Grazie di tutto, Gesù

Global Chalice Lightening
Benvenuti in questo tempo sacro!! Come si accetta l’avversità che viene nella propria vita? Accendiamo questo calice con la consapevolezza che la nostra natura aspetta che succedano molte cose buone, ma questo non impedisce che forti venti ci colpiscano senza un chiaro motivo; che il fuoco cada sulle nostre possessioni e consumi tutto, e che ci troviamo più sconsolati che mai. Quel momento di disperazione ci separa dai nostri amici, dai nostri datori di lavoro, dalla nostra comunità, perfino dalle nostre famiglie perché non possiamo soddisfare le loro aspettative. E’ il tempo che malediciamo invece di offrire le nostre benedizioni, questo è il tempo, questo lo stesso tempo che giudichiamo invece di ascoltare. Nel tempo della disperazione, ci isoliamo invece di esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Possa questo calice sostenerci anche se il vento ci ha colpito duramente, anche se il fuoco è caduto su di noi, che possa riunirci, possa questo calice essere un simbolo di unità, speranza e benedizione. Amen!!
(I)
Mt 16:15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
(II)
Sal 22: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito! 2 Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione. 3 Eppure tu sei il Santo, siedi circondato dalle lodi d’Israele. 4 I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti. 5 Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furono delusi. 6 Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo. 7 Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: 8 «Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!» 9 Sì, tu m’hai tratto dal grembo materno; m’hai fatto riposare fiducioso sulle mammelle di mia madre. 10 A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal grembo di mia madre. 11 Non allontanarti da me, perché l’angoscia è vicina, e non c’è alcuno che m’aiuti.
(III)
33 Venuta l’ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all’ora nona. 34 All’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» 35 Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Chiama Elia!» 36 Uno di loro corse e, dopo aver inzuppato d’aceto una spugna, la pose in cima a una canna e gli diede da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se Elia viene a farlo scendere».
37 Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito.

Sei morto. E per noi lo sei davvero, senza se, senza ma… senza una reale idea che tra 3 giorni tu possa tornare indietro come se nulla fosse. Per noi sei proprio morto, e quel sepolcro vuoto è uno specchio che dice del vuoto che hai lasciato e che purtroppo alimenta un sacco di dicerie ed illazioni degne di un film di fantascienza di serie b. Sei morto da solo, come una testa di quiz qualsiasi e tutti ti hanno voltato le spalle.  Gli Israeliani non hanno battuto i Romani, e nessun evento metafisico particolare ha cambiato per sempre le sorti del mondo. Certo, sei finito nella storia; \un falegname ebreo dalle nobili origini con la passione per la spiritualità, che a stento era riconosciuto dai suoi stessi concittadini, ora è conosciuto e addirittura adorato da un miliardo di persone. Complimenti! Hai fatto carriera, come diceva un mio nonnino ebreo, cui tanto sono affezionato. Ma ne saresti contento? Temo di no. Temo che ti vergogneresti profondamente, che ti metteresti le mani nei capelli, e che ti rimprovereresti di non essere rimasto a Nazaret a fare il falegname. Il 99% dei tuoi seguaci è quantomeno rivedibile, e, in questa speciale classifica, gli UU sono comunque tra i più discutibili.
Però, pur essendo tra gli ultimi della classe, ritengo che, per certi versi, siamo anche quelli dotati di maggior potenziale. Abbiamo una apertura mentale e una capacità critica fuori dal comune, che oggi tendiamo ad usare per lo più per distruggere. Come UU siamo bravissimi a smontare, a criticare tutto e tutti, però quando ci si chiede di costruire… di fare della nostra vita un tempio in cui traspaia decisamente ciò in cui crediamo… facciamo fatica.
La tua memoria dovrebbe essere per noi esempio di un percorso in una triplice direzione e sarebbe per noi un grande passo da seguire, anche se siamo ancora molto molto titubanti.
a) Come dimensione orizzontale  abbiamo la carità. Qui devo dire che siamo abbastanza bravini: quando c’è da far caciara per qualcuno siamo sempre in prima fila. Certo resta ancora molto da fare, perchè la carità sì fa non solo facendo casino, ma dando del proprio e il 70% di quanti leggeranno e approveranno queste parole non avranno pagato la ridicola quota annuale della congregazione.  Il principio di carità poi, vorrebbe che non solo reclamassimo il diritto che siano rispettate le idee di ciascuno, ma anche che ci impegnassimo davvero a mettere la CUI al centro del nostro impegno, mentre spesso è invece agli ultimi posti, anche in tempi di lockdown in cui le tentazioni dovrebbero essere minori
b) Poi c’è una dimensione verticale, che dovrebbe mostrare quanto l’uomo sia capace davvero di vivere un’esperienza spirituale ottimale, completa, con tutto se stesso. Dovrebbe sentire quell’intimo seme d’oro, di cui ci parlava plutarco e nutrirlo e coltivarlo, mostrando in questo di non essere solo animali, e di non correre solo dietro al primo oggetto luccicante che ci baleni davanti agli occhi. Qui per lo più ci sciogliamo. Invece di essere una comunità di pratica in cui ciascuno si impegni ad offrire il suo contributo genuino, per lo più c’è un inquietante silenzio su questo, e gli spazi di confronto vengono usati per qualunque altra cosa non sia come io viva la mia esperienza spirituale. E’ come se io fossi iscritto a un club di scacchi, ma non appena chiedessi di parlar di scacchi si salvi chi può, alla fine sembra che in questo club di scacchi ciascuno venga per qualunque cosa tranne gli scacchi.  E’ strano, ma si contano sulla punta delle dita i momenti in cui ciascuno di noi davvero voglia mettere in comune una esperienza spirituale. Il fatto stesso che non si riesca a capire la differenza tra 2 chat, la ufficiale e 4 chiacchiere, è indicativo sia del fatto che ci risulti complicato rispettare una regola, anche la più banale, sia del fatto che non venga percepita la CUI come erogatore di esperienze spirituali, e questo è impossibile senza l’impegno concreto di chi ne fa parte
c) Infine c’è l’esperienza trasversale, un fil rouge che leghi il più possibile le nostre esperienze di vita e ci permetta di viverle con ordine, moderazione e saggezza, cercando di essere affidabili prima che fedeli e credibili prima che credenti. Col tuo esempio, Maestro mio, ci hai insegnato cosa questo possa voler dire: tu sei partito senza voler fondare una nuova religione, ma vivendo concretamente quella che sentivi potesse essere la tua intima fede, e hai cercato di seguire questa esperienza per tutto il tuo cammino, personale prima, didascalico poi. Non è stato facile, si pensi all’episodio delle tentazioni da un punto di vista personale, o i ripetuti inviti a comandare una guerriglia, quale pressione sociale. Si pensi alla frustrazione di quella domanda “E voi, chi pensate io sia?” Non so cosa pagherei per sentire il tono con cui una simile domanda venne proferita, e anche l’espressione del tuo volto, mentre sentiva le risposte… Quanto deve essere stata forte la tentazione di dire qualcosa tipo “Ma allora, dopo anni che mi seguite… manco voi avete capito un cavolo”. Eppure tacesti. Tornando alla questione con cui sono partito Maestro mio, mi piacerebbe farti questa domanda: “Caro Gesù… visto come è andata lo rifaresti?”
E’ una domanda che sento molto, e la cui risposta non è affatto scontata. Uno dei sensi della Pasqua unitariana, che celebreremo domenica, è la risposta affermativa a questa domanda, è la forza di dire che non importa cosa succeda, ciò che importa è la spiritualità della proposta che merita comunque di essere affermata e testimoniata. Ma da Venerdì a Domenica ci sono 3 giorni, e questi sono giorni di silenzio e di dubbio
Siamo dunque pessimi discepoli Maestro mio, ma siamo genuini, e cerchiamo di non essere ipocriti, questo ci rende credibili anche nel nostro rinnovato impegno ad essere quest’anno tuoi testimoni più fedeli
Allora facciamolo quest’uomo, capace di raccogliere in maniera più concreta e impegnata il testimone della lieta novella e farsene convinto trasportatore col semplice viverlo
Nasè Adam
Amen
Rob
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