Una sfida per il nostro potenziale

(I)
Gen 1: 26 Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza,
(II)
Mc 10:18  Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.
(III)
Mt 25
14 «Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni.
15 A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.
18 Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.
24 Poi si avvicinò anche quello che aveva ricevuto un talento solo, e disse: “Signore, io sapevo che tu sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso;
25 ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra; eccoti il tuo”.
Cari Amici,
Oggi vorrei ripassare il Primo principio e la Seconda Fonte.
*)
Il primo principio sancisce:
 L’inerente valore e la dignità di ogni persona
Vediamo subito che, così come fu per l’immagine e somiglianza biblici, qui viene distinta l’immagine dal valore. Vediamo perchè:
*) La dignità è il controcanto del riferimento biblico all’immagine, e rappresenta una qualità intrinseca di ogni persona, è un dato (e un dono) che prescinde dal comportamento e dall’intendimento di ciascuno. Anche il peggior criminale in quanto vivente è degno, e, sebbene, come vedremo, gli debba essere limitata la libertà personale, in forza di questa sua intrinseca dignità non possa essergli negata una possibilità potenziale di recupero. Vanno intesi in questo senso l’impegno unitariano contro la pena di morte, che esclude la possibilità di recupero, e quello a favore delle condizioni di vita carceraria, che negli ultimi 3 secoli ha visto impegnati molti di noi.
*) Ma proprio l’esempio delle teste di quiz ci dice che la dignità da sola non basta, bisogna anche valutare l’esercizio di questo dono, il suo utilizzo in un contesto libero. Se la dignità è il talento prima di essere messo in gioco, il valore ne è l’estrinsecazione la valutazione di ciò che abbiamo fatto di questo potenziale. Stando al dizionario di etimologia il valore infatti è una  disposizione dell’animo che permette di affrontare e vincere una prova. Due elementi sono interessanti: da un lato l’idea che sia una disposizione, in ultima analisi un atto di volontà libera, dall’altro l’idea che sia legata ad una sfida ad una difficoltà; La seconda fonte infatti si richiama al:
le parole e le azioni di uomini e donne profetici che ci sfidano a confrontare le potenze e le strutture del male con la giustizia, la compassione, e il potere trasformatore dell’amore.
Esiste dunque una dimensione sfidante, una difficoltà connaturata all’esercizio del valore che ci permette di mostrarne il possesso. Potremmo discutere a lungo di questa dimensione della vita come sfida contro le strutture del male e sull’impegno alla trasformazione di questo carburante grezzo in amore e compassione, ma esso è piuttosto chiaramente nella parabola dei talenti ed in tutte le parabole naturalistiche dell’Evangelo.
Tutto ciò considerato il Maestro ci dice che nessuno è in grado di sfruttare appieno tutti i propri talenti, nemmeno Gesù, che noi consideriamo tra gli uomini dotati di maggiore carisma specifico e forse eccezionale in assoluto. La radice del male morale e del male sociale per come lo consideriamo sta tutta qui.  Questo spiega anche come sia troppo semplicistico ritenere che gli UU non considerono l’uomo buono a prescindere, anzi. Un uomo è buono in ragione di quanto esprima al meglio il proprio talento o valore. Gli unitariani dicono che tutti hanno un talento potenziale considerevole, ma l’opportunità di metterlo in mostra è lasciata alla libertà di ciascuno, che va il più possibile educata, nel far comprendere le ragioni ed i benefici di un certo comportamento, va rispettata, nel momento in cui esprima un comportamento legittimo ma non condivisibile, ma va anche negata, sebbene temporaneamente, quando si palesa da parte di terzi l’intenzione di porre in essere un comportamento lesivo per sè e per l’altro. Il male morale e sociale è dunque la più alta patologia della libertà, che, non a caso, è il più alto dono concesso all’uomo.
Anche qui dunque ritorna l’importanza dell’educazione in quanto responsabilità soggettiva e anche collettiva. E – ducare, se ci pensate, vuol proprio dire trarre fuori, lasciar palesare qualcosa che si suppone già dentro. In questa prospettiva la responsabilità educativa viene equamente condivisa: da una parte abbiamo la società che deve essere sufficientemente aperta e poliedrica affichè possano venire offerte opportunità a ciascuno secondo il proprio talento; dall’altro l’individuo, che pur avendo ogni minuto la libertà di mandar tutto a pallino, deve scegliere di mantenere la propria rotta nella direzione dello sviluppo del potenziale, per I male educati sono coloro che sprecano tale potenziale. Come sancirà perfettamente il nostro settimo principio tra società e singolo c’è una dialettica di influenza: i singoli formano la società la cui cultura diffusa influisce sui singoli. E qui è anche la grande responsabilità UU. E’ molto bello l’insistere sulla libertà di affermazione di sè, sull’allargamento dei diritti, purchè non si declini un altrettanto fondamentale discorso sui doveri. Il diritto a una vita dedita ai piaceri, universale e sacrosanto, va conciliato anche con una assunzione di responsabilità verso il prossimo e verso la società; un marito che lasci senza cena moglie e figli per andar per bordelli ha dimenticato un lato importante della medaglia, che implica il rispetto dei propri congiunti; il diritto all’espressione della propria opinione, sacrosanto, va conciliato anche con il dovere di tolleranza verso il prossimo e con l’esclusione di ogni intolleranza, come abbiamo recentemente visto, nel caso di Voltaire.
Proverò ad aggiungere un piccolo tassello ad una questione per molti già nota: anche alla luce del settimo principio sull’interdipendenza degli esseri viventi. ogni volta che la dignità non si trasforma in valore, che l’immagine non diviene somiglianza, che il talento resta inespresso, non solo l’individuo, ma l’umanità tutta perde un valore, che potrebbe essere inestimabile per il progresso ed il benessere collettivi. Se il signor Pino che trascorre la sua giornata tra alcool e bordelli avesse condotto diversamente la propria esistenza forse avrebbe aggiunto un tassello utile al benessere collettivo. E’ interesse di tutti, in altri termini, quello che ciascuno sviluppi al meglio il potenziale di cui è dotato.
Anche i famosi temi di aborto e fine vita, connessi a questo principio, sono abbastanza chiariti da questo impianto interpretativo. Ogni aborto e ogni suicidio sono uno spreco di potenziale umano e sociale. Fermo restando che gli UU difendono la libertà di scelta della madre e del potenziale suicida, la società non dovrebbe lasciar soli nella scelta questi soggetti e dovrebbe poter mettere in campo delle risorse che favoriscano la salvaguardia di un capitale umano che in entrambi i casi potrebbe essere importante. Invece, sempre più spesso si assiste a uno squallido teatrino per cui chi debba decidere su questioni cosi importanti spesso sia solo. Questo è un errore comunque la si pensi
Allora facciamolo quest’uomo, capace di affiancare alla sacrosanta lotta per i diritti, anche un profondo rispetto per i propri doveri, personali e collettivi
Nasè Adam
Amen Rob
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