Ricordando Ferenc David

Cari Amici,

vorrei tornare su questa storiella zen che ho scovato qualche giorno fa, per riflettere ancora con voi sull’importanza di trascendere il dato e incastonarlo in una prospettiva di crescita. Possiamo immaginare la vita come il susseguirsi di due movimenti, uno intrinseco all’intera realtà, l’altro proprio della natura umana. Il movimento intrinseco alla realtà porta la nostra esperienza a non essere mai uguale giorno dopo giorno, ad essere qualcosa che costantemente si rinnova nei toni e nei significati e inesorabilmente ci chiama a una risposta altrettanto nuova e mai banale. Il secondo movimento invece è proprio dell’uomo che è chiamato non solo a rispondere sempre in maniera nuova alle sollecitazioni del reale, ma anche incastonarle in un percorso spirituale di cui possa scoprire ogni giorno porzioni di significato sempre nuove ed appaganti.
Ebbene, questo percorso, che per brevità chiamerò vita, è complesso e difficile e fa tanta paura. Il rimedio che l’uomo ha trovato alla paura si chiama dogma. Esistono 2 tipi di dogma: quelli per affermazione (Maria è stata assunta in cielo anima e corpo) e quelli per negazione (Dio non esiste, ateismo). Essi sembrano diversi, ma in realtà fanno parte dello stesso medesimo errore logico, quello di non resistere all’insana tentazione di far pipì fuori dal vasino. E il dogma si autoafferma grazie a due processi spesso compresenti: o la ricerca di una autorità, o la ricerca di un consenso che sia il più largo possibile. Entrambi questi pericoli sono molto lontani dagli UU
In ogni caso credere significa invece cercare un equilibrio dinamico con l’instabilità intrinseca del reale, in un’armonia che, per rimanere stabile deve cambiare spesso. Ciò che mi spaventa dei dogmatici (siano essi atei o teisti) è la volontà di rinchiudere la bellezza di uno scenario di migliaia di colori sempre cangianti, in poche semplici affermazioni immutabili. E’ un impoverimento della vita e delle potenzialità dell’uomo dal quale dobbiamo guardarci.

Liberarci dai dogmi vuol dire anche però esporci, e lo stiamo vedendo, a un grosso virus infettivo, l’odio facile. Nel disporci al memoriale di Ferenc David dobbiamo dunque comprendere che cosa sia questo odio e parlare di esso. Il dogma era una specie di farmaco che ci permetteva di assorbire e non guardare.
In fondo il dogma è frutto di una scelta: di fronte ad un male di etiologia incerta come l’odio meglio un farmaco che ti permetta in parte di placarlo, in parte di orientarlo lontano, piuttosto che guardare in faccia questo schifo e cercare di curarlo pur non sapendo come fare. E’ una scelta che funziona e che è efficace sul breve e medio periodo, ma che si sgretola sulla via, diventando sempre più inefficace. La scelta unitariana è profondamente diversa, per certi versi temeraria. Gli unitariani non vogliono maschere o farmaci che creino una patina di ipocrisia, essi vogliono poterlo vedere questo male, e vogliono fare un tentativo per affrontarlo. Ma, in ordine a ciò, ci vuole una piena consapevolezza dell’origine di quest’odio. L’odio arriva dalla nostra energia vitale, che in assenza di dogmi non riesce a trovare nulla attorno a cui coagularsi e crescere. Il dogma catalizza una produzione di esperienze socialmente accettabili, che altrimenti lascerebbero l’uomo fragile e disorientato. Questa fragilità risulta insopportabile per l’uomo, che la butta fuori cercando di allontanarla da sè. Compito degli unitariani, se vogliono riuscire ad offrire una risposta seria al problema, è il mostrare che esista un altro modo per incanalare questa energia, che si rintraccia nell’esperienza spirituale ottimale, nella pratica e nel supporto della congregazione (su cui torneremo domani
Così al prossimo tamarrino che insulterà qualcuno di un po’ diverso da sè, non parlate di politica, poichè alimentereste il virus; portatelo piuttosto all’origine di questo odio, portatelo a parlare di sè delle proprie fragilità, della propria pochezza di vita personale e familiare e delle pesanti responsabilità che egli sente nel non riuscire a far fronte alla situazione. Offrite comprensione, rassicurazione, supporto in questa intima fragilità e vedrete che inizierà ad urlare meno, fate una prova poi ditemi.

Se dunque noi lasciassimo le parole di Ferenc David come una massima di buoni sentimenti che aleggia nell’aria, come un proposito (alla stregua di perdere qualche chilo e mangiare meno cioccolata, faremmo ben poca strada. Il nostro obiettivo è collegare la massima di David con il discorso sull’odio che andiamo facendo, ragionando sul fatto che, come dicono le massime strappalacrime da cioccolatini, amore ed odio sono le due facce di un vincolo tra esseri viventi di cui già parlava Giordano Bruno, e che è parte del nostro Settimo Principio, Esiste un movimento basico che ci spinge gli uni verso gli altri, una sorta di fluido grezzo che se viene lasciato raggrumare diventa odio, mentre se viene raffinato diventa amore. E qual è l’elemento di discrimine? Una dottrina spirituale che ci insegni che non bisogna pensare allo stesso modo per amare allo stesso modo. Come insegna l’episodio del serpente in Mosè e in Gesù il testo deve essere una impalcatura che consenta alle energie umani ancestrali di essere rettificate e ricomprese in un percorso spirituale. Il Vangelo deve essere quel catalizzatore che permetta di separare la pula d’odio dal seme d’amore. Non è un caso dunque che tempi come questi di odio dilagante vadano di pari passo con una ignoranza media delle storie del Vangelo che ha pochi precedenti nella storia recente. La catechesi degli ultimi secoli ha fallito perchè ha anteposto gli interessi denominazionali, la salvaguardia di parte, a quello che invece avrebbe dovuto essere il suo scopo: promuovere l’esperienza spirituale ottimale. Si sarebbero dovuti fare gli interessi del singolo e non della denominazione, si sarebbe dovuto portare il singolo ad amare, non importa per quale strada, come ci ricorda David, e non limitarsi a ripetere formule vuote. Speriamo in una repentina inversione di rotta Pensiamoci
Un pensiero di sincera gratitudine al nostro fondatore

Amen Rob

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