Quando ci sentiamo abbandonati e inariditi

La Connessione Spirituale

1 Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: 

2 «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; 

3 e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: “Rendimi giustizia sul mio avversario”. 

4 Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: “Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, 

5 pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa”». 

6 Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. 

7 Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? 

8 Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»

 

Cari amici

sono molto grato a Ilia per avermi dato l’occasione di riflettere su questa parabola.Per comprenderne il significato, a mio giudizio, dobbiamo partire da quello che credo ne sia la corretta antropologia spirituale.  Come ho già avuto modo di dire credo che la realtà sia uno medio tra due poli, da un lato abbiamo l’uomo dall’altro il Principio Trascendente: ciò che accade è un esperienza in grado di mettere in contatto l’uomo con il Principio Trascendente. Compito dell’uomo dunque è quello di setacciare l’esperienza contingente per trovare in essa un indizio che possa ricondurlo al Principale, o se preferite la realtà è come una matassa ingarbugliata, In cui solo pochi fili conducano alla soluzione del groviglio. il nostro compito sarà quello di trovare i fili giusti in ogni situazione. A complicare il tutto c’è l’idea platonica che noi, nascendo ci dimentichiamo dell’intero fondamento metafisico del reale e, non contenti, veniamo russeauianamente diseducati da una subcultura superficiale orientata alla rabbia e all’odio. Ebbene, ogni volta che noi riusciamo a collegare la realtà di ciò che ci accade realizziamo, inveriamo, mettiamo in atto lo sposo, il Cristo; ogni volta invece che per mille motivi non riusciamo a ricollegare correttamente ciò che ci accade con il Principio Trascendente l’anima dell’uomo è vedova.

L’anima può trovarsi vedova per mille motivi: i più superficiali pensano che il problema possa risolversi semplicemente recitando o meno un credo scritto da altri, invece la situazione è un po’ più complicata: ogni credo, ogni dogma, sono misure statiche, i tre attori di cui abbiam parlato, l’uomo, l’esperienza e lo Spirito sono elementi dinamici. Pensare che qualcosa di statico e immutabile possa essere la soluzione di una situazione dinamica è puro non senso. La realtà richiede una ricerca continua, un continuo sforzo di perfezionamento della propria sintonia spirituale. Ogni volta che ci si siede, ogni volta che ci si sente arrivati, lo sposo muore e l’anima torna vedova. Parafrasando Giovanni Crisostomo potremmo dire che il compito di un buon cristiano è cercare di far rinascere il Cristo ogni giorno, ogni secondo attraverso l’esercizio costante. E cosa succede quando noi questo sforzo non lo facciamo o lo facciamo male? Attraverso una serie di risoluzioni altrettanto dogmatiche creiamo un’ombra, un avversario che nutriamo delle nostre paure e delle nostre fragilità, del panico suscitato dall’aver perso il contatto col Principio Trascendente. Questo idolo autocreato inizia a insegnarci il culto di sé e a sviarci in una terribile antropolatria, che invece di insegnarci ad amare l’uomo come tale, ci insegna ad odiare il diverso e a far guerra al diverso.  E’ finita qui? Tutt’altro! L’infinita misericordia del Principale fa sì che la realtà vedova continui a sollecitarci, punzecchiarci, disturbarci, per darci sempre e comunque, unitarianamente una opportunità di crescita spirituale, nel bene o nel male. La vita ci insegna due grandi cose: la prima è che siamo noi a dover scegliere cosa fare, se rendere giustizia alla vedova o nutrire l’avversario; la seconda è che prima o poi qualunque anima la giustizia la trovi, è solo una questione di tempo. E allora gli autori di pesanti crimini? Al netto di patologie mentali, io credo che tutti prima o poi possano trovare il contatto col Principio Trascendente, solo che questo contatto è esigente e sta all’uomo cercare in sé la forza per aprirsi ad esso. La parabola si chiude lasciando intendere una cosa: più si è prossimi all’esperienza della trascendenza, più è semplice ritrovarla anche sotto le nubi più fitte; più si è lontani, più è complicato ritrovarla: l’abitudine a nutrire l’avversario è un brutto vizio, difficile da estirpare, difficile ma non impossibile.

E come si rende giustizia alla vedova? Anzitutto questo non è un processo che si compia per interposta persona, ma un esercizio fondamentale di ogni anima, attraverso un processo di apprendimento e affinamento continuo, che una volta a casa mia si chiamava catechismo, ma che oggi è passato un po’ di moda, in ragione dell’abitudine molto di tendenza a spargere odio sui social. Vediamone comunque due delle tappe principali: la prima consta nel non demonizzare l’avversario. L’avversario è la proiezione di una parte di noi, la vera giustizia passa per il riconoscere, comprendere e abbracciare le nostre fragilità da un lato, e dal concedere che anche il nostro peggior nemico, seppur limitatamente e sotto certi aspetti, abbia delle ragioni. L’altra tappa è non smettere mai di cercare. Ma dobbiamo essere ben chiari su cosa voglia dire cercare. Cercare non significa chiedere ed aspettare ostinatamente che la realtà vada come vogliamo noi, perché il Principale non è un nostro cameriere, e udite udite, non significa nemmeno accettare acriticamente ciò che succede in nome di un presunto amore dogmatico per il Principale, perché non siamo automi.

Cercare significa sforzarsi di vedere in ogni tipo di esperienza, anche la più terrificante, un’occasione di crescita, un momento attraverso cui trascendere per ritrovare lo Spirito in noi stessi. Certo non è sempre facile, nessuno pretende che lo sia, ma è il compito ultimo di tutti noi cercatori dello Spirito. La preghiera, la meditazione, la pratica spirituale, devono poter essere i vostri strumenti in questa ricerca e la tenacia e la costanza le vostre compagne. Lo spirito comunitario tra noi può e deve far di più, la Comunione dei Fiori può essere sfruttata meglio in questo senso: sfruttate quel momento per confidarci quando e come avete sentito la vostra anima vedova del Principio Trascendente, e di come avete trovato conforto, e di come infine siate riusciti a consolare amici che si trovassero loro stessi in una situazione difficile.

Disponiamoci dunque insieme a farlo quest’uomo, capace di disporsi all’ascolto, e cercare in sé la buona Voce Trascendente, anche nei momenti più bui

Nasè Adam

Rob

Gesù non seguiva il tennis

Cari amici,
Eccoci infine a parlare in maniera puntuale della parabola su cui riflettiamo da settimane, quella del seminatore. E’ una parabola che fonda in maniera abbastanza profonda l’altropologia spirituale unitariana. Vediamo perchè.
Anzitutto il seminatore semina ovunque e comunque. Non solo in noi stessi, fondando la nostra capacità di trascendere, non solo nel prossimo, albergando in ogni essere vivente, ma anche in ogni esperienza contingente che ci capiti, positiva o negativa che sia.
E allora le teste di quiz? Ma non vedete che il mondo è pieno di mentecatti? Come fate a parlare di scintilla divina in madri di famiglia che augurano buon appetito ai pesci che inghiottiscono i naufraghi in mare? Come fare a vedere del buono laddove regna ignoranza pressapochismo e odio gratuito? Come spiegare la vita di chi sembra votato solamente all’odio, alla miopia e all’egoismo?
Semplicemente perchè il seme da solo non basta. Se bastasse tutta l’esperienza di vita che il Principale ha pensato non avrebbe senso, sarebbe come un carillon che, una volta caricato, dia sempre lo stesso esito, sempre la stessa noiosa musichetta, e soprattutto contravverrebbe a quello che credo sia il fine ultimo del Principale, e di quella sfida che, nella notte dei tempi, l’uomo accettò. Io credo che il Principale voglia essere amato liberamente e incondizionatamente, voglia essere scelto anche in presenza di altre attrattive che risultino contingentemente più interessanti, siano esse una partita di calcio, un tea con le amiche, o un programma tv. L’uomo accettò la sfida, accettò di vivere in un corpo strutturalmente creato per distrarsi e annoiarsi e di tentare di riportare questo corpo all’esperienza d’amore originaria. 
Intorno a me in questo momento parlano di tennis, ecco penso sia come una partita di tennis: il talento è la pallina, sta a noi rimandarla al di là della rete e cercare di fare il punto. Essere cristiani significa accettare di giocare questa partita, essere Cristo significa far punto. Certo la vita ci mette davanti palle più facili e palle più difficili, sta a noi allenarci in modo da riuscire a far punto nella maggior parte dei casi. Da cristiano penso che Gesù abbia avuto la più alta percentuale palle toccate/punti fatti, una percentuale pari quasi al 100% (al quasi io tengo molto) e che noi invece gravitiamo su percentuali moooolto più basse. Sta a noi lavorare per migliorare le nostre percentuali, tenendo in forma il nostro corpo, e questo è un impegno solo nostro, e migliorando il nostro tennis, la nostra sensibilità spirituale, per cui possiamo farci aiutare dalla tradizione che ci sembra più confacente al nostro sentire e da un ministro adeguato.
Gesù, che probabilmente non seguiva il tennis, ed era una persona molto più seria di me, ha usato un altra metafora per spiegare il concetto: quella della semina. Il seme da solo non basta: un buon raccolto dipende anche moltissimo dal terreno in cui cade e il terreno è compito nostro prepararlo. Se il seme cade in un terreno di me…lma, non è colpa del Principale se non cresce nulla di buono. Se uno, fisicamente un po’ appesantito e totalmente digiuno delle regole del tennis, usa la racchetta per darla in testa al raccattapalle non è colpa del Principale. Noi siamo liberi di utilizzare il nostro terreno e prepararlo come meglio crediamo e questa libertà è un’arma a doppio taglio, perchè senza il buon esempio, senza una società che investa davvero su di una cultura spirituale di tolleranza al di là delle casacche dogmatiche, sarà sempre più difficile imparare a faredel buon raccolto. L’uomo pur troppo funziona per imitazione, se all’imitatio Christi sostituiamo l’imitatio-imbecillis non possiamo pensare di ottenere grandi cose.
Eco era stato triste profeta nel temere cosa sarebbe successo se si fosse dato in mano uno strumento di diffusione di massa in mano ad imbecilli…. 
E il Maestro cita quattro fasi, che potremmo vedere come quattro livelli di una nostra crescita spirituale: 
  • la prima è quella più comune, gli uccelli rappresentano altre sollecitazioni della nostra vita cui noi non sappiamo dir di no, siano essi la tv, la cena con gli amici, social media. Essi letteralmente rubano o inghiottono il nostro talento
  • Facciamo uno scalino e arriviamo a quelli che si impongono un percorso spirituale, sono presenti al servizio, ma considerino la semplice presenza come il fine ultimo del servizio stesso, “caro prete, io ti concedo mezz’ora del mio tempo a settimana, ma poi non rompere le scatole che c’ho da fare”. Queste persone prima o poi abbandoneranno, perchè prima o poi arriverà un momento più difficile, una palla più difficile da respingere e quell’esperienza spirituale, confinata come un compartimento stagno all’interno della vita, cesserà di esistere
  • Facciamo un ulteriore gradino e troviamo un’esperienza ulteriore molto comune: quelli che si lascino pervadere dall’esperienza spirituale in molti ambiti della loro vita,  ma che nel loro animo trovino qualche spina difficile da estirpare e trovino più conveniente lasciarla lì, non toccarla. Direi che mentre i primi due gradini sono molto comuni tra i sedicenti non credenti, o anche tra i curiosissimi credenti non praticanti (due contraddizioni su cui non ho tempo di soffermarmi), il terzo scalino è comune a più o meno tutti noi credenti, mi ci metto anche io ovviamente: ognuno di noi ha qualche spina che impedisca al frutto di crescere e quindi al raccolto di essere copioso come potrebbe. Compito nostro dovrebbe essere quello di lavorare sulle spine per permettere al seme di crescere e invece ci esponiamo al pericolo, non avendo il coraggio di sopportare il dolore dell’estrazione, di volere una denominazione o un ministro che legittimi le nostre spine, permettendoci di lasciarle al loro posto. 
  • Siamo all’ultimo gradino, cui tutti accediamo nel momento in cui sentiamo il seme che lavora in  noi stessi e gli diamo buona terra, ma da cui tutti retrocediamo ogni volta che una esperienza complicata ci renda meno saldi e determinati nella fede. Esperienze e titubanze umanamente comprensibili, ma da cui dobbiamo imparare a guardarci rendendo il nostro animo saldo anche di fronte alle esperienze poco piacevoli. E’ una risoluzione certamente non semplice, ma non impossibile, a fronte di un costante e significativo esercizio spirituale
 
Allora facciamolo quest’uomo, capace di rendere fecondo il proprio terreno per il seme divino e di trasformare i casi della vita come concime utile e non come impedimento alla crescita del seme
 
 
Nasè Adam
Amen
Rob

Liturgia del 18 Agosto 2019

Memorandum

Per il Pastore

Il pastore deve:
1.preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
2.nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
3.distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve
1. tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
2. fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
3.dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
4.segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:

il cantor deve
1. avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:
1. Spegnere la suoneria dei cellulari
2. Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
3. Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
4. Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
5. limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
6. per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
7. Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

L’amore accetta senza dubbi…Come nella storia raccontata da mio nonno. La storia che dice: Una persona uccide la serpe solo perché pensa che l’avrebbe morso, mentre si potrebbe essere nascosta dalla persona per evitare di essere uccisa. Così se la serpe vede la persona la morde; e se la persona vede la serpe la uccide. Il ciclo dell’inimicizia tra umano e serpe continuerà fino a quando o a meno che entrambi possono cacciare via la loro paura l’una dell’altro; come uno yoghi che tiene e ama le serpe, e nessuno morde ma piuttosto hanno cura; la cura che porta la Pace invece della violenza!!!

Mrs. Shaheen Bhatti.

Affermazione Dei Princìpi

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen

Liturgia della Riconciliazione

Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Min. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)

Liturgia della Parola

(I)

„Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;
ché sempre l’omo in cui pensier rampolla
sovra pensier, da sé dilunga il segno,
perché la foga l’un de l’altro insolla.“

[Virgilio a Dante, Purg V,13-18]
[Seguimi e lascia che la gente parli: sta’ come una torre salda, che non ondeggia mai la sua cima per quanto i venti soffino; infatti, l’uomo in cui un pensiero ne fa nascere un altro allontana da sé la propria meta, perché la forza dell’uno indebolisce quella dell’altro».]

(II)

«Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.»

(Gen. 11, 1-9)

(III)

Lc Cap 14

Lc 14:25: Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: 26«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.28Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, 30dicendo: «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro». 33Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo. 

Sermone

Benedizione Mediana

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

Liturgia della Testimonianza

Testimonianza Umanista e Trascendentalista

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)

Testimonianza Cristiana

Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen

Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Esortazione Conclusiva

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita

Rinnovo Dell’impegno comune

Min: Sorelle e Fratelli, meditiamo ancora insieme su quanto abbiamo condiviso questa sera:

Lett: Oggi abbiamo celebrato ed onorato con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen

Comunione dei Fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

Tema di Confronto

Sfruttiamo questo momento per

  • confidarci quale delle caratteristiche della costruzione della Torre di cui ho parlato vi risulta più facile?
  • quale invece più difficile?
  • c’è qualche altro aspetto o caratteristica che aggiungereste?

 

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]