Ma il dentifricio ha una scadenza?

*) Global Chalice Lightening

Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!! – Jean Bosco,
leader of Assemblée des Chretiens Unitariens du Burundi


(I)
Quando vuoi rallegrarti, considera i pregi di chi ti vive accanto: il carattere energico di uno, per esempio, la riservatezza di un altro, la generosità di un altro ancora e così via. Nulla, infatti, rallegra come le sembianze delle virtù che traspaiono nel carattere di chi ci vive accanto e tutte insieme, per quanto è possibile, balzano ai nostri occhi. Perciò bisogna anche tenerle a portata di mano.
Marco Aurelio, Pensieri VI,48
 
(II)
Proprio come i tesori sono scoperti da sotto terra, così la virtù appare dalle buone azioni, e la saggezza appare da una mente pura e pacifica. Per camminare in sicurezza attraverso il labirinto della vita umana, si ha bisogno della luce della saggezza e della guida della virtù. Fare del nostro meglio significa che in ogni momento della nostra vita di tutti i giorni dovremmo investigare nella nostre menti a proposito dei nostri errori, anche quelli di cui gli altri non sanno. Se noi lo facciamo, stiamo davvero facendo del nostro meglio. Se potessimo vedere chiaramente il miracolo di un singolo fiore, l’intera nostra vita cambierebbe. Proprio come una candela non può bruciare senza fuoco, un uomo non può vivere senza una vita spirituale. 
Siddhartha Gauthama – Buddha
 
(III)
28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 29 Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero
Luca, Cap 24: 28-31

Cari Amici,
Voglio ancora ringraziare Carlo per gli ottimi spunti che ha regalato ai presenti nel suo memorabile intervento di qualche giorno fa. E ringrazio anche Alessandra, poichè questo sermone in realtà è lo sviluppo di una sua idea. Con Falasca  e un amico teologo in settimana si diceva che la crisi di consenso da parte del cristianesimo nel mondo Occidentale, altro non sia che la crisi del valore dell’esempio di Cristo e del cristiano. Chi vorrebbe essere Cristo al giorno d’oggi? Andare in giro a piedi a predicare, pregare nei deserti, nutrirsi di poco, vivere fidando nella Provvidenza. Siamo seri… chi lo farebbe davvero? Io stesso, per quanto ponga il problema, non son certo un campione nell’imitazione di Cristo.
E’ con un cristiano le cose non vanno certo meglio! Come riconosciamo un cristiano? Anche qui è un bel dilemma. Potremmo dire che un vero cristiano è chi indossi una croce. Che la croce sia un segno distintivo con cui ci si riconosce tra cristiani. Basta? In un mondo perfetto forse, solo che poi basta guardarsi intorno per vedere come mafiosi e papponi siano pieni di croci… ma a chiamarli cristiani faccio fatica, e, detto tra noi, ci sono un sacco di ministri di qualunque denominazione che farei fatica a chiamar cristiani. Allora forse essere cristiani significa agire in un certo modo, se uno fa certe cose è cristiano, se no no. Ci siamo? Non so. Cosa dovrebbe fare un cristiano per essere riconosciuto come cristiano? Essere caritatevole? Forse, ma non basta… Ian, che mercoledì si è definito ateo, è una delle persone più caritatevoli che conosca… Ho ancora in un cassetto un tubetto di dentifricio che mi ha  offerto 6 anni fa, quando mi ospitò a casa sua… (Ma scade il dentifricio?). Allora potremmo dire che un cristiano è una persona pacata e gentile? Mmm. anche Ian è una persona pacata e gentile, ma non è cristiano…..
Potremmo usare una specie di sofisma e dire che anche Ian e anche gli atei caritatevoli siano cristiani a loro insaputa, ma sento le unghie stridere sul vetro… Forse allora cristiano è chi conosce il Vangelo, se conosci il Vangelo sei cristiano, se no no. Ci siamo? Mmm non so. A parte il fatto che molti dei sedicenti cristiani in pratica il Vangelo non lo conoscono, ma anche Ian conosce il Vangelo, sospetto anche che lo conosca meglio di me, ma non è cristiano. Uno dei miei professori di storia del cristianesimo credo conoscesse il Vangelo a memoria, eppure si diceva ateo.
Un primo passo avanti lo faremmo se dicessimo che un cristiano è colui che è consapevole che il dato mondano vada trasceso, secondo quella metanoia di cui parlava Carlo, e trasformato per poter essere vissuto appieno. Ci siamo? Non del tutto. Abbiamo certamente descritto un cristiano, prima da un punto di vista etico poi esperienziale, ma non solo. La stessa descrizione la potrebbe cucire addosso ad un musulmano, ad un buddista, ad un taoista, ad un pagano e persino ad un ateo che abbia scelto di perseguire socialmente certi valori. E allora ci arrendiamo? No. In realtà ci siamo vicini. Potremmo dire che pur essendo la realtà una, il cristianesimo è la lingua in cui un cristiano debba tradurla per poterla capire e per potere agire consapevolmente in essa. Cosi potremmo ammettere una serie di lingue anche molto diverse che tutte rappresentino una medesima realtà per un medesimo scopo. E cosi sarà perfettamente possibile che due persone possano agire e interagire in una medesima realtà pur parlando lingue diverse, e che una rappresentazione cristiana di uno stato di cose, possa perfettamente coesistere accanto ad una musulmana, buddista ecc.
Se abbiamo capito chi dovrebbe essere un cristiano, forse abbiamo capito anche perchè fatichiamo a riconoscerne uno. Due i problemi che vedo: è un linguaggio che parlano molto pochi, perchè ci si accontenta mediamente di confondersi in mezzo a una marea di parole omofone, ma che, come abbiamo visto, non sono cristiane alla fine. Ma c’è di più: anche coloro che si dispongono a parlare cristianamente, non descrivono quella realtà trascendente che abbiamo detto, ma piuttosto usano le parole per portare avanti suoni che non hanno più alcun riferimento con il reale. Parlano di sesso degli angeli, di apparizioni, di miracoli, tutto ciò che possa rassicurarli metafisicamente senza disturbarli o chiamarli in causa più di tanto. E noi? Dobbiamo chiederci se davvero ci interessi la possibilità di rappresentare la realtà che viviamo secondo i principi del Vangelo. Per molti di noi il vangelo sembra più il dialetto della nonna, che ci ricorda quando eravamo bambini, cui siamo tanto affezionati ma che non sapremmo parlare davvero. Anche perchè cosa significa parlarlo? Significa anche viverlo, mostrarlo e insegnarlo. E non so bene se ciò avvenga. Quanto al viverlo, ad eccezione un’ora la domenica, e magari manco tutte le domeniche, lo si vive poco, manca il tempo, c’è sempre qualcosa di meglio da fare. Quanto al mostrarlo, come già detto, noi cristiani tiepidi ci facciamo battere da papponi e mafiosi e abbiamo una strana ritrosia nel reclamare il nostro spazio. Spesso ci raccontiamo che non manifestiamo per non mettere altri in imbarazzo, ma è assai più probabile che di fatto siamo in imbarazzo noi stessi, o più semplicemente non ne abbiamo le conoscenze o la voglia. In più come UU corriamo un grande pericolo da cui dobbiamo imparare a guardarci: siamo come quei bambini che sappiano dire come si chiamano in 14 lingue diverse ma poi non sappiano null’altro di una lingua, perchè è troppo complicato.
Chiudo con due annotazioni. Ho fatto un discorso cristiano certamente, ma lo stesso principio di impegnarsi di più per utilizzare il linguaggio spirituale scelto per trasformare il mondo, vale anche per qualunque altra lingua spirituale presente nella CUI. Per cui due cose vorrei che mi diceste nella comunione dei fiori. La prima è come riconoscete tra le persone che incontrate quotidianamente le persone affini al vostro percorso spirituale; la seconda è come vi impegnate per vivere e rappresentare il vostro percorso nei rumori del quotidiano.
Cerchiamo dunque di farlo quest’uomo, capace di trasformare il mondo in senso spirituale attraverso il potere della lingua che ha scelto
Nasè Adam
Amen
Rob
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