Burn Out

Cari Fratelli,

ormai da qualche tempo non vi parlo più delle mie improvvise quanto inaspettate illuminazioni spirituali in palestra, non tanto perché abbia cambiato idea sulla correttezza dell’antico motto “mens sana in corpore sano”, quanto perché, sostanzialmente, la routine e la familiarità con l’ambiente dell’Accademia di sport da combattimento in cui mi alleno e lavoro hanno, come spesso accade, un po’ appannato la mia capacità di cogliere insegnamenti spirituali in ambito ginnico.

Un episodio occorso un paio di settimane fa, però, ha fatto eccezione, apparendomi immediatamente fonte di riflessioni che esulassero dalla pura tecnica esecutoria degli esercizi.

Si presenta al mio corso di “Military Workout”, una specie di “CrossFit” leggermente più duro e funzionale, Giacomo, un ragazzo tra i trenta e i trentacinque anni che sembra uscito da un film del genere “peplum” degli anni ’60 sui vari Ursus e Maciste: spalle modello “devo fare una torsione per passare dalle porte”, collo taurino, addominali così scolpiti che si vedono persino attraverso una maglia pesante e cosce con quadricipiti più o meno delle dimensioni del mio torace.

“Fantastico”, mi dico, “con questo sì che possiamo lavorare alla grande” … e, abituato come sono a signore di mezza età che vogliono provare l’ebbrezza del training militare e a ragazzi con la pancia da “forzati dell’aperitivo” già a venticinque anni, vi assicuro che non è poco.

Comincio a impostare una routine di lavoro neppure particolarmente ardua e il novello Ercole fa tutto, sì, ma né con particolare entusiasmo, né con particolari capacità …. almeno non con le capacità che il suo fisico avrebbe potuto lasciar presagire. Anzi, dopo mezz’ora, appare persino più stanco di alcune delle mie abituali clienti.

Provo ad indagare e gli chiedo se abbia fatto molto sport in passato. Mi risponde che ha partecipato per anni al campionato nazionale di “Ironman” e che da quindici anni si allena ogni giorno con pesi tra i 40 e i 110 kg. Ok, tutto in linea con quanto dimostra ma … ma allora non capisco … fino a che, al termine del corso, negli spogliatoi, mi dice che è preoccupato perché, da qualche tempo a questa parte, non prova più nessun piacere nell’allenarsi, si annoia, il corpo sembra non rispondere più alle sollecitazioni e si sente completamente demotivato. Fortunatamente, al Master C.O.N.I., mi avevano spiegato esattamente il significato di questi sintomi: “sindrome da overtraining” e conseguente “burn out” psicologico che, in parole povere, significa che ti sei allenato così tanto, così duramente, con così forte impegno che il tuo corpo ormai risponde perfettamente ma la tua mente non regge più lo stress, non ne vuole più sapere e non è più in grado di creare quel connubio tra energia fisica ed energia nervosa che è necessario per ogni training produttivo.

Ed è a questo punto, Fratelli, che un parallelo con la vita spirituale mi è apparso immediatamente lampante. Non è forse vero che, magari proprio quando ci sentiamo al massimo della nostra energia spirituale, quando la nostra ricerca si fa più intensa e viene ad occupare una parte sempre più importante della nostra vita, proprio allora, a poco a poco, rischiamo di “esaurirci”, di dar fondo alle nostre energie psichiche e nervose, persino arrivando a macerarci nei dubbi, negli “un passo oltre”, nel tentativo di capire un po’ di più ciò che, forse, non è né sarà mai comprensibile?

E poi? E poi questo esaurimento di energie comincia a farsi sentire, inizialmente con piccoli sintomi, con meno voglia di occuparci di questioni spirituali, di ascoltare, di pregare, di trovare spazi sacri, di impegnarci concretamente, di partecipare alle funzioni, poi, progressivamente, con un vero e proprio rifiuto interiore che si estende alla comunità, alla fede, forse persino a Dio o a ciò che viviamo come Trascendente …

Insomma, sono convinto che esista anche una sorta di “overtraining spirituale” che, come conseguenza estrema, arriva persino ad un “burn out” spirituale.

E se accade? Non ho formule magiche e, forse, di fronte ad un “burn out” di qualsiasi tipo, i nostri psicologi hanno più frecce di me nella loro faretra ma quello che posso dirvi è che quando, dal punto di vista del fitness, si arriva alla sindrome di overtraining, esiste una sola soluzione possibile, la stessa soluzione che ho consigliato a Giacomo un paio di settimane fa: mollare, interrompere, staccare la spina per un periodo più o meno lungo, fino a che (sperando che accada) non si sente rinascere dentro di sé quella spinta iniziale, quella motivazione che ci ha portato a mettere piede per la prima volta in palestra e a continuare, giorno dopo giorno, a tornarci.

Ma come? Un ministro che dice di prendersi una pausa spirituale, di pensare ad altro, di non partecipare alle funzioni?

Sì, esatto. E mi spingo anche oltre: se in una domenica sera qualunque vi pesa collegarvi per una funzione, se un programma in tv o una uscita con gli amici vi alletta più di una discussione spirituale con la comunità, vi prego, davvero vi prego, non collegatevi; se un giorno non vi va di leggere neppure una riga che vi rimandi ai vostri studi sul Trascendente, vi prego, davvero vi prego, non ci provate neppure a prendere in mano un qualunque testo sacro o spirituale.

Se una cosa, tra le migliaia che non ho capito e non capirò mai, credo di aver compreso è che Dio (o chi per lui) non vuole servi inginocchiati davanti a Lui sotto il peso dei dogmi, degli obblighi o dei sensi di colpa ma vuole amici che camminino al suo fianco!

Ed è un cammino difficile, su questo non ci sono dubbi! Per certi versi, mi sembra (o forse vorrei che mi sembrasse) come una passeggiata tra due innamorati che si frequentano da poco: si tengono per mano, si parlano tantissimo, si raccontano e si lasciano scoprire ma … con una certa timidezza, con un certo livello di pudore che, a volte, si vorrebbe superare ma che, allo stesso tempo, si ha paura di superare perché non ci si conosce ancora abbastanza a fondo per lasciarsi andare e, dunque, ci sono anche momenti di silenzio che ci mettono un po’ a disagio … Se ci riflettiamo un istante, anche il nostro dialogo con ciò che viviamo come Trascendente si basa su elementi simili: un sentimento di amore condiviso di fondo, una difficoltà comunicativa che a tratti viene superata dalla voglia di conoscenza e a tratti, invece, palesa a pieno quella distanza ontologica che si fa mistero, silenzio, persino paura …

Può capitare che due innamorati non abbiano voglia di vedersi? Al di là di romantiche dichiarazioni d’intenti, sinceramente credo che ciò possa tranquillamente accadere senza scandalo per nessuno e che, anzi, a volte, non solo sia normale non avere voglia di vedersi ma che sia persino giusto e auspicabile … Ho problemi di lavoro, di salute, di mille altre cose, sono stanco, stressato, vorrei solo dormire e non pensare a niente ma … devo uscire per forza con la mia fidanzata o il mio fidanzato, con mia moglie o mio marito … Ma … chi lo dice? Perché? Perché “così si fa”? E con che risultati? Di moltiplicare le pause di silenzio imbarazzato? Di essere così nervosi da finire per litigare? Di arrivare come certe coppie che “salvano le apparenze” ma non si sopportano più?

Insomma, i momenti di “burn out” non esistono solo in campo lavorativo o nel fitness ma sono propri anche di qualsiasi realtà spirituale, sia essa sentimentale così come mistica …

E per i “burn out” c’è una sola cura fratelli: prendersi una pausa, evitare un contatto troppo frequente per qualche tempo, imparare a vivere tutto in prospettiva.

Ecco, questo è l’insegnamento che ho tratto dal mio incontro con Giacomo in palestra: la fortuna di appartenere ad una religione liberale!

Sì perché Giacomo, non ve l’ho ancora detto, è anche un canoista di livello nazionale e, volente o nolente, non potrà mai smettere di allenarsi completamente, fino a quando il suo “burn out” non lo porterà al ritiro dallo sport attivo o non comincerà a perdere una gara dopo l’altra perché senza tanto amore e tanta passione le gare non si vincono … E, purtroppo, non posso fare a meno di notare un parallelismo con tutte quelle Religioni e Denominazioni dogmatiche che costellano il cammino dei loro fedeli con mille “devi fare” che, troppo spesso, diventano solo fariseismo di facciata o impegno formale sterile che non nasce più da un sentire profondo.

Solo grazie al nostro comune appartenere ad una religione liberale io posso, invece, permettermi di dirvi: “lasciate perdere … se non vi sentite di fare qualsiasi cosa, se non avete voglia di pregare, di vivere l’esperienza comunitaria, di partecipare ad una funzione, non fatelo e davvero confido che Dio o chi per lui non vi amerà meno per questo, ma anzi, probabilmente vi amerà persino di più!”

Sì, fratelli, credo proprio che vi amerà di più e lo credo alla luce di quella “Regola Aurea” che accomuna gran parte delle religioni: “ama il prossimo tuo come te stesso!”. Come può uno schiavo amare se stesso, come può un essere umano che viva di catene che sente estranee e pesanti amare la propria esistenza? Lasciatemi dire, ancora una volta, che noi stessi siamo il nostro primo prossimo: se non ci amiamo, se non amiamo la nostra vita, se non amiamo quella scintilla divina che è dentro di noi, non ameremo davvero neppure chi ci è vicino … e figuriamoci una entità a volte apparentemente così lontana come l’Inviolato …

Allora, fratelli, ogni giorno, quando ci svegliamo, credo che sia nostro compito “scegliere la nostra religione”, ma sceglierla davvero, senza sforzarci, sceglierla perché il suo richiamo è dolce, sceglierla perché ne sentiamo l’esigenza, perché è un amore che stiamo vivendo a pieno …

E se non succede, se quel richiamo, quell’esigenza, quell’amore non li sentiamo così forti per qualche tempo, non c’è nulla di cui angustiarsi: ogni vera storia d’amore ha alti e bassi, ma se una storia d’amore è davvero forte e profonda, allora e solo allora sarà infinita, al di là di qualsiasi pausa ciascuno senta di doversi prendere.

Adonai echad,

Amen

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Liturgia del 2 dicembre 2018

Lett: Ho bisogno di pace,
ho bisogno di esprimere la mia gratitudine,
ho bisogno di umiltà,
Preghiamo insieme
perché da solo ciascuno di noi
non è abbastanza
ed è troppo.
Esprimiamo la nostra gratitudine per il dono della vita,
esprimiamo la nostra unicità
nel grande quadro dell’umanità
e di tutto il creato.

INNO DI APERTURA

ACCENSIONE DEL CALICE

Min: Benvenuti Fratelli. Iniziamo con uno degli elementi che più caratterizza la nostra Comunione. Come sapete, è tradizione unitariana e universalista che a turno ogni Chiesa del mondo trasmetta a tutte le altre un pensiero su cui meditare all’accensione del Calice, che è simbolo del nostro accogliere e partecipare al Mistero della vita, coltivando quella scintilla di Infinito che ci spinge ad elevarci spiritualmente.

Lett: Possa la sua fiamma condurci a maggior conoscenza e tolleranza.

Possa il suo calore condurci ad amore e compassione più profondi.

Che questa fiamma possa simbolizzare la scintilla divina di luce

insita in ogni essere vivente.

E possa la sua luce condurci verso maggiore saggezza e comprensione.

Sì, ognuno di noi è solo una piccola fiamma.

Ma insieme possiamo illuminare il mondo!

(Lund Shoemaker, Danish Unitarian Church)

AFFERMAZIONE DEI PRINCIPI

Min: Veniamo da strade diverse, liberi cercatori del sacro, senza dogmi e senza costrizioni, ma uniti da alcuni principi che danno forma alla nostra fede comune e che si radicano poi nel percorso del singolo e nella specificità della sua fede:

Lett.: Ascolta: prova a sentire la voce di chi pensa di non avere valore e fa che ti chiami ad un impegno per “il valore e la dignità propria di ogni persona”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente escluso e fa che ti chiami ad un impegno per “la giustizia, l’equità e la compassione nei rapporti umani”.

Ascolta: prova a sentire la voce della tua e dell’altrui debolezza e fa che ti chiami ad un impegno per “l’accettazione reciproca e l’incoraggiamento alla crescita spirituale”.

Ascolta: prova a sentire la voce di una nuova verità nascosta nel Mistero e fa che ti chiami ad un impegno per “la libera e responsabile ricerca della verità e del significato della vita”.

Ascolta: prova a sentire la voce delle opinioni inascoltate, di chi non ha voce in capitolo, e fa che ti chiami ad un impegno per “il diritto della coscienza e l’utilizzo del processo democratico”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi non ha pace o riposo e fa che ti chiami ad un impegno per “l’obiettivo di una comunità globale con pace, libertà, e giustizia per tutti”.

Ascolta: prova a sentire la voce di chi si sente separato dagli altri e dalla Terra e fa che ti chiami ad un impegno per “il rispetto per la rete interdipendente di tutta l’esistenza della quale facciamo parte.”

LITURGIA DELLA MEDITAZIONE

Min: Sorelle e fratelli, il male è il rifiuto di riconoscere come ogni cosa sulla terra sia legata allo Spirito in una grande rete interdipendente d’amore. Preghiamo, dunque, nella consapevolezza della nostra interdipendenza, chiedendo perdono e ispirazione.

Lett: Uno inconoscibile, Uno senza nome e dai mille nomi,
ti preghiamo di mostrare la tua benevolenza a tutte le creature della terra
e che gli esseri umani sappiano usare con saggezza dei loro doni,
del loro libero arbitrio e della loro immaginazione, della loro conoscenza,
dei loro poteri e della loro compassione
perché ogni cosa sia riflesso della Tua immagine

Min: Dopo aver confessato la nostra umana debolezza, ascoltiamo la nostra sacra voce interiore meditando in silenzio per qualche istante.

[tutti pregano in silenzio per circa un minuto]

Min: Amen

Tutti: Amen

LITURGIA DELLA PAROLA

LETTURE

I)Là fuori, oltre a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, esiste un campo immenso. Ci incontreremo lì. (Jalal Ad-Din “Rumi”, Diwan)

Non c’è costrizione nella Religione: la rettitudine si è ben distinta dal traviamento. Ebbene, chi nega fede al taaghut {Satana, gli idoli, i tiranni, gli empi} e crede in Allah, si è invero aggrappato alla ‘Presa Salda’, che non si rompe mai. Allah è Colui che ascolta e sa tutto. (Sacro Corano, Surat “Al Baqarah”)

II)Alcuni U*U apprezzano i rituali, altri no. E’ molto semplice. Tu decidi. Se vuoi dare il benvenuto al tuo bambino nel mondo con un servizio liturgico, ottimo. Se ti prendi sempre un momento per esprimere gratitudine prima di mangiare, oppure preferisci iniziare ogni giorno con un po’di musica, una poesia, o il tè e il Times, devi capire cosa ti fa sentire meglio. Se una pratica regolare ti ravviva e ti spinge verso il bene, allora, qualunque sia tale pratica, hai trovato il tuo rituale. (Rev. Jane Rzepka, UU World)

III)In un giorno di sabato egli passava per i campi, e i suoi discepoli, strada facendo, si misero a strappare delle spighe. I farisei gli dissero: «Vedi! Perché fanno di sabato quel che non è lecito?» Ed egli disse loro: «Non avete mai letto quel che fece Davide, quando fu nel bisogno ed ebbe fame, egli e coloro che erano con lui? Com’egli, al tempo del sommo sacerdote Abiatar, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani di presentazione, che a nessuno è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche a quelli che erano con lui?» Poi disse loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato; perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

(Vangelo detto di Marco, cap.2)

Min: sermone (Burn Out)

Al termine del sermone

Tutti: Amen

INNO MEDIANO

RINNOVO DELL’IMPEGNO COMUNE

Lett: Siamo qui per celebrare ed onorare con il nostro impegno i doni della vita, della coscienza e della libertà dell’essere umano

1) attraverso l’amore per il prossimo e per la profondità della vita animata dallo slancio verso la trascendenza, che essa sia il frutto dell’ispirazione di un Dio d’amore, di un impulso alla totalità insito nella natura o dell’idealità di un’umanità in cerca del proprio cammino;•

2) attraverso il riconoscimento della nostra unità e dignità di creature preziose in un mondo interconnesso;

3) attraverso l’impegno per una riconciliazione degli animi umani con ogni altro del mondo in una società più inclusiva;

4) attraverso un approccio adulto alla vita religiosa basato sull’autonomia nelle scelte, l’esperienza diretta, un’etica che non ha bisogno di premi presenti o futuri, l’apertura al rivelarsi del Sacro ed il dialogo nella comunità;

5) attraverso la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità, intese come apertura al mistero, alla possibilità ed al volto dell’altro;

6) attraverso il confronto, qualunque sia la fede personale, con il mistero della nostra creazione e con il messaggio e l’esempio di Gesù, Maestro del Cuore;

7) attraverso l’apertura, qualunque sia la fede personale, ai processi di creazione, rinnovamento e trasformazione della natura;

8) attraverso il servizio, qualunque sia la fede personale, verso la crescita dell’essere umano, il suo spirito critico e l’esercizio autonomo delle sua facoltà;

9) attraverso la testimonianza dell’inesauribile speranza che deriva da questa apertura al Sacro, da questa fede nella vita e da questo impegno per la dignità umana;

10) attraverso l’apertura all’universale ispirazione dello Spirito negli animi delle persone, espressa nei più nobili insegnamenti di tutte le religioni.

Tutti:Amen

COMUNIONE DEI FIORI

Min: Sorelle e fratelli, secondo la tradizione che ci accomuna ogni animo umano ha in sé una scintilla Infinito. Per questo, nella nostra denominazione, riserviamo un momento specifico, che definiamo “Comunione dei Fiori” perché chiunque lo desideri possa condividere un pensiero con tutti i presenti. Immergiamoci, dunque nella meditazione, dichiarando la nostra disponibilità al dialogo e all’apertura.Prego, dunque, chiunque lo desideri di farci dono di quello che lo Spirito, qualunque sia il nome che ciascuno di noi vuole dargli, ispira nel suo cuore.

[Chi lo desidera, condivide un pensiero con i presenti]

PREGHIERA CONCLUSIVA

Lett: Spirito della Vita e dell’Amore
sii con noi in questi tempi difficili,
quando la gente soffre, i genitori piangono, la violenza cresce.
Sii con noi quando sentiamo il peso di una perdita,
quando sentiamo la rabbia per l’ingiustizia.
Stai dalla parte dell’oppresso e cambia il cuore dell’oppressore,
perché entrambi sono legati dal vincolo umano,
anche se spesso lo dimentichiamo.
Aiutaci a ricordare la speranza che avevamo, abbiamo e avremo,
aiutaci a ricordare la gioia anche nella tristezza,
il successo anche nella sconfitta,
il bene anche in mezzo al male.
Aiutaci a essere migliori,
a lavorare per migliorare le cose
e a creare un mondo migliore.

BENEDIZIONE FINALE

Min: Fratelli, disponiamoci alla benedizione.

Lo Spirito dai mille nomi e dalla inconoscibile essenza, che ci ha creato e accompagna i nostri passi, conceda a tutti noi il discernimento per comprendere quali vie conducano alla costruzione di un regno di pace e di giustizia per tutti e la forza per costruire tale regno.

Possa la Sua benedizione scendere su di noi e rimanere nei nostri cuori ogni giorno.

Tutti: Amen

TESTIMONIANZA UMANISTA E DALLE RELIGIONI ORIENTALI

Min: Fratelli, preghiamo insieme rendendo grazia alla vita che ci preserva e ci nutre.

Lett: Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni dogma che divide

da ogni dottrina che discrimina.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni concetto che chiude

da ogni ideologia che ingabbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni impeto di arroganza

da ogni sentimento di superbia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni certezza che esclude

da ogni sicurezza che scaccia.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni tentazione umana

da ogni schiavitù materiale.

Vieni o vuoto e svuotaci

da ogni turbamento emotivo

da ogni depressione mentale.

Ma vieni o Pieno e riempici

di una luce senza tenebre

di un calore senza confini.

E vieni o Pieno e riempici

di compassione il cuore

di fede, di speranza, di amore.

(Ian McCarthy)

Lett.2: Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede.”

(Lao Tse)

TESTIMONIANZA DAI POPOLI DEL LIBRO

Min: Concludiamo la liturgia accogliendo la preghiera di quanti si sentano di dare testimonianza della loro intima relazione con la Trascendenza attraverso le metafora del Padre, tanto cara alla pratica spirituale di molti di noi. Per questo, a ricordo della matrice biblica che è stata culla della nostra fede e che è linea guida per molti di noi, invito [… ] a recitare la prima stanza dello Shemà ebraico.

Lett: Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno. E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come “segno” tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Min.: Anche la Sapienza islamica da sempre proclama l’Origine Unica della vita in cui anche noi crediamo. Ricordiamo, dunque, questa nostra fede attraverso le parole del Sacro Corano:

Lett: “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Di’: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

e nessuno è eguale a Lui”. (Surat al-Ikhlas)

Infine, come fiore cristiano della Comunione dei fiori, accogliamo l’offerta del Padre Nostro, proposta da quanti tra noi ritengano possa essere fertile rappresentazione di quel legame verso la Trascendenza che è stato oggetto del nostro servizio

Padre Nostro

Min: Andiamo in pace, ricordando in ogni istante il compito di essere sale della terra che ci è stato affidato.

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Lo U*Uismo ai tempi dei social

Cari fratelli,

da tempo siamo in molti a dirci a dir poco preoccupati della situazione sociale e politica che stiamo vivendo, una situazione in cui, come spesso abbiamo avuto modo di notare, tutto ciò che davamo come ormai acquisito in termini valoriali sembra ogni giorno di più franarci sotto i piedi.

Risulta, in una situazione simile, assolutamente inevitabile, forse soprattutto per ricercatori dello spirito come noi U*U, porci domande sulle cause che hanno provocato quello che, ai nostri occhi, non può essere considerato altro che un passo indietro dell’umanità verso posizioni che davamo per definitivamente superate.

Ebbene, devo dire che, alla ricerca di una spiegazione, di un perché tutto questo stesse accadendo, è stato per me notevolmente illuminante un servizio giornalistico che mi è capitato casualmente di vedere qualche tempo fa.

Credo che si trattasse di un servizio di “Report” ma non ne sono completamente certo perché mi capita raramente di avere il tempo per guardare la televisione e, come quasi sempre quando ciò accade, stavo facendo zapping dopo le 10 di sera, passando da un programma già cominciato all’altro, quando l’introduzione del presentatore ha catturato la mia attenzione promettendo di svelare i meccanismi perversi che si nascondono dietro i social e mi ha indotto a interrompere l’accanimento digitale sul telecomando che normalmente caratterizza la mia fruizione televisiva.

Cercherò di riassumere brevemente e per punti ciò che ho scoperto nella mezz’ora successiva per bocca dei numerosi ingegneri e informatici intervistati, tutti ex progettisti dei vari Facebook, Instagram, Google, etc.

A) Come ovvio per aziende che figurano ai primi posti nelle classifiche mondiali di redditività, tutti i social, al di là di leggende metropolitane e storie romantiche sui loro esordi in cantine e garage, sono aziende commerciali il cui scopo è, ovviamente, vendere il più possibile. Ma che cosa vendono? Quando non vendono, cosa, a quanto pare, non infrequente, illegalmente i profili dei loro utenti, vivono della vendita della nostra attenzione nei confronti di spazi pubblicitari, in questo agendo né più né meno come i vari giornali “freepress” che troviamo sparsi in giro per le nostre città o come le TV commerciali in circolazione da oltre quarant’anni. Fin qui, nulla di strano: l’idea di catturare l’attenzione per vendere è antica come il mondo ed è il principio su cui, nel bene e nel male, da sempre si basa la pubblicità.

B) Ma è a questo punto che scatta qualcosa di notevolmente inquietante. A detta di uno scarmigliato ex-sviluppatore di Facebook, oggi, da quanto riferito dal giornalista che lo intervistava, acclamato guru della contro-cultura, pochi sanno che Mark Zuckerberg ad Harvard studiava, persino più che informatica, psicologia. Ok: cosa c’è di inquietante in tutto questo? Di per sé nulla (e non mi addentrerò, per buona pace di alcuni nostri confratelli, su cosa penso esattamente di una scienza che permetta la manipolazione della mente …) se non che, sempre a dar retta al suddetto guru, il giovane genio della tastiera ha, da subito, deciso di applicare alcuni principi della nostra psiche alla sua creatura tecnologica. Nello specifico, esiste un sistema comportamentale, comprovato da numerosi esperimenti scientifici, chiamato “condizionamento operante” che accomuna tutti gli animali, noi compresi e che è stato studiato da tale Skinner (che, fortunatamente, non è lo stesso Skinner che ha scritto pagine sublimi di teologia U*U!). In sostanza, se metto un piccione o una scimmia in una gabbia e scopre che ogni volta che schiaccia un bottone rosso ottiene del cibo, questi schiaccerà il bottone con una certa frequenza ma se, invece, il cibo arriverà ogni 7 o 8 volte che schiaccia il bottone, con una cadenza apparentemente casuale, il bottone verrà schiacciato quasi ossessivamente, con una frequenza notevolmente più alta che nella situazione precedente. E dunque? E dunque, Zuckerberg ha deciso di applicare il “condizionamento operante” sugli utenti di Facebook, seguito a ruota da molti altri creatori di social. Fateci caso: quando scorriamo la nostra bacheca FB, in media troviamo un post che ci interessa o che cattura la nostra attenzione ogni 6, 7 o 8 post di cui non ce ne frega assolutamente niente ed è proprio questo meccanismo che, secondo un paio di professori universitari intervistati dei giornalisti che stavano realizzando il reportage, ci induce ad una “coazione a ripetere”, insomma ad una dipendenza da social, E, dal mio punto di vista, ciò che è più paradossale è che alle aziende dei social i dati per questo enorme esperimento di manipolazione sociale li forniamo noi, lasciandoci volentieri sottoporre ad una continua “profilazione”, magari dietro la promessa del magro guadagno di ricevere pubblicità più mirata sui nostri gusti.

C) Ma cosa c’entra tutto questo con la situazione socio-politica mondiale? C’entra e anche molto. Lasciamo da parte ogni altro effetto collaterale, dalla dipendenza che induce ragazzini di quindici anni ad una schiavitù da social che devono farsi curare in centri di “disintossicazione” al fatto che, comprovatamente e a causa della tipologia di pseudo-comunicazione dei social, la soglia di attenzione della generazione dei “millenials” si sta attestando, con i suoi 9 secondi massimo, ai livelli più bassi registrati nella storia (non è un caso se adesso, tra gli adolescenti, “Instagram”, che mostra solo foto, è preferito a Facebook che, a volte, richiede l’enorme sforzo di leggere persino una ventina di righe di testo), alla incapacità indotta di esprimere in una lingua scritta con un minimo di correttezza formale un giudizio critico che vada oltre il “mi piace” o “non mi piace”. Il vero elemento di problematicità va ricercato, ancora una volta, a livello di reazioni psico-emozionali. Perché, vedete, i nostri manipolatori del cervello hanno scoperto anche un altro simpatico meccanismo che ci contraddistingue: la nostra attenzione e il nostro interesse possono essere catturati sia dalla consonanza cognitiva che dalla dissonanza cognitiva ma la seconda ha una forza molto maggiore perché ci richiede un’attenzione più puntuale per tentare di eliminarla. In soldoni, veniamo indotti molto di più al nostro meccanismo di coazione a ripetere se il famoso “messaggio ogni tanto” che ci interessa non è consonante con le nostre opinioni ma completamente dissonante, completamente contrario. E allora? E allora, giusto per fare esempi grossolani, se siamo stati individuati come “comunisti”, ci spareranno in bacheca un bel “post” superfascista, sei siamo neri un post dell’Arian Nation, se siamo “gay” una simpatica sparata omofoba, etc. … E noi? E noi rispondiamo, con i nostri commenti, con i nostri pollicioni, con le nostre contro-sparate, con la nascita, addirittura, di incredibili e disgustosi gruppi sociali di “haters” specifici, con il trolling e chi più ne ha più ne metta … E, intanto, rimaniamo sul social e il social guadagna e guadagna sulle nostre reazioni vendendo i suoi spazi a prezzi direttamente proporzionali alla sua audience!

D) Dove ci porta tutto questo? Proviamo a tirare le somme: una coazione a ripetere indotta ci spinge a continuare a soffermarci su messaggi a cui siamo portati quasi automaticamente a rispondere polemicamente a causa della loro voluta provocatorietà nei confronti del nostro sistema valoriale. Come avvengono tale provocazione e tale risposta? Ovviamente, secondo lo stile proprio del mezzo: slogan gridati, affermazioni nette apparentemente apodittiche, spesso decontestualizzate e acritiche e, soprattutto, contrapposizione costante che da dialettica di trasforma in attacco personale deviando dalla necessità logica di attenersi al soggetto di discussione. Insomma, mutatis mutandis, il nocciolo della retorica populista, a cui ci abituiamo, ci assuefacciamo e che finiamo, volenti o nolenti, per assumere e per riconoscere come “normale”, con tutte le conseguenze che ciascuno di noi può facilmente trarre.

Fino a qui una analisi che risulta più sociologica che legata ad ambiti spirituali. Ma la domanda che mi pongo è se e in che maniera tutto questo abbia effetto a livello del nostro modo di vivere la fede.

E, sinceramente, la mia risposta alla prima domanda è sicuramente sì, questo clima di pensiero, al quale, fatto salvo un volontario eremitismo settario, sociale prima ancora che culturale, non possiamo sottrarci (pensiamo solo all’utilità dei social per la diffusione quantomeno della “notizia” della nostra esistenza!) credo stia influenzando profondamente la natura stessa della definizione di “Unitarianesimo Universalista”. Lo U*Uismo, per come la vedo io, ha tre grandi caratteristiche di fondo, il cui insieme rende la nostra spiritualità peculiare: una fede nella coniugazione tra spiritualità trascendente e dignità antropocentrica, una profonda ottica liberale sugli aspetti religiosi e una propensione storica e fondamentale alla lotta sociale e all’impegno singolare in ambito di affermazione dei principi etico-morali. Ebbene, nella temperie culturale che stiamo vivendo, questi tre ambiti, in altre situazioni perfettamente e ottimamente compatibili, sembrano scivolare verso una apparente contraddittorietà: laddove la lotta sociale risulta impossibilitata ad esistere nello scontrarsi con un sistema che la rende inane e inudibile a meno di non assumere gli stessi toni urlati e contrappositivi della parte avversa, assoggettandovisi, appare di tutta evidenza il suo entrare in distonia con il liberalismo spirituale e, in ultima analisi, con quella base di antropocentrismo spirituale che dovrebbe risultare il suo primario elemento costitutivo.

E dunque? E, dunque, fratelli, è il senso stesso dello U*Uismo nella forma che conosciamo a entrare in crisi: se l’Unitarianesimo Universalista non può più coniugare la “quest” personale alla mobilitazione per l’affermazione dei principi, il Parker della ricerca teologica al Channing di “Slavery” o, in ambiti più antichi e diversi, il sottile ragionamento teologico di Paruta e la veemenza disputativa di David, allora deve, gioco-forza, mutare.

O, almeno, così deve apparentemente accadere … Sì, apparentemente, perché un cambiamento strategico di forma espressiva non significa forzatamente un cambiamento radicale di sostanza, tanto più se tale cambiamento formale significa appoggiarsi più su una colonna portante della nostra fede rispetto ad un’altra.

Concretamente, che cosa sto cercando di dire? Sto cercando di dire che la ricerca di senso spirituale che ci connota da sempre ci ha convinto che la cosiddetta “rivelazione” sia personale, culturalmente codificata e dipendente da ottiche singolari, che la costruzione del cosiddetto “Regno” passi non solo per il disinteresse sul fatto, ad esempio, che mia madre preghi la Madonna o che la donna che amo abbia lunghi colloqui con il suo rabbino ma che, addirittura, veda tutte queste manifestazioni con estremo favore, come vie diverse da quelle adatte per me ma pur sempre più che lecite di cammino verso il Grande Mistero. Fino a qui, credo che tutti concordiamo ma mi sembra di poter dire che, allo stato attuale ci venga chiesto un passo ulteriore che è quello della non contrapposizione diretta nei confronti di una alterità più profonda. So che chiedo qualcosa di difficile, a volte quasi impossibile, ma vivere la nostra fede unendo l’ottica spirituale a quella sociale credo che, oggi, significhi non solo evitare ogni attacco, ovviamente se urlato e postato e anche persino indiretto, verso chi si pone su posizioni per noi spesso inconcepibili e radicalmente sbagliate, ma addirittura cercare i punti di unione nella differenza anche nei confronti di chi si ostina a picconare ogni ponte che cerchiamo di costruire per sostituirlo con muri. E, qualora questo sia, come spesso accade, impossibile a causa della “gommosità” o del “fanatismo” di chi ci troviamo di fronte, mi pare una soluzione eticamente più praticabile quella di “scuotere la polvere dai nostri piedi” e concentrarci sulla ricerca individuale e comunitaria, non curandoci di voci che, per quanto ci disgustino, finiremmo per assecondare giocando con esse il gioco di “chi urla più forte”.

E … no, non è una resa incondizionata fratelli, ma, piuttosto, una resistenza passiva, una resilienza che si fa strumento essa stessa di lotta nel momento in cui significa prenderci cura del nostro prossimo “più prossimo, noi stessi, per rendere ciascuno di noi una strumento vivente di una lotta che prima che essere contro la follia para-ideologica imperante deve essere contro il sistema di pensiero e di comunicazione e, in fin dei conti, lo stile di vita che si fa “politico” che di tale follia è causa efficiente.

Solo così, ne sono convinto, Parker e Channing ricominceranno a passarsi idealmente e continuamente il testimone e lo U*Uismo continuerà ad aver senso di esistere come strumento liberale di ricerca, sì, ma anche di lotta etico-morale.

Adonai echad,

Amen

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