Estratto Liturgia 17 Giugno

Memorandum
Per il Pastore
Il pastore deve:

1. preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
2. nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
3. distribuire le letture

Per il Moderatore:
Il moderatore deve

1. a) tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
2. b) fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
3. c) dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
4. d) segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:
il cantor deve

1. a) avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:
I Partecipanti devono:

1. a) Spegnere la suoneria dei cellulari
2. b) Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
3. c) Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
4. d) Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
5. e) limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
6. f) per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
7. g) Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Occasione
Incontro sull’omoaffettività

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice
Accendiamo questo calice
come il simbolo del cuore che batte,
che è la nostra fede.

Che possa mostrarci come amare,
perché è quello il comandamento più grande di tutti

Che possa darci l’ispirazione per alimentare le nostre fiamme interiori,
cosìche possano risplendere brillantemente quando i tempi sono più scuri.

Che possa rafforzare la nostra comunità,
perché molti cuori che battono insieme fanno una forza a cui nessuno può
resistere.

Ed infine, che possa illuminare la nostra ricerca della verità e del
significato attraverso i molti sentieri fino ad uno di saggezza che guiderà
il nostro corpo, la nostra mente, il nostro cuore, il nostro spirito e la
nostra anima. Amen e sia benedetta.
—-
Le parole di Eva Kortekaas dell’Associazione degli Unitariani Olandesi e
rappresentante degli Unitariani Universalisti Europei all’ICUU.
Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

Un filo d’oro ci lega a tutto ciò che è stato e mai sarà. Qui l’anima tenera brama. Qui i sogni più grandi sono intravisti. Qui arde la sacra fiamma.
Affermazione Dei Princìpi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”
Liturgia della meditazione
Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen
Liturgia della Riconciliazione
Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

1. Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio Min.
2. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio
3. Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio
4. Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)
Liturgia della Parola

(I) Spiritualità Nativo Americana
Grande Spirito, la tua voce è nel vento,
tu nutri ogni forma di vita nel mondo,
ti prego ascoltami!

Io non sono nulla e la mia forza non è niente, ho bisogno di forza e saggezza.
Consentimi di camminare nella bellezza e che i miei occhi possano vedere la bellezza del tramonto.
rendi le mie mani rispettose delle cose che hai creato
consenti alle mie orecchie di sentire la tua voce perché possa muovermi senza fallo.

Donami saggezza perché possa capire ciò che hai insegnato al mio popolo.
Voglio imparare la conoscenza che hai nascosto in ogni roccia e in ogni foglia.
Io cerco la forza non per farmi grande rispetto al creato, non per farmi grande di fronte al mio fratello
ma per combattere il mio nemico più grande, me stesso.

Rendimi sempre pronto a unirmi a te con mani pulite e occhi retti.
Perché il mio spirito, come quando la vita svanisce, possa dissolversi come il tramonto
il mio spirito riesca a venire a te senza vergogna.

(II) Gregory Bateson
La saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.

(III) Lc cap 7
36Un giorno un fariseo invitò Gesù a pranzo a casa sua. Gesù entrò e si mise a tavola.37In quel villaggio vi era una prostituta. Quando ella seppe che Gesù si trovava a casa di quel fariseo, venne con un vasetto di olio profumato, 38si fermò dietro a Gesù, si rannicchiò ai suoi piedi piangendo e cominciò a bagnarli con le sue lacrime; poi li asciugava con i suoi capelli e li baciava e li cospargeva di profumo.
39Il fariseo che aveva invitato Gesù, vedendo quella scena, pensò tra sé: ‘Se costui fosse proprio un profeta saprebbe che donna è questa che lo tocca: è una prostituta!’.
40Gesù allora si voltò verso di lui e gli disse:
– Simone, ho una cosa da dirti!
Ed egli rispose:
– Di’ pure, Maestro!
41Gesù riprese:
– Un tale aveva due debitori: uno doveva restituirgli cinquecento denari, l’altro solo cinquanta, 42ma nessuno dei due aveva la possibilità di restituire i soldi. Allora quell’uomo condonò il debito a tutti e due. Dei due chi gli sarà più riconoscente?
43Simone rispose subito:
– Quello che ha ricevuto un favore più grande, penso.
E Gesù gli disse:
– Hai ragione!
44Poi rivolgendosi verso quella donna Gesù disse a Simone: ‘Vedi questa donna? Sono venuto in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per lavarmi i piedi; lei invece, con le sue lacrime, mi ha bagnato i piedi e con i suoi capelli me li ha asciugati. 45Tu non mi hai salutato con il bacio; lei invece da quando sono qui non ha ancora smesso di baciarmi i piedi. 46Tu non mi hai versato il profumo sul capo; lei invece mi ha cosparso di profumo i piedi. 47Per questo ti dico: i suoi peccati sono molti, ma le sono perdonati perché ha mostrato un amore riconoscente. Invece quelli ai quali si perdona poco sono meno riconoscenti’.
48Poi Gesù disse alla donna: ‘Io ti perdono i tuoi peccati’.
49Allora quelli che erano a tavola con lui cominciarono a dire tra loro: ‘Chi è costui che perdona anche i peccati?’.
50Ma Gesù disse alla donna: ‘La tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!’.

Sermone

Al termine canto Vieni chiunque tu sia

Rinnovo Dell’impegno comune
Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano
1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;
2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;
3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;
4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;
5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;
6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;
7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;
8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;
9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;
10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen
Comunione dei Fiori
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]
Benedizione Mediana
Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen
Testimonianza Umanista e Trascendentalista
Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)
Testimonianza Cristiana
Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen
Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio
Padre Nostro

Esortazione Conclusiva
Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita

Liturgia del 10 giugno 2018

Memorandum
Per il Pastore
Il pastore deve:

1. preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
2. nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
3. distribuire le letture

Per il Moderatore:
Il moderatore deve

1. a) tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
2. b) fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
3. c) dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
4. d) segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:
il cantor deve

1. a) avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:
I Partecipanti devono:

1. a) Spegnere la suoneria dei cellulari
2. b) Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
3. c) Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
4. d) Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
5. e) limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
6. f) per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
7. g) Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Occasione
1852 Muore Hosea Ballou
1814 Nasce Henry Bellows

Lettura introduttiva

Accendiamo questo calice
come il simbolo del cuore che batte,
che è la nostra fede.

Che possa mostrarci come amare,
perché è quello il comandamento più grande di tutti

Che possa darci l’ispirazione per alimentare le nostre fiamme interiori,
cosìche possano risplendere brillantemente quando i tempi sono più scuri.

Che possa rafforzare la nostra comunità,
perché molti cuori che battono insieme fanno una forza a cui nessuno può
resistere.

Ed infine, che possa illuminare la nostra ricerca della verità e del
significato attraverso i molti sentieri fino ad uno di saggezza che guiderà
il nostro corpo, la nostra mente, il nostro cuore, il nostro spirito e la
nostra anima. Amen e sia benedetta.
—-
Le parole di Eva Kortekaas dell’Associazione degli Unitariani Olandesi e
rappresentante degli Unitariani Universalisti Europei all’ICUU.
Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

Un filo d’oro ci lega a tutto ciò che è stato e mai sarà. Qui l’anima tenera brama. Qui i sogni più grandi sono intravisti. Qui arde la sacra fiamma.
Affermazione Dei Princìpi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”
Liturgia della meditazione
Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen
Liturgia della Riconciliazione
Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

1. Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio Min.
2. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio
3. Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio
4. Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)
Liturgia della Parola

(I) Hosea Ballou, Un piccolo saggio sull’Universalismo (1849 ca)
L’occhio della ragione illuminata, in una pagina, potrebbe vedere chiaramente, che se il peccato fosse infinito, non ci può essere alcuna differenza o gradi della criminalità, mentre le Scritture insegnano chiaramente una distinzione comparativa, e che mentre una trasgressore è giustamente passibile di molte punizioni, un altro è esposto solo ad alcuni. Per quanto riguarda la giustizia della pena senza fine, le menti che godono della libertà di ricerca potrebbe facilmente rilevare il carattere diabolico di questa condanna infinita, in quanto è l’esatto opposto della natura divina, che è Amore. […] Gli universalisti sono delle menti indagatrici che si sono prese la liberà di mettere in questione l’esistenza dell’inferno in un mondo invisibile ed eterno, credenza sulla quale i Dottori della Chiesa hanno insegnato ai loro credenti per molti anni.E cosa erano in grado di sostenere questi dotti teologi a riguardo a questo abominevole cupo stato di sofferenza senza fine? Nulla di più di quanti non ne sapevano niente. Loro dicono di leggerne nella Bibbia ma le loro ricerche sono insufficienti a fondare la loro dottrina. Tale credenza è evidentemente dis-onorevole per il carattere del nostro Padre celeste, ed è stata respinta come superstizione abominevole.

(II) Henry Bellows Restatement of Christian Doctrine I, 1860
Le eccellenti massime e le grandi idee che hanno soddisfatto uomini buoni e saggi di ogni luogo per 18 secoli, il valore della virtù, la bellezza della bontà, dovere dell’obbedienza, la maestà e il dovere di Dio, l’abnegazione e la santità di Cristo non incontrano più oggi i propri fedeli, che cercano una fede più intima, coinvolgente
personale. Il cuore non può più essere soddisfatto con delle nozioni vere circa Gesù e circa Dio, vuole sentirsi esso stesso Dio, senza accontentarsi di sapere o di sentire semplicemente che c’è un Dio, che bisogna amare e che ha promesso di amarci; l’uomo vuole conoscere e sentirtsi Cristo Egli stesso, non solamente saper qualcosa di superficiale sul cristianesimo. L’anima deve essere convinta e soddisfatta nella consapevolezza di stare progredendo nella giusta relazione con Dio, diventando più prossima possibile a Lui, nella maniera più profonda di avvicinarsi a un Essere spirituale. L’anima deve poter sentire nella testa e nella pratica di essere davvero una seguace del Cristo e deve poter fare esperienza in vario modo della salvezza, (della salute) che emerge dall’Evangelo, solo così potrà trovare una qualche pace profonda con se stessa

(III)
I ciechi, pur non vedendo il Principe al cui cospetto si trovano, non per questo non tengono un contegno rispettoso se sono avvertiti di tale presenza; però, non vedendolo, dimenticano facilmente la sua presenza; di conseguenza ancor più facilmente dimenticano il contegno rispettoso. Noi siamo così, Filotea: pur sapendo che Dio è presente, non lo vediamo; è la fede che ci ricorda la sua presenza. Non vedendolo materialmente con gli occhi ce ne dimentichiamo molto spesso e ci comportiamo come se Dio fosse molto lontano. Sappiamo bene che è presente in tute le cose, ma non ci pensiamo, ed è quindi come se non lo sapessimo. (Francesco di Sales)

(IV)
Gv 1,19-28
16 Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?» 17 Gesù gli rispose: «Perché m’interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18 «Quali?» gli chiese. E Gesù rispose: «Questi: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. 19 Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». 20 E il giovane a lui: «Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?» 21 Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». 22 Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni.

Sermone

Al termine canto Vieni chiunque tu sia

Rinnovo Dell’impegno comune
Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano
1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;
2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;
3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;
4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;
5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;
6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;
7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;
8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;
9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;
10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen
Comunione dei Fiori
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]
Benedizione Mediana
Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen
Testimonianza Umanista e Trascendentalista
Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)
Testimonianza Cristiana
Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen
Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio
Padre Nostro

Esortazione Conclusiva
Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita

LA NATURA E’ LA MIA CHIESA, L’AMORE LA MIA RELIGIONE

Carissime e carissimi,
vorrei tornare oggi su un tema che abbiamo già affrontato: quello del rapporto tra religione e natura nel contesto UU. Come sapete, la natura ha avuto un ruolo fondamentale in alcune delle correnti principali della spiritualità UU, nel trascendentalismo in primis, ma anche più di recente in molti influenti pastori UU che si rifanno al naturalismo religioso da un lato o alla teologia del processo dall’altro. Come anche sapete, da tempo sostengo (come altri UU ben più influenti di me, quali Daniel Harper o David Bumbaugh) che il riconoscimento della creatività e dell’unità insite nella natura possa rappresentare il terreno per un discorso comune all’interno della nostra denominazione, superando l’annoso dibattito tra teismo ed umanismo. Tutte cose di cui abbiamo già parlato. Allora perché tornarci su? Essenzialmente per due motivi. Il primo è che di recente (e direi finalmente) anche nella nostra piccola realtà italiana, accanto alla storica presenza di persone che si riconoscono nell’ispirazione cristiana dell’unitarianesimo classico, cominciano ad esserci altri che ritrovano nel rapporto con la natura un elemento fondamentale e fondativo della propria spiritualità. Persone che trovano segni di questa attenzione nella lezione trascendentalista di una natura che evochi le virtù più alte dello Spirito e ci spinga a realizzarle; persone che recepiscono il fascino di tradizioni neopagane e della loro capacità di testimoniare il valore della molteplicità ed il contatto con la terra feconda; o persone che non rinunciano ad un’ispirazione cristiana, ma sotto lenti teologiche, come quelle della c.d. “spiritualità del Creato”, che sappiano leggere segni del Regno anche nelle connessioni a cui ci lega la natura. C’è questo e spesso insieme e, come pastore, mi sento interrogato da questi nuovi fiori che appaiono nel giardino della nostra Comunione e chiamato a costruire discorsi che da un lato ne sanciscano l’accoglienza, dall’altro offrano loro la linfa dell’ispirazione UU all’unità tra tutti e alla dignità di ciascuno. Il secondo motivo è che proprio sulla pagina di uno di questi nuovi amici (Fabio dalla Sicilia) ho trovato una frase che può aiutarmi nel proseguire e chiarire questo discorso: “La natura è la mia chiesa, l’amore è la mia religione”. Chi mi conosce sa che non potrei prendere ed accettare una simile frase alla lettera. C’è, infatti, un che di disintermediazione rispetto alle religioni reali che io reputo irrealizzabile, giacché siamo esseri incarnati ed imperfetti, che hanno bisogno di segni tangibili per vivere quotidianamente il proprio rapporto con il Sacro. Ma, come ci insegna la tradizione buddista, gli “utili strumenti” della fede sono zattere che ci accompagnano all’altra riva del fiume, a cui non dobbiamo però attaccarci come fossero essi stessi la riva, liberandocene giunti oltre il guado. E in qualche modo quella frase rappresenta delle direttrici di fondo che definiscono, oltre i dettagli di religioni specifiche, una spiritualità fondamentale in cui mi riconosco pienamente. La cosa che mi colpisce di questa frase è soprattutto in ciò che essa NON dice. Infatti, essa non afferma che “la natura è il mio Dio” e neppure che “la natura è la mia religione”. Quando invito molti a rimettere il mondo naturale al centro dell’esperienza e della pratica religiosa mi sento spesso rispondere: “ Ma come fai ad adorare la natura? Non lo vedi quali brutture essa ci mostra? Bambini nati deformi, malattie, terremoti ed alluvioni! La natura non è affatto buona, al limite è neutra ed indifferente, se non a noi avversa. E di certo non ha in sé nulla di spirituale.” Il primo errore di questa affermazione sta qui: chi ha mai detto di adorare la natura? Rimettere il mondo naturale al centro dell’esperienza e della pratica religiosa non significa fare della natura l’oggetto della propria adorazione, il proprio Dio o la propria religione. Il secondo errore deriva dal primo: immaginando un’identificazione tra Dio e natura, si rivolgono alla natura le stesse contestazioni che la teodicea rivolge a Dio. Se la natura è buona, perché tanto male? Con la differenza che Dio può avvalersi di uno di due alibi (ossia il nascondere le Sue intenzioni di un bene più grande, per alcuni, oppure il fatto di non esistere, per altri), mentre la natura no! La natura è lì, manifesta nei suoi processi ed evidentemente dotata di un’esistenza. Ma noi non intendiamo affatto identificare la natura con un Dio personale. In secondo luogo, tanto Dio quanto la natura manifestano eventualmente lo Spirito non nella perfezione del mondo, ma piuttosto nella sua perfettibilità. Un terzo fondamentale equivoco da sfatare sta nella reazione di chi ritiene che la natura rappresenti una realtà altra dalla sfera sociale ed umana, che, lì dove non presenti il suo volto arcigno, può rappresentare al massimo l’ameno contesto per rasserenanti passeggiate in boschetti animati dal canto degli uccellini. La natura a cui ci riferiamo non ha nulla a che fare con questo quadro idilliaco. Il fulcro della spiritualità della natura è giustappunto nel negare quella frattura che separa l’essere umano dall’ambiente che lo circonda, per cui la natura viene a rappresentare il bosco quanto la città, la realtà selvaggia come quella antropizzata. In termini biblici, quello che intendiamo per natura sono le “realtà terrene” tutte. Rimettere al centro la natura non significa dimenticarsi dell’essere umano, ma piuttosto osservarlo nella complessità delle sue relazioni con la vita tutta. “Ecologia” significa letteralmente “discorso sulla casa”, per cui natura non è solo il parco in cui andiamo a passeggiare la domenica mattina, ma il mondo che abitiamo ogni giorno, anche in mezzo allo smog delle auto bloccate nel traffico, pur se in quel momento della natura osserviamo la triste ferita, piuttosto che il cuore gioioso. La frase da cui abbiamo tratto spunto è illuminante nel qualificare adeguatamente ciò che intendiamo nel nostro approccio spirituale alla natura: “La natura è la mia chiesa”. Quello che intendiamo è, cioè, riconoscere la natura come “luogo del Sacro”, non come cosa in sé sacra. Significa, cioè, riconoscere la natura come serie di processi che realizzano la tensione della vita tutta verso lo Spirito. “La natura è la mia chiesa” perché è il tempio in cui va in scena la Sacra Avventura della vita, la sua trasformazione da una semplicità insignificante verso una affascinante complessità, la sua elevazione dalla materia inconsapevole alla coscienza di sé, la sua apertura dalla conservazione autoreferenziata della vita propria al dono altruistico per la vita altrui. Come ci ricorda la Teologia del Processo, creatività ed unità sono le ancelle che guidano questa evoluzione, in un rapporto che manifesta la composizione tra i molti e l’Uno. Lì dove, infatti, la teologia tradizionale riconduceva la creatività al potere ultimo di Dio e Dio solo, osservarla nella natura significa vederla esplosa in infiniti sforzi creativi. Qui possiamo scorgere il legame della religiosità della natura con lo spirito “pagano”: il riconoscimento del tesoro nascosto in ogni espressione di vita, o, come recita una preghiera dei nativi americani, “della lezione nascosta in ogni foglia”, con la conseguente necessità di una molteplicità di simboli cui volgere la nostra devozione per non lasciar sfuggire questa molteplice ricchezza spirituale. Allo stesso tempo questa stessa osservazione di una creazione continua e diffusa, ci mostra che la creatività si alimenta delle reciproche interazioni tra le individualità nella rete interdipendente dell’esistente e che quanto più tale rete si rende complessa e interconnessa e quanto più la vita si fa consapevole di essa, tanto più la natura sembra oltrepassare i suoi stessi limiti. Non so a voi, ma a me tutto questo suona splendidamente UU e credo che proprio questo spirito, quello dell’unità che scaturisce dal nostro Settimo Principio, sia l’elemento che possa arricchire ogni spiritualità della natura o religiosità della terra, che si affacci alla nostra congregazione, di un respiro più ampio. Tutto questo ci introduce al secondo aspetto richiamato dalla frase da cui abbiamo tratto spunto per questo sermone: “L’amore è la mia religione”. Se pensiamo all’amore come ad un accogliere l’altro e un donare o donarsi per l’altro, ci accorgiamo di come tutto questo abbia davvero a che fare con l’amore. Perché ogni dono è un atto creativo, che immagina possibilità nuove nell’affidare qualcosa di prezioso nelle mani di un altro, mentre accogliere l’altro, ogni singolo altro, è costruire nuove connessioni nella grande Rete della Vita. Un’ultima considerazione voglio farla parlando all’altra metà del mio cielo, vale a dire alle sorelle e fratelli che trovano nel messaggio di Gesù, piuttosto che in ogni foglia, la propria lezione. Non pensate che tutto questo non vi riguardi, non fatevi confondere da un linguaggio che forse non vi appartiene. Abbiamo accennato ad un legame tra l’immagine di una creatività diffusa e l’attenzione pagana alla molteplicità. Ma anche dal lato cristiano non mancano immagini che catturano, seppur con sfumature diverse, questo stesso processo. Come ci ricorda il salmo che abbiamo letto, le meraviglie del creato manifestano il potere di un Dio che “ fa dei venti i suoi messaggeri, delle fiamme guizzanti i suoi ministri”, ma aggiungono bellezza esse stesse alla creazione perché “rinnovano la faccia della terra”. Spingendoci più oltre, pensando al Prologo del Vangelo di Giovanni, “tutto fu fatto per mezzo del Verbo”. E, se rinunciamo, come è nostro uso di unitariani, ad identificare questo Verbo con Gesù solo, questo verso dipinge una creazione che prosegue oltre l’atto iniziale di Dio Padre e procede attraverso l’incarnazione dello Spirito nelle innumerevoli creature, ad esso più o meno recettive. Potremmo spingerci ad immaginare analogie tra il Corpo di Cristo e la Rete della Vita, ma ve le lascio soltanto immaginare. Quello che conta è che, come vedete, tutto questo conduce a quello stesso amore per il prossimo predicato da Gesù. Non si tratta, infatti, di rinunciare al Regno, ma di riconoscere ad esso una dimensione cosmica, che coinvolge ogni creatura. Né si tratta di rinunciare all’umanesimo cristiano, ma di comprendere l’essere umano nella complessità delle sue interazioni e nella totalità delle sue dimensioni. E non si tratta di rinunciare a Dio, ma di vederlo riflesso negli sforzi creativi attraverso cui la vita cerca di rispondere alla Sua ispirazione.

Nella Sacra Avventura,

Alessandro