LITURGIA 1 OTTOBRE 2017

LITURGIA 1 OTTOBRE 2017

Parole di accoglienza
Ti diamo il benvenuto, tu che vieni con lo spirito stanco in cerca di riposo . Che arrivi con problemi troppo grandi per te, che vieni con un carico di dolore e paura. Ti diamo il benvenuto, tu che vieni con la speranza nel cuore. Che arrivi con l’aspettativa nel tuo passo, che vieni fiero e gioioso. Ti diamo il benvenuto, tu che sei cercatore di una nuova fede. Che vieni a sondare ed esplorare. Che vieni ad imparare. Ti diamo il benvenuto, tu che entri in questa sala come fosse un ritorno a casa. Che hai trovato qui spazio per il tuo spirito. Che trovi in questo popolo una famiglia. Chiunque tu sia, qualunque cosa tu sia, a qualunque punto tu sia del viaggio, ti diamo il benvenuto.
(Richard S. Gilbert, UU)

Sorelle e fratelli, con queste parole di accoglienza vi do il benvenuto a questo incontro di meditazione e devozione.

Inno di apertura
Accensione del Calice Min: Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente. Lett:  (Dal Programma Global Chalice Lighting)

Noi siamo una generazione che si trova in mezzo ai fuochi
Dietro di noi la fiamma e il fumo che sale da Auschwitz e da Hiroshima,
Davanti a noi l’incubo di un Diluvio di Fuoco di fiamme e fumo che consumano tutta la terra.
Il nostro compito è quello di non lasciare che il fuoco diventi una fiamma che distrugga,
ma possa essere una luce attraverso cui possiamo vederci l’un l’altro
pienamente, tutti differenti, ciascuno portatore di una scintilla
Noi accendiamo questi fuochi per vedere più chiaramente che la terra e
tutti quanti vivano in essa non sono fatti per essere bruciati
Noi accendiamo questi fuochi per vedere più chiaramente l’arcobaleno
nelle nostre facce di molti colori
Sia benedetto l’Uno nei molti, siano benedetti i Molti che fanno uno Tutti: Amen
Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, accogliere la vita nella sua pienezza ed ogni vita nella sua dignità richiede da ciascuno di noi un lavoro interiore, che ci permetta di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, per superare le nostre debolezze e renderci pronti all’ispirazione dello Spirito.

Vieni o vuoto e svuotaci
da ogni dogma che divide
da ogni dottrina che discrimina.
Vieni o vuoto e svuotaci
da ogni concetto che chiude
da ogni ideologia che ingabbia.
Vieni o vuoto e svuotaci
da ogni impeto di arroganza
da ogni sentimento di superbia.
Vieni o vuoto e svuotaci
da ogni certezza che esclude
da ogni sicurezza che scaccia.
Vieni o vuoto e svuotaci
da ogni tentazione umana
da ogni schiavitù materiale.
Vieni o vuoto e svuotaci
da ogni turbamento emotivo
da ogni depressione mentale.
Ma vieni o Vita e riempici
di una luce senza tenebre
di un calore senza confini.
E vieni o Vita e riempici
di compassione il cuore
di fede, di speranza, di amore.
(Ian McCharty)

Min: poniamoci in ascolto della nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen
LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURE
Dalla Bibbia
13 Ma ora io vengo a te e dico queste cose nel mondo, affinché la mia gioia giunga a compimento in loro. 14 Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come neppure io sono del mondo (Giovanni 17, 13-14)
Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace. (Proverbi 21:1).

Dalle tradizioni del mondo
Con una mente aperta, potrai essere giusto verso tutti; giusto verso tutti, ti sentirai sovrano in ogni situazione; sovrano ovunque, sarai in accordo con il Cielo. (Tao Te Ching)

La persona esemplare, afferrando saldamente la natura dell’Unità del Tutto, acquisisce padronanza di ogni cosa. Poiché ha compreso la natura dell’Unità, l’uomo di qualità utilizza le cose come strumenti, ma non è mai strumento delle cose… Egli apprende quell’Unico Verbo che conduce a questo e, seguendolo, il mondo gli si offre. (Nei Yeh)

alla tradizione UU
Fidati del tuo sé … del sé primordiale su cui può essere fondata una fiducia universale: ogni cuore vibra a quella corda di ferro.
Niente è davvero sacro, se non l’integrità della tua mente.
Nulla ha autorità sul sé … La storia non può portare illuminazione; solo la ricerca dell’individui può.
(da “Self-reliance” di Ralph Waldo Emerson)

Sermone: LA SOVRANITA’ SPIRITUALE

Inno mediano

 

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo. Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte. Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali. Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare. Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore. Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci
racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen

Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla di Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi [MEDITAZIONE]:
Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

Preghiera conclusiva
Tutti:  Grazie alla Terra dei buoni frutti. Grazie al Cielo delle buone intenzioni. Grazie ai cuori umani di buona volontà.
Ministro: Grazie alla Vita, “che ci tiene nell’incavo delle sue mani, nella curva delle sue braccia”; che “ci confonde di stupore e la cui meraviglia ci trascina lontano”; e grazie ad ogni vita “per le piccole benedizioni, che tessono le gioie dell’essere insieme, che cantano in armonia, che portano il calore di un sorriso al cuore”.
Tutti: Sorgente della vita, siamo riuniti per celebrare la Tua forza che governa l’esistente, per chiederti di continuare ad offrirci i Tuoi doni e a riempirci del Tuo Spirito, per pregarti di illuminare il nostro cammino perché possiamo diventare, ogni giorno di più, consci della Tua immagine dentro di noi, costruttori del Tuo Orizzonte, del Tuo Regno su questa terra, e testimoni di pace e fratellanza tra gli esseri umani. Guida i nostri cuori perché possiamo formare ora e sempre una comunità che possa essere casa comune di amore e crescita reciproca per tutti noi. Amen

Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito. Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”. Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno. Tutti: Amen
LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA

Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa fanno parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Oggi voglio proporvi di pregare e meditare insieme seguendo due diverse fonti di ispirazione.

La prima fonte di ispirazione a cui vorrei ci rivolgessimo è Gesù. Con il suo insegnamento e la sua parabola esistenziale, Egli rappresenta un punto di riferimento per i cristiani, ma anche per tutte le persone aperte al Vangelo. Ma, seguendo la nostra tradizione, noi non pregheremo Gesù, bensì immagineremo di averlo idealmente con noi nella preghiera, per riscoprire il nostro essere Figli di un amore che ci ha creato e che ci ispira.

La seconda fonte di ispirazione è il profondo legame con l’Universo, che ha trovato espressione nella nostra tradizione nelle voci del trascendentalismo, dell’umanismo religioso come dell’universalismo emergente.

PREGARE CON GESU’

Cominciamo con Gesù, ritrovando lo spirito della preghiera nelle parole del Vangelo:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.” Rallegriamoci ed esultiamo, perché grande è la nostra beatitudine nei cieli.” (Citazioni dal Vangelo secondo Matteo 5, l-12a)

Ed ora concludiamo questo momento pregando con le parole che Gesù stesso ci ha insegnato, che esprimono quell’amore che ci ha creato ed in cui tutti ci riconosciamo attraverso la metafora del Padre:

“Padre Nostro, che sei nei cieli. Sia santificato il Tuo nome. Venga il Tuo Regno. Sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane spirituale. Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal Male.” Perché Tuo è il Regno, Tua la gloria, nei secoli dei secoli. Amen

 

PARTECIPI DELL’UNIVERSO

Meditiamo, invece, ora sulla nostra fondamentale partecipazione ad un universo unito, creativo, plurale ed in costante costruzione con queste parole, che sintetizzano molte voci provenienti dalla nostra tradizione UU:

Dichiarazione: “Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1) La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2) Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3) L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5) L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui… Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”

(1) R.W. Emerson (2) G.McKeeman (3) J.I. Ford (4) 7° Principio UU (5) H.D. Thoreau (6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.

Lettore: Tutti gli esseri viventi sono membri di una stessa comunità, tutti espressione di un processo planetario che ha prodotto la vita e la sostiene in modi intricati di là della nostra conoscenza. E’ il processo della vita stessa ad essere sacro.

In questa esistenza interconnessa il benessere di uno non può essere separato dal benessere del tutto. Alla fin fine tutti noi sgorghiamo dalla stessa fonte e siamo tutti in viaggio verso lo stesso destino ultimo.

Tutto ciò che serve a dividerci gli uni dagli altri e dalla comunità degli esseri viventi deve essere combattuto in nome di quella visione più ampia di un mondo ovunque vivo e che ovunque cerca di incarnare quel profondo processo che ci ha chiamati al nostro essere, che ci sostiene nel nostro essere, che ci trasforma come noi non possiamo trasformare noi stessi, che ci accoglie di nuovo a se quando la vita ci ha esaurito.

(David Bumbaugh, U*U)

Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme… Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

 

LA SOVRANITA’ SPIRITUALE

Uno dei luoghi più suggestivi di Pechino è il Tempio del Cielo, non tanto per l’edificio in sé, ma per l’altare all’aperto che vi si trova davanti. Qui l’Imperatore, nel suo titolo di Figlio del Cielo, celebrava i riti a garanzia dell’armonia tra Umanità, Cielo e Terra. Le modalità di questo rito si ritrovano rispecchiate nei rituali di ordinazione delle tradizioni cinesi, ma ciò che prima era riservato al Sovrano ora vede protagonista il semplice adepto, quasi a sottolineare una “sovranità” che il carisma religioso conferisce sul mondo. Ciascuno di noi, a tratti, l’ha sperimentata, quando la chiarezza e la serenità del nostro spirito sembrano farci percepire, come un improvviso allineamento degli astri, che siamo finalmente al nostro posto nel mondo, che la complessità del reale non ci soverchia più, ma anzi ci appartiene nella sua ricchezza. Spesso non è che un attimo, poi tutto torna all’ordinarietà, perché non è che parliamo di super-poteri. E di certo questo non ci fa “signori”, “sovrani” o “capi” di alcunché di materialmente tangibile. Ma non è della stessa sovranità di un re o di un imperatore che stiamo parlando, anzi: il dominio temporale sulle realtà materiali non è affatto ciò che lo Spirito ci indica di cercare.

La “sovranità materiale” riguarda, infatti, la volontà di dominio che l’ego esercita sul mondo. La “sovranità spirituale” è, invece, quella “padronanza” che conquistiamo nel momento in cui rinunciamo a questa volontà di dominio ed, anzi, il nostro spirito acquisisce una tale indipendenza da non essere, piuttosto, dominato dal mondo stesso. Il Tao Te Ching è pieno di suggerimenti per il governo del sovrano, ma è al governo di noi stessi che essi in realtà ci invitano ed è a questo tipo di “sovranità” che allude il Lao tzu quando ci dice che “con una mente aperta, potrai essere giusto verso tutti; giusto verso tutti, ti sentirai sovrano in ogni situazione; sovrano ovunque, sarai in accordo con il Cielo”. Allo stesso concetto si riferisce il Nei Yeh quando sostiene che “la persona esemplare, afferrando saldamente la natura dell’Unità del Tutto, acquisisce padronanza di ogni cosa. Poiché ha compreso la natura dell’Unità, l’uomo di qualità utilizza le cose come strumenti, ma non è mai strumento delle cose… Egli apprende quell’Unico Verbo che conduce a questo e, seguendolo, il mondo gli si offre”. In fondo ciò a cui essi ci stanno invitando non sembra dissimile da quanto Gesù invita i suoi discepoli a fare nel Vangelo di Giovanni, ad essere cioè “nel mondo, ma non del mondo”.

Eppure i testi taoisti parlano di un effetto positivo, di un ascendente verso gli altri che questo conferirebbe, mentre Gesù rileva una reazione opposta, di odio nei confronti di chi rifiuta di sottostare alle logiche materialistiche della società che lo circonda. Odiato è quel sovrano che pretende di cambiare le persone imponendo ad esse un modo di essere, fosse anche quello a cui lo Spirito sembrerebbe indirizzare. Ogni persona toccata dallo Spirito ha a cuore il destino degli altri, soffre nel vedere la sofferenza altrui e vorrebbe prodigarsi per permettere agli altri quella stessa esperienza che tanto ha dato a lei. Ma forzare le cose al cambiamento è forse la via della sovranità materiale, che si propone o si illude di imporre la propria volontà, ma non è certo la via della sovranità spirituale, che agisce attraverso la perseveranza e la silenziosa influenza.

Cercando nella storia della nostra tradizione unitariana e universalista un concetto simile, mi sono ricordato di quella “self-reliance” di cui ci parla Emerson. Emerson ci chiede di scommettere su noi stessi, di avere fiducia nelle nostre possibilità. In virtù della verità spirituale che alberga in ciascuno di noi, è a questa che dovremmo riservare quell’autorità regolativa per la nostra vita, mentre essa è spesso soffocata dal conformismo con cui ci adeguiamo all’autorità esteriore della società. Ma cosa ci permette di capire se il sé che stiamo ascoltando non sia quell’ego che intende dominare il mondo? Giustamente Melville criticò il concetto di Emerson, comprendendone i rischi distruttivi ed autodistruttivi se questa fiducia in sé stessi viene spinta al punto del solipsismo.

Le tradizioni orientali ci dicono, infatti, che il “sé” a cui dobbiamo riferirci è qualcosa di ben diverso dal nostro ego ordinario. Il buddismo ci parla di recuperare la nostra “natura risvegliata” strappando il velo dell’ego impermanente, il taoismo ci invita a ritrovare la “persona autentica” dietro le convenzioni della società nel rapporto diretto con l’ispirazione del Tao. Questo vale a rammentare che il “sé” in cui avere fiducia è qualcosa di diverso dall’ego, ma non fuga totalmente il rischio del solipsismo, lì dove ci si concentra solo sulla ricerca di autonomia.

Lo sguardo universalista unitariano può aiutarci a definire in maniera forse più corretta la natura del “vero sé” che stiamo cercando. Affermando l’unità con la Vita e tra le vite, l’UUismo ci suggerisce che quel “vero sé” che stiamo cercando dentro di noi si trova lì dove la persona si apre alla vita, si trova nella natura dell’animo umano aperta al rischio di un incontro con l’altro, con il futuro, con il Mistero.

Che rilevanza ha questo per la nostra vita quotidiana? Spesso sperimentiamo un senso di confusione o di impotenza di fronte alla complessità del mondo e dell’esistenza. La risposta religiosa è spesso quella di “trovare rifugio” nella preghiera o nella meditazione. A me è successo l’altro giorno di provare a meditare di fronte ad un calice acceso, leggendo proprio le parole del Tao Te Ching che abbiamo citato. Ho trovato conforto rispetto ad alcune preoccupazioni di fronte alle quali percepivo un senso di impotenza, comprendendo quanta più forza vi sia nel vivere la propria via con coerenza e affidarsi ad un’influenza silenziosa, piuttosto che nel cercare inutilmente di cambiare la strada altrui. Improvvisamente quel senso di impotenza sembrava sparire.

Da UU fatichiamo a credere in un potere “a distanza” di qualsiasi pratica religiosa. Ma proprio nell’umiltà della preghiera come nella disponibilità e nell’apertura della meditazione possiamo riscoprire uno sguardo diverso, una “sovranità spirituale”, attraverso la quale cesseremo di sentirci strumenti e schiavi delle “cose del mondo,  e riscoprire, così, una nuova fiducia in noi stessi.

Purché quel “noi stessi” non si riduca alla volontà egoistica dell’io che si illude di dominare il mondo. Quell’illusione di sovranità, quello scampolo di sovranità materiale riportato al governo domestico delle nostre beghe quotidiane, lasciamolo alle ossessioni dei cercatori di certezze, come alle zuffe dei cercatori di  prestigio e di potere. A noi cercatori dello Spirito è offerto un Regno più grande, una “sovranità spirituale” che dissolve quelle beghe nel respiro più ampio di una vita autentica. E che ci ricorda che non un re o un imperatore, ma colui che affida la propria anima all’esperienza dello Spirito è il vero Figlio del Cielo.

 

Nella Via verso l’Uno,

 

Alessandro.

La Gioia Completa

 

Gv 15: 11 Vi ho detto queste cose,  affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.

Cari amici,

Mi sono posto spesso domande sul razionalismo nihilista, sapete quei fondamentalisti della negazione di qualunque cosa possa esserci d’altro e/o d’oltre?

Da un punto di vista pratico problemi non ne ho mai avuti, ognuno può credere o non credere quello che vuole, ci mancherebbe, però, se la scelta verso la spiritualità non è una scelta di indifferenza, che è lo stesso se venga o fatta o meno. Se ho scelto il vangelo rispetto a un comodo nihilismo ci deve essere pur stato un motivo. Perchè credo mentre altri non credono? Va bene, ma mi sembra un po’ semplicistico.

Io penso che, rinunciando ad una dimensione spirituale, variamente intesa, l’essere umano si automutili, che perda qualcosa, che sia un’opera incompiuta e incompleta.

Intendo riflettere su questo punto mostrando come i Sette Principi possano offrire una guida molto opportuna sulle motivazioni per le quali una scelta spirituale completi e compia l’essere umano. Curiosamente mostrerò come, alla luce dei Principi, la scelta spirituale si presenti come scelta mediana in mezzo a due estremi mondani, entrambi da rifiutare.

(I)

Anzitutto è un problema di dignità. Il primo dovere di ogni scelta autenticamente spirituale che si rispetti è stabilire la prospettiva attraverso la quale una vita possa dirsi degna e i margini all’interno dei quali essa debba essere difesa e rispettata. La scelta spirituale deve dunque difendere la dignità dell’individuo, preservandola sia dai fondamentalismi ciechi, che pretendono di annullare l’individuo in nome del dogma, sia dal disfattismo nihilista, che, dopo aver volontariamente perso ogni possibilità di prospettiva annega in un mare di indifferenza

(II)

Riuscirei davvero a percepire una gioia completa se vedessi le persone accanto a me esser vittima di ingiustizia? Sarebbe piena la Mia vita spirituale se la vivessi sapendo di non far nulla affinché quella compassione che invoco per me in una prospettiva verticale non la vivessi io stesso a livello orizzontale? Riuscirei davvero a chiedere la remissione dei miei debiti se me ne frego della remissione Nel mondo?

(III) Principio accettazione e incoraggiamento

Sarebbe davvero completa la mia Gioia se non beneficiasse della Ricerca e della testimonianza di Ciascuno dei miei fratelli se Non riconoscessi in loro un tesoro potenziale del cui beneficio potrebbe godere tutta l’ umanità, e se non incoraggiassi a coltivarlo?

A ben vedere a fondamento dello Uuismo c è una esaltazione della diversità come valore che la mette al riparo sia dai paladini di un pensiero unico, che si battono perché il pensiero collettivo coincida col proprio, sia dai disfattisti di ogni sorta, che pensano non possa esserci alternativa al lassismo morale, sociale e politico. Nel coltivare la diversità all’interno dei confini di cui andiamo dicendo, lo UUismo non solo dimostra che questa via sia possibile, ma mostra anche che una spiritualità che non tenesse essa in gran conto non sarebbe davvero completa

 

(IV)

E qui i Principi ci dicono una cosa strana… molto UU, molto controintuitiva: sarebbe davvero gioiosa una vita in cui qualcuno potesse dire “so tutto, ho capito tutto, le esperienze di vita non possono più insegnarmi niente”.

Vivere significa apprendere sempre nuove sfumature, di Sé, dell’Altro e dell’Oltre. Questo è credo un grande insegnamento, ma, spesso, anche un grande impiccio: implica infatti la disponibilità a mettersi in gioco sempre, a interrogarsi, non lasciando nulla di non vissuto.  Il confronto deve essere per noi motore di senso sempre nuovo, stimolo al rinnovamento e ad una consapevolezza sempre nuova. La lezione emersoniana ci insegna che la vita è un fiume in divenire, non possiamo disporci rispetto a questo fiume come una diga dogmatica che tenti di arginare le acque, dobbiamo piuttosto lasciarci bagnare da acque sempre nuove e lasciarci cullare da questo placido scorrere

 

(V)

E come potrebbe avvenire questo confronto se la congregazione non si dotasse di alcune regole che rispettino la diversità senza sconfinare nel caos e che promuovano la discussione costruttiva senza abbandonarsi alla mera giustapposizione di opinioni? Questo aspetto non piace ai dogmatici, i quali hanno paura del dubbio e del dissenso, ma non piace nemmeno ai disfattisti per cui è scomodo scoprire che ci possa essere qualcosa per cui valga la pena di impegnarsi. La congregazione deve pensare di poter essere ad un tempo la palestra ed un modello affinchè le regole di discussione e le pratiche di gestione del dubbio e del dissenso, possano essere replicate e recepite nella stessa società in cui viviamo.

 

(VI)

Deve sorgere in noi la percezione di essere immersi in una comunità di viventi ciascuno con gli stessi desideri e bisogni. I desideri di un bambino a Kinshasa sono gli stessi di uno di New York. Le paure di un onesto lavoratore a Kabul sono le stesse di uno di Rimini. La storia, la cultura, gli errori umani hanno permesso che a questi medesimi bisogni venissero fornite risposte diverse, ma questo non può indurci a dimenticare quanti siano indietro e non riescano a soddisfare neanche quelli che ciascuno di noi considererebbe desideri minimi. Non vi sto dicendo di fare i missionari e di andare in mezzo al deserto, pochi hanno la personalità e la vocazione per farlo… Vi sto dicendo però che ci sono tanti modi per contrastare questa tendenza, e che una gioia spirituale non potrebbe essere completa senza questo impegno

 

(VII)

Si tratta insomma si sentirci parte di una rete interdipendente. Non sarebbe vera gioia se, in forza della rete, per quello che gli studiosi chiamano effetto farfalla, ciò che io faccio qui ed ora può avere piacevoli e insperate ripercussioni altrove. Proprio in ragione di ciò, anche il può piccolo gesto di cortesia avvenuto qui ed ora potrebbe salvare delle vite o cambiare delle prospettive anche molto lontane da noi. Questo ovviamente disturba sia i dogmatici, persi in un individualismo fazioso, sia i disfattisti, per i quali il fatto che lo schifo del mondo non cambierà mai è solo una pigra scusa per autoesentarsi dal dare il proprio contributo

 

Mi fermo qui, spero di aver dimostrato come i Principi possano essere linee guida per attuare contenuti tradizionali che altrimenti rischierebbero di rimanere solo sulla carta.

 

Allora facciamolo quest’uomo, rendiamolo capace di gioire veramente e totalmente

 

Nasè Adam  

נַֽעֲשֶׂ֥ה  אָדָ֛ם

Amen

Rob