Gli occhi della tigre

Cari fratelli,

nella consapevole schizofrenia del mio essere ministro di culto e pugile dilettante, uno dei pochi aspetti positivi è dato dalla possibilità, a volte, di meditare su situazioni altrimenti improbabili da osservare al di fuori di una palestra con uno sguardo, per così dire, “spirituale”.

Un paio di settimane fa, una di tali situazioni mi ha dato un particolare spunto di riflessione.

Il mio maestro e allenatore è, indubbiamente, un personaggio piuttosto peculiare: ex pugile professionista nel frattempo laureatosi e riciclatosi come commercialista, grandissimo amante del suo sport, persino interessante conversatore su temi religiosi nonostante posizioni raeliane difficilmente per me condivisibili ma non per questo, dal mio punto di vista, totalmente escludibili (e non solo perché non ci terrei molto a coinvolgermi in dispute teologiche con chi mi prepara per il ring e, soprattutto, con chi, con oltre cento incontri alle spalle, potrebbe rendermi irriconoscibile persino a mia madre in meno di tre minuti), ha sempre dimostrato un particolare interesse per la preparazione psicologica dei suoi allievi più giovani. In questo quadro, appunto un paio di settimane fa, mi ha chiesto di assistere ad una sua sessione di sparring con un ragazzino di quattordici anni notevolmente promettente. Già conoscevo il giovane adolescente per essermi allenato qualche volta con lui: resistenza davvero fenomenale alla corda, indice di un fiato notevole, progressione nell’apprendimento tecnico quasi impressionante, tenacia pressoché maniacale, voglia di emergere che lo aveva portato già dopo pochissimi allenamenti a chiedere che gli organizzassero un percorso verso il professionismo ma, allo stesso tempo, umiltà nell’ascoltare consigli, suggerimenti e anche cazziatoni … Insomma, per farla breve, tutte le componenti per avere successo, se non per un piccolo particolare di una certa importanza: ogni volta che era salito sul quadrato per una sessione di guantoni con altri allievi, il giovanotto si era dimostrato quello che, in gergo fin troppo esplicito, viene definito “una pippa”, una specie di sacco umano che, chiuso in un angolo, sembrava incapace di reagire ai colpi degli avversari. Da qui, la richiesta del mio maestro, consapevole del mio recente brevetto come istruttore di “mental training sportivo”, di cercare di capire insieme a lui quale fosse il problema. I due cominciano a boxare e il ragazzo si muove bene, balletta, si copre, oscilla sul tronco. Poi Felice, l’allenatore, lo attacca in modo molto blando con una combinazione basilare diretto sinistro – gancio destro e in 3 secondi, guardando gli occhi sbarrati e spersi di Stefano, l’adolescente, capisco quale è il vero problema: Stefano ha paura, una paura incredibile di venire colpito e di farsi male, anzi, è proprio terrorizzato ed essendo anche un bel ragazzo medio borghese, faccino efebico, occhioni azzurri, modi educati e guantoni firmati, posso anche capire la ragione per cui costantemente accampi scuse per non misurarsi con coetanei bruttarelli, scugnizzi e guantoni di Decathlon, forse meno dotati di lui ma con la fame dentro e niente da perdere.

Non è qui il caso di riflettere se Stefano abbia probabilmente semplicemente sbagliato sport o se sia possibile intervenire efficacemente con un ricondizionamento per superare questo terrore che appare essere piuttosto innato. Ciò che conta è dirvi che non ho potuto fare a meno di paragonare il suo atteggiamento ad analoghi atteggiamenti che ho avuto modo di osservare in campo religioso.

Ormai sono nella C.U.I. da un bel po’ di anni e, in tutto questo tempo, ho avuto modo di conoscere molti “compagni di viaggio” che sono rimasti con noi per un certo tempo e poi ci hanno abbandonato, chi per un motivo, chi per un altro, ufficialmente. Al di là di queste dichiarazioni più o meno ufficiali, però, devo dire che, al fondo, ho spesso scorto una ragione più recondita per il loro abbandono: la paura del dolore.

Certo, non del dolore fisico, naturalmente, ma la paura di subire una sorta di “dolore spirituale”.

Proviamo, allora, a comprendere di che natura di dolore spirituale possa essersi trattata.

La prima paura è quella del “dolore della solitudine”. Lo sappiamo tutti: viviamo in un ambiente che non arriverei a definire religiosamente ostile, quantomeno per rispetto verso chi in un ambiente realmente ostile e perseguitante ci vive davvero, ma che, indubbiamente, ci percepisce come un corpo estraneo, vuoi perché impegnati a vivere una fede che, pur nella sua liberalità e nei suoi confini ampi, è pur sempre una fede potenzialmente piuttosto omninglobante e che dà forma alla nostra vita volgendola verso un orizzonte trascendentale in un’epoca troppo spesso caratterizzata da una sorta di monoliticità materialistica, vuoi perché viviamo in un paese tradizionalmente e culturalmente improntato ai dettami di una Denominazione per molti versi nettamente differente dalla nostra in relazione a precetti e atteggiamenti sociali. E credo sia esperienza comune quella di provare un certo disagio nell’essere “la pecora nera”, quello o quella che non sta alle regole, che pensa differente, che non si attiene all’ottica comune. Magari per qualcuno è proprio questo dato ad attirare verso di noi, quasi che noi fossimo “quelli contro” e non semplicemente quelli che hanno scelto una via differente … Ma il ribellismo e la voglia d’indipendenza intellettuale e spirituale prima o poi scema alla prova dei fatti, magari estenuata dalle continue discussioni, dal finire per sentirsi “fuori luogo”, dall’interrogarsi sul perché della differenza e sul senso di una “lotta contro i mulini a vento” … Insomma, in qualche modo è come se Stefano, il nostro aspirante pugile, finisse per chiedersi perché lui, giovane liceale “a modo” di famiglia benestante e con prospettive universitarie, dovesse allenarsi in uno sport in cui il 90% dei suoi compagni sono in scuole professionali di vario genere o sono già apprendisti in qualche autofficina o camerieri in qualche ristorante e, alla fine, decidesse che sudare e faticare per finire a fare a pugni su un ring non fa per lui …

Il secondo genere di paura che ho notato è molto più simile proprio a quella di Stefano, anche se, ancora una volta, traslata in senso spirituale: la paura di colpi che possano rovinare il nostro bel faccino. Se è vero, come scrisse Theodore Parker, che una chiesa viva è una chiesa dove è pericoloso quando nessuno è in disaccordo con quello che viene detto e predicato, sicuramente la nostra è una chiesa vivissima, lo è sempre stata e lo sarà sempre. E questo per il semplice fatto che, fermo restando il rispetto per le opinioni personali di chiunque, una chiesa che ha fatto della molteplicità delle espressioni religiose e del costante dibattito interno una delle sue caratteristiche salienti contro ogni forma di immobilismo dogmatico e contro ogni letto di Procuste superimposto, è per sua natura una chiesa in cui le divergenze di visioni e opinioni non solo sono ben accette e continuamente espresse ma, addirittura, sono viste come un elemento di forza. E non è sempre facile dover continuamente mettere le proprie convinzioni alla prova del contraddittorio! Perché, vedete, le nostre idee in materia di spiritualità sono un po’ come il faccino di Stefano in termini estetici: sono parte della nostra identità, del nostro modo di affrontare la vita, della nostra visione del futuro e diventano, persino, una sorta di carta d’identità sociale. Ogni opinione contraria, ogni idea divergente che rischi di smontare il nostro castello di convinzioni, anche solo parzialmente, di portarci a cambi di direzione o a riletture, diventa, se non accolta con lo spirito giusto, un colpo inflitto alla nostra identità, addirittura uno smacco subito. Ci sono pugili che si fanno riempire di pugni dagli allenatori per imparare a sopportare il dolore, ci sono cercatori che sono felici di ascoltare idee diverse dalle loro perché possono rappresentare un tassello in più per avvicinarsi alla loro meta irraggiungibile, ci sono pugili (o aspiranti tali) che hanno paura di rompersi il loro bel nasino e ci sono cercatori (o aspiranti tali) che hanno paura di veder franare il loro bel sistema metafisico e di non essere capaci di ricostruirne un altro dai cocci …

E le paure sarebbero ancora così tante … ma non voglio tenervi qui ad ascoltarmi tutta la notte né credo che sareste disposti a farlo …

C’è, però, un’ultima cosa a cui vorrei accennare. Dopo la seduta di sparring, confrontandomi con Felice, il mio maestro di boxe, ed esternandogli il mio punto di vista sul ragazzo, mi sono sentito rispondere: “Sì, è vero, ho notato la stessa cosa. A Stefano mancano gli occhi della tigre!”.

“Gli occhi della tigre”: sono in molti a conoscere questa espressione grazie alla fortunata canzone della colonna sonora di “Rocky” ma pochi sanno che non si tratta di una frase inventata dall’autore ma di una espressione gergarle comunissima in ambiente pugilistico fin dagli anni ’30. Ma cosa sono questi “occhi della tigre”? Credo sia difficile spiegarlo a parole: sono un insieme di fame, calma e feroce determinazione, amore per ciò che si è, fiducia in se stessi, forza, coraggio …

Esistono degli “occhi della tigre” in campo spirituale? Io credo di sì. Credo che gli “occhi della tigre” siano il risultato dell’innamoramento per un cammino, per la meta sperata, siano la forza della resilienza e della speranza che muove i nostri passi verso quella meta, siano la determinazione nel vivere la propria fede comunque stiano le cose, qualunque siano le condizioni e le difficoltà che si possano incontrare, siano la fiducia nella giustezza di un’ottica e il coraggio di impegnarci per essa, anche al di là dei nostri piccoli interessi personali contingenti, delle mancanze di tempo, della stanchezza, della poca voglia che ci assale in certi momenti …

Perché, fratelli, una cosa mi sono sentito dire da quando ho cominciato a frequentare l’ambiente degli sport da combattimento, una cosa che, nel tempo, ho capito essere verissima: se non ami davvero questo sport, non trovi il coraggio di salire sul ring, non trovi la forza di affrontare i dolori degli zigomi rotti e delle braccia che non riesci neppure più ad alzare, non trovi la voglia di spaccarti in due ad ogni allenamento …

Ed è lo stesso nella fede, amici miei: l’amore è la chiave. E lasciatemi dire che la nostra fede, di ragioni per essere amata ne ha davvero tante.

In un film persino più famoso di “Rocky”, “I Blues Brother”, il compianto John Belushi, di fronte al compito di organizzare dal nulla un grande concerto per trovare i soldi per tenere aperto l’orfanatrofio in cui lui e suo fratello erano cresciuti, afferma: “Siamo in missione per conto di Dio!”. Beh, io non lo so se noi siamo “in missione per conto di Dio” perché non è poi così facile cercare d’indovinare gli obbiettivi del Capo ma di una cosa sono assolutamente convinto: siamo in missione per conto degli uomini! Siamo in missione per dare dignità ad ogni essere umano e ad ogni spiritualità, siamo in missione per mettere l’uomo al centro, per affermare che ogni essere umano vale “in sé”, al di là di qualsiasi variabile secondaria, che ogni pensiero e ogni parola deve essere ascoltata prima di essere giudicata, che le barriere dello Spirito sono solo costruzioni d’uomo, che esiste una fratellanza che ci accomuna per il solo fatto di avere una stessa Origine, qualunque riteniamo possa essere, che l’uomo possa sempre parlare con l’uomo e con tutto il creato e che è per tutto questo e per cooperare nella costruzione di un futuro migliore, più giusto, più equo, più amorevole per tutti che ciascuno di noi è stato creato anche se nessuno di noi può avere la certezza di chi sia stato il Creatore.

E questo essere “in missione per conto dell’uomo, della sua vita, della vita in generale” a me, come a molti di noi, è bastato per farmi innamorare perdutamente di questa nostra fede.

Forse ad alcuni altri no, forse non è bastato, forse la scintilla non è scattata, forse non hanno capito la posta in palio o non siamo stati abbastanza bravi noi a spiegaglielo, forse le paure hanno vinto … Non mi resta, non ci resta, allora, che, senza nessun giudizio di merito, pregare per loro, perché trovino una via, perché qualcosa l’innamori, li catturi, li spinga oltre ogni paura …

In fondo, Stefano, se continuerà a bloccarsi ogni volta che sale sul ring, potrà comunque sperare di diventare un grande tennista!

Adonai echad,

Amen.

Liturgia 22 aprile 2018

Lett: Ho bisogno di pace,
ho bisogno di esprimere la mia gratitudine,
ho bisogno di umiltà,
Preghiamo insieme
perché da solo ciascuno di noi
non è abbastanza
ed è troppo.
Esprimiamo la nostra gratitudine per il dono della vita,
esprimiamo la nostra unicità
nel grande quadro dell’umanità
e di tutto il creato.

INNO DI APERTURA

ACCENSIONE DEL CALICE

Min: Benvenuti Fratelli a questa celebrazione pasquale. Iniziamo con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.

Lett: Il luogo dove serviamo il Padre, il luogo dove serviamo il Padre. Questa è una casa sacra di adorazione. Il luogo dove serviamo il Padre. Che il nostro spirito sia unito, che il nostro spirito sia unito, nell’ora del servizio sacro, che il nostro spirito sia unito. Che Dio ci possa ascoltare, che Dio ci possa ascoltare, il gemito di ciascuno e di ognuno. Che Dio ci possa ascoltare (Rev. Matimoju Adeyinka, First Unitarian Church – Lagos, Nigeria)

AFFERMAZIONE DEI PRINCIPI

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Lett.: Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

LITURGIA DELLA MEDITAZIONE

Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Uno inconoscibile, Uno senza nome e dai mille nomi,
ti preghiamo di mostrare la tua benevolenza a tutte le creature della terra
e che gli esseri umani sappiano usare con saggezza dei loro doni,
del loro libero arbitrio e della loro immaginazione, della loro conoscenza,
dei loro poteri e della loro compassione
perché ogni casa sia riflesso della Tua immagine

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.

[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]

Min: Amen

Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURE

I) Due strade divergevano in un bosco d’autunno

e dispiaciuto di non poterle percorrere entrambe,

essendo un solo viaggiatore, a lungo indugiai

fissandone una, più lontano che potevo

fin dove si perdeva tra i cespugli.

Poi presi l’altra, che era buona ugualmente

e aveva forse l’aspetto migliore

perché era erbosa e meno calpestata

sebbene il passaggio le avesse rese quasi uguali.

Ed entrambe quella mattina erano ricoperte di foglie

che nessun passo aveva annerito

oh, mi riservai la prima per un altro giorno

anche se, sapendo che una strada conduce verso un’altra,

dubitavo che sarei mai tornato indietro.

Lo racconterò con un sospiro

da qualche parte tra molti anni:

due strade divergevano in un bosco ed io –

io presi la meno battuta,

e questo ha fatto tutta la differenza.

(Robert Frost. “Due strade nel bosco”)

II) Se osserviamo più profondamente le antiche religioni e le tradizioni spirituali dell’umanità, scopriremo che al di sotto delle molte differenze di superficie ci sono due intuizioni fondamentali su cui molte di loro concordano. La prima parte è la realizzazione che lo stato mentale “normale” della maggior parte degli esseri umani contiene un forte elemento di ciò che potremmo chiamare disfunzione o persino follia. Gli indù dicono “la mente è maya”. Gli insegnamenti cristiani si riferiscono al “peccato originale”. È importante rendersi conto che la paura, l’avidità e il desiderio di potenza non sono le disfunzioni di cui stiamo parlando, ma sono esse stesse create dalla disfunzione, che è un’illusione collettiva profondamente radicata che si trova nella mente di ogni essere umano essere. (Ekhart Tolle, “Una nuova Terra”)

III) «Ascoltate: il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; e gli uccelli vennero e lo mangiarono. Un’altra cadde in un suolo roccioso dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma quando il sole si levò, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde fra le spine; le spine crebbero e la soffocarono, ed essa non fece frutto. Altre parti caddero nella buona terra; portarono frutto, che venne su e crebbe, e giunsero a dare il trenta, il sessanta e il cento per uno». Poi disse: «Chi ha orecchi per udire oda». (Vangelo di Marco, capitolo 4)

Min: sermone (Gli occhi della tigre)

Al termine del sermone

Tutti: Amen

INNO MEDIANO

RINNOVO DELL’IMPEGNO COMUNE

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;•

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sua facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni.

Tutti:Amen

COMUNIONE DEI FIORI

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura.Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore.

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

PREGHIERA CONCLUSIVA

Lett: Spirito della Vita e dell’Amore
sii con noi in questi tempi difficili,
quando la gente soffre, i genitori piangono, la violenza cresce.
Sii con noi quando sentiamo il peso di una perdita,
quando sentiamo la rabbia per l’ingiustizia.
Stai dalla parte dell’oppresso e cambia il cuore dell’oppressore,
perché entrambi sono legati dal vincolo umano,
anche se spesso lo dimentichiamo.
Aiutaci a ricordare la speranza che avevamo, abbiamo e avremo,
aiutaci a ricordare la gioia anche nella tristezza,
il successo anche nella sconfitta,
il bene anche in mezzo al male.
Aiutaci a essere migliori,
a lavorare per migliorare le cose
e a creare un mondo migliore.

BENEDIZIONE FINALE

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

TESTIMONIANZA UMANISTA E DALLE RELIGIONI ORIENTALI

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre.

Lett: Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni dogma che divide

da ogni dottrina che discrimina.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni concetto che chiude

da ogni ideologia che ingabbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni impeto di arroganza

da ogni sentimento di superbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni certezza che esclude

da ogni sicurezza che scaccia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni tentazione umana

da ogni schiavitù materiale.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni turbamento emotivo

da ogni depressione mentale.

Ma vieni o Pieno e riempici

di una luce senza tenebre

di un calore senza confini.

E vieni o Pieno e riempici

di compassione il cuore

di fede, di speranza, di amore.

(Ian McCarthy)

Lett.2: Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede.”

(Lao Tse)

TESTIMONIANZA DAI POPOLI DEL LIBRO

Min: Concludiamo la liturgia accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico.

Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min.: Anche la Sapienza islamica da sempre proclama l’Origine Unica della vita in cui anche noi crediamo. Ricordiamo, dunque, questa nostra fede attraverso le parole del Sacro Corano:

Lett: “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Di’: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

e nessuno è eguale a Lui”. (Surat al-Ikhlas)

Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

INNO CONCLUSIVO

Liturgia 15 Aprile 2018

Memorandum

Per il Pastore

Il pastore deve:

  1. preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
  2. nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
  3. distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve

  1. a) tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
  2. b) fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
  3. c) dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
  4. d) segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:

il cantor deve

  1. a) avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:

  1. a) Spegnere la suoneria dei cellulari
  2. b) Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
  3. c) Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
  4. d) Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
  5. e) limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
  6. f) per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
  7. g) Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

Lett: Il luogo dove serviamo il Padre, Il luogo dove serviamo il Padre, Questa è una casa sacra di adorazione, Il luogo dove serviamo il Padre. / Che il nostro spirito sia unito, Che il nostro spirito sia unito, Nell’ora del servizio sacro, Che il nostro spirito sia unito. / Che Dio ci possa ascoltare, Che Dio ci possa ascoltare, Il gemito di ciascuno e di ognuno, Che Dio ci possa ascoltare. Rev. Matimoju Adeyinka, Minister of the First Unitarian Church, Lagos, Nigeria

Affermazione Dei Princìpi

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro.  Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen

Liturgia della Riconciliazione

Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

  1. Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio Min.
  2. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio
  3. Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio
  4. Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo,  EdizioniE.U.M.)

Liturgia della Parola

(I)
“Il futuro non è un posto dove stiamo andando, ma quello che stiamo creando. I percorsi per il futuro non si devono trovare ma costruire. L’attività di costruire il futuro cambia sia il costruttore che la destinazione.” Rev Harold E. Babcock – Paris Unitarian Universalist Fellowship
(II)
L’uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza la coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza morale, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici (Gandhi). La fede che riposa su di un’autorità non è una fede (Ralph Waldo Emerson).
Matteo cap 9

27 Come Gesù partiva di là, due ciechi lo seguirono, dicendo ad alta voce: «Abbi pietà di noi, Figlio di Davide!» 28 Quando egli fu entrato nella casa, quei ciechi si avvicinarono a lui. Gesù disse loro: «Credete voi che io possa far questo?» Essi gli risposero: «Sì, Signore». 29 Allora toccò loro gli occhi dicendo: «Vi sia fatto secondo la vostra fede». 30 E gli occhi loro furono aperti.

Sermone
Al termine  canto Vieni chiunque tu sia
 

Rinnovo Dell’impegno comune

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen

Comunione dei Fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]

Benedizione Mediana

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

Testimonianza Umanista e Trascendentalista

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà   in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)

Testimonianza Cristiana

Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen

Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Esortazione Conclusiva

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita