. Vorrei, però, dire solo due parole su un punto. Fermo restando che sono assolutamente convinto che genere e orientamento sessuale siano caratteristiche assolutamente casuali e neutre dal punto di vista morale, come essere biondi o bruni o avere la pelle più o meno pigmentata, se anche, per qualche nostra particolare tara (o, secondo me più spesso, per qualche nostra particolare repressione) ritenessimo che una visione di Yeshua non corrispondente a quella tradizionale cancellasse le sue caratteristiche divine, forse per questo ciò che ha detto sarebbe “desacralizzato”? Cosa rende “sacro” un insegnamento? La consonanza dell’insegnamento stesso con le corde più profonde della nostra anima e con ciò che istintivamente sentiamo come giusto o un titolo appiccicato all’insegnante? Spero che per tutti noi non ci sia bisogno di pensare molto alla risposta.

Questo mi permette di collegarmi al secondo elemento d’interesse della mia discussione con i miei colleghi e amici.

Voglio essere ben chiaro: io sono assolutamente convinto che il mio amico filosofo sia una persona molto intelligente e di grande cultura. Ritengo, però, che i suo sistema di pensiero sia, dal punto di vista ideologico e spirituale, segnato da due grandi difetti: l’acriticità volontaria e la propensione a rendere alcuni risultati di tale acriticità degli “assoluti indiscutibili”, degli assiomi.

A vario grado, temo che questo sia un problema di molte forme religiose (non solo del Cattolicesimo) e credo che questo rappresenti uno dei maggiori pericoli per la spiritualità di chiunque.

Quello che voglio dire è che non credo assolutamente che gli assoluti appartengano alla nostra sfera di comprensione ma che, per qualche ragione psicologica, noi, piccoli esseri finiti, siamo portati a rendere assolute delle visioni che, di per sé, sono solo opinioni e questo meccanismo è presentissimo a livello religioso. Dio è l’assoluto massimo e cerchiamo di rappresentarcelo costantemente, pur sapendo, in fondo all’anima, che questo sarà sempre impossibile. Ecco, allora, che la nostra paura della dissonanza cognitiva e il nostro horror vacui ci costringono ad ancorarci a credi, dogmi, immagini del sacro che ci sono stati tramandati come assoluti innegabili e che ci danno l’illusione di afferrare quell’Assoluto così sfuggente.

Non andrò neppure a indagare sulla formazione di quegli “Assoluti relativi”: analizzando i processi della loro germogliazione scopriremmo, in gran parte dei casi, cose come il culto della personalità, la commistione culturale inglobante, la perpetuazione di strumenti di asservimento, la commistione con logiche di potere e quant’altro.

Ciò che mi spaventa di più è, piuttosto, l’abdicazione volontaria alle nostre capacità critiche che deriva dal tentativo di soddisfare, senza nessuna umiltà (a parte quella falsa da monaci dell’Inquisizione), la nostra sete d’Assoluto.

Da qui derivano le assurde logiche tautologiche (ciò che è sacro è sacro in quanto sacro per origine, ciò che è peccato è peccato perché è peccato, ciò che è sbagliato è sbagliato perché ci hanno insegnato che è sbagliato).

Da qui deriva l’ignoranza del letteralismo che rende sacro e intoccabile in forma magistico-sciamanica un testo e non tiene conto che ogni testo presuntamente sacro che possediamo non è che rimaneggiamento di rimaneggiamento, copia di copia con perpetuazione di errori anche assurdi di una visione primaria del Sacro che, a sua volta, non è che filtraggio umano di una intuizione d’Assoluto.

Da qui deriva il chiudere gli occhi davanti a salti logici evidenti anche ad un bambino (ad esempio tra i tanti possibili: come è possibile appellarsi ad una Traditio Fidei che si sviluppa dalla cristallizzazione di una opinione trinitaria in aperta contraddizione proprio con la tradizione deuteronomica a cui dice di ispirarsi?)

Da qui, forse ben più tragicamente, il lasciarsi convincere della sacralità divina anche di evidenti nefandezze che, quando non arrivano al crimine palese (come uccidere in nome di Dio, oggi come nel passato), si “accontentano” di misfatti apparentemente minori come l’esclusione di chi è presuntamente nel peccato, la divisione dell’umanità in buoni e cattivi, in normali e anormali, magari proprio sulla base di una semplice variabile naturale come l’orientamento sessuale.

Ecco, allora, fratelli, che l’insegnamento più importante che possiamo trarre dall’episodio di cui vi raccontato è proprio questo: mai abdicare alla nostra capacità critica, che è uno dei più grandi doni del Divino, qualsiasi sia la forma che riteniamo possa avere.

E se questo vale per le idee, tanto più vale per le persone, verso cui nessun giudizio o pregiudizio può avere mai alcun senso se non quello valutativo personale sulle singole azioni e, anche in questo caso, sempre nell’ottica di un amore fraterno e comprensivo. Quell’amore fraterno e comprensivo che, come di insegna la “regola aurea”, è l’unica nostra chiave per aprire le porte del Regno.

Adonai echad. Amen.

…Purché faccia 12

cari amici,

recentemente mentre ero sul bus, come molti di voi già sapranno, mi sono imbattuto in un ragazzino che consigliava ad una suora un uso volgare e improprio del crocifisso. Mi sono interrogato molto perché ho sentito il dovere di intervenire, anche se poi non c’è stata occasione, ma la cornice razionale di questo mio istinto mi ha creato non pochi problemi. Perché in sintesi io sarei dovuto intervenire? Mi sono dato molte risposte, ma ho faticato a capire quale fosse la reale ragione del mio sdegno.

Si trattava certamente di un insulto e come sapete noi siamo per una libertà di espressione che non sia libertà di insulto. Ma c’è di più. Mi sono chiesto cosa spinge una persona evidentemente priva di attributi a dover insultare simboli religiosi in cui evidentemente non crede per poter sentirsi qualcuno? Quale pochezza d’animo è all’origine  di un simile atteggiamento che ritroviamo nelle bestemmie, in alcuni spettacoli che di satirico hanno ben poco, e in molti comportamenti che aspirano ad essere arroganti, come in questo caso, anche in realtà rivelano una fragilità su cui voglio riflettere. Quello cui ho assistito è una palese violazione di un po’ tutti i nostri principi in particolar il modo il primo e il settimo, nel non rispettare la dignità dell’altro che si concreta nell’espressione reliosa, si dimostra di non avere il minimo rispetto nemmeno per la rete interdipendente. Il settimo principio ci dice che devo avere rispetto dell’altro in quanto entrambi facciamo parte di una rete, in quanto entrambi offriamo un contributo alla crescita spirituale di ciascuno. È questo dunque che mi ha fatto inalberare: non tanto l’insulto in sé gravissimo, quanto il vedere violato un principio di collaborazione spirituale per cui quel ragazzo avrebbe potuto e dovuto spendere quella possibilità di interazione in ben altro modo.  penso sia dunque la violazione del terzo principio che mi ha causato più segno di tutto il resto: -l’accettazione reciproca ed l’incoraggiamento alla crescita spirituale nelle nostre congregazioni; fino ad ora mi ero spiegato questi atteggiamenti sconvenienti di buona parte della popolazione mondiale come un contributo, mi ero detto: è questo il contributo del ragazzo alla ricerca comune, egli collabora facendoci capire quanto sia facile cedere alla tentazione di comportarsi da deficienti per per ottenere il consenso di qualche bulletto di periferia. Ma il terzo principio ci dice ben altro: l’accettazione di chiunque senza se e senza ma, non può prescindere dall’incoraggiamento alla crescita spirituale che deve essere per noi percepita come discriminante al pari di quanto sentiamo importante l’accoglienza di ogni essere vivente. L’incoraggiamento non è un dato che possiamo constatare in una logica di acceso spento che separi i deficienti da una parte e quelli che ci provano dall’altra. Incoraggiamento è un darsi, farsi, un impegno  reciproco al comune miglioramento spirituale, non è un atto subito passivamente da un soggetto che cooperi suo malgrado alla storia del mondo. In nome del rispetto delle opinioni altrui non posso sottrarmi al dovere profondamente morale ed educativo di recuperare una giovane vita a un’esperienza più alta. Non posso dire chi se ne frega, non sono cavoli miei, è un pirla, taccio per rispetto, ci penserà il Principale, non posso lasciare che qualcuno sotterri il talento senza dir nulla, non posso lavarmene le mani, come fece Pilato. Io devo intervenire, devo reagire proponendo valori in cui credo in un mondo che sta andando a scatafascio. Attenzione però a due importanti distinguo: il mio intervento non sarebbe tanto  improntato la difesa del crocifisso o alla difesa di Dio. Dio si difende da solo, non ha bisogno del mio intervento né di quello di zelanti apologeti che con la Bibbia in mano si ergono a soldati della fede.  Il mio intervento non deve servire a difendere qualcuno  dal ragazzo, forse nemmeno la suora, la cui fede credo possa difenderla da sola dagli attacchi di queste anime piccole e  inconsistenti. Io devo intervenire per difendere il ragazzo da stesso, così come farei aiutando un ubriaco a ritrovare la strada di casa. Qui c’è un altro punto importante.io devo poter giudicare  l’altro,  non per dirmi quanto sono figo o quanto lui sia pirla, ma per poter valutare un percorso in termini di processo e di prodotto. Lo riconoscerete dai frutti diceva Gesù, questo significa poter dire  e poter dirsi che alcuni frutti sono marci, che è condizione indispensabile per poter  aiutare un contadino in difficoltà. Ho recentemente fatto fare agli amici un giochino: date le quattro operazioni e tre fattori inventatevi delle operazioni diverse che diano tutte uno stesso numero, convenzionalmente scelgo 12. Esempi: 4 + 4+ 4 = 4 x 3 x 1; 4×10 -28 = 12. gli un numero dicono che le possibilità di ottenere un numero stabilito a partire dall’interazione arbitraria di alcuni fattori sono infinite. Il rispetto per la ricerca spirituale differente dalla mia deriva proprio questa consapevolezza, che ci siano infiniti modi  di ottenere come risultato 12. Però se il risultato non fa 12 io devo poterlo verificare e devo poterlo dire. Da qualcuno che proponga usi impropri del crocifisso non credo possa venir fuori vie spirituali degne di rispetto. Credo piuttosto che il ragazzo stia sbagliano i calcoli, che proceda come un ubriaco vagando  per strada. nel non intervenire io violerei i principi perché mancherei di rispetto a ciò che di più buono c’è in quella persona e di mancherei di rispetto se lo vedessi depauperare quest’enorme tesoro senza far nulla. Intervenire con un ubriaco non significa portarlo a casa mia, ma a casa sua. Fuor di metafora io non ho nessun particolare interesse a che il ragazzo impari a memoria il Vangelo,  interessa invece che impari valore di un’autentica via spirituale, e la smetta di rinunciare a cercare una propria.

 

Di solito chiudo i miei interventi con Nasè Adam, facciamo l’uomo, come un auspicio che animi ciascuno di noi. Ebbene, tacere e guardare un uomo disfarsi e volontariamente autodistruggersi, senza aver fatto almeno un tentativo di aiutarlo nella ricerca di una propria via spirituale, non credo sia il modo migliore per vivere questo imperativo che mi tanto caro.

E allora non abbiamo paura di farlo quest’uomo, anche quando il farlo significa intervenire ed educare con pazienza, senza nascondersi dietro formule comode e deresponsabilizzanti di rispetto

 

Nasè Adam  

נַֽעֲשֶׂ֥ה  אָדָ֛ם

Amen

Rob