Gesù non era un raccontatore di barzellette, nè un Casanova

 

 Mt 13:44- Mt 16:24-26
44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo. 24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? 
 
*) Dal Vangelo Secondo Marco Cap. 11
7 Essi condussero il puledro a Gesù, gettarono su quello i loro mantelli ed egli vi montò sopra. 8 Molti stendevano sulla via i loro mantelli; e altri, delle fronde che avevano tagliate nei campi. 9 Coloro che andavano avanti e coloro che venivano dietro gridavano: «Osanna!Benedetto colui che viene nel nome del Signore! 10 Benedetto il regno che viene, il regno di Davide, nostro padre! Osanna nei luoghi altissimi!»
 
*) Mat 7: 17-27; Mt 26:36-40
17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
[36 Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». 37 E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato. 38 Allora disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me». 39 E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi». 40 Poi tornò dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me un’ora sola?]
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
 
 
Cari Amici,
Oggi, Domenica delle Palme, vi presento un testo che fece scandalo: De Taedio Iesu, un testo di Erasmo del 1501 in cui egli affronta una prospettiva per allora inconcepibile… Gesù se l’è fatta sotto alla prospettiva di venir preso a mazzate dai Romani, ed era terrorizzato all’idea di morire, nonchè piuttosto incazzato all’idea di non aver costruito molto bene, visto che i discepoli se la squaglieranno e le folle lo seguivano solo fino al punto in cui lui fosse pronto a menar le mani ai Romani e a liberarli dalle tasse, tutta roba che con lo spirituale c’entra poco.
In questo testo Erasmo va controcorrente, ponendo le basi per la rotta cristiana dell’Unitarianesimo moderno. Egli contrasta decisamente l’idea prevalente che una parte di Gesù durante la passione fosse in qualche modo angelicata o pervasa da attributi divini che non gli avrebbero fatto sentire dolore o paura, tutte cose che non sarebbero state consone ad un Dio in terra. Erasmo invece sosteneva che se davvero Gesù fosse stato pervaso da attributi divini che ne avessero squalificato l’umanità, il suo percorso non avrebbe potuto essere molto istruttivo per noi. Non avremmo potuto imitarlo in alcun modo e porlo come obiettivo del nostro agire etico, ma solo ammirarlo come ammiri uno spettacolo uno spettatore. Così non è per noi, nella sofferenza nella rabbia, nelle difficoltà di Gesù noi possiamo amare tutte le difficoltà che un uomo ha per diventare il Cristo. Solo intuendo con l’esperienza dell’empatia amorevole questa lotta interiore possiamo disporci a fare altrettanto.
Cosa gli UU possono imparare da questo? Non è certo l’impianto metafisico/culturale ad essere interessante, non sono i latinismi, gli ebraismi che individuano in Xristos o Tzaddiq il punto di arrivo, quelli sono vestiti superficiali che potete benissimo scegliere la formulazione che più vi aggradi.
Come UU dobbiamo inserire ciò che accade in una cornice che accetti che proprio dell’uomo sia vivere uno slancio verso la Trascendenza mettendo in campo un potere trasformativo che abbiamo sul reale (7 Cardine), indipendentemente dal segno delle cose che capitino, per usare con coerenza ciò che accade in un processo di crescita  che permetta una esperienza di vita autentica, in cui tale facoltà pian piano possa essere maturata e presentita autonomamente. (8 cardine).
Questa trasformazione è molto utile nelle avversità, una delle cose che amiamo di Gesù sia proprio come abbia portato questo principio alle estreme conseguenze, come abbia seguito questo slancio, questa apertura al Sacro, la credenza nei propri valori senza compromessi e senza tirarsi indietro, pur nella paura. E questa è una lezione per tutti noi. Dal suo esempio apprendiamo  l’apertura al rivelarsi del sacro, inteso, secondo il vocabolario Treccani, come esperienza della Trascendenza rispetto al dato contingente, di qualunque segno sia.
Essere nella CUI significa portare avanti questa esperienza.  Tra le righe del progetto comune e delle letture avete i due sensi in cui questa idea può essere declinata, che sono due facce della stessa medaglia. Da un lato ci viene detto che noi dobbiamo semplicemente aprirci ad un Sacro che autonomamente si rivela. In questa prospettiva il nostro compito è dunque fare spazio, fare si che questa apertura sia salda e costante e non lasciare che il ciarpame della vita, la nostra pigrizia o simili, il rumore occluda questa apertura; dall’altro, ed è una contraddizione fino a un certo punto, questo aprirsi significa anche lasciare esprimere qualcosa di interiore, far sì che il nostro corpo sia un tempio accogliente di questa esperienza e che il nostro agire sia conseguente. Gesù parla espressamente di dissotterrare un Tesoro spirituale, che una volta trovato e dissotterrato, vale più di tutti i possessi del mondo.
Alcuni potrebbero dirmi: Ma perchè devo fare tutto questo? Perchè non posso starmene sul divano con una top model, una pizza, una birra e una partita di Champions e godermi la vita?
Potrei rispondere in due modi a questa domanda. Il primo è volutamente provocatorio. Nel dirmi cristiano (unitariano) io mi professo discepolo di un Maestro itinerante che girava a piedi in Palestina, che viveva e pregava nei deserti, predicando e facendo continui esercizi e che è morto in croce. Uno che diceva che condizione per seguirlo, e i cristiani questo dovrebbero fare, era quello di mollare tutto ciò che si possedesse. Non mi sembra nè un raccontatore di barzellette, nè Casanova. Questo tizio, comunque la si pensi, non è che fosse tutta sta pacchia. Le grandi figure dell’antichità, prendiamo Francesco d’Assisi o Valdo di Lione, o per restare ai nostri fondatori Ferenc David, non è che fossero st’esempio di vita dedita ai piaceri. Se ci diciamo cristiani e ammiriamo queste figure, non è che poi possiamo lamentarci che dalle loro parole non traspaia nulla di un comodo sesso droga e rock and roll.
Ma, per quanto adori questa linea interpretativa, e per quanto vi inviti a tenerla sempre presente (Se cercate qualcuno che vi dica “fottitene e goditi la vita” quello non è Gesù), non è questa di cui voglio parlarvi oggi.
Gesù sostiene un’altra cosa, se vogliamo ancora più paradossale: ciò a cui invita è una esperienza preliminare di apertura e lavoro su di sè, che, se fatto correttamente, restituisce ciò che si è perso. Questo è vero in 2 sensi. Da un lato, questo esercizio di ricerca della Trascendenza, sebbene debba essere preliminare ad ogni altra cosa, non esclude altro. Il tempo dedicato alla ricerca spirituale non è tempo perso, ma guadagnato accanto al resto. Il piacere dei sensi, inscritto nella corretta prospettiva, non viene negato, ma esaltato.
Ma Gesù, se vogliamo proprio essere precisi, intende un’altra cosa: intende che una volta che si sia seguita davvero una vita spirituale autentica e si sia aperto il canale spirituale verso la Trascendenza, il piacere che se ne ricava è tale da non valere alcuna pizza, alcuna birra, alcuna Champions. Avrà ragione, avrà torto? Non lo sapremo mai se non ci disponiamo all’esperienza che Egli descrive e se non ci diamo il tempo di sperimentarla a dovere, superando la prima naturale resistenza.
Resta valida l’obiezione. Ma chi me lo fa fare? Preferisco l’uovo oggi alla gallina domani. E’ proprio necessaria questa prova? La scelta è del singolo, in merito non ho nulla da dire, se non che questa prova, questa apertura all’esperienza spirituale, è ciò che ci qualifica come esseri umani ed in cui consiste la crescita e lo sviluppo delle facoltà di cui parliamo nei cardini. Rifiutarla è possibile, ma sarebbe un talento non sfruttato un tesoro non dissotterrato, e poche cose fanno incazzare Gesù più di questo, pensate al povero servo che ha sotterrato il talento.
Se diciamo che Gesù abbia comunque vinto nelle proprie idee, come da Catechismo unitariano, e se diciamo che in fondo nella compostezza personale e nel perdono che invocò per gli aguzzini alla fine, abbia dimostrato una appartenenza reale ad una realtà Trascendente, è perchè crediamo che Gesù quel tesoro l’abbia davvero trovato e dissotterrato, provandone gioia e gratificazione per sè.
Questo significa una gioia un po’ commossa per un uomo che nonostante tutto abbia ottenuto già in vita la propria  ricompensa, attraverso una esperienza spirituale profonda, sebbene attraverso una scala di valori controintuitiva (ma non è questo forse il necessario cambio di mentalità cui Gesù inivita per tutto il Vangelo?)
Ma è anche molto importante il fatto che noi possiamo, anzi, siamo espressamente invitati ad imitarlo, senza eccessi o genti eclatanti, ma vivendo con coerenza la nostra esperienza spirituale esprimendo  il più possibile il nostro talento e dissotterrando il nostro tesoro unico e personale.
Detto questo la perfezione non esiste. Ognuno di noi ha momenti nella vita in cui per un motivo o per l’altro non ce la fa… e alcuni punti della passione di Gesù lo testimoniano. Nessuno di noi può andare in giro col dito puntato a incolpare l’altro di non essere quel saggio, ma deve essere chiaro, visibile e indubitabile lo sforzo, lo slancio (primo cardine) per essere quel tipo di persona. Il nostro essere credenti in cammino deve orientarci verso la costruzione di quel tipo di meta La Trascendenza di cui diciamo è una parola che può indicare ad un tempo il processo di trasformazione dell’esistente e la meta stessa del percorso.
E’ ovvio che ognuno di noi procederà verso questa meta con velocità diverse, sia per caratteristiche personali che per contingenze biografiche. Sarei stupido se chiedessimo a ciascuno di noi la stessa velocità o gli stessi risultati di qualcun altro. E’ semplicemente impossibile. Ma ciò su cui non posso transigere è la indubitabilità dell’impegno verso questo fine comune.
Infine la coerenza. Non manchi mai la coerenza. Scegliete la metafisica che volete, ma sceglietene una che vi permetta di essere costanti e coerenti. E’ inutile che professiate valori di povertà quando poi giriate in Ferrari, ed è inutile che professiate castità quando poi abbiate un movimento inenarrabile sotto le lenzuola. Io non vi chiedo di preferire questa o quella metafisica, è affar vostro. Chiedo che perseguiate con coerenza le vostre scelte.
Allora facciamolo quest’ uomo capace davvero di vivere uno slancio verso la Trascendenza e di aprirsi al rivelarsi del Sacro
Nasè Adam,
Amen
Rob

 

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