…come un sermone di Falasca

 

Cari amici,
A grande richiesta scrivo degli appunti sull’interpretazione della parabola delle vergini, di cui abbiamo già avuto modo di discutere in uno degli incontri settimanali, che mi compiaccio abbiano un vivo successo, raggiungendo punte che farebbero invidia alle televisioni generaliste. Questa parabola, come sempre, è fatta di diverse immagini simboliche cui dovremo dedicare puntuale attenzione.
Vergini. (v.1) Anzitutto perchè vergini? Perchè la nostra anima nasce vergine, nasce con una dimensione ricettiva pressochè incondizionata all’esperienza spirituale che è nostro compito preservare e favorire. Noi siamo il terreno d’incontro col seme spirituale, non siamo responsabili diretti della crescita del seme che è un atto garantito dal Principio Spirituale. Noi siamo però responsabili del creare quelle condizioni socio – culturali che favoriscano la crescita del seme, e quante risorse, quanto tempo, quante possibilità sprechiamo su questo… se invece di intervistare demagoghi, comprare armi e simili, utilizzassimo quanto in nostro potere per selezionare una adeguata cultura spirituale non solo cristiana, allora l’umanità farebbe molti passi avanti. Non è utopia, è una politica ampiamente possibile coi mezzi che disponiamo. Chi vi dice che è utopico cerca solo una scusa per non farlo e/o per non dover dare giustificazioni.
Le lampade si spengono (v.8) Qui casca l’asino! Il problema è che l’uomo è una macchina volutamente imperfetta, noi partiamo con la migliore dotazione poi periodicamente la perdiamo, ci stufiamo, ci annoiamo, ci distraiamo, o anche la vita ci mette di fronte a prove difficili, come un sermone di Falasca e la nostra energia spirituale, per quanto colma abbia potuto essere all’inizio, tende ad esaurirsi.
Venditori (v.9) Allora dobbiamo riempire costantemente il serbatoio della nostra lampada attraverso due attività: la prima è la pratica, esperienza su cui insisto molto, la seconda è il confronto con esperienze diverse. Noi siamo invitati a procurarci olio non solo dalla nostra fonte tradizionale, ma anche da altre, ciascuna delle quali può fornirci ricchi spunti. E dobbiamo comprare e vendere non tanto perché si possa acquistare l’esperienza, ma, soprattutto, perché per poter crescere dobbiamo far spazio alle esperienze significative e metterci qualcosa di nostro. Solo un fedele che abbia fatto tesoro di esperienze spirituali tra le più diverse potrebbe a ragione dire di avere a disposizione abbastanza olio per incontrare il Principale.
A mezzanotte (v.6) Ma quando avviene l’incontro? E’ interessante riflettere sulla simbologia delle ore. In teoria, simbolicamente, l’ora più probabile dell’incontro sarebbe mezzogiorno, perché è il momento in cui il sole spirituale è in piena luce, ritto sopra il nostro capoccione…. Invece avviene a mezzanotte. Perché? Perché il senso spirituale della nostra esistenza terrena è scegliere il Principale nonostante (o anche dopo) l’aver fatto esperienza delle tenebre. E allora è proprio di fronte alle tenebre più buio che il fedele debba fare il primo passo, assurdo anacronistico, quello di accendere una luce nell’oscurità. Ma se non c ha olio con che cosa l’accende sta luce? Ecco che la pratica costante ed il confronto con altre esperienze servono, per farci arrivare preparati al momento. Il buio arriverà, la sfiga bene o male c’è per tutti, ed è quello il momento in cui ci toccherà frugarci nelle tasche e vedere se c’abbiamo gli strumenti adatti per dissipare le tenebre.
Il Vostro olio (v.8) e l’olio di cui stiamo parlando non è qualcosa che possiamo acquistare all’ultimo minuto, non esiste nessuna scorciatoia alternativa alla pratica e alla ricerca. L’olio di cui parliamo non possiamo guadagnarcelo per interposta persona. L’esperienza delle tenebre arriverà nella vita di ciascuno, così come la possibilità di incontro col Principale. Non si tratta di una ipotesi. E’ una certezza. Solo che non sappiamo quando questo arriverà e dobbiamo arrivarci preparati. (v.13).
Aprici (v.12). Il rifiuto di aprire può essere letto in 3 modo convergenti. C’è il primo, il più immediato, il più infantile e anche un po’ cazzimmoso che vuole che una volta che tu hai perso il treno, ed il treno è passato t’attacchi. Non voglio negare una certa legittimità di questa analisi, che tuttavia dovrebbe essere poco cristiana e certamente poco unitariano universalista. Ma allora quale potrebbe essere la nostra risposta? Io la articolerei su due binari. Il primo parte dal fatto che essa sancisca a livello normativo una cosa che, come abbiamo visto, è impossibile a livello pratico. Senza l’atto volontario di mettere da parte dell’olio per dimostrare la scelta di dissipare le tenebre in piena libertà e autonomia, un incontro autentico e impossibile. Per cui una proibizione che proibisca l’impossibile è una proibizione sui generis, un po’ come la proibizione di nominare o farsi immagini del Divino. Ma queste sono altre storie. Ma allora chi non abbia messo da parte l’olio resta fregato per sempre? No, sarebbe poco universalista. Per capire la nostra risposta a questa questione dobbiamo capire anzitutto cosa sia e come avvenga l’incontro col Divino. Esso non è un fatto che possa avvenire una volta sola, un timbro sulla fronte che divida i sommersi dai salvati una volta sola e per sempre. L’incontro, è una esperienza che avviene periodicamente, e periodicamente ciascuno deve valutare di quanto olio disponga. Ci possono essere dei periodi in cui io stesso posso trovarmi di fronte ad una porta che non riesco ad aprire perché ho esaurito l’olio… sono cose che capitano a tutti e spesso. La differenza sta nel cosa fare a quel punto: o si torna a dormire, scegliendo un volontario esilio, oppure, con l’aiuto dei pastori e della congregazione si ritrova una maggiore consapevolezza, ragionando insieme sui motivi di disagio e sulle possibili pratiche che possano aiutarci a ritrovare un po’ di olio perduto.

Allora facciamolo quest’uomo, capace di prepararsi all’incontro con la Trascendenza Spirituale, anche se non ha un preciso appuntamento e anche se è buio.

Nasè Adam,

Amen
Rob

 

 

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