Le fantasticherie del passeggiatore solitario

Cari Amici,
Lo so, lo so che vi avevo promesso un sermone sulla sofferenza, ma per quanti tra voi si siano già trovati a dover sentire Falasca nei seguitissimi incontri all’ora del tea non me la sono sentita di infierire ancora. Scherzi a parte mi sono trovato. per ragioni assolutamente fortuite e casuali, a seguire questo sermone/intervento di Peter Conroy professore emerito di Letteratura Francese all’Università di Chicago, tenuto all’Unitarian Universalist Fellowship di Door County, ridente località in Wisconsin sita su un istmo del lago Michigan (fonte Google Maps, i miei voti in geografia erano più o meno quelli di Falasca nei riassunti).
Per il punto di vista UU Rousseau rappresenta un bel paradosso, perché, almeno stando a una riproposizione molto superficiale e molto mainstream della vulgata UU noi siamo molto d’accordo con Rousseau nel dire che l’uomo è naturalmente buono, che non esistano lupi naturali o peccati originali, però noi siamo anche in profondo disaccordo con Rousseau se questo riconoscimento delle qualità naturali dell’uomo finisce poi in una condanna della cultura e del progresso (anche qui per sommi capi e con tanti importanti distinguo, Thoureau ad esempio). Per Rousseau, la cultura, la scienza hanno allontanato l’uomo dalle sue naturali caratteristiche portandolo ad essere in fondo più barbaro di quello che egli considera i barbari, in nome del progresso l’uomo sta impoverendo e distruggendo un pianeta, e in nome del progresso ha affamato e ucciso milioni di persone. Meglio un passo indietro. Ma la ragione per cui, mentre mangiavo un panino con pane tostato burro acciughe e un filo d’olio mi è scappato di scrivere questo sermone sono le motivazioni che Rousseau adduce a riprova di questa degradazione morale umana: la sofisticazione dei bisogni. Cos’è che porta l’uomo ad allontanarsi dallo stato di natura secondo Rousseau, l’assoluta incapacità di moderazione verso bisogni sempre nuovi. Con questo apriamo una nuova e spero interessante parentesi nell’analisi dei limiti psicobiologici del corpo umano cui siamo chiamati a far fronte: ricordate che con Pascal avevamo visto il divertissement, la noia e l’abitudine come principio di allontanamento dalle buone pratiche, con Schopenhauer avevamo parlato di una cattiva volontà, che ci porta sempre ad essere proni rispetto a qualche desiderio, ora con Rousseau, in maniera del tutto simile, parleremo della nostra dipendenza da bisogni sempre nuovi, su cui posso anche non dilungarmi, basta il semplice rimando al mondo consumistico odierno.
A parer mio, come sapete, una delle ragioni per cui ha senso l’esperienza di vita nel suo complesso, è proprio permettere all’uomo di fare i conti con questo cavallo imbizzarrito e fallace che è il corpo, orientandolo verso una condotta più moderata
E questo dominio dei bisogni, su cui spesso diciamo, può essere ottenuto con la pratica, ma oggi, con vostra somma sorpresa, vi proporrò una pratica che difficilmente mi riguarda ma che molti di voi nel corso degli anni mi hanno confidato di mettere in atto regolarmente ed apprezzare: la passeggiata nella natura. Essa è anzitutto recupero del contatto con la natura, ma prima ancora allontanamento dai rumori della cultura. Sottolineando l’immagine di allontanamento il Vangelo e Gesù lo presentano come deserto, forse anche per ragioni geografiche contingenti, a la natura (e il deserto) possono essere molto di più. Tuttavia, prima ancora che per ciò che si trova nell’atto di passeggiare è molto importante riflettere sul peso di ciò che si lascia e sullo spazio di ascolto che si libera con questo atto.
Per Rousseau la passeggiata era qualcosa di a-logico , che permetteva un contatto primitivo con la natura, sia nell’atto del camminare (corpo), che nelle percezioni che tale atto consentiva (anima). Per natura Rousseau intendeva qualcosa di molto preciso: non una serva al culto dell’uomo dominante, una esperienza di servizio per l’uomo, col compito di procurargli nutrimento, svago, medicine e parentesi piacevoli. L’inquinamento ne è una dimostrazione. In questo senso deteriore la natura diventava per l’uomo il luogo dove sfogare la propria frustrazione di non saper uscire dal ciclo dei bisogni. L’inquinamento è la prova di quanto si posa essere schiavi del bisogno e proni all’incapacità di moderarlo. Ma questa non è una soluzione, l’inquinamento è la prova di quanto l’uomo resti impigliato in un circolo vizioso che avrebbe portato alla distruzione del creato e, in subordine, dell’uomo stesso. La Natura era per Rousseau una controparte sul piano emotivo, essa era consolatoria, al punto in cui riusciva ad assorbire le emozioni negative, la rabbia, la compulsione, restituendo tranquillità e serenità. La Natura è una alterità attraverso cui aprire il proprio canale emotivo e scoprirsi proiettato in essa. Rousseau è stato, secondo Conroy il primo a dotare la natura di una ricettività e di una facoltà di risposta al sentimento. La natura è il luogo della fantasticheria, nella sua duplice accezione greca: da un lato è il momento della percezione ricettiva della ascolto, della disponibilità a ricevere e a farsi pervadere in qualche modo riscoprendo una valenza curativa e ristoratrice, dall’altro è il luogo seminale che permette all’individuo l’incontro con la propria fantasia permettendo all’individuo un movimento psichico parallelo a quello fisico.
Concludendo mi sento di dire che Rousseau ha posto più attenzione sull’effetto, gli aspetti deteriori del progresso di quanto non abbia fatto per la causa, l’incontinenza dei bisogni. Come UU mi sento dunque di accogliere la lezione russoiana ogni volta che pratico la moderazione, pur senza demonizzare il progresso. L’educazione alla moderazione dei bisogni è una delle cose che manca alla società per potersi Regno cristiano compiuto. Fino a quando saremo distatti, volenti o nolenti da qualche bisogno, reale o presunto, avremo sempre una attenzione divisa e l’esperienza spirituale non potrà dirsi né ultimata, né ottimale.
E allora facciamolo quest’uomo, capace di acquisire poco per volta ogni giorno questa importante pratica meditativa,
Nasè Adam,
Amen
Rob

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