Uno scimmione da ammaestrare

Mt 9:32: … gli fu presentato un uomo muto e indemoniato. 33 Scacciato che fu il demonio, il muto parlò. E la folla si meravigliava dicendo: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele». 34 Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni con l’aiuto del principe dei demòni».

Cari Amici,
Come primo elemento del passo riflettere sul duplice elemento di questo passo. Anzitutto nessuno è (spiritualmente) muto, se non per un fatto contingente che può dipendere o da una sua libera scelta ( atto volontario e ineccepibile di non interessarsi della propria parte spirituale) e/o da come questa parola venga presentata (pesanti sono le responsabilità delle catechesi dogmatiche in questo senso). La Parola é per tutti ed é di tutti, ciò che rende muti è l’incapacità, volontaria o indotta, di aprirsi ad essa.Il Maestro ha il merito di reinterpretare i concetti della Tradizione Universale rendendo più facile a chi davvero lo voglia, il riscoprire la Parola. Ma il testo ci dice, preliminarmente almeno altre 2 cose.
la prima é che la Parola in quanto parola, non é possesso esclusivo di qualche denominazione o di qualche cattedratico, ma deve essere possesso di tutti, fatto che comporta diritti e doveri. É diritto di tutti venire a conoscenza della Parola, essere istruito e instradato ad essa, ma é anche diritto di tutti quello di esprimere la propria opinione, nella certezza incrollabile che anche l opinione apparentemente piú banale possa essere molto utile a qualcuno. Ma questo comporta anche dei doveri, e su questo mi inalbero spesso: il fatto che la mia opinione conti comunque non mi autorizza a non lavorare su me stesso secondo le mie disponibilità per migliorare la mia apertura alla Parola stessa: infatti, e vale la pena ricordarlo, se é colpevole colui che per egoismo si renda muto alla Parola, lo é altrettanti, se non maggiormente, chi per pigrizia e lassismo banalizzi e svuoti di significato la Parola.
Infine c’ é un ultimo importante elemento: possedere la Parola significa poter dialogare ed il dialogo acquista maggior salienza tanto piú le parti affermino posizioni inizialmente distanti. La dottrina di Gesù, nella sua versione unitariana, rifiutando il dogma della priorità del popolo eletto ed aprendo la dottrina a coloro che erano ai margini della società, è stato un passo in questo senso.Ma il dialogo e l apertura al diverso da sé fece paura e subito si tornò a trincerarsi in nuovi dogmi. Come dimostriamo noi quotidianamente di non aver paura di dialogare col diverso?
La paura del diverso, riporta, alla fine, come mostra il passo, alla seduzione e ambiguità del male. Spesso il male è semplice, qualcuno l’ha definito banale, e in tempi come i nostri in cui usare il cervello è diventato un lusso, ma altrettanto spesso è molto complicato sia capire cosa sia male e cosa sia bene, sia capire se quel coacervo disordinato di emozioni, sensazioni e idee, che chiamiamo persona, sia buona o cattiva. Iniziamo col dire che soluzioni nette non ce ne sono, ognuno di noi ha luci ed ombre, si tratta solo di capire in quale rapporto. Il Maestro ci fornisce altrove una metafora semplice: bisogna sempre pensare ogni situazione e ogni persona come un composto di pula e grano, e noi in ogni situazione e in ogni relazione dobbiamo essere abili nel separare la pula (i lati negativi) dal grano, (i lati positivi). Ma è ovvio che per sapere cosa è pula e cos’è grano io debba avere un sistema di conoscenze (e valori) che mi permetta di decidere prontamente e facilmente cosa scartare e cosa tenere. La dottrina del Maestro dovrebbe servire a questo e non conoscerla significa dunque rischiare di rimanere invischiati in qualche situazione senza un adeguato criterio decisionale. I fessacchiotti d’oggi che si fanno belli della propria ignoranza spalleggiandosi e bestemmiando, mostrano di non avere alcun criterio di discriminazione, ma mostrano soprattutto che, se la pula cresce indisturbata, alla fine il seme divino ne soffre e il comportamento ne risente. Gesù di suo, non ha mai scacciato nessun demone, se non i propri personali ed intimi, che, unitarianamente, pensiamo abbia avuto, cosi come li abbiamo tutti.Gesù con la sua dottrina è causa finale e non d’agente rispetto a ciò che accade. Non pensiate che Gesù irrompa ad arbitrio nella vita di pochi eletti che passavano per fortuna di lì e decida, sua sponte, di cambiare le vicende altrui. Sarebbe una palese violazione sia della libertà del singolo, che si trovi ad arbitrio la vita stravolta, sia dei diritti di quanti per puro caso non abbiano incontrato Gesù perchè quella mattina c’era un ingorgo in tangenziale.
La Dottrina di Gesù invece rappresenta un punto fermo che si chiarisce sempre di più a quanti decidano di seguirla: se il progrediente fa qualche passo nella giusta direzione allontana i demoni, se invece rimane pigramente in attesa di un miracolo, prima che questo avvenga i demoni avranno imperversato. Ma consideriamo anche che il demone venne considerato come negativo solo da una certa parte della tradizione ebraica e solo per un certo breve periodo, che fu tuttavia il periodo in cui la vicenda del Maestro venne interpretata ed i Vangeli redatti. Tutta l’epopea teologica medievale sulla presenza di mondi e forze maligne, sconta dunque il fatto di aver preso i natali in un breve specifico periodo. Prima che cos’era dunque il demone? Era una forza oscura, certamente dirompente e difficilmente controllabile, cui al saggio era dato mandato di gestire e disciplinare. Un mio maestro cabalista faceva l’esempio di uno scimmione: il compito del saggio è quello di nutrirlo, accudirlo ed ammaestrarlo, tenendolo confinato in uno specifico recinto. Ecco un altro elemento di differenza sostanziale col cristianesimo trinitario, ne ho già parlato ma è meglio ribadirlo: nella tradizione trinitaria il santo è colui che è senza macchia, uno che se gioca a freccette fa sempre centro, nella tradizione precedente, greca ed ebraica, il santo non era qualcuno senza macchia, per carità, ma era qualcuno che riusciva a circoscrivere le proprie macchie, a portarle con dignità e, soprattutto, a fare di esse uno sprone, un punto di partenza per la felicità. Eudaimonia, felicità in greco, vuol dire proprio questo: la capacità di orientare al bene (eu) il proprio daimon. Santo non è chi non ha daimon, ma chi riesce ad orientarlo verso il bene. Cosi come santo nella tradizione unitariana non è chi stia lontano dalle tentazioni ma chi ci viva in mezzo e sappia trovare con esse un giusto equilibrio (armonia).
Questo povero scimmione che dobbiamo ammaestrare non è solo negativo, come i trinitari vogliono farci credere, non è da ammazzare poverino. Lo scimmione è anche colui che ci dà energia, ci dà emozione, e ci rende la vita divertente, incasinandola, proprio come una specie di animale domestico. Diciamo che è come un cane ex combattente che noi abbiamo scelto di accudire e che richieda un’attenzione maggiore. E’ vero che ci incasina, è vero che è difficile, ma ci rende la vita interessante, e, una volta ammaestrato, ci rende fieri di noi stessi e di lui.  Allora in che senso Gesù scacciava i demoni? Per comprendere,e utilizzare criteri interpretativi un po’ più fini dell’epica lotta un po’ splatter tra le forze del bene e quelle del male, tanto cara ai bigotti di ogni tempo, dobbiamo fare una metariflessione, che cerco di sintetizzare. Problemi psicologici e psichiatrici, venuti alla ribalta scientifica grazie alla meritoria opera di Freud, ci sono sempre stati, solo che non si avevano categorie analitiche tanto fini: il demone era variamente responsabile di una serie di problemi che oggi inscriviamo in una gamma che va dal neurologico (ad esempio, epilessia, e, come magari in questo caso, afasie), allo psicologico (ad es. traumi e fobie) allo psichiatrico (ad esempio schizofrenie e psicosi).
Può dunque Gesù essere stato un neuro-psi-chiatra ante litteram? Si e No. No perchè il Vangelo non è un testo scientifico, ma un manuale per accompagnare quotidianamente il fedele progrediente nel suo percorso spirituale. Guardare con occhi medico scientifici uno scritto spirituale è un fraintendimento di fini e un atto di miopia verso alcuni eventi. Ma c’è un senso, oggi scientificamente riconosciuto, per cui qualunque esperienza spirituale ottimale, indipendentemente dalla Tradizione da cui provenga, è un chiaro toccasana, che può contribuire efficacemente (sia chiaro, senza risolverli!!!) in moltissime neuropatie e psicopatologie.
Quindi potremmo dire, riprendendo l’esempio di ieri, che Gesù scaccia i demoni, non perchè ammazzi lo scimmione, ma perchè sia uno dei fattori, non l’unico, che aiuti a tenere lo scimmione in cortile, senza che disturbi troppo il sonno e la vita quotidiana nella casa del padrone, aiutando quest’ultimo a preservare una zona di tranquillità, autodeterminazione, autocontrollo e proattività, sulla base della quale egli possa essere giudicato moralmente. Quando dunque insisto per un vostro spazio di preghiera/meditazione/pratica quotidiana, non lo faccio, solo, perchè sono un rompiballe e adori esserlo, ma anche e soprattutto, perchè credo, come religioso e come studioso, che sia uno dei fattori che contribuisca, pur non essendo l’unico, a farvi stare meglio.
Allora facciamolo quest’uomo, capace di vivere le proprie luci e le proprie ombre in armonia
Amen
Rev Rob

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