Lc 1:22 Dal palcoscenico all’ascolto

Lc 1:22 Zaccaria quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Quale messaggio vuole darci il Divino in questa situazione? Se il Divino è in ogni luogo, come è possibile che una cosa sia contaminata e faccia male? Come posso trovar conforto dalla fede se sono escluso dalla casa di Dio in situazioni come questa

Cari amici,
Uno dei virus che sta circolando in questo momento pertiene la cattiva teologia, o meglio la cattiva informazione teologica, che si nutre di paure e sensi di colpa e che ogni tanto riaffiora, nei momenti, come quello attuale, in cui l’intera umanità è ad un bivio, tra il crescere e il retrocedere. Però, al netto di tutto il fuoco di paura, pochezza e ignoranza di cui sono animate, alcune domande sono legittime e tenteremo di darvi una risposta: Quale indicazione possiamo trarre da questa situazione? credo certamente l’urgenza di pensarci come specie non come singoli, di sentire che apparteniamo a un’unica famiglia umana e che, in forza di ciò, ciò che capita in Cina mi riguarda personalmente, e la sorte di alcuni miei fratelli all’altro capo del mondo è la mia stessa sorte Dobbiamo trovare il modo di salvaguardare e valorizzare la diversità come un dono senza far si che essa sia un limite nella considerazione dell’umanità come specie capace di affrontare le emergenze mediche e ambientali ad una sola voce, senza che particolarismi e capricci siano un limite ed il vero pericolo per la situazione contingente. Non sono dunque possibile trovare un nuovo bilancio tra la diversità del singolo e l’unità della specie, ma è addirittura urgente: sia da un punto di vista climatico che medico l’umanità non può più derogare all esigenza di rispondere con una sola voce che non sia la voce del più forte ma che sia la sintesi armonica delle voci di ciascuno.
Credo dunque che se una sfida, una sollecitazione il Divino ci voglia proporre sia quella che il tempio dei capricci è finito: occorrono istituzioni in grado di essere espressione di questa mutata percezione del mondo. Se pensiamo agli ultimi 50 anni , la nascita dell’Onu e di altri organismi sovranazionali molto è stato fatto, anche per merito di qualche visionario unitariano, ma non basta: Come in qualche videogame abbiamo superato con successo alcune sfide, ma ecco che già altre ci si presentano all’orizzonte, e richiedono un tempo di reazione che prima non avremmo ritenuto possibile. Occorre dunque lascia perdere le chiacchiere e ripensare alla dinamica della relazione tra pubblico e privato, tra particolare e universale battendosi affinché alcuni diritti non restino solo sulla carta, ma diventino motore concreto di una società più consapevole
Fino ad oggi, molti uomini piccoli avrebbero potuto trovare una scappatoia al loro stesso impegno e alla loro responsabilità derubricando queste mie parole come sogni di un’anima bella, Ma ecco che ora non ci sono più scuse, occorre l’intervento di tutti pratico concreto ed efficace, pena la sopravvivenza della nostra stessa specie, o quanto meno dello stile di vita che oggi conosciamo
L’altra domanda che ci si fa riguarda il dubbio che se è vero che Dio sia in ogni cosa come può una reliquia essere di danno all’uomo? La risposta a questa domanda è più semplice di quanto si pensi, se c’è una cosa su cui il Principale ha sempre insistito con una chiarezza sconosciuta rispetto ad altre verità bibliche, è la proibizione ad adorare cose in luogo dello spirito divino. Pensate ad esempio a quanto sia istruttiva in merito la vicenda del vitello d’oro che portò un’intera generazione di credenti ad adorare la parte per il tutto, il particolare invece che universale. Questo è uno dei più grandi errori, Perché è anche una delle debolezze più comuni: l’uomo ha bisogno di oggettivare il proprio fuoco di attenzione, ha bisogno di porselo davanti agli occhi, Di vederlo di toccarlo. Interiorizzare, razionalizzare È un processo difficile ma necessario, su cui si misura la nostra crescita come credenti. È importante che si passi dall esperienza dell oggetto all esperienza del processo nella vicenda spirituale, In cui l’oggetto esteriore non sia più il termine dell’esperienza spirituale, ma solo un mezzo, necessario per facilitarmi l’elevazione e l’interiorizzazione del processo spirituale. gli oggetti esteriori devono dunque diventare come uno specchio attraverso il quale io possa guardarmi dentro e comprendere sempre meglio. L’oggetto esteriore diventa dunque negativo se, per qualunque motivo diventa il fine dell’esperienza di vita. Sia detto per inciso, questo potere agli oggetti nasconde una neanche tanto velata concezione strumentale della spiritualità, per cui attraverso l’oggetto io riesco a piegare la divinità alla mia volontà particolare, ed è questo un atteggiamento egoistico ed ipertrofico da cui dobbiamo guardarci. Come amo dire io spesso, se è sbagliato pensarci come sudditi rispetto a Dio, è anche sbagliato pensare Dio come nostro cameriere. Ciò che dobbiamo cercare è una relazione adulta e matura.
Infine per completare il discorso, se mi avete seguito sin qui avete capito che ritengo ci possa essere un altro modo di essere chiesa che non preveda l’edificio fisico. sto parlando di essere chiesa come comunità di credenti che si supporta si sostiene e si incoraggia nel proprio cammino spirituale. mi azzardo a dire che quando manca la chiesa fisica quando sentite la mancanza di un luogo preciso è perché manca la chiesa comunità ed il suo essere rete e supporto. Pensiamo a noi stessi, pensiamo a casa nostra: quante volte vi sentite con la vostra amica del cuore quante volte al giorno quanto spesso? Ora pensate se questa amica del cuore sia qualcuno della congregazione. La risposta la immagino, azzardo che 8 volte su 10 un membro della comunità non rientri tra le persone che sentite più spesso. Perché è questo? le motivazioni possono essere molteplici ma non dobbiamo autoassolverci, potremmo fare molto di più.
ciascuno di voi avrà spazio per comunicare la propria opinione in merito, io vi prego di fare attenzione che tra i motivi che non rendono i compagni di percorso così attraenti non sia l’idea che la comunità sia un luogo per parlare di sé un palcoscenico per autocompiacersi e dire senza neanche ascoltare. I nostri spazi di condivisione, oltre ad essere spazi di opinione, devono essere anche spazi di ascolto e fratellanza in cui l’essere chiesa funzioni come esperienze di solidarietà. Nella nostra tradizione non si va in chiesa per assistere ma per partecipare ed esserci per l’altro. Se non siamo in grado di aprirci a questa esperienza, allora siamo contagiati da un virus molto più grave di quello che circola oggigiorno, saremmo vittime di una visione magistica, miracolistica ed autoreferenziale della vita dalla quale non sapremmo uscire, e che ci porta a fare affermazioni come quelle che avete sentito. ,

Pensiamolo, questo vaccino contro il pressapochismo e la miopia spirituale
Amen
Rob

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