Scienza e Fede

 

Cari amici,
E’ stato recentemente diffuso un terribile ragionamento che potrebbe costare caro in termini di vite umane e rispetto al quale riteniamo doveroso e urgente dissociarci a chiare lettere sia come Comunione che come singoli credenti. Il ragionamento è più o meno questo:

“La scienza da sola non basta, bisogna riaprire le chiese”

Quanti errori in una decina di parole, segno di tempi piuttosto confusi da un punto di vista pastorale, in cui è assai probabile che l’opinione errata di alcuni venga scambiata per consenso diffuso della maggioranza dei credenti, cosa che, fortunatamente non è e non può essere. Viviamo in un momento in cui la pastorale di ogni denominazione dovrebbe fare la sua parte, diffondendo speranza tra le coscienze ed infondendo serenità indipendentemente da logiche di parte o di razza e lontano da biechi tornaconti di carattere particolare. Evidentemente così non è.
Anzitutto non esiste, non è mai esistita, né mai potrà esistere alcuna antitesi. Scienza e fede sono due modi di leggere la medesima realtà con finalità diverse e complementari.
Che la scienza da sola non basti, può essere una grande ovvietà o una grande cavolata, a seconda di come si voglia leggerla. E’ assolutamente ovvio che la scienza da sola non basti: per dirla con Wittgenstein: quand’anche avessimo risposto a tutte le domande che la scienza si pone, i veri interrogativi dell’umana esistenza non verrebbero neppure scalfiti: non dobbiamo ridurre a scientismo il significato ultimo della vita, perché il significato di un sorriso, di un abbraccio e di uno sguardo non può essere riassunto in una formula, e lo capiamo ancor meglio ora che queste cose ci sono temporaneamente precluse. Però non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore opposto, dare alla fede compiti che non le sono propri. La fede non può servirci per salvarci da un virus, così come non può servirci per sopravvivere se cadiamo dal decimo piano di un palazzo in fiamme. Ogni contrapposizione, ogni bisticcio tra le due è privo di senso. Entrambe devono collaborare per far star meglio l’uomo, ciascuna per il suo ambito di competenza. La scienza deve imparare la lezione, facendo un bagno di umiltà e trovando una cura. La fede deve educare l’uomo al pensiero positivo, all’impegno solidale e alla speranza necessaria ai tempi in cui viviamo. Non può esistere situazione che non venga beneficata dall’azione equilibrata e temporanea di entrambe. Diverso è il discorso delle chiese, degli edifici di culto. La fede, quando è autentica non ha bisogno di mattoni, prova ne sia il fatto che uno dei paesaggi più frequenti, nell’Antico come nel Nuovo Testamento è il deserto. Dio e il popolo si sono incontrati nel deserto, Gesù si ritirava a pregare nel deserto. In entrambe le versioni della nostra Tradizione si ammonisce aspramente chi si affezioni tanto a un luogo a una cosa o a una reliquia tanto da confinarne la presenza del Divino solo in quel luogo. Il Divino è ovunque lo si cerchi con animo puro e disinteressato. Non c’è bisogno di alcun edificio di culto per trovarlo, ma solo della corretta disposizione del cuore, e ciascuno di noi dovrebbe approfittare del tempo di quarantena per cercarla, e auspicabilmente trovarla.
Ma perché allora si vogliono riaprire gli edifici di culto, col solo risultato che si metterebbero a rischio la vita di milioni di persone, nonché il piccolo ma significativo sforzo di ciascuno di noi che dopo un mese che ce ne stiamo tappati in casa e proprio quando iniziamo a vedere i primi spiragli flebili di via d’uscita, siamo costretti a sorbirci le quotidiane sparate a caso di demagoghi in crisi di popolarità? Una delle possibili risposte, che peraltro collega il deserto alla quarantena, è che disporci all’ascolto implica fare i conti con le macchie del proprio animo, che è attività scomoda, che tutti preferiamo non fare. Il deserto e la quarantena ci lasciano soli con le nostre ombre, con le cupe nubi che albergano in qualche anfratto dell’animo di ciascuno di noi.
Tuttavia, se proprio volete trovare il Divino, e se volete una esperienza che vi sia davvero utile in questo momento dovete dissipare quelle ombre e quei malumori attraverso una pratica costante e paziente, e allora sì che non solo troverete in voi la presenza di una Parola vivente, ma avrete anche guadagnato la giusta serenità che vi permetta di affrontare questo momento di sacrificio. Siamo infatti alla Domenica delle Palme, preludio di un momento di grande sacrificio, ma anche, auspicabilmente di una grande vittoria. Sacrifici si presenteranno ancora davanti a noi, e saranno simbolo di momenti duri in cui sole compagne possono esserci la certezza della fede e l’indomita ricerca della scienza. Momenti in che potranno essere meno duri se e solo se recuperiamo quella serenità d’animo che può contraddistinguerci, e quella capacità di collaborare che ci ha reso la specie più efficace in tutto il pianeta. Solo se sapremo agire uniti, senza ascoltare le sirene complottiste ed autolesioniste dei demagoghi di turno, potremo superare questo momento con il minimo possibile di sofferenza. Ma poi, per quelli di noi che ci saranno, arriverà un secondo momento, quello della ricostruzione ed allora sarà nostro compito, e solo nostro compito, quello di mostrare quanto abbiamo saputo far tesoro della lezione appena appresa, ripensando un sistema mondiale di prevenzione più efficace, delle forme di solidarietà diffusa per uscire tutti dal pantano, delle forme di governo che sappiano prendere il buono dal processo democratico, senza esaltarne gli aspetti più distruttivi e una classe dirigente che sappia fare della competenza un prerequisito e non vantarsi dell’ignoranza. Quanto agli aspetti più squisitamente spirituali, spererei che questo uso diffuso della tecnologia, di cui gli UU italiani sono stati indiscussi pionieri, anche da parte delle denominazioni mainstream, possa non disperdersi ed essere davvero un veicolo che permetta alla Parola spirituale di esserci compagna in ogni momento della nostra vita quotidiana.
Lavoriamo dunque per una società che sappia guardare la realtà da più punti di vista ed osservare una realtà complessa, senza volerla per forza semplificare

Facciamolo quest’uomo, capace di resistere a questo momento buio e di rialzarsi

Nasè Adam

Amen
Rob

 

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