Attenzione alle guardie arrabbiate, ma anche ai bambini capricciosi

 
(I)
Nessuno è libero se non è padrone di se stesso – Epitteto
 
(II)
Il dizionario è l’unico posto dove “successo” viene prima di “sudore” – Vince Lombardi
 
(III) Mt 19
[Gesù disse] va’, vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». 22 Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni. 34 Chiamata a sé la folla con i suoi discepoli, Gesù disse loro: « E che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo e perde l’anima sua? Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 35 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo, la salverà.
Cari amici,
Vi scrivo dopo aver avuto una settimana particolare: tre amici mi hanno chiesto aiuto per dei problemi molto diversi, ma anche molto simili. Un amico ha problemi col cibo, un’amica con con le serie tv, e un’altra col vermut. Il primo dice: quando non so cosa fare mangio, mangiare mi gratifica, riempie un vuoto. La seconda: più penso alle cose da fare, più mi assale la noia… e non ce la faccio, mi dico che mi concedo 5 min di tv e passano 4 ore, e più il tempo passa più mi sento in colpa, più guardo la tv. La terza: Ho paura di non essere all’altezza, di non piacere, di non essere adeguata, di deludere e ho scoperto che qualche sorso mi dava quella spinta dolce che mi faceva sentire simpatica, attiva e coraggiosa… solo che ora comincia a diventare qualcosa di più di qualche sorso e ho paura.
Poi mi è capitato per caso di seguire le lezioni di Michael Sugrue, un professore di Storia all’Università di Ave Maria in Florida [Che bello, che potenziale potrebbe avere internet se fosse usato con raziocinio… un disabile malconcio può seguire dal letto delle lezioni di un professore in Florida… fico!] e in una di queste diceva [E’ una mia sintesi] che la nostra società non è più educata al disagio, il nostro atteggiamento verso momenti di noia, di disagio, di disappunto, non è più quello di affrontarli con coraggio, di conviverci, di pensarli come un brutto temporale ovviamente sperando che passino, ma è quello di evitarli ad ogni costo, e a furia di evitarli per principio noi non siamo più in grado di affrontarli, di guardarli in faccia, di portarli con dignità.
Uno degli orientamenti psicologici più interessanti in fatto di cibo ad esempio interpreta il fatto che l’obesità stia dilagando come il fatto che non sappiamo più cosa sia la fame, spesso non mangiamo perchè abbiamo fame, ma per abitudine, o per dare una faccia ad emozioni che altrimenti non sapremmo come vivere, ansia, rabbia e compagnia.
Ma perchè vi dico questo? Perchè penso che la spiritualità sia nata per educare al disagio, per imparare ad affrontare anche quei momenti come noia, paura e ansia che paiono sopraffarci. La spiritualità dovrebbe insegnare a star davanti a questo fardello negativo senza avene paura, senza fuggirlo. E tutte le grandi figure spirituali che tanto ammiriamo hanno con – vissuto, vissuto con questo disagio, lo hanno saputo affrontare e contenere. Poi però è arrivato il dogma. Invece di metter di fronte l’uomo ai propri lati oscuri la dogmatica si è imposta come un’isola di sola luce in cui tutto debba essere in un certo modo e non altrimenti, perdendo così progressivamente la funzione per cui era nata.
L’approccio dogmatico chiude il discorso, presentando una situazione che o sta bene così com’è o non ammette repliche. Ai dubbiosi è lasciata o la via dell’allontanamento o quella dell’ipocrisia, affermando pubblicamente ciò che non si pensa o non si pratica intimamente.
Non a caso, curiosamente, tutte e tre le persone che vi ho presentato sono molto religiose. Così facendo, la religione diventa quella favola di cui dice Nietzsche, quel farmaco di cui parla Epicuro, o quell’oppio di cui ci racconta Marx. Una delle ragioni per cui la spiritualità in Occidente sta perdendo consenso è che offre una antropologia totalmente errata, una idea di vita con solo luci che non è quella che ciascuno di noi viva poi quotidianamente. Veniamo alle letture.
Epitteto ci parla molto opportunamente della padronanza di Sè, senza il dominio sulla propria anima, gli fa eco Gesù, non avrebbe senso possedere tutte le cose del mondo perchè saremmo comunque infelici. E per poter guadagnare quella padronanza bisogna essere allenati  a sopportare il disagio, il disappunto, la fatica, il sudore come dice Lombardi. Con questo voglio proporvi una vita di ombre? Lungi da me, voglio solo avvisarvi che per un banale principio fisico alla luce corrisponde anche l’ombra e che non potrete mai essere davvero sereni se vivrete ogni istante con l’incubo di evitare le i momenti no ad ogni costo. Gesù ci dice infatti che solo chi si sia davvero disposto all’esperienza della perdita nella propria vita sarà aperto a vederla in una prospettiva autentica, in cui qualora ci fosse qualche momento no, lo si affronti con coraggio e giusta attitudine.
E gli UU in tutto questo? Sono come sempre un passo avanti non avendo per lo più dogmi narcotizzanti eccetto uno dal quale dobbiamo guardarci tutti con un vivo sospetto. Sembra che sia in voga presso i più una certa visione dello UUismo per cui esso significhi tu hai sempre ragione, per cui fai sempre e solo quello che vuoi. Ed è un dogma bell’e buono anche quello. Dobbiamo fare attenzione a non sostituire alla dogmatica della guardia arrabbiata, propria delle religioni tradizionali, quella dei bambini capricciosi, che spesso serpeggia nel nostro universo. Dire che ci siano diversi modi per promuovere una educazione alle luci ed alle ombre della vita, e che ognuno può scegliere la propria strada, non vuol dire che neghiamo l’esistenza dell’ombra.
Sapete che paragono spesso la congregazione a una palestra in cui ci si allena alla padronanza di se stessi, come direbbe Epitteto. Certo lo si può fare in molti modi, ma il fatto che lo si faccia non deve essere messo in discussione. L’esperienza spirituale è fatta di regole e percorsi precisi, non ne ammettiamo infiniti, e ciascuno può legittimamente trovare un sistema di regole che gli sia più consono, ma attenzione al caso in cui ogni regola non vada bene, perchè allora si configura quell’idea di mancanza di padronanza di Sè di cui dicevano Gesù ed Epitteto.
Allora facciamolo quest’uomo, capace di essere padrone di Sè, convivendo con la noia, la paura e l’insicurezza
Nasè Adam,
Amen
Rob

Una sfida per il nostro potenziale

(I)
Gen 1: 26 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza,
(II)
Mc 10:18  Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.
(III)
Mt 25
14 «Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni.
15 A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.
18 Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.
24 Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo, e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
25 ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; eccoti il tuo”.
Cari Amici,
Oggi vorrei ripassare il Primo principio e la Seconda Fonte.
*)
Il primo principio sancisce:
 L’inerente valore e la dignità di ogni persona
Vediamo subito che, così come fu per l’immagine e somiglianza biblici, qui viene distinta l’immagine dal valore. Vediamo perchè:
*) La dignità è il controcanto del riferimento biblico all’immagine, e rappresenta una qualità intrinseca di ogni persona, è un dato (e un dono) che prescinde dal comportamento e dall’intendimento di ciascuno. Anche il peggior criminale in quanto vivente è degno, e, sebbene, come vedremo, gli debba essere limitata la libertà personale, in forza di questa sua intrinseca dignità non possa essergli negata una possibilità potenziale di recupero. Vanno intesi in questo senso l’impegno unitariano contro la pena di morte, che esclude la possibilità di recupero, e quello a favore delle condizioni di vita carceraria, che negli ultimi 3 secoli ha visto impegnati molti di noi.
*) Ma proprio l’esempio delle teste di quiz ci dice che la dignità da sola non basta, bisogna anche valutare l’esercizio di questo dono, il suo utilizzo in un contesto libero. Se la dignità è il talento prima di essere messo in gioco, il valore ne è l’estrinsecazione la valutazione di ciò che abbiamo fatto di questo potenziale. Stando al dizionario di etimologia il valore infatti è una  disposizione dell’animo che permette di affrontare e vincere una prova. Due elementi sono interessanti: da un lato l’idea che sia una disposizione, in ultima analisi un atto di volontà libera, dall’altro l’idea che sia legata ad una sfida ad una difficoltà; La seconda fonte infatti si richiama al:
le parole e le azioni di uomini e donne profetici che ci sfidano a confrontare le potenze e le strutture del male con la giustizia, la compassione, e il potere trasformatore dell’amore.
Esiste dunque una dimensione sfidante, una difficoltà connaturata all’esercizio del valore che ci permette di mostrarne il possesso. Potremmo discutere a lungo di questa dimensione della vita come sfida contro le strutture del male e sull’impegno alla trasformazione di questo carburante grezzo in amore e compassione, ma esso è piuttosto chiaramente nella parabola dei talenti ed in tutte le parabole naturalistiche dell’Evangelo.
Tutto ciò considerato il Maestro ci dice che nessuno è in grado di sfruttare appieno tutti i propri talenti, nemmeno Gesù, che noi consideriamo tra gli uomini dotati di maggiore carisma specifico e forse eccezionale in assoluto. La radice del male morale e del male sociale per come lo consideriamo sta tutta qui.  Questo spiega anche come sia troppo semplicistico ritenere che gli UU non considerono l’uomo buono a prescindere, anzi. Un uomo è buono in ragione di quanto esprima al meglio il proprio talento o valore. Gli unitariani dicono che tutti hanno un talento potenziale considerevole, ma l’opportunità di metterlo in mostra è lasciata alla libertà di ciascuno, che va il più possibile educata, nel far comprendere le ragioni ed i benefici di un certo comportamento, va rispettata, nel momento in cui esprima un comportamento legittimo ma non condivisibile, ma va anche negata, sebbene temporaneamente, quando si palesa da parte di terzi l’intenzione di porre in essere un comportamento lesivo per sè e per l’altro. Il male morale e sociale è dunque la più alta patologia della libertà, che, non a caso, è il più alto dono concesso all’uomo.
Anche qui dunque ritorna l’importanza dell’educazione in quanto responsabilità soggettiva e anche collettiva. E – ducare, se ci pensate, vuol proprio dire trarre fuori, lasciar palesare qualcosa che si suppone già dentro. In questa prospettiva la responsabilità educativa viene equamente condivisa: da una parte abbiamo la società che deve essere sufficientemente aperta e poliedrica affichè possano venire offerte opportunità a ciascuno secondo il proprio talento; dall’altro l’individuo, che pur avendo ogni minuto la libertà di mandar tutto a pallino, deve scegliere di mantenere la propria rotta nella direzione dello sviluppo del potenziale, per I male educati sono coloro che sprecano tale potenziale. Come sancirà perfettamente il nostro settimo principio tra società e singolo c’è una dialettica di influenza: i singoli formano la società la cui cultura diffusa influisce sui singoli. E qui è anche la grande responsabilità UU. E’ molto bello l’insistere sulla libertà di affermazione di sè, sull’allargamento dei diritti, purchè non si declini un altrettanto fondamentale discorso sui doveri. Il diritto a una vita dedita ai piaceri, universale e sacrosanto, va conciliato anche con una assunzione di responsabilità verso il prossimo e verso la società; un marito che lasci senza cena moglie e figli per andar per bordelli ha dimenticato un lato importante della medaglia, che implica il rispetto dei propri congiunti; il diritto all’espressione della propria opinione, sacrosanto, va conciliato anche con il dovere di tolleranza verso il prossimo e con l’esclusione di ogni intolleranza, come abbiamo recentemente visto, nel caso di Voltaire.
Proverò ad aggiungere un piccolo tassello ad una questione per molti già nota: anche alla luce del settimo principio sull’interdipendenza degli esseri viventi. ogni volta che la dignità non si trasforma in valore, che l’immagine non diviene somiglianza, che il talento resta inespresso, non solo l’individuo, ma l’umanità tutta perde un valore, che potrebbe essere inestimabile per il progresso ed il benessere collettivi. Se il signor Pino che trascorre la sua giornata tra alcool e bordelli avesse condotto diversamente la propria esistenza forse avrebbe aggiunto un tassello utile al benessere collettivo. E’ interesse di tutti, in altri termini, quello che ciascuno sviluppi al meglio il potenziale di cui è dotato.
Anche i famosi temi di aborto e fine vita, connessi a questo principio, sono abbastanza chiariti da questo impianto interpretativo. Ogni aborto e ogni suicidio sono uno spreco di potenziale umano e sociale. Fermo restando che gli UU difendono la libertà di scelta della madre e del potenziale suicida, la società non dovrebbe lasciar soli nella scelta questi soggetti e dovrebbe poter mettere in campo delle risorse che favoriscano la salvaguardia di un capitale umano che in entrambi i casi potrebbe essere importante. Invece, sempre più spesso si assiste a uno squallido teatrino per cui chi debba decidere su questioni cosi importanti spesso sia solo. Questo è un errore comunque la si pensi
Allora facciamolo quest’uomo, capace di affiancare alla sacrosanta lotta per i diritti, anche un profondo rispetto per i propri doveri, personali e collettivi
Nasè Adam
Amen Rob

I have found it

Cari amici,

Recentemente si è rinnovato automaticamente il mio sito www.ihavefound.it che non aggiorno da tanto tempo e quasi non mi ricordavo più di averlo creato. I have found it traduce, come probabilmente avrete già capito, la famosa interiezione di Archimede che aveva scoperto.. .cos’era? – l’acqua calda? No era il principio che regola la spinta idrostatica, così mi dicono.

L’ho trovato! Ma cos’era che potevo aver trovato? In qualche modo, pensavo, la verità. Una cosa grossa. Ma cos’è la verità?

Per molte persone religiose la verità è un articolo di fede, come per esempio, per un cristiano “Gesù Cristo è l’unico figlio di Dio”; per un musulmano “C’è un solo Dio, Allah, e Maometto è il suo profeta” o per un indù vaishnavita “Krishna è l’ultimo avatara di Vishnu”. Ma queste sono proposizioni, e possono essere negate, contestate, mentre forse, suggerirei, la Verità non può essere contestata. E’ innegabile, per se stessa evidente… ah, dove abbiamo visto quella frase?

E’ nella Dichiarazione di Independenza degli Stati Uniti d’America: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità”. – Ma quanta falsità c’era in quelle parole! Noterete che non dicono “esseri umani” ma “uomini”, maschi, e poi erano uomini bianchi e i neri non erano certamente uguali e non avevano il diritto alla libertà. Thomas Jefferson era egli stesso un padrone di schiavi.

Guardiamo altrove.

“Bellezza è verità, verità bellezza”, – questo è tutto

ciò che sapete sulla Terra, ed è tutto ciò che vi occorre sapere”.

ha scritto il poeta romantico John Keats, che è nato in Inghilterra ma è morto nella casa accanto alla Scalinata di Piazza di Spagna a Roma, ora un museo, la Keats-Shelley House: https://ksh.roma.it/

Questo mi piace di più, ma sarà vero?

Emerson scrisse: “Desidero la verità; la bellezza è il trucco acerbo dell’infanzia; la lascio indietro con i giochi della gioventù”.

Che cosa allora potrebbe essere la verità? Secondo me, e questo lo scrivo anche nel sito, se andiamo all’ovest è l’Amore, e se andiamo all’est è il Vuoto.

Nella tradizione occidentale (specialmente cristiana), Amore è Dio e Dio è Amore. Così, secondo uno dei pilastri fondamentali della logica occidentale (l’identità dei due lati di un’equazione che esprime l’uguaglianza), i termini ‘Amore’ e ‘Dio’ sono intercambiabili, e non c’è bisogno di usare uno se trovi l’altro più consono al tuo modo di vivere e di pensare. La Verità tradizionalmente è stata anche identificata con Dio (per definizione l’Assoluto, la Realtà Suprema), così di nuovo possiamo fare l’affermazione logica che la Verità è l’Amore e l’Amore è la Verità. Ma, naturalmente, tutto questo non è scienza, e neanche veramente logica. Invece è Poesia, e Poesia è anche di Dio, da Dio, o perfino Dio stesso, quando è La Parola, il Verbo: “En arche en ho logos, kai ho logos en pros ton theon, kai theos en ho logos”. In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Giovanni 1:1).

“Il sciamano che desidera un canto non fissa la sua mente su parole particolari né canta una melodia conosciuta. Nei sogni, o in altri stati simili, i canti vengono attraverso la barriera che divide l’essere umano dal mondo dello spirito…forse è la mente del sciamano ad essere ora pronta a ricevere i suoni sacri che vengono da dentro o da fuori e che sono espressi in un canto poetico. Queste poesie, che sorgono in un momento di ispirazione divina nel crogiolo dell’anima, spesso sono sentite come medicina.”

Da “Voci Sciamaniche: Una rassegna di narrative visionarie” di Joan Halifax

Ma andiamo all’est. Il Vuoto (Shunyata in Sanscrito, Sunnata in Pali, Wu in Cinese, Ku in Giapponese). Un concetto centrale nel Buddismo e nel Taoismo. Il vuoto, la vacuità or il nulla permea tutti i fenomeni e rende possibile il loro sviluppo. E’, secondo il BuddhaNet Glossary, il significato ultimo di tutte le cose come conseguenza delle tre caratteristiche dell’esistenza, “la sofferenza, l’impermanenza, e l’assenza di un’anima”. Un’introduzione alle Credenze Buddiste Principali su MultiFaithNet dice che “Shunyata (il Vuoto) è un concetto di grande importanza nella tradizione Mahayana dove l’idea di anatman o nessun sé si è sviluppato ulteriormente. Nella visione Mahayana, tutto ciò che esiste è senza un’essenza duratura, e “vuoto” di caratteristiche ultime. Capire questo significa riconoscere la natura ultimamente fluida ed interconnessa di tutti i fenomeni. Si crede che la realizzazione profonda di shunyata mette fine alla paura”.

Lasciare andare la paura apre il cuore e la mente a Karuna (in Sanscrito e Pali), che significa compassione, che, naturalmente, è equivalente ad Agape, la parola greca per l’Amore senza sé, incondizionata, illimitata (spesso tradotta Carità, dal Latino Caritas): “l’amore di Dio”. Così, anche se l’occidente ha avuto la tendenza a riempire con Dio il vuoto (il ‘Buco a Forma di Dio’), non c’è nessun conflitto o contraddizione essenziale tra gli insegnamenti dell’Est e dell’Ovest. Le dottrine superficiali possono differire, ma la Verità sottostante è la stessa.

Però l’oriente ha anche altre definizioni della verità, come per esempio Satchitananda. Sulla pagina https://www.musica-spirito.it/guarigione-2/satchitananda-significato/ leggiamo:

“In Oriente esiste una trinità diversa da quella cristiana conosciuta in Occidente, essa riguarda una realtà fatta della sostanza chiamata beatitudine. Satchitananda deriva da: Sat come verità [altrove tradotta “essere”], Chit come consapevolezza e Ananda in quanto beatitudine, ecco le tre qualità del Reale. Tutto ciò che vediamo, quello che esiste è espressione divina, è beatitudine, vivere credendo di essere scollegati dal resto, come una parte in opposizione al Tutto, significa essere infelici. Spesso l’essere umano crea una distanza tra sé e quello che lo circonda, una separazione da qui deriva l’infelicità”.

Ma l’induismo ci offre anche un’altra famosa formulazione: Tat Tvam Asi:

Quello sei tu, dove Tat sta per ‘l’immenso, l’impronunciabile, il divino; mentre Tvam Asi significa “questo sei tu”. Pronunciando queste parole affermiamo di riconoscere e rispettare il divino in qualunque forma, entità o sensazione esso ci compaia davanti”.

da https://samyavasthayoga.blog/2019/04/29/tat-tvam-asi-questo-sei-tu/

Tat Tvam Asi è anche il titolo di una mia poesia, che ha attraversato la barriera che divide l’essere umano dal mondo dello spirito in Contrada Celestiale, Montelparo, ormai quasi cinque anni fa, e vorrei concludere leggendovi questa poesia. Ma prima vorrei fare due considerazioni.

C’è una frase, in inglese “The holy hum of what is not where it appears”, il “brusìo sacro di ciò che non c’è dove esso appare”. Sembra pura invenzione, pura poesia, ma invece è quasi una citazione del filiosofo razionalista Bertrand Russell che scrisse: ‘“Materia” è una formula conveniente per decrivere ciò che succede dove essa non è’. Non è misticismo, quindi, è scienza.

Poi Gesù disse, o piuttosto è scritto che Gesù aveva detto “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6). Questo forse – forse perché mi fido molto poco del vangelo di Giovanni – indica che lui aveva raggiunto l’illuminazione, aveva realizzato la unità con l’ immenso, l’impronunciabile, il divino. E questo secondi il Vedanta, o almeno secondo l’Advaita Vedanta di Śaṅkara, è uno stadio che potremmo raggiungere tutti. Anche tu sei, prospettivamente, la via, la verità e la vita. E’ come dice l’Apostolo Paolo: “Io vivo, ma non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me” (Galati 2:20) E Gesù il Cristo non è altro che Gesù il Buddha o Gesù l’Illuminato.

Ecco infine la mia poesia:

Tat Tvam Asi

Io sono quello:

L’energia infinita che gira

In pietra ed acciaio

E canta nelle stelle.

Tu sei quello:

Il santo brusìo di ciò che non c’è

Dove esso appare.

Noi siamo quello:

Il nulla che si manifesta

Come tutto ciò che c’è.

Esso è quello:

Il Dio Onnipotente di anime schiacciate

E di santi radiosi.

E questo è tutto:

E’ facile trovare la verità,

Molto più difficile diventarla.

———————————————

Nella sacra ricerca della Verità.

Ian