La maionese sulle patatine non mi piace

: Gen 1:2 La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.3 Dio disse: «Sia luce!» E luce fu.
Cari Amici,
Dopo aver ordinato un cuoppo di patatine fritte, mi stavo intimamente lamentando con il Principale per la presenza a tradimento della maionese, che a me assolutamente non piace, quando una signora mi attacca un bottone che non finisce più, che finisce, dopo un centinaio di passaggi che vi risparmio, chiede a me di spiegarle il simbolo del Tao. Come certamente saprete, io di Tao non ne so nulla, il vero, unico e incontrastato esperto è Alessandro, ma vi trasmetto il mio tentativo di occidentalizzarlo, pensando che magari potrebbe essere un buono spunto di discussione.
(I) Psicologico
Credo che l’esperienza quotidiana di vita di ogni singolo individuo debba prevedere un equilibrio armonico di due istanze antitetiche e compresenti. Per prima cosa infatti l’individuo deve saper essere sereno e contento rispetto alla realtà così com’è… come direbbe Nietzsche, quand’anche questo giorno dovesse durare 1000 anni e ripetersi così com’è ogni giorno, il credente dovrebbe leggere nella realtà i presupposti per esserne sempre felice. La preghiera, la meditazione, la riflessione spirituale, debbono servire per riconoscere e mitigare i quotidiani elementi di dissonanza rispetto a questo atteggiamento.
Tuttavia non c’è solo questa istanza, essa deve essere equilibrata e armonizzata dall’esigenza di crescita, di novità, di sperimentazione. Senza essa l’uomo è dimezzato. Uno dei problemi che abbiamo da sempre riscontrato nel dogma è infatti l’idea che una qualche affermazione possa arrestare o addirittura ostacolare il percorso di crescita dell’individuo. Qualunque Tradizione voglia essere vicina alla verità e voglia rappresentare per gli individui cui si proponga, qualcosa di stabile e duraturo, deve poter testimoniare e rappresentare l’equilibrio tra queste due istanze.
(II) Antropologico
Proseguendo il discorso, il Tao ci racconta molto della natura dell’uomo che è fatta di luci ed ombre e non è mai solo luce o solo ombra. Ogni uomo ha in sè un coefficiente di spazzatura, delle ferite nell’animo con cui deve imparare a convivere e che deve imparare a portare con dignità. Come dico sempre, diffidate dei santi e dei dannati. Se di una persona conoscete solo pregi o di un’altra solo difetti allora vuol dire che non lo conoscete affatto. Uno dei motivi a mio avviso della crisi matrimoniale e sociale dei nostri tempi sta nella falsa credenza che l’altro possa o debba essere immacolato. Le ferite, gli errori morali che abbiate commesso, e ne parlo per esperienza personale ovviamente, sono parte del nostro bagaglio di vita, e cagionano un dolore ed un rimorso che può costantemente ricordarci quanto si stia male lontano dal sentiero spirituale e quanto invece sia importante impegnarci per rimanervi. Con questo ho perso la fiducia nella intima bontà dell’essere umano? No, ma la argomento a partire da due elementi che è opportuno ricordare. Il primo è che il fatto che l’uomo sia buono non vuole dire che riesca in un percorso senza macchia, anzi, forse implica proprio che debba avere a che fare con la sporcizia di vita, imparando a gestirla e a non farci travolgere. Inoltre il fatto che la qualità della vita del singolo e della società sia abbastanza oggettivamente in miglioramento, non significa che l’esperienza in sè sia contingentemente priva di difficoltà personali e sociali. Quelle ci saranno sempre, fanno parte dell’essere palestra della vita, della concezione della vita come esperienza maieutica, che attraverso le difficoltà ci aiuti a definire il nostro carattere morale e spirituale. E’ importante dunque che non confondiamo la crescita indiscutibile dell’umanità come specie, con il dovere del singolo di fare esperienza del travaglio del negativo.
(III) Fenomenologico
Un ultimo aspetto che citai tra una patatina e l’altra è una indicazione sulla realtà percepita, che è intimamente contraddittoria e vede la contrapposizione di due principi, la luce e le tenebre, l’ordine e il caos, senza che l’uno possa prevalere sull’altro. Ce lo racconta la Bibbia sin dai primi due versi, come sappiamo. In ogni esperienza che noi facciamo della realtà, se è autentica, dobbiamo poter rintracciare elementi d’Ordine ed elementi di Caos. E il Principale in tutto questo? Svolge una funzione duplice (da qui uno dei sensi del duplice modo di riferirsi a Dio nella Bibbia). Da un lato, come tetragramma, egli ci aspetta in un giardino al di là della contrapposizione luce tenebre, in uno spazio spirituale raggiungibile con la preghiera, la meditazione e l’esercizio, promuovendo in noi una esperienza di elevazione e trascendenza del contraddittorio dato reale; dall’altro egli incarna, come elohim, la molteplice e mutevole esperienza del principio d’Ordine all’interno del dato reale. Da un lato ci aspetta al traguardo (tetragramma) dall’altro ci accompagna nella corsa, standoci sempre un passo avanti, e sostenendoci e incitandoci ogni volta che noi lo cerchiamo. Quindi, riassumendo, non dobbiamo scandalizzarci della presenza di un principio caotico e destabilizzante nell’esperienza percepita, perche ne è connaturato. Noi siamo qui proprio per fare esperienza, del caos, di un toro meccanico imbizzarrito, pronto a destabilizzarci, cui noi dobbiamo sapere opporre destrezza ed equilibrio per stare in sella.
(IV) Regno e Armonia
Il proposito di Dio, per quanto ci è molto comodo pensare il contrario, non è quello di sottrarci all’esercizio, ma di sostenerci durante la prova, di consigliarci attraverso l’esperienza di altri, e di aspettarci a fine esercizio, per complimentarsi e lasciarci riposare. Pensare altrimenti significa misconoscere e fraintendere la libertà e l’agenticità umana. Non viviamo questa esperienza solo per buttarla via facendo la prima cosa che ci salti in testa e ci gratifichi C’è qui un equivoco fondamentale: l’uomo non è qui in villeggiatura, l’uomo non è qui per fare la prima cosa passi per la testa. La libertà potenziale concessa di fare anche le peggio cretinate a uno vengano in mente, e che ben presto, purtoppo, sono diventati libertà fattuale (se ci pensate non è e non deve essere una equazione automatica) non implica che l’uomo sia venuto sulla terra per accettare una sfida, quella di saper maturare una autodeterminazione moralmente fondata nonostante la libertà di indifferenza. La sfida di ritrovare il segno della Trascendenza nonostante il clima e gli indizi sembrino contrari. E’ questo un esercizio di umanità portato avanti da chi sappia vivere e non essere vissuto in preda ai venti o ai piaceri del momento. Non è una demonizzazione della vita o dei piaceri, è la consapevolezza che l’uomo non deve essere prono agli eventi ma deve mettere una iniziale distanza fra sè e ciò che accade, che gli permetta di esercitare moderazione e controllo, manifestando l’essenza ultima dell’essere umano.
L’armonia che antiamo cercando, personale e collettiva, il Regno, implica che piaceri, doveri, spiritualità, lavoro, vengano iscritti in una sintesi che preveda l’armonia e la simmetria di ogni aspetto, proprio come l’immagine del Tao, nota a tutti ci suggerisce. Come diceva già il mio caro vecchio Aristotele, la prosperità del carattere non sta nell’accentuazione di una sola tendenza e nella demonizzazione dell’altra, ma nella ricerca di un giusto mezzo, di una armonia tra le parti che sola può essere sostenibile sul lungo periodo. Saggio non è chi è senza macchia, ma chi sappia riconoscere le proprie debolezze e tenerle a freno quando serva.
Intanto ho finito il mio cuoppo di patatine, non so bene se la signora mi avesse seguito e ascoltato ancora, comunque ho salutato e me ne sono andato.
Amen
Rob

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