Mio padre era juventino

Es: 20: 12 Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà.

Cari Amici,

questo comandamento sembra oscillare tra l’ovvietà e l’assurdità. Iniziamo dalle cose ovvie: in una prospettiva come la nostra in cui io sono invitato ad amare il mio prossimo come tale, che senso ha specificare la parentela? In che modo l’onorare dovrebbe essere più dell’amare?

Inizierei col dire che il padre e la madre sono per ogni individuo la prima forma di società, una società in miniatura come direbbe Aristotele. Onorare il padre e la madre è dunque il primo passo per tutto il resto, se ci riesce questo, il resto viene da sé.  In più, il padre e la madre sono le persone di cui meglio conosciamo le debolezze, che spesso vediamo nei loro momenti più bassi, intimi e fragili, e a cui dobbiamo riconoscenza nonostante tutto, attraverso la focalizzazione dell’immagine profonda di amore autentico che riusciamo a intravedere nonostante, le rughe, le bassezze e le cavolate che la nascondano. Onorare vuol dire ricostruire l’esperienza di una persona profondamente autentica e degna nonostante gli scivoloni e le debolezze. Ma se mio padre fosse delinquente, o, come nel mio caso juventino sfegatato? Non sto affatto dicendo di misconoscerne gli errori, di mentire sulle debolezze e di far finta di niente. Sto dicendo che, per quanto delinquente possa essere, al genitore io sono debitore della vita e di tutte le possibilità che essa mi offre. Il nichilismo metafisico che pur mi affascina teoreticamente si è trasformato in un nichilismo di significati, in un  pressapochismo di approccio alla vita che è molto preoccupante.  L’escalation di patologie depressive dell’ultimo secolo è chiaro sintomo di come la capacità dell’uomo di trovare un senso alla propria esistenza stia pericolosamente regredendo. Nuovamente, l’esercizio di riuscire a recuperare dalle macerie della relazione biograficamente esperita, la  dignità e la gratitudine per la relazione genitoriale è il primo passo di questa ricerca di senso di cui abbiamo detto.

Una curiosità: qual è il fine di tutto questo? Qui c’è un dato interessante per un cristiano unitariano. Il testo ebraico dice chiaramente che l’oggetto del contendere è la terra promessa, Israele. E a noi? Che può importare a noi oggi la presenza in un Paese, che occhio e croce mai abiteremo? L’interpretazione letterale ci sta stretta, ma francamente anche l’interpretazione che vuole vedere nella terra il pianeta, l’esperienza di vita mi lascia un po’ freddo, la trovo un po’ troppo ovvia e omnicomprensiva.  Allora quale è la terra che ci viene data? Io credo che tutti noi abitiamo la terra promessa tutte le volte in cui riusciamo a trovare un giusto equilibrio tra la dimensione materiale e quella spirituale: in quel momento abitiamo l’esperienza di vita al massimo della nostra possibilità, nel modo in cui il Divino l’ha pensato.

Proseguendo su questa linea, la madre non è solo un essere biologico, ma nella cultura occidentale rappresenta anche la dimensione ricettiva, creativa, emotiva e fragile di un soggetto. Onorare la madre significa anche onorare la dimensione fragile e ricettiva della nostra esperienza di vita, non che la nostra eredita famigliare e culturale, fatta di qualche luce e molte ombre che col nostro agire dobbiamo sapere onorare rettificandola. Tutto questo è ben rappresentato dalla coppa del calice ardente nel simbolismo UU. Sempre proseguendo su questa linea, il padre rappresenta la nostra dimensione attiva, fatta di rispetto di regole ma anche di ideali da realizzare. Rispettare il padre vuol dunque dire onorare la nostra lotta quotidiana per essere persone migliori, senza darci per vinti, ammettendo e amando anche i nostri scivoloni e rialzandoci ogni volta, con ritrovata motivazione.

Ma come fare a trovare quotidianamente l’energia spirituale per andare oltre le noie quotidiane, la rabbia e gli insuccessi? E’ qui che deve intervenire la pratica spirituale quotidiana, Una buona pratica è quel time out dalla vita che vi permette di ricaricare le pile per avere costantemente la forza di impegnarvi in quel processo di trasformazione sottilmente implicato nell’invito ad onorare l’altro. Noi siamo piante spirituali in grado costantemente di filtrare le schifezze dell’esperienza sensibile per trasformarle in qualcosa dotato di senso e motivazione.  Prima di di essere agenti attivi spostando cose o intessendo relazioni con l’Altro, siamo agenti per la potenzialità costante che abbiamo di valutare, integrare, orientare e giudicare le nostre percezioni. Agire contrastando la schifezza del mondo non significa solo eliminare ciò che è sporco dal nostro animo, ma anche e direi soprattutto di fare attenzione a ciò che entra nel nostro campo percettivo. In questo, lungi da me contraddire il Maestro, è proprio per l’attenzione che pongo a ciò che esce dalla bocca dell’uomo che invito a controllare ciò che vi entra.

L’equilibrio orizzontale nelle prime relazioni sociali si traduce dunque in un equilibrio trasversale tra la mia dimensione ricettiva e quella propositiva e infine in quello verticale tra lo spirituale e il terreno.

C’è poi la questione del prolungati. Si potrebbe certamente dire che vivere nel modo che abbiamo descritto fa vivere meglio e che vivere meglio fa vivere più a lungo, ma non credo sia questo. Non credo personalmente che la dimensione spirituale misuri il tempo in senso cronologico. Se si vive male, vivere più a lungo è una condanna, non un dono.Credo sia più sensato pensare a come siano questi giorni. Infatti, nell’originale ebraico arak troviamo la presenza della alef, che, come sappiamo, è la silente manifestazione della presenza di Dio nel mondo. Ci dunque si comporta nel modo in cui abbiamo detto e resta il più possibile in quello stato di consapevolezza spirituale sopra citato, a prescindere dalla lunghezza cronologica dei giorni, vivrà un tempo più pieno, poiché avrà l’opportunità di sentire, più forte e più spesso, la presenza del Divino nel mondo.

Oggi mi sento di chiudere con la famosa frase di Lao Tze: il grande viaggio che inizia da un piccolo passo trova proprio nella relazione con i genitori una prima applicazione Occidentale. La qualità della relazione coi genitori, a prescindere dal loro essere sfortunatamente bianconeri, dice molto della nostra capacità di affrontare spiritualmente la nostra esperienza di vita.

 

Allora facciamolo quest’uomo, capace di filtrare le brutture quotidiane che riceve e di restituire quotidianamente amore e speranza.

 

Nasè Adam

 

Amen

Rob

 

Ecce Homo – Il coraggio di essere fragili

Cari Amici,

Questo comandamento ci comunica alcuni concetti piuttosto interessanti. In primis, è evidente che lo Shabbat non sia inteso come un giorno della settimana quanto come un momento dello spirito, dunque è irrilevante che si tratti di sabato piuttosto che di un qualsiasi altro giorno della settimana. Ai Cristiani, per esempio, la scelta della domenica quale giorno per la preghiera serviva proprio per distinguersi in qualche modo dal mondo ebraico. Tuttavia, il fatto che quel particolare giorno possa non essere sabato ha aperto  una frattura ‘pratica’: concedendo all’uomo una flessibilità adulta e non dogmatica, gli si cede la responsabilità di scelta e alla fine quel giorno che può non essere un Sabato diviene un “mai”. Dovendo ritagliare un momento per la spiritualità, alla fine si rischio di procrastinare continuamente.Il perché di questo continuo rimandare l’idea di dedicare un po’ di spazio al Principale e al proprio lato spirituale, è dato dal fatto che ‘santificare’ significhi proprio ‘ritagliare’, creare uno spazio isolato, privilegiato rispetto al resto del mondo, e del resto ‘santo’ è proprio colui che vive un’esperienza ‘altra’ rispetto a quella comune.
Perché abbiamo difficoltà a fare questo? Proprio il verbo con cui inizia il comandamento che ce lo sottolinea: “ricordare”, che rimanda a tutta la nostra fragilità creaturale, è un ricordo dell’Eden post peccato, è un ricordo del deserto, è un ricordo della solitudine della passione, in una parola  della nostra fragilità di creature, che ci spiazza, che ci fa male. Per cui piuttosto che santificare il Sabato, faremmo qualunque cosa ci vengono in mente un sacco di faccende urgenti che dobbiamo fare: prendersi cura dei figli, i parenti a cena, la partita, qualunque attività… Antropologicamente abbiamo un’assoluta difficoltà a pensare in maniera verticale. La verticalità ci fornisce una vertigine, un senso d’inadeguatezza, di disagio che ci fa preferire rimanere sul piano orizzontale, anche perché – come abbiamo visto la scorsa volta – noi abbiamo difficoltà a trovare la giusta dimensione di un rapporto adulto con il Principale, nel senso che riusciamo a essere sudditi e riusciamo pure a fregarcene, ma non riusciamo invece a trovare una giusta via di mezzo. Una dimensione cioè che da adulti ci metta in relazione con l’Altro, il Principale, in una maniera che non può comunque prescindere da una certa dose di responsabilità anche da parte nostra. Ci relazioniamo a un nostro Superiore, ma con un nostro background, una nostra credibilità, una nostra responsabilità: tutte cose che per la verità sentiamo di non avere, e questa consapevolezza ci disturba profondamente al punto di tendere a evitare. In più queste sono esperienze di di ascolto di quella parte scomoda del sé, dell’altro, della Natura, della vita. Molto spesso tutto questo vuol dire ascoltare cose che noi non vogliamo affatto – o non siamo in grado di – comprendere.Questo ci mette dinanzi a situazioni scomode che preferiamo evitare.

Tutto accade soprattutto perché in questa dimensione del Sabato noi dobbiamo ‘affidarci’, perché in teoria non possiamo lavorare, né manifestare un controllo sulla Natura di qualunque tipo: questo concetto si è un po’ perso nella parte Cristiana e francamente recuperarlo è un po’ complicato, ma quello che interessa qui è che tale dimensione non può prescindere dal fatto che noi facciamo esperienza di affidarci a qualcuno, alla Natura, alla vita, al caso e questo ci fa sentire ancora fragili. Ci invita a trovare un rapporto con la nostra fragilità che non sia dettato dal dogma, dal dominio o dal controllo, ma che sia un’accettazione di un equilibrio in cui una parte di noi stessi è fragile e ha ragione di esserlo. Di più: ha diritto di esserlo.

Quindi, proseguendo nell’analizzare questo comandamento, proprio per questo aspetto di connaturata fragilità in senso antropologico, tutte le differenze di status sociale, geografico, di genere vengono annullate perché tutti, dal più ricco al più povero, dal più bianco al più nero, davvero tutti noi possiamo – dobbiamo, anzi – fare esperienza di questa fragilità, e trovare attraverso essa un senso di equilibrio.
Per motivi che non spiegherò in questa sede, ‘pace’ nella lingua ebraica implica un’idea di equilibrio, dunque noi non potremo mai trovare pace con noi stessi se non troviamo un equilibrio. Per cui la festa, il Sabato, è indubbiamente un giorno di pace proprio perché è un giorno nel quale noi cerchiamo un equilibrio tra la parte di controllo e la parte di fiducia, di affidamento a Dio. Nel momento in cui vediamo questo livellamento, noi vediamo – nel senso etimologico di “avere davanti agli occhi”- la fragilità delle differenze culturali umane e questa fragilità umana ed esteriore ci ricorda esattamente quella interiore.

Si tratta in sintesi di riconoscere che molti dei feticci che la logica mondana ci invita quotidianamente a costruire sono posticci e fallaci, che la nostra costruzione dell’immagine che abbiamo di noi stessi, è posticcia e contraddittoria, che non possiamo più fuggire dall’affrontare quella parte della nostra anima che solitamente preferiamo non sentire, dimenticare, tralasciare.

Come reagire a tutto questo? Attraverso la spiritualità, la ricerca dell’equilibrio, un approfondimento della dimensione spirituale che sappia non nascondere dogmaticamente questa fragilità, ma orientarla al contrario a una dimensione equilibrata. Tutto questo è dato da esperienze spirituali significative che possono anche non essere cristiane, ma che comunque fanno sentire l’individuo nutrito, equilibrato, risolto, completo, autentico permettendogli di crescere spiritualmente. Non è un essere senza macchia che possa insegnare all’uomo ad essere davvero la creatura che può essere, ma un Maestro che abbia il coraggio di stare davanti alle proprie asperità, mostrandole ed offrendole con dignità. Non è la perfezione ad essere di questa vita, ma il coraggio dell’imperfezione. L’ Hecce Homo ci mostra il Maestro nel momento del suo insegnamento più alto e più fragile.Una crescita ovviamente che non annulla la fragilità, ma la ricomprende in una dimensione di equilibrio.

Allora facciamolo quest’uomo, capace di guardarsi davvero allo specchio spirituale senza aver paura e fuggire. Un uomo, che non abbia davanti a sé un idolo senza rughe, ma che sappia amare e offrire le proprie rughe, le proprie macchie, mostrando con coraggio il vero sé stesso.
Nasè Adam,
Amen Rob

Liturgia del 13 settembre 2020

Memorandum

Per il Pastore

Il pastore deve:
1.preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
2.nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
3.distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve
1. tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
2. fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
3.dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
4.segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:

il cantor deve
1. avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:
1. Spegnere la suoneria dei cellulari
2. Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
3. Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
4. Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
5. limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
6. per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
7. Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

Gentile e forte Respiro dell’Universo,
ravviva la fiamma delle nostre anime resilienti. Soffia nuova vita nei cuori desolati, prigionieri del dolore e della paura del futuro. Torna ad aleggiare sulle acque tumultuose della nostra storia e dai loro una direzione. Come luce del mattino, scaccia le tenebre dai nostri occhi e ispira la mente di ogni essere umano, perchè comprenda la follia delle barriere, dettate dall’ignoranza e dall’egoismo. Aiutaci a sentirci liberi per collaborare meglio nella costruzione del senso, a cui lavoriamo insieme.
Comunione Unitariana Italiana

 

Affermazione Dei Princìpi

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen

Liturgia della Riconciliazione

Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Min. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)

Liturgia della Parola

(I)
O più glorioso degli immortali, sotto mille nomi sempre onnipotente,
Zeus, signore della natura, che con la legge governi ogni cosa,
Salve; perché sei tu che i mortali han diritto d’invocare.
Da te infatti siam nati, provvisti dell’imitazione che esercita la parola,
Soli tra tutti gli esseri che vivono e si muovono sulla terra;
Così io ti celebrerò e senza sosta canterò la tua potenza.
É a te che tutto il nostro universo, girando attorno alla terra,
Obbedisce ovunque lo conduci, e volentieri subisce la tua forza;
Così grande é lo strumento che tieni tra le tue mani invitte,
Il fulmine a due punte, fiammeggiante, eterno.
Sotto i suoi colpi, tutto si rafferma;
Per suo mezzo reggi la Ragione universale, che attraverso tutte le cose
Circola, mista al grande astro e ai piccoli;
Grazie ad esso sei diventato così grande ed eccoti re sovrano attraverso i tempi.
Senza di te, o Dio, non si fa niente sulla terra,
Né nel divino etere del cielo, né nel mare,
Tranne che quel che ordiscono i malvagi nella loro follia.

(II)
Ma tu sai riportare gli estremi alla misura,
Ordinare quel che é senz’ordine, e i tuoi nemici ti divengono amici.
Perché tu hai armonizzato così bene insieme il bene e il male
Che vi é per ogni cosa una sola Ragione eterna,
Quella che fuggono e abbandonano i perversi tra i mortali,
Disgraziati, che desiderano senza sosta il possesso dei (pretesi) beni,
E non badano alla legge universale di Dio, né l’ascoltano,
Mentre, se le obbedissero con intelligenza avrebbero una nobile vita;
Da se stessi si gettano, insensati, da un male all’altro;
Questi, spinti dall’ambizione, alla passione delle contese;
Quelli, volti al guadagno, senza alcun principio;
Altri, sfrenati nella licenza e nei piaceri del corpo,
(Insaziabili) vanno da un male all’altro
E fan di tutto perché succeda loro proprio il contrario di quel che desiderano.
Ah! Zeus, benefattore universale, dai cupi nembi, signore della folgore,

(III)
Salva gli uomini dalla loro funesta ignoranza;
Dissipa questa, o padre, lungi dalle loro anime; e concedi loro di scorgere
Il pensiero che ti guida per governare tutto con giustizia,
Affinché, onorati da te, ti rendiamo anche noi grande onore,
Cantando continuamente le tue opere, come si conviene
Ad un mortale, poiché né per gli uomini é più grande privilegio
Né per gli dèi, di cantare per sempre, nella giustizia, la legge universale.

Da http://www.montesion.it/_montesion/Montesion.html”

Canto Mediano

Rinnovo Dell’impegno comune

Min: Sorelle e Fratelli, meditiamo ancora insieme su quanto abbiamo condiviso questa sera:

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen

Comunione dei Fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]

Benedizione Mediana

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

Liturgia della Testimonianza

Testimonianza Umanista e Trascendentalista

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)

Testimonianza Cristiana

Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen

Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Esortazione Conclusiva

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita