Dal bere un singolo bicchiere al coltivare la vite

Mt 20:1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto”. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” 7 Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha assunti”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te

Cari amici,
E’ curioso, se ci pensate, il ministero pubblico di Gesù inizia con la trasformazione di acqua in vino a Cana e finisce, almeno secondo il lezionario cristiano unitariano, visto che da domenica prossima resetteremo tutto e incominceremo a parlar d’Avvento, con l’invito a lavorare la vigna. E’ un cerchio che si chiude di cui vorrei dire due parole. Anzitutto dobbiamo dire qualcosa sull’agente: il Vangelo è un manuale di formazione della coscienza del buon credente e come tutti i Manuali prevede una prima fase in cui il Maestro mostra al discepolo come fare il compito, e quale debba essere il risultato (Cana), e una seconda fase in cui il discepolo viene invitato ad agire autonomamente lavorando la vigna. Perchè dunque il vino è cosi importante? Per la sua capacità, simbolica ovviamente, di permettere alla coscienza di trascendere la realtà, liberandosi dalla prigionia egoica e di accedere ad un piano ulteriore, in cui non contino SOLO logica e probabilità, ma anche volontà desideri e motivazione nel credere nell’intrinseco potere trasformativo della realtà e di agire in favore di esso. Senza questa volontà di aprirsi all’esperienza trascendente, senza la capacità di farlo, l’intero Vangelo non avrebbe senso.Quindi è ovvio che il Maestro prima indichi l’obiettivo del corso (il vino a Cana) e poi concluda con l’esame finale per testare quanto i discepoli abbiano imparato (lavorare la vigna).Ovviamente prodotto e processo rimandano all’Esperienza Spirituale Ottimale che è propria e unica per ciascuno di noi. L’obiettivo non è il vino in sè, lo dice un mezzo astemio. ma capire quale tipo di esperienza possa rappresentare una apertura verso la Trascendenza in questa fase della nostra vita, e come ci disponiamo ad accedervi: la tradizione UU individua con Grigg almeno 5 infatti accessi alla trascendenza (la promozione del valore del genere umano, la difesa della natura, l’espressione artistica, la promozione dell’equità sociale e l’apertura verso il Mistero dell’Origine Trascendente) attraverso lo studio, la preghiera, la meditazione e l’impegno congregazionale e sociale.
Questa parabola ci invita a parlare di un problema notevole, la presunta, ma voglio dir palese, ingiustizia divina. Quante volte vediamo gente meritevole vivere vite miserevoli, e grandissime teste di quiz ottenere enorme successo? Quante volte vediamo persone di talento morire giovani e rimasugli sociali moralmente abietti invece vivere e prosperare sull’onda di una fortuna inspiegabile? La parabola ce ne offre una interessantissima spiegazione. Iniziamo col dire che il fine del buon cristiano non è avere successo in questa vita; in questo, personalmente, sono decisamente lontano dal Calvinismo. Che il successo non sia un fine, intendiamoci, non vuol dire che uno debba per forza vivere da straccione, vuol dire che non è un dato rilevante nell’analisi spirituale di una situazione. Unitarianamente la ricompensa di una vita eterna l’abbiamo tutti, vivere non serve a questo. La possibilità che riceviamo, non sta nel successo terreno o ultraterreno, ma nella capacità di agire autonomamente, di scegliere autonomamente e quindi di scegliere spiritualmente, Quindi l’obiettivo di tutti resta sempre e comunque lo stesso, come posso rispondere alle sollecitazioni del quotidiano da buon credente, cosa mi sta insegnando oggi la vita in termini di consapevolezza? Nel momento in cui davvero riuscissimo ad agire cristianamente, le differenze individuali e sociali tenderebbero a zero, e si potrebbe davvero vivere in un regno di pace e di giustizia per tutti. Questa parabola fa il paio al dato della confusione delle lingue. Il Principale confuse le lingue affinchè non fosse scontato per l’uomo collaborare, ma necessitasse di consapevolezza e impegno nel tenere a freno i propri istinti. Questo dovremmo imparare: a non lamentarci delle differenze e/o a soffiare benzina sul fuoco di esse, ma impegnarci per annullare le condizioni di dolore ed indigenza dell’umanità tutta, ricomponendo le differenze in un tutto armonico che permetta loro di essere vissute come un valore che arricchisce e non come un ostacolo che limita.
Altro aspetto importante è quello del tempo di lavoro. Lavorare nella vigna significa trasformare costantemente un irriducibile elemento che il sistema percettivo umano reputa casuale o caotico, in qualcosa di ordinato secondo un sistema di valori spirituali, etici e caritatevoli. L’elemento casuale e caotico è stato lasciato volontariamente dal Principale nel suo volontario ritirarsi, facendo un passo di lato, (l’ebraico tzimtzum, la confusione post Babele) ha lasciato all’uomo una parte di realtà da rettificare, da trasformare secondo valori spirituali (il concetto di apocatastasi che ritroviamo negli Atti, il Re-enchant dello UU Grigg)
Ma analizziamo ancora il concetto delle ore, perchè qualcuno deve lavorare più tempo ed altri meno? Non è un concetto profondamente ingiusto? Ne siete sicuri? Io non credo. E la mia paradossale argomentazione si basa sull’idea che prima di dare giudizi vadano identificati i lavoratori. Chi è che lavora di più? Chi lavora di meno? La mia risposta è semplice, non è diacronica ma sincronica. Siamo tutti, a turno, che dobbiamo lavorare una volta di più e una di meno, a seconda dei giorni e delle situazioni. In fondo la parabola ci offre lo spaccato di una singola giornata, come ci invita a considerare il primo verso della parabola, e di un singolo lavoro. Nulla ci dice della giornata e del lavoro successivo, in cui potrebbe anche essere che la situazione si ribalti.
Buttiamola sul calcistico: ammettiamo che una squadra vinca e risulti che il terzino sinistro abbia corso più di tutti, In una squadra che funzioni, la Regno Football Club, quel terzino sarà felicissimo e si bullerà con gli amici di aver dato un contributo fondamentale in quella partita, ma sarà altrettanto ovvio che nella partita successiva, se non fosse qualcun altro a correre tanto, la squadra non vincerebbe. Fuor di metafora: ci saranno giorni e situazioni in cui sarò io a dovermi impegnare di più per mettere in campo un comportamento cristiano individuale e collettivo (Regno) e giorni e situazioni in cui lavorerò meno grazie all’impegno dei miei compagni di squadra (confratelli)
Siamo dunque a fine anno: chiediamoci, e parliamone stasera, se quest’anno di lavoro nella vigna della nostra esperienza di vita, sia stato proficuo, in che modo, e, come tutti gli studenti dopo un compito in classe, confrontiamo i risultati.

Allora impariamo a coltivarla questa vigna e auguriamoci tutti insieme di fare del buon vino
Amen
Rob

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