Il vecchio imperatore osserva i cantieri stradali

Gv 4: 34 Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua. 35 Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ebbene, vi dico: alzate gli occhi e guardate le campagne come già biancheggiano per la mietitura. 36 Il mietitore riceve una ricompensa e raccoglie frutto per la vita eterna,

Cari amici,
iniziamo dal compiere l’opera: Spesso queste parole sono viste in un’ottica deresponsabilizzante, E Gesù che compie l’opera, a noi sta solo il consigliare e il criticare, come dei vecchietti che guardino i lavori stradali. Forse anche peggio , ci mettiamo in una posizione di giudici della quale valutiamo il lavoro del Principale e diamo il nostro senso finché ci piace, salvo poi ritirarlo alla prima difficoltà. Siamo un pò come imperatori che giudichino se Dio nell Arena ha diritto di vita con semplice gesto del pollice. Il vizio dei dogmatico di arogare a Gesù una priorità e una preminenza che altri non abbiano in modo da potersi autoproclamare unici portatori, ha avuto come scomoda conseguenza l’idea che che le parole di Gesù si pensassero dette per lui e per lui solo, ma non è cosi purtroppo. Il Maestro vuole e deve essere un esempio da imitare, come possiamo, per quanto possiamo, senza sconti e senza barare. Il vangelo indica chiaramente una serie di valori, spesso inattuali e spesso controintuitivi: l’amore per il prossimo, la dignità di ogni persona, la mutua cooperazione nell’instaurare un Regno in cui l’altro sia visto come un fine e dunque, attraverso l’esercizio della carità, si superino le naturali differenze di opportunità e talento e si impari a ragionare come specie e non come singoli. E’ facile mettere in pratica quei valori nel mondo di oggi? Col piffero! Anzi il mondo di oggi sembra umoristicamente costruito per farci sviare. Però, dove tutti vedono l’opera rancorosa del male, io vedo un Padre cui piace tanto sorridere nel vedere i suoi amati pargoli industriarsi in piccole grandi imprese per poi disattenderle costantemente. In questo penso sia simile a quando a Natale da piccolino mi disponevo a star sveglio per aspettare Babbo Natale e poi immancabilmente crollavo… noi siamo un po’ cosi… e il Principale è quello che a un certo punto prende e porta a letto i suoi piccoli guerrieri dormienti…
E siamo al mandato. Anche in questo caso, Gesù non è mica l’unico ad essere stato mandato, lo sono, lo siamo tutti quelli che di questo abbiano consapevolezza e a fronte di questo vogliano essere conseguenti e autentici. Ancora una volta, è facile? No, ma mica ce lo dice il medico di essere cristiani, o financo spirituali, ci sono un sacco di altre cose più belle e, secondo la scala di valori mondana, più importanti da fare, che se decideste di non essere cristiani manco ve ne accorgereste. Sono 2 miliardi i cristiani nel mondo? Forse a parole, di fatto però, al di là delle ipocrisie e delle convenzioni, sono ben pochi che accettano un simile mandato e una simile missione. Quali ne sono i contorni? Uno solo, assurdo, semplicissimo: essere talmente sicuri della presenza del Principale oltre le nuvole, da agire in Sua presenza anche e soprattutto quando non lo vediamo né sentiamo, mostrandone agli altri la presenza nell’agire della nostra stessa persona. L’assurdo è che dobbiamo essere noi stessi l’unica vera e incontrovertibile prova dell’esistenza di Dio, altri sofismi, pronunciati con le labbra e non con il cuore, servirebbero a poco. Molti mi chiedono perché gli unitariani non abbiano, e per di più rifiutino un credo chiaro e preciso da sottoscrivere. La risposta è semplice: per come intendiamo noi la religione, non si tratta di qualcosa “ da dire” “da ripetere” “da imparare a memoria” ma di uno stato esperienziale in cui essere. Se questo avviene allora la missione è accettata, se invece non avviene, possiamo conoscere tutti i cavilli teologici della terra senza aver fatto alcun passo significativo nel nostro essere cristiani. Sia chiaro: io, il più convinto teologo cristiano unitariano del globo terracqueo e forse anche oltre, sto dicendo che la teologia non serve? Giammai, dico solo che deve essere un mezzo per un fine e dunque va giudicata non alla luce della propria bellezza intrinseca, che rimane pur sempre un valore soggettivo, ma dal raggiungimento o meno dell’esperienza spirituale compiuta, dal fatto, come vedremo, che si mieta qualcosa.
Infine la mietitura. Spesso, di questo verso i dogmatici danno letture diacroniche apocalittiche: immaginano spade fiammeggianti, bighe alate e, nelle versioni più moderne, ufo e astronavi. Qualcuno con le ali che arrivi con un quadernetto in mano, guardi noiosamente la tua vita e decida se sei degno o no. Questa immagine, per quanto ispiratrice di grandi film pulp e splatter, nonché di molta teologia reazionaria, che su qualcuno conserva un certo fascino, certamente non mi appartiene. Non la discuto, dico semplice Una sola cosa posso dire. Chiunque vi assicuri qualcosa in merito alla vita dopo la morte, alla sua esistenza e al suo significato, sta bellamente mentendo, spacciandovi un suo auspicio per una verità assoluta. Nessuno, atei o credenti che siano, ne sa nulla. Poi ci sono le credenze e gli auspici: io ad esempio credo (e auspico) che ci sia una vita dopo la morte in cui l’Inter vinca qualche partita in più, ma di certo non so nulla. E oso dire che anche il Maestro, se avesse inteso dire queste parole in senso diacronico, avrebbe fatto pipì fuori dal vasino.

Io propongo invece una visione alternativa: se ci pensate, da un lato la mietitura non è un fatto che avvenga una volta sola, ma è periodico; dall’altro i tempi verbali, sia in greco che in italiano, si riferiscono non a un evento futuro, ma ad uno presente.

Io quindi ho un approccio sincronico: Il credente fa esperienza della vita eterna ogni volta che accoglie il mandato e compie l’opera. La vita eterna dunque, nella mia visione, non è tanto un riferimento a un qualcosa che sarà, di cui nessuno può saper nulla, ma di un’esperienza possibile, presente, esperibile da chiunque accetti le premesse di mandato e compia l’opera ad un certo livello, per tutto il tempo in cui riesca a mantenere quello stato, cosa che non è facile, non è ovvia e non è automatica

Pensiamoci,

Nasè Adam,
Amen
Rob

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