Non trascuriamo le ricette di cucina

Lc 2:1 In quel tempo uscì un decreto (dogma) da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero.

Cari Amici,
Il Vangelo questa settimana ci mostra l’uso corretto della parola dogma e ci permette di fare alcune considerazioni fondamentali per chiarire la nostra posizione teologica in merito Il fatto che il decreto (dogma in greco) di Cesare sia un dogma ci permettere di riflettere sul significato di questa parola che ha almeno due sensi contrapposti che come unitariani siamo impegnati a conoscere ed approfondire.Iniziamo dal primo senso, Ossia

DOGMA COME DECRETO ISTITUZIONALE

Anzitutto il dogma è un decreto, un prodotto sancito dall’autorità di una istituzione, politica o ecclesiastica (Cesare nel testo evangelico) Questo decreto è indiscutibile e tutti coloro che riconoscano tale istituzione devono crederlo per forza
.Il dogma è inteso come immutabile nel tempo fin quando l’istituzione che l’ha stabilito non interviene a modificarlo
.Il dogma è imposto ai nuovi aderenti l’istituzione e non c’è possibilità di aderire all’istituzione senza accettarne acriticamente i dogmi. L’autorità centrale può decidere se accettare o espellere qualcuno in ragione del suo rispetto dei dogmi. Le idee sono omologative o ti adegui o sei fuori In questo senso gli unitariani non hanno dogmi e non possono averne semplicemente perchè non esiste alcuna istituzione unitariana cui siano conferiti i poteri di stabilire dogmi (non esiste un Cesare unitariano). Gli unitariani incoraggiano sempre ad essere responsabili delle proprie scelte e non accettare mai un credo imposto con la forza da altri Quindi vedete che c’è un senso ben preciso per cui noi non siamo dogmatici, Manca una istituzione in grado di stabilire tali decreti .Non si vuole che ciò che ciascuno di noi pensi sia stabilito da altri, si vuole cioè togliere alla religione quell’atteggiamento oppioide e deresponsabilizzante giustamente criticato nel Novecento
. Rispetto ad un atteggiamento top-down di un dogma-secchiello,che tenta faticosamente di inglobare l’oceano di una realtà magmatica e impetuosa, preferiamo quello bottom-up di proprietà emergenti dell’Essere che non hanno bisogno di essere stabilite da qualcuno, ma più semplicemente esperite da tutti

DOGMA COME OPINIONE

dobbiamo però essere consapevoli che in greco la parola dogma vuol dire anche semplicemente opinione.
In questo senso chiunque ha una opinione, anche gli unitariani, ed alcune sono più care agli unitariani di altre perchè sono quelle che derivano dalle idee che qualificano la nostra tradizione (i sette principi e le sei fonti, ma parleremo meglio di questo domani quando introdurremo il concetto di proprietà emergente) e i nostri percorsi (per quello cristiano:l’unicità di Dio, l’umanità di Gesù, l’assenza dell’inferno)
In questo senso i nostri dogmi non sono immutabili e si chiariscono e si precisano nel corso degli anni, delle società e dei tempi In forza di ciò noi non chiediamo adesioni a priori a dogmi precisi. E’ ovvio che chi non condividesse le idee che portiamo avanti si troverà male con noi, ma sarà sempre e solo il singolo a decidere se aderire o no alle nostre iniziative
Gli unitariani sono pieni di idee e di dogmi che discutono, confrontano elaborano. La prospettiva non è omologativa ma riflessiva, ognuno cioè precisa la propria idea dal confronto con quelle degli altri. Il confronto è il reale motore attraverso cui l’idea di ciascuno si precisa e si sostanzia, l’obiettivo non è avere dei replicanti informi, ma avere delle persone che abbiano maturato la propria sensibilità religiosa e fatto tesoro della ricchezza della propria intima diversità
Noi insistiamo su valori come dialogo, la formazione diffusa, l’approfondimento delle idee… tutte esperienze chesono parte di un percorso di crescita comune.
Riassumendo: alla domanda gli unitariani hanno dei dogmi (?) dobbiamo rispondere così:
– se per dogma intendiamo un decreto stabilito da una autorità terza cui i membri debbano aderire, gli unitariani non hanno dogmi perchè non esiste autorità (Cesare, Pietro) deputata a stabilirli
– se per dogma intendiamo l’opinione personale di ciascuno, gli unitariani hanno dogmi come qualunque essere umano e lavorano costantemente per confrontarli, precisarli e approfondirli.

LE PROPRIETA’EMERGENTI DELL’ESSERE
Allora gli unitariani, non avendo dogmi, non credono che la verità sia possibile o universalmente condivisibile? Non diciamo questo, piuttosto contestiamo il processo generalmente utilizzato per arrivare a definire la verità. Contestiamo che essa sia una specie etichetta che si applichi alle cose e che si poggi solo su due elementi finali: o l’autorità dell’istitutore, o il largo consenso dei contraenti in un processo dall’alto (etichetta) verso il basso (cosa). Entrambe le strade sono fallibili: ogni istitutore, per quanto saggio possa essere, è sempre un essere umano e dunque intrinsecamente fallibile, e per quanto largo il consenso possa essere su alcune proposizioni, queste possono essere comunque errate, si pensi al caso dell’odio seriale perpetrato sui social da analfabeti funzionali che fanno comunella sostenendoci l’un l’altro
Noi sosteniamo invece che esistano alcune proprietà dell’Essere che si possono far strada nella mente di chiunque vi si ponga armonicamente in ascolto. La cosa curiosa di questa prospettiva é che essa pur costituendo una proprietá emergente data dell’ Essere, non ci invita alla semplice presa d’atto, ma ci chiama a un impegno per far essere ció che deve essere. Vista in questo modo l emergere della veritá dell essere é un evento che non puó prescindere da un nostro preciso ruolo nel processo.
Quindi la veritá in questo senso non é un dato da un darsi, non é un ingenuo essere semplicemente ma un invito all essere che richieda il nostro impegno per essere completamente. Questa intrinseca incompletezza, questo versante caotico dell’Essere é intrinsecamente reso.possibile dal passo di lato effettuato dalla Trascendenza, che, ad un tempo é origine sia della componente caotica della realtá sia della libertá degli individui, sia della loro crescita di consapevolezza spirituale e del loro impegno alla cura del mondo e alla costituzione del Regno.

LE VERITA’ LOCALI
abbiamo parlato di decreti, opinioni, proprietà emergenti dell’essere, vorrei concludere questo excursus proponendo un nuovo elemento tra il credente e la Verità spirituale, quello di verità locale.Tra la semplice opinione (mi piace un certo luogo) e la verità emergente dell’Essere ( non uccidere, la pari dignità dei viventi, rispetta le diversità incastonate in una prospettiva di concorde armonia) esistono delle verità che sono spesso condivise e che sono il prodotto di una certa Tradizione (Gesù è un uomo, i miracoli (intesi in senso convenzionale) non esistono, scienza e fede sono solo linguaggi diversi per raccontare la medesima realtà, ognuno con potenzialità proprie).
Perchè sono necessarie le Tradizioni? Direi per 3 motivi:
a) Tra l’Essere immutabile e la/le sue Verità da un lato e, la cultura storiograficamente e geograficamente mutevole, occorre un filtro paradossale, che sia da un lato sufficientemente stabile da poter costituire un’ancora e un punto di riferimento per quanti lo seguano, e di poter essere successivamente mutevole, tanto da capire l’evoluzione umana ed adeguarsi ad essa.
b) Occorre per ogni epoca una mappa delle vie di accesso all’Essere fondata sull’esperienza di quanti ci abbiano preceduto. E’ un po’ come una ricetta di cucina. Certo posso anche far da solo, mescolare gli ingredienti a caso e sperare in una botta di fortuna, ma forse è meglio che io non chieda troppo alla fortuna e mi faccia dare la ricetta da quanti abbiano già cucinato prima di me, e la segua pur potendo personalizzarla in qualche piccola parte.
c) Le tradizioni ci presentano ognuna una idea di uomo, come essere compiuto e come esperienza da compiersi, ognuna con un proprio modo di affrontare esperienze e problemi. A noi sta il compito di avere una buona conoscenza preliminare delle varie Tradizioni, di scegliere quella che a noi sia più congeniale e lasciare che su di noi agisca il suo potere trasformativo. Quindi il consiglio è quello di far tesoro della diversità che incontrate nell’altro, non tanto perchè dobbiate imitare l’altro, quanto perchè, con la sua stessa presenza, l’altro mi aiuta a precisare la mia posizione, a renderla più forte col confronto Diffidate dunque di quanti si ergano a giudici e vi dicano cosa pensare, e maturate un vostro senso critico in cui ogni confronto, quello con me come quello con altri, sia vagliato dalla vostra ragione, sia soppesato e di esso sia preso solo ciò che ritenete davvero utile
Nutrite la vostra diversità
Amate i vostri doni peculiari
Perseguite la vostra intima consapevolezza

Amen

Rob

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