Dal dogma alla ricerca, dal dominio all’equilibrio

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Cara fonte divina della creazione e di tutta l’illuminazione,
Possa questo calice essere acceso nella tua meravigliosa vastità per aiutarci a rimanere centrati nella tua luce e nella tua giustizia eterne. Riconoscenti, ci inchiniamo a te per tutto ciò che, dentro e intorno a noi, ha plasmato le nostre vite singole e come una comunità spirituale. Possano le nostre anime trovare uno scopo, un significato e la pace mentre noi evolviamo nel nostro pensiero,nel nostro lavoro e nel nostro viaggio qui, ora e oltre…

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Il dominio di quest’ultimo è il mondo del valore: cosa è e cosa dovrebbe essere, dal punto di vista dell’emozione e dell’azione. Il mondo come foro dell’azione è composto, essenzialmente, da tre elementi costitutivi, che tendono a manifestarsi in schemi tipici della rappresentazione metaforica. Il primo è il territorio inesplorato: la Grande Madre, natura, creativa e distruttiva, fonte e luogo di riposo finale di tutte le cose determinate. Il secondo è il territorio esplorato: il Grande Padre, la cultura, la saggezza ancestrale protettrice e tirannica. Il terzo è il processo che media tra il territorio inesplorato e quello esplorato: il Figlio Divino, l’archetipo dell’individuo, la Parola esplorativa creativa e l’avversario vendicativo. Siamo adattati a questo mondo di personaggi divini, tanto quanto al mondo oggettivo. Il fatto di questo adattamento implica che l’ambiente è in “realtà” un forum per l’azione, oltre che un luogo delle cose.

Jordan Peterson – Maps of Meaning

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Ciò che tu necessiti di più, si troverà dove meno tu vorrai guardare 

– Carl Jung

*) Dal Libro di Giona

1:2 «Alzati, va’ a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me». 

3 Giona però si mise in cammino per fuggire a Tarsis, lontano dal Signore. Scese a Giaffa, dove trovò una nave diretta a Tarsis. Pagato il prezzo del trasporto, s’imbarcò con loro per Tarsis, lontano dal Signore.

4 Ma il Signore scatenò sul mare un forte vento e ne venne in mare una tempesta tale che la nave stava per sfasciarsi. 

5 I marinai impauriti invocavano ciascuno il proprio dio e gettarono a mare quanto avevano sulla nave per alleggerirla. 

10 Quegli uomini furono presi da grande timore e gli domandarono: «Che cosa hai fatto?». Quegli uomini infatti erano venuti a sapere che egli fuggiva il Signore, perché lo aveva loro raccontato.

2:1 Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. 2 Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio.

Matteo 12:39 Gesù disse loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona.


Cari amici,

(I)

Credo sia utile spendere qualche riga per riflettere su quale sia una possibile architettura comune che caratterizzi un orizzonte spirituale in cui possibilmente ritrovarci.

Anzitutto partirei da una idea dinamica del reale, fatta di una unità originaria che venga turbata da un evento imprevisto e poi progressivamente restaurata,

1.Canan, discesa in Egitto, ritorno nella terra promessa

2.Eden, Cacciata dall’Eden, resurrezione

3.Nascita in Galilea, Battesimo in Giudea, Primo ritorno in Galilea.

4.Figlio in casa, allontanamento del figlio, ritorno del figliol prodigo.

Potrei continuare ma avete capito…

(II)

E’ di fatto un movimento ternario, fatto di tre momenti (le tesi antitesi e sintesi hegeliane) che potrebbe essere anche vista come una specie di trinità, come possiamo leggere nelle parole di Peterson. Se la Trinità fosse quella descritta da Peterson, persino io sarei un trinitario ma così non è, per diversi motivi, che occorre forse ricordare:

*) La trinità comunemente intesa non è, come potrebbe o dovrebbe essere, un fatto antropologico che riguarda ogni uomo, in ogni tempo e in ogni luogo, ma un fatto unico nella storia e nel tempo, che riguarda un solo individuo, e questo è unitarianamente inaccettabile.

*) La trinità comunemente intesa non ha una chiara dinamica interna alle persone, non si capisce la reale necessità della presenza e dell’intervento di ciascuna delle tre persone, in quella proposta da Peterson invece ogni momento acquista un suo senso preciso nella dinamica esperienziale.

*) La trinità comunemente intesa non si pone a fondamento cosmico della realtà: in essa, la realtà mondana e sensibile (la coppa del nostro calice ardente) non trova spazio nè rappresentazione, e viene di fatto squalificata. Quella tra le persone che viene detta Spirito, che immagino dovrebbe essere deputata a rappresentarla, non ha minimamente questa funzione, che ritroviamo invece in Peterson quando accenna alla Grande Madre

*) La trinità comunemente intesa non ha nulla di performativo o propositivo per l’uomo, non si pone come obiettivo, è solo un fatto, che si pone volutamente come provocazione logica: in quella proposta da Peterson, invece, ogni essere umano ha in sè come obiettivo di essere la sintesi tra due livelli di esperienza, quello mondano e quello spirituale, potendo praticare una metanoia tra le due dimensioni di esperienze e trovare il modo di viverle in armonia.

*) La trinità comunemente intesa si fonda sul dogma, ossia sull’idea che non possa esistere una realtà differente da quella stabilità dal dogma e che il continuo flusso del divenire trovi nel dogma un indiscutibile punto d’arresto.

(III)

In ogni caso, tornando a noi, all’interno di questa realtà dinamica, variamente intesa nelle diverse tradizioni,  noi tutti abbiamo, dobbiamo avere, l’idea di una realizzazione di un tipo d’uomo e di una certa società.

In termini cristiani il tipo d’uomo che vogliamo realizzare lo chiamiamo Cristo e la società che vogliamo Realizzare regno, non concentrandoci tanto sugli aspetti formali del comando, quanto sull’aspetto ordinato e armonico della convivenza delle diverse istanze Per poter fare un discorso più inclusivo oggi chiamerò Saggio ciò che i cristiani unitariani intendono per Cristo e Comunità Spirituale il Regno. Vi inviterò nella Comunione dei fiori ad indicare come, nel percorso che seguite, indicate il saggio e la comunità.

(IV)

Il Saggio è anzitutto un ideale interiore cui votiamo noi stessi, ma è anche un esempio compiuto che vediamo rilucere ogni tanto nel nostro prossimo e molto spesso nei Maestri che ci scegliamo.

Ora lasciate che avanzi solo qualche nota sulla figura del Saggio per la discussione successiva:

*) Pur avendo una discreta conoscenza, il Saggio, non è solo un sapiente, il suo dominio non si limita solo al sapere delle cose, ma si apre ad una esperienza di vita completa e autentica

*) Il Saggio non non vuole imporre il proprio dominio razionale su ogni aspetto del reale, poichè non sarebbe possibile, non sarebbe umano

*) Il Saggio accetta l’esistenza dell’ignoto, dell’inesplorato, del Caos (quello che Grieg chiama Abisso) e non cerca di dominarlo, di eliminarlo, in quanto antropologicamente costitutivo del reale. L’uomo infatti è chiamato a fare questo tipo di esperienza. Pressochè ogni parabola del Vangelo, e anche la balena nel caso di Giona che abbiamo visto, rappresenta la necessità di affrontare questo elemento imprevedibile, ignoto, che terrorizza. In questo senso il dogma rappresenta una comoda soluzione, una via di fuga di fronte a una prova che ci angoscia, una tentazione allettante a cui noi come unitariani abbiamo avuto il coraggio di rinunciare

*) Il Saggio preferisce la ricerca al dogma, la discussione al dictat, il movimento all’immobilismo.

(V)

Ma questo immenso guadagno di prospettiva in ambito UU ha anche le sue non banali controindicazioni: la necessaria apertura al caos, il vivere senza dogmi e senza una struttura forte che ci deresponsabilizzi e ci guidi nell’ignoto, è una esperienza che va affrontata con la consapevolezza dei rischi e la volontà di sostituire al set di regole eteronomo imposto dalla Chiesa, un set di regole autonomo imposto a noi stessi, che deve essere costantemente ribadito e rinforzato attraverso la preghiera, l’esperienza spirituale e la meditazione. Troppo spesso vedo invece che si passa dal fondamentalismo dell’Ordine a quello del Caos, in cui ognuno pretende di fare quello che gli pare senza il minimo costrutto. Siamo come Noè, che, da astemio, non seppe trovare la giusta misura col vino e si ubriacò all’istante. Trovare una nostra autonomia, condividere la dimensione di ricerca con altri e trovare un nostro equilibrio tra Ordine e  Caos è una delle più emozionanti sfide che si ponga di fronte a ciascuno di noi membri della CUI,

Allora facciamolo quest’uomo, punto di equilibrio tra ordine e caos, vero cercatore spirituale che consideri la verità come una compagna nel percorso e non come una meta, imparando, ogni giorno di più, ad essere quel Saggio che si propone di essere

Nasè Adam,

Amen Rob

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