Essere otre

Mt 9:17: Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri scoppiano, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vino nuovo in otri nuovi e l’uno e gli altri si conservano». [INR]

Cari amici,
A cosa serve un otre? Indicherei tre funzioni compresenti. 1) A contenere 2) A preservare 3) A dispensare. Ragioniamo su questo. Contenere è contenere qualcosa il vino in questo caso é l esperienza trascendente della presenza divina. Per poterne contenere il piú possibile dobbiamo imparare a far spazio, a pulire il nostro interno da polvere giustizia e ciarpame per poter creare un ambiente accogliente. Il rischio é quello di avere una vita talmente piena, di cose ognuna di per sé ineccepibile, da non avere il minimo tempo per occuparci della nostra relazione col Principale. Tutto abbastanza consueto no? Il problema é che in quest ottica si assiste a un pericoloso rovesciamento di valori per cui ció che é importante diventa superfluo e ció che é a posteriori diventa prioritario. Ma abbiamo anche detto che l otre serve a preservare. Pensate a quanto la routine, la consutudine, la noia, la ripetitività ci inducano ad abbassare la guardia, a quanto sia importante, fondamentale, vitale per noi tener desta l’attenzione, vigilare sul contenuto, non lasciare che le erbacce e la sporcizia con cui spesso entriamo in contatto, ci facciano fallire nel nostro compito di accudimento. Pensate a quanto siamo esposti agli umori e alle opinioni dei navigati della vita, che vogliono opporre la loro contingente opinione alla nostra faticosa ricerca, e, peggio, bramino, abbiano assoluto bisogno di convincere noi per convincere sé stessi. E poi abbiam detto che l’otre serve anche per dispensare. E, come prossimamente ci dirà l’episodio di Cana, per dispensare ci vuole una piena conoscenza di tempi e dosi, se no si rischia di fare scadere il prodotto e di fare un pessimo servizio a chiunque lo riceva. Così, se da un lato è compito nostro seminare amore e speranza a perdere, un po’ ovunque, lanciando semi a caso dappertutto, è anche vero che ci sono situazioni in cui il tatto e la lungimiranza ci impongono, non tanto di rinunciare alla testimonianza, cosa che sarebbe quasi a una bestemmia, ma di sforzarci di capire il modo giusto per proporre la nostra testimonianza spirituale.Cio di cui parliamo è la necessità di rinnovarsi nel nostro essere otre.In ogni istante in ogni secondo.
Dobbiamo pensarci di fronte a una realtà completamente nuova opportunità e richieste totalmente differenti da quelle di poco prima. Una delle critiche al Dogma dogmatico nelle chiese è quello di non sapere cogliere questo aspetto dinamico della realtà spirituale. L aspetto paradossale è che, come abbiamo visto qualche giorno fa parlando dell’interpretazione del Tao, l’aspetto dinamico non lo cogli lasciandoti in balia delle onde e venendo sballottato per l’intera esistenza di qua e di là dal gusto spirituale del momento, pericolo molto più presente, se ci pensate, tra gli UU che altrove.
Dobbiamo raffigurarci la questione come abitanti di un’isola in attesa di un tornado. Cosa farebbero? O starebbero come le cicale a cantare sulla spiaggia, salvo poi accorgersi di avere ripari inadeguati, oppure facciamo, almeno un poco come le formiche e ci disponiamo a verificare la tenuta dei ripari, a sostituire qualche pezzo, a confrontarci con i più esperti sulle soluzioni più adeguate.
La vita è così, ogni tanto ci riserva qualche momento amaro, un colpo, un lutto, una sventura. Se il nostro otre non è più che impermeabile, se contiene qualche crepa, basta un colpo e il liquido spirituale si disperde. Un uomo che non sappia trattenere questo liquido, lo riconoscete subito… bestemmie, nichilismo, mancanza di prospettive e odio.
Quell’atteggiamento scazzato e disilluso nei confronti della vita è frutto della poca premura che ci si è dati nella verifica della nostra dotazione in tempi di calma. Il dogma, ateo o fondamentalista che sia, non permette alcuna verifica… pensa che la soluzione debba cercarsi non nella continua verifica, ma nell’assenza di dubbio, salvo poi accorgersi, spesso troppo tardi, che ci sono delle crepe e che l’acqua sta entrando da tutte le parti… A questo stadio poi è molto difficile, anche se non impossibile recuperare ascolto e fiducia. Se lo squarcio nell’otre è molto ampio, è poi difficile recuperarlo. Meglio pensarci prima, con una verifica quotidiana.Cari amici,
L’otre ha anche una forma particolare: è mediamente piccolo alle estremità e grande al centro. E’ piccolo in fondo perchè la Voce del Principale in questo mondo di rumori è spesso piccola e debole, sta a noi amplificarla e selezionarla. La parte centrale è però più larga, perchè riguarda il ruolo dell’uomo: ognuno di noi deve metterci del suo, non solo dal punto di vista ricettivo nell’amplificare la voce, ma anche dal punto di vista fattivo, nel rendere efficaci e dotati di senso gli atti: gli atei ci hanno insegnato che in fondo si possono trovare ragioni dell’agire morale anche a prescindere dalle questioni metafisiche sulla presenza e sulla forma dello Spirito; la sociologia della religione ci ha insegnato che la consapevolezza del credente è cresciuta; se prima, come bambini, avevamo bisogno di rimbrotti minacce e premi per produrre un comportamento moralmente decente, oggi invece, da adulti, possiamo capirne le ragioni e attivarci senza tante storie. Concludendo il ragionamento, l’otre è piccolo all’imboccatura per permetterne di dosarne il contenuto, come abbiam già visto. Riuscire ad essere efficaci nella testimonianza, riuscire ad essere agenti a servizio dell’altro e non della nostra vanagloria, è cosa che dovremmo imparare, e che meriterebbe uno spazio di discussione a parte.
L’otre anche diverse sagomature pensate per renderlo trasportabile da una o più persone in diverse situazioni. Allo stesso modo, a noi viene chiesto di adattare un contenuto stabile della pratica e dei principi alle situazioni dinamica che è rappresentata dalla vostra situazione storico-culturale è dalla nostra vicenda biografica
Una delle cose di cui potremmo parlare nella comunione dei fiori e quindi la vostra pratica come l’avete modificato nel corso degli anni come l’avete resa più efficace quali aspetti funzionavano una volta e oggi non funzionano più quali fattori quali esperienze sono intervenute che possono farvi dire che c’è ancora la approfondire c’è ancora da lavorare.

Pensiamoci,
Nasè Adam
Amen
Rob

Please follow and like us:
error