Facciamo anche noi rotolare via la pietra

*) Global Chalice Lightening

Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!! – Jean Bosco,
leader of Assemblée des Chretiens Unitariens du Burundi

 

 

 

(I) Eraclito – Frammento 1

Di questo lógos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benché infatti tutte le cose accadano secondo lo stesso lógos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole ed in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com’è. Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo. 

 

(II) Wittgenstein – Tractatus – prop 6.5 et sgg

V’è davvero dell’ineffabile, esso mostra sé, è il mistico. Non come il mondo è, è il mistico, ma che esso è. Intuire il mondo sub specie aeterni è intuirlo quale tutto limitato. Sentire il mondo quale tutto limitato è il mistico.

Le mie proposizioni illustrano cosi: colui che mi compren­de, infine le riconosce insensate, se è salito per esse – su esse – oltre esse. (Egli deve, per cosi dire, gettar via la scala dopo che v’è salito.)Egli deve superare queste proposizioni; allora vede retta­mente il mondo. Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere. 

 

(III) Dalle Lettere di Saul – 1 Cor 15

13Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! 14Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. 15Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. 16Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; 17ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. 18Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.


 

Cari amici,

Confesso che, per chi non creda come me in un qualche evento soprannaturale capitato in Palestina Duemila anni fa, le parole di Saul sul fatto che se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede cristiana, e noi saremmo financo dei cattivi Maestri a perpetrarla, pesino come macigni, anche perché rileggendo quest’anno il passo per l’ennesima volta, condivido in pieno la constatazione che se  solo questo fosse l’orizzonte di vita che abbiamo, l’aver fiducia in Gesù è una delle cose peggiori che potremmo fare, sia perché come capo militare ha fato un po’ pena, sia perché come icona di goduria dei piaceri della vita, Gesù c’entra proprio poco, come abbiamo visto domenica scorsa. Fortunatamente è sempre Saul a darmi in quel passo due idee che sono state fondamentali per un mio progresso su questo punto: da un lato l’esperienza di cui parliamo, la resurrezione, non fu intesa da Saul (e non viene intesa da me) come un evento eccezionale capitato ad un solo uomo, ma come qualcosa che, ammesso che ci sia, sia una opportunità antropologica a beneficio di tutti gli uomini; dall’altro, per quanto io non creda che Gesù sia tornato dal sepolcro per farsi due selfie coi discepoli e rimpinzarsi di pesce arrosto, non credo nemmeno che l’orizzonte terreno sia l’unico prefigurato dal Maestro. Perché la predicazione di Gesù abbia senso, deve esserci di più, se no faremmo meglio a seguire il consiglio di Saul e andare al mare. Ma cosa vuol dire di più?

I testi non sembrano aiutarci tantissimo, forse perché la risposta non può trovarsi in un libro. Secondo il catechismo cristiano unitariano transilvano la Pasqua è il giorno in cui si festeggia la vittoria delle idee di Gesù, ma, esattamente come nel caso della Lieta Novella, in cui non viene poi del tutto chiarito quale sia questa novella, anche qui nulla di più chiaro viene espresso in merito a quale sia questa idea.

Oggi proverò a metterla in relazione alla prossimità del Regno da un lato, e ad un cambio di mentalità, incoraggiato dal risveglio spirituale, dall’altro.

In greco infatti, quella che noi chiamiamo resurrezione, è connessa al concetto di risveglio (ἐγείρω) che ha una lunga tradizione nella storia della mistica antica, si pensi solo a Eraclito e ai circoli di Efeso che costituirono il background culturale da cui nacque il Quarto Vangelo, quello di Giovanni.

La questione è, in fondo, antropologica: noi diciamo non solo che all’uomo siano potenzialmente concesse una gamma di esperienze di aspetti profondi ed ulteriori della realtà, cosa che ad altre specie pare totalmente preclusa, ma anche che l’uomo sia orientato ad esse e non possa dirsi realmente e pienamente compiuto senza che abbia autenticamente vissuto questo risveglio.

La resurrezione dunque è l’aprirsi ad un orizzonte di consapevolezza, di esperienza della realtà come ad un evento infinitamente più complesso, gratificante e appagante, di quello percepibile con il solo intelletto o con i soli sensi. E’ un darsi totalmente, e un perdersi in una Unità Originaria, ad un tempo trascendentale e collettiva. Per chi ci crede, e io ci credo, anche se ritengo non ci siano reali prove razionali per affermarlo o negarlo, questa sarà l’esperienza di tutti dopo la morte biologica, ma è possibile anticipare scampoli di tutto questo attraverso l’acquisizione di un approccio spirituale alla vita, che dovrebbe essere in fondo il senso della vita stessa. Tutto questo mi fa essere in fondo d’accordo con Saul nell’impianto generale, ma non negli esiti. Lui traduce tutto questo in una metafisica, un uomo che sfugge alla morte, che cammina sulle acque, che fa miracoli a piacimento… e in una dogmatica, per cui solo chi creda questo possa salvarsi. Io invece non credo che la questione possa risolversi dogmaticamente, imponendo a chiunque il modo di pensare di qualcuno, foss’anche il mio, poiché semplicemente non può funzionare allo stesso modo per tutti. Conseguentemente non credo nemmeno che, per portare ad uno stesso punto persone che partano da esperienze biografiche e culturali differenti, sia sufficiente una e una sola metafisica. Essa è espressione del singolo credente, e così come crediamo che il singolo credente sia un fiore unico e irripetibile nel giardino del mondo, così è anche la sua metafisica. Anche se confrontassimo la mia idea di cristianesimo con quella di Alessandra, Ilia o Gianluca, che a naso sono quelle che mi sono più vicine, non saranno mai fotocopie, e meno male che è così, è un arricchimento reciproco. Ma il fatto che vi siano metafisiche differenti, non vuol dire che siano inutili. Esse sono come la scala di cui parla Wittgenstein, i cui pioli servono per salire, accedendo all’esperienza profonda. Tuttavia, una volta avuto accesso a quest’ultima, la scala va tralasciata, perché non serve più.

Per questo vorrei che nella CUI non parlassimo tanto di differenti metafisiche, quanto di esperienze consapevolezza spirituale profonda della realtà. Non mi importa tanto quanti siano i tesori del taoismo, ma come vivere con questi tesori permetta di vedere il mondo con nuovi occhi e di svegliarsi a una nuova vita. Per questo risveglio, per rotolare via la pietra da un sepolcro che tanto somiglia alla caverna platonica, non è necessario essere morti o superuomini, ma servono applicazione e confronto, che sono uno dei motivi fondativi ultimi della CUI

Se tutto quanto detto sopra ha un senso, ecco che la Pasqua torna ad acquisire un ruolo centrale anche in una prospettiva UU, certamente per quanti si riconoscano nella via cristiana, ma anche nella prospettiva di aprire un terreno di dialogo con altri percorsi che, al di là di differenze culturalmente determinate, avvallino un simile punto di vista. Mentre il Natale è il riconoscimento di una potenzialità spirituale, o una apertura al Logos, che rende l’uomo creatura unica al mondo, la nascita di qualcosa di completamente nuovo nel panorama creaturale, la Pasqua testimonia il compimento di questo potenziale, l’assenso della libertà ad una esperienza del tutto nuova, ad un livello completamente diverso (metanoia), allegorizzato da un punto di vista individuale dalla apertura dell’uomo a una dimensione spirituale ulteriore rispetto a quella mondana, simbolizzata dall’uomo in croce, mentre da un punto di vista collettivo vi adesione a una prospettiva sociale completamente nuova, fondata sui valori e non sul profitto, allegorizzata dalla terra promessa della Pesach ebraica.

 

Allora facciamolo quest’uomo, capace di scegliere liberamente di essere autenticamente se stesso.

 

Nasè Adam

Amen

Rob

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