Una teologia della dignità

Cari fratelli,

a volte, e probabilmente giustamente, mi è capitato di sentire lamentele sul fatto che la nostra Denominazione sia, per molti versi, più pratica che filosofico-teologica: se il credo, la teologia ispiratrice e le linee guida filosofiche rimangono appannaggio unicamente del singolo, sono piuttosto l’agire e il sentire sociale comune che sembra essere connotativo di una nostra appartenenza all’ambito unitariano universalista.

La domanda che mi pongo, allora, è se le cose stiano proprio così, se essere unitariano universalista risulti, in fin dei conti, equivalente al definirsi liberali in ambito religioso e qui si concluda ogni ulteriore possibilità definitoria.

Come sapete, a me piace partire dalle definizioni e quando penso alla concezione contemporanea del termine unitariano come spinta all’unità del genere umano piuttosto che fede nel rigido monoteismo e alla concezione contemporanea del termine universalista come riguardante l’intero genere umano piuttosto che come riguardante la salvezza universale, non posso fare a meno di notare come da un ambito di relazione con il Divino ci siamo progressivamente spostati verso un ambito di relazioni umane. E, dunque, davvero corriamo il rischio di diventare quello che molti già ci accusano di essere, cioè un club filantropico più che una chiesa?

Credo che le cose non stiano propriamente così.

Cercherò di spiegare il mio pensiero a partire da una sorta di schema, forse persino un po’ banale, ma che ritengo fondamentale per qualsiasi cammino spirituale umano. Poniamo, ed è discorso già più volte affrontato e ormai noto, che le due direttrici della spiritualità singolare siano l’una verticale, dall’uomo a ciò che trascende l’uomo, indipendentemente dal nome che a tale Trascendenza vogliamo attribuire, e l’altra orizzontale, che dall’uomo va verso i suoi simili.

Credo che tutti concordiamo sul fatto che entrambi gli aspetti siano necessari: una spiritualità che si muova solo sul piano verticale rischia di diventare solo una sorta di misticismo ascetico a rischio di solipsismo e, in fin dei conti, sterile mentre una spiritualità che rimanga unicamente sul piano orizzontale, senza nessuna tendenza a sviluppare uno slancio verso l’elevazione ad un “oltre”, mi pare che rischi di perdere di vista uno dei suoi elementi di spinta più importanti e rischi il riduzionismo ad una mera, per quanto meritoria, filantropia.

In qualche modo, nella mia pur limitatissima conoscenza della trigonometria, sono piuttosto convinto che le due direttrici vadano, dunque, a formare una sorta di quadro cartesiano al cui interno la nostra vita spirituale si sviluppa con tutti i trend possibili, spesso per curve e sinusoidi che ci vedono a tratti più propensi all’elevazione e in altri più all’operatività.

Quello che è interessante notare è che mi sembra che la nostra teologia unitariana universalista tenda, proprio nel nostro quadro cartesiano, a differenziarsi piuttosto nettamente rispetto a quelle delle Denominazioni, soprattutto ma non unicamente protestanti, normalmente definite “classiche”. Se ci facciamo caso, tali Denominazioni tendono, pur con diverse declinazioni, a vedere nel percorso spirituale singolare una sorta di curva (mi pare di ricordare che, geometricamente, si chiami iperbole) che dal culmine della nostra tensione di ascesa verso la Trascendenza digradi fino a spingerci ad un servizio al prossimo: si tratterebbe, insomma, di un irraggiamento dello Spirito divino (o, se preferiamo, dello Spirito Santo) che ci pervade e ci induce all’azione verso gli esseri umani.

Credo di poter dire che nello U*Uismo il cammino preferenziale sia esattamente l’inverso: nel momento in cui nulla ci vieta di porre l’asse verticale “a destra” del nostro quadro, come meta finale e non iniziale della nostra curva, direi che il nostro cammino parte dal servizio all’essere umano, dalla ricerca della massima consonanza possibile con tutte le vite che incontriamo, per seguire un percorso che dall’uomo ci conduca alla Trascendenza attraverso vie che possono variare dal riconoscimento dell’insieme delle anime singolari come costitutive dell’intera Anima Mundi alla visione dell’uomo come Imago Dei, dal rifiuto dell’apparente dualità tra “ciò che sta sopra e ciò che sta sotto” al panenteismo omninglobante e alla definizione di uomo come avatar del Divino.

E se così stanno le cose, fratelli, i corollari che ne derivano sono certamente molti ma forse, per noi, il più importante è che possiamo tranquillamente rifiutare l’accusa di pragmatismo spicciolo che troppo spesso ci viene rivolta rispondendo che, piuttosto, la nostra è una “teologia attraverso l’uomo” che fa sì che non per volontà divina ci accostiamo ai nostri simili ma che attraverso i nostri simili ci accostiamo alla volontà divina, comunque possiamo liberamente interpretarla.

Ecco allora che, ad esempio, i nostri “Sette Principi”, che possono, a prima vista, apparire così concreti, così legati ad una prassi morale persino spicciola, si rivelano, in ultima analisi, molto più teologicamente fondati di quanto possiamo sospettare nel momento in cui la loro attuazione concreta nel nostro quotidiano si manifesta come un cammino di elevazione spirituale che ci porta, attraverso il servizio all’uomo e l’affinamento della nostra sensibilità nei confronti di coloro che ci circondano, ad una sempre maggior consapevolezza di quell’elemento di trascendenza che individuiamo e focalizziamo proprio in un meccanismo di relazionamento orizzontale verso chi ci circonda.

Mi rendo conto che, espressa così, in astratto, questa visione possa apparire giusto una pura teoria, persino un po’ campata in aria e di non così immediata comprensione.

Vorrei, allora, cercare di rendere il mio pensiero un po’ più U*Uisticamente pratico con un esempio concreto e reale, sicuramente molto personale, tratto dalla mia recente esperienza nepalese per conto della comunità.

Il quadro è presto detto: per la prima volta a Kathmandu, in un paese che sogno di visitare da una vita intera, mi trovo, come tutti i miei colleghi, a poter ben raramente e per brevissimi periodi uscire dall’hotel a causa de ritmo sostenuto dei lavori. Come gran parte dei miei colleghi presenti, però, dopo due giorni decido di prendermi un pomeriggio libero e, come uno dei miei studenti, opto per una mirabolante bigiata da un chalice circle e prenoto una visita turistica con guida dei due luoghi più caratteristici della città, il grande tempio di Shiva e lo stupa buddista che mi dicono essere il secondo più grande al mondo. Normalmente, sono sempre piuttosto restio a rivolgermi a guide professioniste, preferendo cercare, piuttosto, di calarmi nel ritmo vitale delle città che visito ma il tempo è poco, non ho avuto modo di prepararmi a casa un tour personalizzato e, in ogni caso, muoversi nel traffico ultracaotico di Kathmandu comporta tempistiche che, da solo, so già si dilaterebbero ben oltre i limiti che mi sono consentiti.

È così che faccio la conoscenza di Kedar, la guida che mi viene assegnata e, in tutta onestà, la prima impressione non è esattamente delle più favorevoli: l’ometto che mi viene presentato mi appare piuttosto freddo, sulle sue, leggermente bozzettistico nel suo tentativo di apparire superiore al contesto che lo circonda nel suo completo spezzato giacca a righe e pantaloni a quadri che anche uno evidentemente non certo particolarmente attento all’eleganza formale come me non può fare a meno di considerare vagamente imbarazzante, soprattutto se abbinato ad una cravatta scozzese. Appena comincia a parlare tre cose mi colpiscono particolarmente: il suo essere un po’ balbuziente nel suo inglese con accento talmente forte e lessico talmente limitato da riuscire ad essere appena comprensibile, il suo dirmi, come prima cosa, che si è alzato quella mattina con un forte torcicollo che gli impedisce movimenti sciolti e il suo utilizzo costante di formule tipo “Sir, yes Sir” che non posso fare a meno di recepire come un persino fastidioso retaggio post-coloniale (sebbene il Nepal non sia mai stato colonizzato, come in seguito orgogliosamente mi farà sapere). Insomma, per farla breve, dopo cinque minuti vorrei già salutarlo e cavarmela da solo.

E farei malissimo. Dopo meno di un’ora di tour mi rendo conto che Kedar è un uomo estremamente colto e timido e gentile, ex insegnante d’università che, nel disastro economico che caratterizza il suo Paese, si è dovuto riciclare in un mestiere verso cui non appare caratterialmente particolarmente tagliato ma che svolge, nonostante l’evidente dolore che prova ad ogni movimento, con impeccabile professionalità e attenzione e con tutta la passione e la dignità che riesce a trovare, nonostante il suo reddito di circa 200 dollari mensili, appena in media con i guadagni standard di un nepalese con qualifiche molto inferiori alle sue.

Alla fine del tour, il suo tentare di apparire elegante abbinando elementi piuttosto logori ed eterogenei, evidentemente residuati di completi differenti ora perduti, il suo balbettare per la tensione di passarmi più informazioni possibili in una lingua che fatica a padroneggiare a fondo, il suo apparente servilismo che è, in realtà, un mostrare, forse persino eccessivamente per i nostri canoni, una educazione che va a pari passo con la sua cultura, hanno assunto una connotazione totalmente differente ai miei occhi: sono diventati una stratuizione, anzi, forse addirittura un grido di riaffermazione della propria dignità, divenuto ancora più esplicito quando, con malcelato orgoglio, mi dà il suo biglietto da visita specificandomi che il titolo di “Vice-presidente” delle guide di Kathmandu che campeggia al centro del foglietto di carta troppo leggero è obsoleto perché, nel frattempo, è stato eletto presidente.

Dignità, dignità nonostante tutto, nonostante la situazione, nonostante le ristrettezze, nonostante tutto ciò che può indurre a lasciar perdere. Ed è stato impossibile evitare che l’incontro con quello che inizialmente appariva solo uno strano personaggio per poi diventare un uomo epitome della storia di tanti, troppi uomini, forse di tutti gli uomini, non aprisse dentro di me la strada ad una riflessione che dal particolare si irradiava all’universale e, addirittura al Trascendente, pensando come quella dignità fosse il segno della forza dello Spirito, di quella stupenda forza che supera ogni razionalità, che rende ciascuno di noi assolutamente speciale, assolutamente unico, assolutamente divino, assolutamente degno di ogni rispetto, in qualunque caso e in qualunque situazione si trovi perché quella forza, quella resistenza, quella resilienza in ciascuno di noi è la vera imago dei, davanti ai nostri occhi ogni giorno.

È questo che intendo per teologia attraverso l’uomo. La nostra ricerca infinita, non può, secondo me, che passare di qui, dal tentativo di entrare in consonanza con l’entità più profonda di chiunque capiti sul nostro cammino, dal nostro relazionarci con i nostri simili, dal nostro sforzo, costante, a volte persino quasi disperato, di comprenderli, di lasciarli risuonare dentro di noi, di amarli. Perché solo attraverso di loro possiamo sfiorare l’ombra dell’Infinito, perché solo attraverso di loro e il nostro modo di relazionarci con loro possiamo dar lode e gloria a quella scintilla di divino che ci è dato scorgere dentro di loro e dentro noi stessi.

E, ben oltre qualsiasi onanistica ipotesi teorica sulla Trascendenza, ben oltre qualsiasi elucubrazione più o meno legata a questa o quella Scrittura, in tutta sincerità sono convinto che sia questa teologia, questa teologia della dignità umana, quella che siamo chiamati a servire, la sola teologia che possa davvero avere una senso.

Adonai echad,

Amen

Liturgia del 25 febbraio 2018

Lett: Ho bisogno di pace, ho bisogno di esprimere la mia gratitudine, ho bisogno di umiltà.
Preghiamo insieme perché da solo ciascuno di noi non è abbastanza ed è troppo.
Esprimiamo la nostra gratitudine per il dono della vita, esprimiamo la nostra unicità nel grande quadro dell’umanità e di tutto il creato.

INNO DI APERTURA

ACCENSIONE DEL CALICE

Min: Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.

Lett: Le parole del Rev. Nangroi Suting, ministro e Vice Presidente della Unione Unitariana del Nordest India.

Accendiamo questo calice divino per illuminare le nostre anime e tutti i nostri pensieri.
Accendiamo questo calice per ispirare, per sentire il suo calore e per ravvivare coloro che l’hanno ricevuto.
Accendiamo questo calice per diffondere il suo seme spirituale a coloro che non l’hanno trovato.
Accendiamo questo calice per portare una connessione stretta e un rapporto forte tra noi umani e con lo Spirito Divino.
Che questa luce possa abilitarci e fortificarci per andare avanti e per conseguire lo scopo ultimo di una vita contenta dentro di noi. Amen.

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Lett.: Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”. Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”. Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”. Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”. Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”. Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”. Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

LITURGIA DELLA MEDITAZIONE

Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Uno inconoscibile, Uno senza nome e dai mille nomi, ti preghiamo di mostrare la tua benevolenza a tutte le creature della terra e che gli esseri umani sappiano usare con saggezza dei loro doni, del loro libero arbitrio e della loro immaginazione, della loro conoscenza, dei loro poteri e della loro compassione perché ogni casa sia riflesso della Tua immagine

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto]

Min: Amen Tutti: Amen

LITURGIA DELLA RICONCILIAZIONE

Min.: La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Min.: Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio
Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio
Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio
Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)

LITURGIA DELLA PAROLA

1) Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

(Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Articolo 1)

2) La reverenza e il rispetto per la natura umana sono al centro della fede unitariana universalista. Crediamo che tutte le dimensioni del nostro essere portino con sé il potenziale per fare del bene. Celebriamo i doni degli essere umani: la nostra intelligenza e capacità di osservazione e ragione, i nostri sensi e la capacità di apprezzare la bellezza, la nostra creatività, i nostri sentimenti ed emozioni. Adoriamo i nostri corpi così come le nostre anime. Possiamo usare i nostri doni per offrire amore, lavorare per la giustizia, guarire le ferite

(Rev. Dr. Rebecca Ann Parker)

3) In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a strappare delle spighe. I farisei gli dissero: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?» Ed egli disse loro: «Non avete mai letto quel che fece Davide, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com’egli, al tempo del sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che a nessuno è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche a quelli che erano con lui?» Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato; perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

(Vangelo di Marco, capitolo 2)

Min: sermone (UNA TEOLOGIA DELLA DIGNITA’)

Al termine del sermone, tutti: Amen

INNO MEDIANO

RINNOVO DELL’IMPEGNO COMUNE

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino; 2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso; 3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva; 4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità; 5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro; 6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore; 7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura; 8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sua facoltà; 9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana; 10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni.

Tutti:Amen

COMUNIONE DEI FIORI

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

PREGHIERA CONCLUSIVA

Lett: Spirito della Vita e dell’Amore sii con noi in questi tempi difficili, quando la gente soffre, i genitori piangono, la violenza cresce. Sii con noi quando sentiamo il peso di una perdita, quando sentiamo la rabbia per l’ingiustizia. Stai dalla parte dell’oppresso e cambia il cuore dell’oppressore, perché entrambi sono legati dal vincolo umano, anche se spesso lo dimentichiamo. Aiutaci a ricordare la speranza che avevamo, abbiamo e avremo, aiutaci a ricordare la gioia anche nella tristezza, il successo anche nella sconfitta, il bene anche in mezzo al male. Aiutaci a essere migliori, a lavorare per migliorare le cose e a creare un mondo migliore.

BENEDIZIONE FINALE

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione. Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno. Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

TESTIMONIANZA UMANISTA E DALLE RELIGIONI ORIENTALI

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre.

Lett: Vieni o vuoto e svuotaci da ogni dogma che divide, da ogni dottrina che discrimina.

Vieni o vuoto e svuotaci da ogni concetto che chiude, da ogni ideologia che ingabbia.

Vieni o vuoto e svuotaci da ogni impeto di arroganza, da ogni sentimento di superbia.

Vieni o vuoto e svuotaci da ogni certezza che esclude, da ogni sicurezza che scaccia.

Vieni o vuoto e svuotaci da ogni tentazione umana, da ogni schiavitù materiale.

Vieni o vuoto e svuotaci da ogni turbamento emotivo, da ogni depressione mentale.

Ma vieni o Pieno e riempici di una luce senza tenebre, di un calore senza confini.

E vieni o Pieno e riempici di compassione il cuore, di fede, di speranza, di amore. (Ian McCarthy)

Lett.2:Che cosa è più prezioso, la fama o la salute?
Che cosa è più importante, la salute o la ricchezza?
Che cosa è più dannoso, vincere o perdere?
Più ami più soffri.
Più accumuli più perdi.
Conoscere ciò che è abbastanza è libertà.
Conoscere quando fermarsi è sicurezza.

(Lao Tse, Daodejing)

TESTIMONIANZA DAI POPOLI DEL LIBRO

Min: Concludiamo la liturgia accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico.

Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min.: Anche la Sapienza islamica da sempre proclama l’Origine Unica della vita in cui anche noi crediamo. Ricordiamo, dunque, questa nostra fede attraverso le parole del Sacro Corano:

Lett: “Nel Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Non invocare nessun altro dio insieme ad Allah. Non c’è dio all’infuori di Lui. Tutto perirà, eccetto il Suo Volto. A Lui appartiene il giudizio e a Lui sarete ricondotti”. (Surah al-Qasas)

Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio. Padre Nostro …

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

INNO CONCLUSIVO

Liturgia 18 febbraio 2018

Memorandum

Per il Pastore

Il pastore deve:

  1. preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
  2. nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
  3. distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve

  1. a) tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
  2. b) fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
  3. c) dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
  4. d) segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:

il cantor deve

  1. a) avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:

  1. a) Spegnere la suoneria dei cellulari
  2. b) Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
  3. c) Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
  4. d) Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
  5. e) limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
  6. f) per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
  7. g) Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Occasione  Dichiarazione di Modena

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

Le parole del Rev. Nangroi Suting, ministro e Vice Presidente della Unione Unitariana del Nordest
India.

Accendiamo questo calice divino per illuminare le nostre anime e tutti i nostri pensieri.
Accendiamo questo calice per ispirare, per sentire il suo calore e per ravvivare coloro che l’hanno ricevuto.
Accendiamo questo calice per diffondere il suo seme spirituale a coloro che non l’hanno trovato.
Accendiamo questo calice per portare una connessione stretta e un rapporto forte tra noi umani e con lo Spirito Divino.
Che questa luce possa abilitarci e fortificarci per andare avanti e per conseguire lo scopo ultimo di una vita contenta dentro di noi. Amen.

Affermazione Dei Princìpi

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen

Liturgia della Riconciliazione

Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

  1. Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio Min.
  2. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio
  3. Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio
  4. Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)

Liturgia della Parola

(I) Turkle – Alone Together

Pensate in quelle situazioni in cui siete a tavola con qualche altro commensale, o in un vagone di metropolitana e alziate lo sguardo, ultimamente trovate tutti con gli occhi fissi sul proprio cellulare, nessuno che parla più, ciascuno che sembra infastidito da qualunque noiosa incombenza che lo distolga dal cellulare, siamo sempre connessi a una rete di amici virtuali che di gran lunga preferiamo agli amici reali; siamo fisicamente e forzatamente insieme ad altre persone reali, ma siamo soli, persi nel nostro mondo… siamo SOLI INSIEME – Liberamente tratto da Alone Together di Sherry Turkle

(II) Hegel – Lezioni sulla filosofia della storia

E’ noto il motto che non c’è eroe per il proprio cameriere: io ho
aggiunto […] non perchè l’uno non è un eroe, ma perchè l’altro è il cameriere. Questi cava gli stivali all’eroe, l’aiuta a mettersi a
letto, sa che preferisce lo champagne, ecc. Per il cameriere l’eroe non esiste, esiste per il mondo.

(III) Dal Vangelo di Giovanni – Cap. 8

Chiesero a Gesù 53 <<Sei tu forse maggiore del padre nostro Abraamo il quale è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?» 54 Gesù rispose: «Se io glorifico me stesso, la mia gloria è nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, che voi dite: “È nostro Dio!” 55 e non l’avete conosciuto; ma io lo conosco, e se dicessi di non conoscerlo, sarei un bugiardo come voi; ma io lo conosco e osservo la sua parola.  […] «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse, io sono». 59 Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal Tempio.

Sermone

Al termine canto Vieni chiunque tu sia

Rinnovo Dell’impegno comune

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen

Comunione dei Fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]

Benedizione Mediana

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

Testimonianza Umanista e Trascendentalista

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)

Testimonianza Cristiana

Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen

Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Esortazione Conclusiva

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita