Memorandum per le Funzioni

Per il Pastore

Il pastore deve:

a) preparare la liturgia e il sermone in formato doc in modo che siano facilmente condivisibili

b) nominare un Cantor, un moderatore e un lettore

c) distribuire le letture

Per il Moderatore:

Il moderatore deve

a) tenere aperti solo i microfoni funzionali allo svolgimento del servizio

b) fare attenzione ad operare il più possibile per eliminare il rumore in sottofondo

c) dare la parola durante la CdF e intervenire in caso di interventi fiume invitando alla moderazione

Per il Cantor:

il cantor deve

a) avere a portata di mano i canti da proporre

Per i Partecipanti:

I Partecipanti devono:

a) Spegnere la suoneria dei cellulari

b) Impegnarsi per ridurre al minimo i rumori in sottofondo

c) Spegnere i microfoni quando non si intenda intervenire

d) Intervenire via chat o vocalmente solo per contributi attinenti alla funzione. Eventuali saluti, commenti, battute, scuse o simili verranno fatte alla fine della stessa

e) limitare il proprio intervento nella CdF ad un paio di minuti, sforzandosi di renderlo attinente al tema proposto

f) per la serata immergersi nella meditazione eliminando ogni fonte di distrazione (ad esempio, musica o tv accese)

g) Evitare ogni comportamento che possa distrarre gli altri dalla tranquilla fruizione del servizio (non mostrare foto, oggetti o fare gesti o balli).

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Il “non-sermone”

Quasi ogni volta che è il mio “turno di sermone” si pone il problema di cosa parlarvi. Capita se non si segue un approccio liturgico ai sermoni, ma uno strettamente tematico. Questa volta sembrava di no: appena concordato il calendario dei sermoni del mese, sapevo già di cosa vi avrei parlato oggi. Avrei, infatti, voluto parlarvi dell’importanza del nostro legame profondo e mistico con l’Uno, di come questa connessione ci cambi, ci riempia di calore, ci offra la prospettiva della speranza, ci infonda la forza della fede. E’ un tema che sento profondamente in questo periodo in cui mi sto preparando a rinnovare ritualmente ed alchemicamente questo legame “ricevendo il Tao” nella tradizione I Kuan Tao.
Poi un dubbio si è insinuato in me: “Non sarà un tema troppo lontano da ciò che la congregazione sta cercando? Non è che sono solo io ad essere “in fissa” per queste tematiche così misticheggianti? Forse molti di noi vorrebbero affrontare temi più concreti e celebrare la fede in atto in questioni etiche e sociali. Quasi preso da un senso di colpa, mi sono chiesto: “Ma perché a me, invece, non interessa per nulla parlare di tutto questo? Sto forse vivendo la mia fede come fuga nella relazione intima con il trascendente, piuttosto che come slancio che mi proietti nelle sfide del mondo, tra gli altri, per gli altri e con gli altri?”
E’ da qui che mi è balenata l’idea di scrivere un “non-sermone”, cioè un sermone che parli di ciò di cui… non intende parlare. Ecco, in altre parole, vi parlerò dei motivi per cui … non intendo parlarvi di etica, moralità o impegno sociale.
Il primo motivo per cui non vi parlo di tutto questo è che siete tutti persone adulte e, come si suol dire (cosa oggi non irrilevante), vaccinate. Persone che, già per il fatto stesso di essere qui dimostrano un’attenzione verso determinati valori. Troppo spesso, parlando di etica, si rischia di assumere un atteggiamento censorio ed un tono “apocalittico” verso l’irresponsabilità altrui, ma a me piace immaginarvi già persone responsabili. O, di contro, si rischia un atteggiamento didascalico ed un tono “bambinesco”… e, come ho detto, voi non siete bambini. Insomma, proprio non mi piace ricordarvi di mettere la maglia di lana o chiedervi se avete chiuso il gas: assumo siate abbastanza grandicelli da porvi da soli queste domande.
In secondo luogo, forse il nostro messaggio etico non ha tanto bisogno di essere discusso in astratto, ma piuttosto di essere vissuto in concreto. Certo, i nostri valori universalistici sono sempre più messi in discussione e questo richiede una riflessione. Ma la migliore risposta alla contestazione è vederli in atto, dimostrando di fatto la loro concretezza e realizzabilità.
Sul piano etico, poi, il nostro approccio liberale si concentra sull’affermazione di taluni valori basilari di dignità, di dialogo e di solidarietà, quei valori espressi nei nostri “Sette Principi”. Ma oltre questo difficilmente sarebbe lecito andare. Essere “liberali” implica tolleranza verso stili di vita diversi, comprese scelte che sul piano personale ci repellono, ma che restano eticamente lecite lì dove non implichino sofferenza, lesione della dignità, della libertà e della vita altrui.
Infine, chi sono io per ergermi a maestro di morale? Voi non conoscete i miei limiti e i miei vizi, io sì. Per carità, non che io sia un avanzo di galera, ma in nulla e per nulla sono migliore di voi e davvero non ha senso ergersi a guida o censore di nessuno.
Se guardo alle tradizioni spirituali di riferimento per il mio cammino spirituale, scopro di non essere il solo in questa cautela verso etica e morale. Come non ricordare gli inviti di Gesù a non ergersi a giudici morali, lì dove rimprovera i sepolcri imbiancati o ammonisce la folla inferocita con l’adultera con la famosa frase: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”? Ancora più eclatante è il capitolo XIX del Tao Te Ching, lì dove si invita ad abbandonare l’atteggiamento esteriore della morale e della benevolenza pietosa per ritornare alla semplicità dei rapporti reali. La nostra stessa tradizione UU, nella sua contestazione dell’atteggiamento dogmatico, include in qualche modo una critica alla moralità vissuta come definizione dogmatica di regole, piuttosto che attenzione alla realtà delle relazioni umane. La tradizione I Kuan Tao, che sto approfondendo di recente, è certo una tradizione che pone al centro i valori confuciani, scolpiti nella tradizione della cultura cinese, eppure venera come immagine del Buddha vivente un monaco pazzo che infrangeva spesso le prescrizioni rituali ed alimentari, a simboleggiare come lo Spirito incarnato non può essere contenuto in norme e prescrizioni.
“Ma, insomma”, mi direte, “carissimo pastore, è il tuo lavoro dire qualcosa. Non te la puoi cavare con il gioco del “non sermone””. Capisco, però, si è fatto troppo tardi per cominciare a parlarvi ora di quel tema originario della relazione con l’Uno. Eppure è proprio sulla via del ritorno verso questi temi, a me più consoni, che emerge una qualche interessante considerazione. Perché, forse, davvero è nel rapporto con lo Spirito che ritroviamo una direzione anche per il nostro senso etico, qualcosa che vada oltre la banalità di regolette prestabilite o di un ingenuo “volemose bene”. L’esperienza dello Spirito ci offre, infatti, la possibilità di un atteggiamento di apertura, di attenzione, di ascolto e dedizione, che riempie di senso la norma etica, la inquadra nella prospettiva dell’amore disinteressato e della compassione, la incarna nella realtà delle mutevoli relazioni e situazioni della vita.
Eppure (ed è forse questa la lezione che scopro nel mio ripensamento sul tema di cui discutere con voi oggi) non vi è in questo nessun automatismo. Perché la relazione con l’Uno è già in sé così piena di calore, così ricca di senso, che vi è sempre il rischio di indugiare nella beatitudine che essa ci provoca. Bisogna saper sviluppare, invece, la capacità di vedere rispecchiata la relazione con l’Uno nella relazione con i molti. Anche questo è parte del necessario allenamento spirituale.
Nondimeno, non si può cessare di testimoniare la centralità di quella connessione intima e misteriosa che ci connette con lo Spirito stesso della vita. E’ da questa relazione che gemma, come dice Alexander, quella “fede autentica e personale, che non puoi fare a meno di vivere, servire e curare”, in grado di conferire fermezza al nostro slancio etico pur nella libertà offerta da una fede che “ti rende libero” e “che ripone tanta fiducia nell’integrità e nel valore di ciascun individuo”. In fondo è a questa stessa relazione che ci invitano le tradizioni spirituali quando sembrano contestare la morale, che pure spesso esse contribuiscono a fondare. Esse ci invitano ad anteporre ad un qualsiasi sistema etico e valoriale il rapporto con un esperienza viva e vivente, affinché esso stesso non si svuoti di senso. Nella battuta di Thurman, che abbiamo messo tra le letture, si parla ironicamente dell’errore che si compie quando prima si decidano i compagni di viaggio e solo dopo la meta dove andare. Ecco, è un po’ questo ciò che accade e la nostra etica universalista non né è immune. Perché noi abbiamo già deciso i nostri compagni di viaggio: l’umanità intera, se non la comunità universale degli esseri senzienti. Eppure nessuno all’interno di questa fratellanza universale potrà sentirsi davvero incluso se la porta aperta che lasciamo affaccia su uno spazio vuoto, privo di tracce autentiche e pulsanti dello Spirito in cui rispecchiarsi e ritrovarsi.
Se è vero, dunque, che lo Spirito aumenta la nostra capacità di “ascoltare la Vita”, è altrettanto vero che dobbiamo divenire dapprima noi capaci di ascoltare lo Spirito. E’ attraverso questa relazione bidirezionale che si innesta il circolo virtuoso del carisma spirituale. Questo ci riporta al tema, che potremmo semplificare con la parola “peccato” e che noi abilmente abbiamo aggirato ricorrendo alla tolleranza liberale verso i diversi stili di vita. Lì dove non vi è sofferenza o lesione della dignità, della vita e della libertà altrui, si diceva, non vi è infrazione dell’etica. Questo resta vero: eticamente parlando, noi non poniamo comportamenti vincolanti verso se stessi. Ma lì dove possiamo indulgere sul piano etico, non possiamo non considerare il piano spirituale. Ed il piano spirituale ci insegna che ogni comportamento che ci renda schiavi dei sensi, delle pulsioni e delle compulsioni, tutto ciò che si traduca in vizio ed ossessione, ci rende via via meno capaci di ascoltare lo Spirito. Di fronte al vizio, a ciò che le religioni chiamano “peccato”, noi non ci ergiamo come giudici morali, ma nondimeno accendiamo una spia sul nostro quadrante. Una spia che illumina una semplice parola: moderazione.
Ecco, questo invito che spesso facciamo non è adesione ad un comportamento borghese, che tutto accetta fuorché il “troppo”, il “fuori norma”. No, è qualcosa di più importante e profondo. Moderazione significa non ottenebrare la capacità di ascoltare lo Spirito, non lasciarsi appiattire sulla materialità e sui desideri dell’ego. E non per fuga dal mondo, ma per restare pienamente capaci di sentire la voce dell’uno, tanto nell’intimità del dialogo interiore, quanto nell’eco tra le vite dei molti con cui condividiamo il viaggio verso la Grande Unità.
Nella Via verso l’Uno,
Alessandro.

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Liturgia del 6 agosto (Past. Falasca)

Parole di accoglienza

Questa è una casa per riunire in noi la natura della vita e dell’umanità.
E’ una casa di amicizia, un’oasi negli imprevisti, una stanza aperta per l’incoraggiamento nelle nostre lotte.
E’ una casa di libertà, presidio della dignità e del valore di ogni persona.
E’ uno spazio aperto per la libera voce, per proclamare, tanto in tempi sicuri quanto in tempi pericolosi, la piena ed indivisibile dialettica delle diverse opinioni.
E’ una casa per la ricerca del Vero, dove mistici e scienziati convivono e ci incoraggiano alla dedizione della ricerca.
E’ una casa per l’arte, che adorna le celebrazioni di decorazioni e melodie.
E’ una casa per lo spirito profetico, che supera i tempi passati ed i tempi presenti in visioni di crescita e di progresso.
Questa casa è una culla per i nostri sogni e il laboratorio dei nostri sforzi comuni.
(Kenneth Patton)

Fratelli e sorelle, con queste parole di accoglienza vi do il benvenuto a questo incontro di meditazione e devozione.

Inno di apertura

Accensione del Calice
Min: Iniziamo la nostra celebrazione con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.
Lett:
(Dal Programma Global Chalice Lighting)
[Accensione del calice]
Tutti: Amen

Affermazione dei Principi
Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:
PREGHIERA DEI SETTE PRINCIPI
Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.
Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.
Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.
Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.
Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

Liturgia della meditazione
Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.
Quando e dove può
Il viandante dello Spirito
trovare casa ?
Dov’è quel posto
Dove vi è sicurezza, rifugio,
pace?
Il ritorno a casa per me
è un istante,
un isola di grazia,
e di luce interiore,
una pace senza tempo
anche se vissuta
all’interno del tempo.
Il ritorno a casa
è incandescenza,
consonanza, fusione
con la verità,
è l’esperienza
dell’ Uno,
e del Divino,
è luce, vita
e amore,
è pane e
respiro.
Nella notte oscura,
il terrore ci attanaglia,
le paure ci tallonano,
si apre per noi
un abisso senza speranze
e soli nel buio
abbiamo nostalgia della luce.
Spirito della Vita,
infondi in noi saggezza,
illumina il nostro cammino.
Guidaci,
con la fiaccola della speranza,
con il calore dell’amore,
verso il faro
del senso della nostra esistenza.
Tutti noi abbiamo paura del buio
ma Tu donaci la luce.
Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.
[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]
Min: Amen
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA
LETTURE

Dalla Bibbia
3 Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4 gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11 Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Giovanni 8)

Dalle tradizioni del mondo
Rinuncia alla sapienza, elimina l’intelletto e la gente ne trarrà cento volte beneficio.
Rinuncia alla compassione, elimina la m0rale e la gente ritornerà al rispetto verso i genitori e all’amore verso i figli.
Rinuncia all’astuzia, elimina il profitto e ladri e banditi non avranno ragione di esistere.
Queste tre cose come linea guida non bastano.
Perciò fa sì che ci sia quanto segue:
mostra semplicità, abbraccia il legno grezzo, riduci gli interessi personali e diminuisci i desideri. (TTC 19)

Dalla tradizione UU
Praticare la nostra religione libera ha una qualità inevitabile. La sola scelta coinvolta è se prendere o meno i nostri personali principi e le nostre verità emergenti così seriamente da viverli come un riferimento quotidiano. Una volta trovate le tue linee guida morali e spirituali (e tutto questo evolve nell’arco di anni), tu non hai altra scelta che seguire il cammino che le tue linee guida definiscono. Questa tradizione di fede, che ripone tanta fiducia nell’integrità e nel valore di ciascun individuo, ti rende libero non perché tu possa gettarti a caso nella religione, ma perché tu possa divenire … “intossicato da una fede autentica e personale, che non puoi fare a meno di vivere, servire e curare. (Scott Alexander, UU)
Ci sono due questioni che una persona dovrebbe porsi. La prima è “Dove sto andando?” e la seconda è “Chi verrà con me?”. Se mai ti capitasse di farti queste domande nell’ordine sbagliato, sei in un bel guaio. (Howard Thurman, UU)

Sermone: IL “NON SERMONE”

Al termine del sermone
Tutti: Amen

Inno mediano

Rinnovo dell’impegno comune
Lett: “Siamo tra noi uniti nel comune proposito di servire l’Infinito Spirito di Vita, slancio alla trascendenza presente in ogni persona, che, sia Esso la manifestazione di Dio nel mondo e nell’animo umano o sia Esso lo spirito umano che trascende se stesso aprendosi alla vastità della vita, ci chiama al rinnovamento interiore ed al fattivo agire per un mondo più giusto ed unito nell’amore e nella speranza.”
Ministro: Per questo ci apriamo al mistero, che ci bagna di umiltà e ci chiama ad esplorarlo.
Per questo ci apriamo all’unità della vita, rinnovando i nostri legami con la vita tutta e le vite tutte.
Per questo ci apriamo all’altro e all’esperienza della diversità che allarga i nostri orizzonti spirituali.
Per questo ci apriamo ad un orizzonte inclusivo del valore di ogni vita come realtà da realizzare.
Per questo ci apriamo alla vita come dono, cui rispondere con gratitudine e responsabilità, qualunque sia, ci sia o no, un Donatore.
Perché lo slancio alla trascendenza è in tutto ciò che è oltre ciò che siamo eppure ci racconta quello che il nostro cuore vorrebbe e dovrebbe essere.
Tutti: Amen
Il fiore della comunione
Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla di Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura con la meditazione che […] leggerà per noi
[MEDITAZIONE]:
Tutti: Amen
Min: Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore. [Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]
Preghiera conclusiva
Spirito creatore, che soffi attraverso i secoli, respirando attraverso le vite delle donne e degli uomini, ci fermiamo ad ascoltarti.
Raccontaci il tuo proposito e quale parte abbiamo in esso.
Raccontaci di come conducesti i nostri progenitori dalla rude innocenza alla consapevolezza.
Raccontaci di come portasti Israele fuori dalla schiavitù in Egitto nella terra promessa.
Raccontaci di come colmasti Gesù della tua essenza, ed apristi la via della liberazione all’animo prigioniero.
Raccontaci di come guidasti i liberatori dell’umanità, guaritori e profeti in ogni terra ed ogni età, concedendo loro una visione e la forza per perseguirla.
Raccontaci la storia della specie umana, e di come rivelasti la tua presenza dentro di noi e tra di noi. Raccontalo nel silenzio…
Raccontaci di come ci offri una scelta, come hai già fatto a tutti coloro che ci hanno preceduto, una scelta tra la vita ed il bene o il male e la morte.
Raccontaci di coloro che hanno scelto rettamente, ed aiutaci a fare altrettanto.
Amen
Benedizione finale
Min: Sorelle e fratelli, disponiamoci ad accogliere la benedizione dello Spirito.
Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che apre i nostri cuori al dono della Creazione e accompagna i nostri passi attraverso di essa, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducono alla costruzione di un orizzonte di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire questa prospettiva inclusiva, o, se volete, questo “Regno del Cielo”.
Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.
Tutti: Amen

LITURGIA DELLA TESTIMONIANZA
Termina qui la celebrazione della nostra identità comune. Ma di essa fanno parte anche l’accogliere i modi e le espressioni con cui ciò che ci accomuna trova voce in diverse sensibilità, nonché la disponibilità ad ascoltare ed arricchirsi di tali voci. Oggi voglio proporvi di pregare e meditare insieme seguendo due diverse fonti di ispirazione.
La prima fonte di ispirazione a cui vorrei ci rivolgessimo è Gesù. Con il suo insegnamento e la sua parabola esistenziale, Egli rappresenta un punto di riferimento per i cristiani, ma anche per tutte le persone aperte al Vangelo. Ma, seguendo la nostra tradizione, noi non pregheremo Gesù, bensì immagineremo di averlo idealmente con noi nella preghiera, per riscoprire il nostro essere Figli di un amore che ci ha creato e che ci ispira.
La seconda fonte di ispirazione è il profondo legame con l’Universo, che ha trovato espressione nella nostra tradizione nelle voci del trascendentalismo, dell’umanismo religioso come dell’universalismo emergente.
PREGARE CON GESU’
Cominciamo con Gesù, ritrovando lo spirito della preghiera nelle parole del Vangelo:
Aiutaci ad amare i nostri nemici, a fare del bene a coloro che ci odiano, a benedire coloro che ci maledicono, a pregare per coloro che ci maltrattano.
Aiutaci a chi ci percuote sulla guancia, a porgere anche l’altra; a chi ci leva il mantello, a non rifiutare la tunica.
Aiutaci a dare a chiunque ci chiede; e a chi prende del nostro, a non richiederlo.
Perché è scritto: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.”
Tu ci insegni, invece, ad amare i vostri nemici, a fare del bene e prestare senza sperarne nulla.
Perché in Te è la bontà verso ognuno, finanche verso gli ingrati e i malvagi.
E perché Tu sei amore e se ci amiamo gli uni gli altri, Tu rimani in noi e il Tuo amore in noi è perfetto.
Chi ama è nella luce; se camminiamo nella luce siamo in comunione gli uni con gli altri.
(adattamento dal Vangelo secondo Luca 6, 27-36 e 1 Gv )
Ed ora concludiamo questo momento pregando con le parole che Gesù stesso ci ha insegnato, che esprimono quell’amore che ci ha creato ed in cui tutti ci riconosciamo attraverso la metafora del Padre:
“Padre Nostro,
che sei nei cieli.
Sia santificato il Tuo nome.
Venga il Tuo Regno.
Sia fatta la Tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane spirituale.
Rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori.
E non ci abbandonare nella tentazione,
ma liberaci dal Male.”
Perché Tuo è il Regno, Tua la gloria, nei secoli dei secoli.
Amen

PARTECIPI DELL’UNIVERSO
Meditiamo, invece, ora sulla nostra fondamentale partecipazione ad un universo unito, creativo, plurale ed in costante costruzione con queste parole, che sintetizzano molte voci provenienti dalla nostra tradizione UU:
Dichiarazione:
“Avvinti per una stagione alla natura la cui corrente vitale fluisce attorno a noi e attraverso noi e ci invita mediante il suo potere ad un agire a lei proporzionato, perché non dovremmo sperimentare anche noi un rapporto originale con l’universo? Il sole risplende anche oggi.” (1)
La nostra fede si nutre di questo rapporto originale, “è tessuta nella tela dell’universo. Perché la vita tutta è attraversata dall’urgenza di completezza, di integrazione, di mettere insieme i pezzi sparsi dell’esistenza. (2)
Per questo “proclamiamo un nuovo universalismo (3)”: “affermiamo il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.” (4) “Troviamo la nostra completezza nel sapere che siamo intrecciati gli uni con gli altri e con il cosmo stesso”.(3)
L’universo ci insegna l’umiltà e l’accoglienza che ci spingono all’incontro con l’altro. “Quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” (5)
L’universo ci insegna la pazienza. “Al mondo è servito un lungo tempo per giungere sin qui…
Guarda le stelle e impara la pazienza, osserva le formiche e persevera.”
(1) R.W. Emerson
(2) G.McKeeman
(3) J.I. Ford
(4) 7° Principio UU
(5) H.D. Thoreau
(6) K.Patton

Ministro: la nostra esperienza dell’Universo come occasione di apertura spirituale alla Vita tutta e alle vite tutte trova testimonianza nelle diverse culture religiose, nella poesia di un fratello UU come in una iscrizione cinese dell’XI secolo. Lasciamoci ispirare da queste parole, distanti nel luogo e nel tempo, ma vicine tra loro nello spirito.
Lettore:
L’universo fuori di noi e l’universo dentro di noi sono un solo universo. Ed è perciò così che i nostri sforzi, i nostri sogni, le nostre speranze, le nostre ambizioni sono i sogni, le speranze e le ambizioni dell’universo stesso. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sta muovendo verso il raggiungimento dell’auto-consapevolezza e dell’auto-coscienza. I nostri sforzi per capire il mondo e il nostro posto in esso sono espressione del profondo moto unisono dell’Universo verso il significato. In noi, e forse anche altrove, l’Universo sogna sogni e mete che muovono verso possibilità sconosciute. Anche l’impulso morale, che tesse la sua strada attraverso la nostra vita e che ci spinge a perseguire e praticare la giustizia, la misericordia e la compassione, è inserito nell’universo stesso ed è questo desiderio universale che trova espressione nei nostri momenti migliori.
(David Bumbaugh, UU)

Lettore: “Il Cielo è mio padre e la Terra è mia madre, e perfino una minuscola creatura quale io sono trova intimità presso di loro. Pertanto io considero come mio corpo ciò che colma l’universo e considero come mia natura ciò che muove l’universo. Tutte le persone sono miei fratelli e sorelle, e ogni cosa è mia compagna.” (Zhang Zai)

Ministro: Chiudiamo rinnovando l’ispirazione comune a questo percorso ripetendo insieme…
Tutti: Uniti con tutta la Vita, uniti con tutte le vite.

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