Liturgia Ordinaria

Memorandum

Per il Pastore

Il pastore deve:
1.preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili
2.nominare un Cantor, un moderatore e un lettore
3.distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve
1. tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio
2. fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo
3.dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione
4.segnarsi coloro che intendano partecipare alla CdF e chiamare solo quelli

Per il Cantor:

il cantor deve
1. avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:
1. Spegnere la suoneria dei cellulari
2. Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo
3. Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire
4. Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa
5. limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto
6. per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)
7. Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli)

Lettura introduttiva

Lett: Entriamo in questo spazio, entriamo in questo momento. Lasciamo che questo momento sacro ci prenda e ci abbracci. Sentiamo la terra sotto di noi, sentiamo lo spazio intorno a noi,abbracciarci nella fiducia e nella cura. Sentiamo la presenza di fratelli e sorelle nella fede che ci circonda, viaggiatori spirituali con aspirazioni simili alle nostre. Condividiamo il tempo, condividiamo uno scopo, ci riuniamo per rinnovare la nostra speranza, per sentire la forza del nostro scopo,nell’aria intorno a noi. Qui e ora, apriamo il nostro cuore a questo momento. Sappiamo che ciò che possiamo trovare qui è apprendimento, crescita e amore. Troviamo dentro di noi quel luogo del possibile quel luogo del sogno che anela a un respiro libero, che anela a costruire un futuro più audace e migliore per noi stessi e per gli altri.

Verso il tuo tempio

Accensione del Calice

 Lettura della Meditazione sull’accensione del calice relativa al mese corrente

Affermazione Dei Princìpi

Siamo liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione

Min: Fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Quando e dove può Il viandante dello Spirito trovare casa ? Dov’è quel posto Dove vi è sicurezza, rifugio, pace? Il ritorno a casa per me è un istante, un isola di grazia, e di luce interiore, una pace senza tempo anche se vissuta all’interno di tempo. Il ritorno a casa è incandescenza, consonanza, fusione con la verità, è l’esperienza dell’ Uno, e del Divino, è luce, vita e amore, è pane e respiro. Nella notte oscura, il terrore ci attanaglia, le paure ci tallonano, si apre per noi un abisso senza speranze e soli nel buio abbiamo nostalgia della luce. Spirito della Vita, infondi in noi saggezza, illumina il nostro cammino. Guidaci, con la fiaccola della speranza, con il calore dell’amore, verso il faro del senso della nostra esistenza. Tutti noi abbiamo paura del buio ma Tu donaci la luce.

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante. [tutti pregano in silenzio per circa un minuto] Min: Amen Tutti: Amen

Liturgia della Riconciliazione

Min. La nostra eredità universalista consegna alle nostre riflessioni una parola ricca di sfumature e significati per la nostra vita: riconciliazione. Riconciliazione è essere consapevoli che, come cantava Leonard Cohen, che “in ogni cosa c’è una frattura, ma è da lì che passa la luce”. E’ ricomporre le divisioni con la vita e tra le vite senza annullare la bellezza drammatica della loro storia. E’ su questo che la meditazione che seguirà ci invita a lavorare.

Mi riconcilio con il Mistero, ieri della mia angoscia, oggi della mia speranza. Min. Chi vuole può accendere il microfono ed esprimere un proprio motivo di angoscia o speranza, gli altri ascoltino in rispettoso silenzio [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Min. Mi riconcilio con la Natura, ieri fatta di cose, oggi fatta di vite. Min. Chi vuole può dire il nome una persona cara, che si trovi attualmente in difficoltà o che sia recentemente scomparsa [non più di tre parole a testa] (Al Termine Tutti) Oggi mi riconcilio

Mi riconcilio con il Fratello, ieri delle lotte contro, oggi delle lotte insieme. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Mi riconcilio con la mia Identità, ieri corpo, oggi vita, ieri ruolo, oggi persona, ieri mente, oggi coscienza. (Tutti) Oggi mi riconcilio

Aperta è la porta della Riconciliazione, qualunque sia il luogo o la cultura, la storia di vita o la natura personale: nell’Amore Divino la Riconciliazione è universale. (A. Falasca in La vita è già un miracolo, EdizioniE.U.M.)

Liturgia della Parola

Letture
Sermone

Al termine del sermone

 Tutti: Amen

INNO MEDIANO

RINNOVO DELL’IMPEGNO COMUNE IN 10 CARDINI

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sue facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni. Tutti:Amen

Comunione dei Fiori

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura. Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. Min: Amen

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti, alzando una mano e attendendo di essere chiamato dal moderatore]

Benedizione Mediana

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

Liturgia della Testimonianza

Testimonianza Umanista e Trascendentalista

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre Lett: La vita stessa è la mia guida. Non mi potrà mai essere negata la forza del suo sostegno. La terra verde mi fornisce un ricco nutrimento; pozze di acqua fresca rinfrescano il mio spirito. Una profonda intuizione mi porta lungo un percorso che è vero per il fatto stesso di esistere. Anche se dovessi camminare in una valle dove ombre oscure mi impediscono di sapere dove la vita infine terminerà in ultima analisi, non avrò paura, perché l’energia dell’universo è dentro di me. Tutto ciò che conosco mi impedisce di lasciarmi prendere dalla disperazione e ogni vita è un conforto per me. Anche di fronte a minacce al mio benessere e alla mia stessa esistenza, lo spirito della vita mi nutre, mi onora della sua presenza, e mi ricorda che ho davvero più di quanto ho bisogno. Felicità e grazia si irradiano su di me costantemente e so che mi soffermerò in questo universo con i suoi processi di trasformazione, per sempre. Tutti: Per ogni nuovo mattino con la sua luce, per il riposo e il riparo della notte, per la salute e il cibo, per l’amore e gli amici, per tutto quello che la bontà infinita ci dona, grazie (R.W. Emerson)

Testimonianza Cristiana

Min: Apriamo la liturgia cristiana accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico. Tutti: Amen

Shemà Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min: Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Esortazione Conclusiva

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

Canto di uscita

Ma il dentifricio ha una scadenza?

*) Global Chalice Lightening

Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!! – Jean Bosco,
leader of Assemblée des Chretiens Unitariens du Burundi


(I)
Quando vuoi rallegrarti, considera i pregi di chi ti vive accanto: il carattere energico di uno, per esempio, la riservatezza di un altro, la generosità di un altro ancora e così via. Nulla, infatti, rallegra come le sembianze delle virtù che traspaiono nel carattere di chi ci vive accanto e tutte insieme, per quanto è possibile, balzano ai nostri occhi. Perciò bisogna anche tenerle a portata di mano.
Marco Aurelio, Pensieri VI,48
 
(II)
Proprio come i tesori sono scoperti da sotto terra, così la virtù appare dalle buone azioni, e la saggezza appare da una mente pura e pacifica. Per camminare in sicurezza attraverso il labirinto della vita umana, si ha bisogno della luce della saggezza e della guida della virtù. Fare del nostro meglio significa che in ogni momento della nostra vita di tutti i giorni dovremmo investigare nella nostre menti a proposito dei nostri errori, anche quelli di cui gli altri non sanno. Se noi lo facciamo, stiamo davvero facendo del nostro meglio. Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe. Proprio come una candela non può bruciare senza fuoco, un uomo non può vivere senza una vita spirituale. 
Siddhartha Gauthama – Buddha
 
(III)
28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero
Luca, Cap 24: 28-31

Cari Amici,
Voglio ancora ringraziare Carlo per gli ottimi spunti che ha regalato ai presenti nel suo memorabile intervento di qualche giorno fa. E ringrazio anche Alessandra, poichè questo sermone in realtà è lo sviluppo di una sua idea. Con Falasca  e un amico teologo in settimana si diceva che la crisi di consenso da parte del cristianesimo nel mondo Occidentale, altro non sia che la crisi del valore dell’esempio di Cristo e del cristiano. Chi vorrebbe essere Cristo al giorno d’oggi? Andare in giro a piedi a predicare, pregare nei deserti, nutrirsi di poco, vivere fidando nella Provvidenza. Siamo seri… chi lo farebbe davvero? Io stesso, per quanto ponga il problema, non son certo un campione nell’imitazione di Cristo.
E’ con un cristiano le cose non vanno certo meglio! Come riconosciamo un cristiano? Anche qui è un bel dilemma. Potremmo dire che un vero cristiano è chi indossi una croce. Che la croce sia un segno distintivo con cui ci si riconosce tra cristiani. Basta? In un mondo perfetto forse, solo che poi basta guardarsi intorno per vedere come mafiosi e papponi siano pieni di croci… ma a chiamarli cristiani faccio fatica, e, detto tra noi, ci sono un sacco di ministri di qualunque denominazione che farei fatica a chiamar cristiani. Allora forse essere cristiani significa agire in un certo modo, se uno fa certe cose è cristiano, se no no. Ci siamo? Non so. Cosa dovrebbe fare un cristiano per essere riconosciuto come cristiano? Essere caritatevole? Forse, ma non basta… Ian, che mercoledì si è definito ateo, è una delle persone più caritatevoli che conosca… Ho ancora in un cassetto un tubetto di dentifricio che mi ha  offerto 6 anni fa, quando mi ospitò a casa sua… (Ma scade il dentifricio?). Allora potremmo dire che un cristiano è una persona pacata e gentile? Mmm. anche Ian è una persona pacata e gentile, ma non è cristiano…..
Potremmo usare una specie di sofisma e dire che anche Ian e anche gli atei caritatevoli siano cristiani a loro insaputa, ma sento le unghie stridere sul vetro… Forse allora cristiano è chi conosce il Vangelo, se conosci il Vangelo sei cristiano, se no no. Ci siamo? Mmm non so. A parte il fatto che molti dei sedicenti cristiani in pratica il Vangelo non lo conoscono, ma anche Ian conosce il Vangelo, sospetto anche che lo conosca meglio di me, ma non è cristiano. Uno dei miei professori di storia del cristianesimo credo conoscesse il Vangelo a memoria, eppure si diceva ateo.
Un primo passo avanti lo faremmo se dicessimo che un cristiano è colui che è consapevole che il dato mondano vada trasceso, secondo quella metanoia di cui parlava Carlo, e trasformato per poter essere vissuto appieno. Ci siamo? Non del tutto. Abbiamo certamente descritto un cristiano, prima da un punto di vista etico poi esperienziale, ma non solo. La stessa descrizione la potrebbe cucire addosso ad un musulmano, ad un buddista, ad un taoista, ad un pagano e persino ad un ateo che abbia scelto di perseguire socialmente certi valori. E allora ci arrendiamo? No. In realtà ci siamo vicini. Potremmo dire che pur essendo la realtà una, il cristianesimo è la lingua in cui un cristiano debba tradurla per poterla capire e per potere agire consapevolmente in essa. Cosi potremmo ammettere una serie di lingue anche molto diverse che tutte rappresentino una medesima realtà per un medesimo scopo. E cosi sarà perfettamente possibile che due persone possano agire e interagire in una medesima realtà pur parlando lingue diverse, e che una rappresentazione cristiana di uno stato di cose, possa perfettamente coesistere accanto ad una musulmana, buddista ecc.
Se abbiamo capito chi dovrebbe essere un cristiano, forse abbiamo capito anche perchè fatichiamo a riconoscerne uno. Due i problemi che vedo: è un linguaggio che parlano molto pochi, perchè ci si accontenta mediamente di confondersi in mezzo a una marea di parole omofone, ma che, come abbiamo visto, non sono cristiane alla fine. Ma c’è di più: anche coloro che si dispongono a parlare cristianamente, non descrivono quella realtà trascendente che abbiamo detto, ma piuttosto usano le parole per portare avanti suoni che non hanno più alcun riferimento con il reale. Parlano di sesso degli angeli, di apparizioni, di miracoli, tutto ciò che possa rassicurarli metafisicamente senza disturbarli o chiamarli in causa più di tanto. E noi? Dobbiamo chiederci se davvero ci interessi la possibilità di rappresentare la realtà che viviamo secondo i principi del Vangelo. Per molti di noi il vangelo sembra più il dialetto della nonna, che ci ricorda quando eravamo bambini, cui siamo tanto affezionati ma che non sapremmo parlare davvero. Anche perchè cosa significa parlarlo? Significa anche viverlo, mostrarlo e insegnarlo. E non so bene se ciò avvenga. Quanto al viverlo, ad eccezione un’ora la domenica, e magari manco tutte le domeniche, lo si vive poco, manca il tempo, c’è sempre qualcosa di meglio da fare. Quanto al mostrarlo, come già detto, noi cristiani tiepidi ci facciamo battere da papponi e mafiosi e abbiamo una strana ritrosia nel reclamare il nostro spazio. Spesso ci raccontiamo che non manifestiamo per non mettere altri in imbarazzo, ma è assai più probabile che di fatto siamo in imbarazzo noi stessi, o più semplicemente non ne abbiamo le conoscenze o la voglia. In più come UU corriamo un grande pericolo da cui dobbiamo imparare a guardarci: siamo come quei bambini che sappiano dire come si chiamano in 14 lingue diverse ma poi non sappiano null’altro di una lingua, perchè è troppo complicato.
Chiudo con due annotazioni. Ho fatto un discorso cristiano certamente, ma lo stesso principio di impegnarsi di più per utilizzare il linguaggio spirituale scelto per trasformare il mondo, vale anche per qualunque altra lingua spirituale presente nella CUI. Per cui due cose vorrei che mi diceste nella comunione dei fiori. La prima è come riconoscete tra le persone che incontrate quotidianamente le persone affini al vostro percorso spirituale; la seconda è come vi impegnate per vivere e rappresentare il vostro percorso nei rumori del quotidiano.
Cerchiamo dunque di farlo quest’uomo, capace di trasformare il mondo in senso spirituale attraverso il potere della lingua che ha scelto
Nasè Adam
Amen
Rob

Facciamo anche noi rotolare via la pietra

*) Global Chalice Lightening

Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!! – Jean Bosco,
leader of Assemblée des Chretiens Unitariens du Burundi

 

 

 

(I) Eraclito – Frammento 1

Di questo lógos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benché infatti tutte le cose accadano secondo lo stesso lógos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole ed in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com’è. Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo. 

 

(II) Wittgenstein – Tractatus – prop 6.5 et sgg

V’è davvero dell’ineffabile, esso mostra sé, è il mistico. Non come il mondo è, è il mistico, ma che esso è. Intuire il mondo sub specie aeterni è intuirlo quale tutto limitato. Sentire il mondo quale tutto limitato è il mistico.

Le mie proposizioni illustrano cosi: colui che mi compren­de, infine le riconosce insensate, se è salito per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per cosi dire, gettar via la scala dopo che v’è salito.)Egli deve superare queste proposizioni; allora vede retta­mente il mondo. Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. 

 

(III) Dalle Lettere di Saul – 1 Cor 15

13Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! 14Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. 15Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. 16Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; 17ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. 18Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.


 

Cari amici,

Confesso che, per chi non creda come me in un qualche evento soprannaturale capitato in Palestina Duemila anni fa, le parole di Saul sul fatto che se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede cristiana, e noi saremmo financo dei cattivi Maestri a perpetrarla, pesino come macigni, anche perché rileggendo quest’anno il passo per l’ennesima volta, condivido in pieno la constatazione che se  solo questo fosse l’orizzonte di vita che abbiamo, l’aver fiducia in Gesù è una delle cose peggiori che potremmo fare, sia perché come capo militare ha fato un po’ pena, sia perché come icona di goduria dei piaceri della vita, Gesù c’entra proprio poco, come abbiamo visto domenica scorsa. Fortunatamente è sempre Saul a darmi in quel passo due idee che sono state fondamentali per un mio progresso su questo punto: da un lato l’esperienza di cui parliamo, la resurrezione, non fu intesa da Saul (e non viene intesa da me) come un evento eccezionale capitato ad un solo uomo, ma come qualcosa che, ammesso che ci sia, sia una opportunità antropologica a beneficio di tutti gli uomini; dall’altro, per quanto io non creda che Gesù sia tornato dal sepolcro per farsi due selfie coi discepoli e rimpinzarsi di pesce arrosto, non credo nemmeno che l’orizzonte terreno sia l’unico prefigurato dal Maestro. Perché la predicazione di Gesù abbia senso, deve esserci di più, se no faremmo meglio a seguire il consiglio di Saul e andare al mare. Ma cosa vuol dire di più?

I testi non sembrano aiutarci tantissimo, forse perché la risposta non può trovarsi in un libro. Secondo il catechismo cristiano unitariano transilvano la Pasqua è il giorno in cui si festeggia la vittoria delle idee di Gesù, ma, esattamente come nel caso della Lieta Novella, in cui non viene poi del tutto chiarito quale sia questa novella, anche qui nulla di più chiaro viene espresso in merito a quale sia questa idea.

Oggi proverò a metterla in relazione alla prossimità del Regno da un lato, e ad un cambio di mentalità, incoraggiato dal risveglio spirituale, dall’altro.

In greco infatti, quella che noi chiamiamo resurrezione, è connessa al concetto di risveglio (ἐγείρω) che ha una lunga tradizione nella storia della mistica antica, si pensi solo a Eraclito e ai circoli di Efeso che costituirono il background culturale da cui nacque il Quarto Vangelo, quello di Giovanni.

La questione è, in fondo, antropologica: noi diciamo non solo che all’uomo siano potenzialmente concesse una gamma di esperienze di aspetti profondi ed ulteriori della realtà, cosa che ad altre specie pare totalmente preclusa, ma anche che l’uomo sia orientato ad esse e non possa dirsi realmente e pienamente compiuto senza che abbia autenticamente vissuto questo risveglio.

La resurrezione dunque è l’aprirsi ad un orizzonte di consapevolezza, di esperienza della realtà come ad un evento infinitamente più complesso, gratificante e appagante, di quello percepibile con il solo intelletto o con i soli sensi. E’ un darsi totalmente, e un perdersi in una Unità Originaria, ad un tempo trascendentale e collettiva. Per chi ci crede, e io ci credo, anche se ritengo non ci siano reali prove razionali per affermarlo o negarlo, questa sarà l’esperienza di tutti dopo la morte biologica, ma è possibile anticipare scampoli di tutto questo attraverso l’acquisizione di un approccio spirituale alla vita, che dovrebbe essere in fondo il senso della vita stessa. Tutto questo mi fa essere in fondo d’accordo con Saul nell’impianto generale, ma non negli esiti. Lui traduce tutto questo in una metafisica, un uomo che sfugge alla morte, che cammina sulle acque, che fa miracoli a piacimento… e in una dogmatica, per cui solo chi creda questo possa salvarsi. Io invece non credo che la questione possa risolversi dogmaticamente, imponendo a chiunque il modo di pensare di qualcuno, foss’anche il mio, poiché semplicemente non può funzionare allo stesso modo per tutti. Conseguentemente non credo nemmeno che, per portare ad uno stesso punto persone che partano da esperienze biografiche e culturali differenti, sia sufficiente una e una sola metafisica. Essa è espressione del singolo credente, e così come crediamo che il singolo credente sia un fiore unico e irripetibile nel giardino del mondo, così è anche la sua metafisica. Anche se confrontassimo la mia idea di cristianesimo con quella di Alessandra, Ilia o Gianluca, che a naso sono quelle che mi sono più vicine, non saranno mai fotocopie, e meno male che è così, è un arricchimento reciproco. Ma il fatto che vi siano metafisiche differenti, non vuol dire che siano inutili. Esse sono come la scala di cui parla Wittgenstein, i cui pioli servono per salire, accedendo all’esperienza profonda. Tuttavia, una volta avuto accesso a quest’ultima, la scala va tralasciata, perché non serve più.

Per questo vorrei che nella CUI non parlassimo tanto di differenti metafisiche, quanto di esperienze consapevolezza spirituale profonda della realtà. Non mi importa tanto quanti siano i tesori del taoismo, ma come vivere con questi tesori permetta di vedere il mondo con nuovi occhi e di svegliarsi a una nuova vita. Per questo risveglio, per rotolare via la pietra da un sepolcro che tanto somiglia alla caverna platonica, non è necessario essere morti o superuomini, ma servono applicazione e confronto, che sono uno dei motivi fondativi ultimi della CUI

Se tutto quanto detto sopra ha un senso, ecco che la Pasqua torna ad acquisire un ruolo centrale anche in una prospettiva UU, certamente per quanti si riconoscano nella via cristiana, ma anche nella prospettiva di aprire un terreno di dialogo con altri percorsi che, al di là di differenze culturalmente determinate, avvallino un simile punto di vista. Mentre il Natale è il riconoscimento di una potenzialità spirituale, o una apertura al Logos, che rende l’uomo creatura unica al mondo, la nascita di qualcosa di completamente nuovo nel panorama creaturale, la Pasqua testimonia il compimento di questo potenziale, l’assenso della libertà ad una esperienza del tutto nuova, ad un livello completamente diverso (metanoia), allegorizzato da un punto di vista individuale dalla apertura dell’uomo a una dimensione spirituale ulteriore rispetto a quella mondana, simbolizzata dall’uomo in croce, mentre da un punto di vista collettivo vi adesione a una prospettiva sociale completamente nuova, fondata sui valori e non sul profitto, allegorizzata dalla terra promessa della Pesach ebraica.

 

Allora facciamolo quest’uomo, capace di scegliere liberamente di essere autenticamente se stesso.

 

Nasè Adam

Amen

Rob