Col dito scrisse per terra

Gv 8:4 gli dicono: « Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? ». 6 Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7 E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: « Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei ». 8 E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là nel mezzo. 10 Alzatosi allora Gesù le disse: « Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? ». 11 Ed essa rispose: « Nessuno, Signore ». E Gesù le disse: « Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più ».

Uno degli aspetti importanti di questo passo è l’atto di scagliare pietre. Perchè siamo così solerti nel condannare qualcuno? Potremmo rispondere semplicemente deprecando una debolezza costitutiva della natura umana, ma secondo me scentreremmo la questione, il testo ci offre molti dati in più: è proprio sul gesto e sulla pietra che dovremmo riflettere. La pietra infatti rappresenta il peso del peccato. Il peso del peccato dunque è originariamente in chi tira, non in chi riceve la pietra. E il peccato è un peso intollerabile per ciascuno di noi: per quanto infatti facciamo gli splendidi, sia da un punto di vista nihilista nel dire che il peccato non abbia senso, sia da quello lassista nel dire che tutto va bene, il peccato è lì ed è un peso irriducibile, che ci si ripresenta ogni volta che abbiamo il coraggio di guardarci dentro. E allora di solito che facciamo? Ci rintontoniamo di sofismi, di rumori, di oppio reale o figurato per non sentire, come dei novelli Dorian Gray. Ma invano, prima o poi questo peso chiede il conto, e ci cuoce a fuoco lento. Gli UU non hanno bisogno dell’inferno perchè sono certi che la nostra coscienza da sola sappia indicarci ciò che bene e punirci prima o poi.Ecco dunque che l’atto di scagliare la pietra, se centrato sull’accusatore e non sull’accusato, acquisisce un nuovo importantissimo valore: nella pietra all’accusatore vien data la possibilità di visualizzare il proprio di peccato, che alberga al fondo dell’anima, di ogni anima, ed è una vista intollerabile che egli, nell’atto di lanciare, cerca di allontanare da sè. L’odio per l’accusato, che ricorda un po’ l’odio di certi italici virgulti per i migranti, è in realtà odio di sè, che non riesce a trovare altro modo per esprimersi. Le parole del Maestro dunque servono a questo, a ricordare che l’atto di accusa, pensato da Mosè, potesse essere un invito ad uno sguardo su di sè, al proprio di peccato, e non all’accusato. Gesù invece non condanna, rimane con noi. In che modo? Non certo attraverso qualche artificio metafisico, sapete che sono allergico a questi interventi miracolistici, egli rimane con noi unitarianamente in un modo solo, attraverso la memoria del suo esempio. [Sia detto incidentalmente, perchè insisto nel consigliarvi di pregare spesso Vangelo alla mano? non per sadismo, ma proprio per non perdere la memoria degli insegnamenti del Maestro e di sentirne la presenza costante vicino a voi] E quali sono i modi in cui il Maestro ci sta vicino?

Sono molteplici: oggi ne cito 3

Conforto Qualunque sia il casino che abbiamo fatto, sappiamo che lui comunque è vicino, se siamo a terra ci abbraccia e cerca con noi la forza di rialzarci. Non esiste essere umano, non esiste peccatore, che non possa avere un abbraccio e un conforto

Istruzione Noi dal Vangelo possiamo e dobbiamo imparare, sempre, ogni giorno. Una maggior efficacia negli atti passa per una miglior chiarezza nella testa, e questa chiarezza è soggetta all’umana dimenticanza e distrazione e quindi va periodicamente rinnovata e ripulita. Pensiamo a quel “col dito iniziò a scrivere per terra” Quanto mi piacciono gli enigmi! Questo verso rappresenta un vero enigma! Nessuno saprà mai nè perchè il Maestro abbia cominciato a scrivere per terra,atto che per la mentalità di oggi può sembrare strano, ridicolo o privo di significato nè che cosa abbia effettivamente abbia scritto. Sono enigmi per cui non c’è soluzione e lungi da me pensare che ciò che sto per dirvi sia indiscutibile [Si pensi che c’è anche chi sostiene che l’intero passo sia spurio, e non senza un qualche fondamento di ragione]. Però cosa fa il Maestro in un momento psicologicamente importante, in mezzo a un’orda di uomini piccoli impegnati a nascondere in rabbia verso l’altro la riprovazione verso sè stessi? Egli torna alla scrittura, come atto di mediazione e di riflessione e questa scrittura non può che essere Scrittura Sacra. Perchè insisto sulla necessità di una vostra consuetudine quotidiana col testo biblico? Perchè possiate, avendocelo sempre a portata di mano, tornare ad esso nei momenti emotivamente più difficili.

Anche perchè si scrive per terra, segno di impermanenza, segno di quanto fragile sia questo processo di chiarificazione spirituale e quanto spesso necessiti di essere ripreso e ribadito. Ma egli non legge solamente, egli scrive. Cosa vuol dire? L’atto di scrivere implica un atto di verifica di quanto si ricordi, e quest’atto è tanto più urgente, tanto più significativo, quando si pensi che esso viene compiuto in un momento in cui la nostra condotta rischia di essere turbata dalle emozioni, dalla rabbia

Se questo è vero, provino quanti tra voi si definiscono cristiani. Se io vi chiedessi se conosciate il Vangelo, molti di voi mi risponderebbero sinceramente e senza dubbio che ovviamente lo conoscono, e bene. Ma se io vi chiedessi di scrivere correttamente 5 versi del Vangelo sul tema della Carità, senza avere il testo sottomano, quanti tra voi riuscirebbero a scrivere i 5 versi correttamente? Allora, dato per scontato, come ho già detto, che una migliore e rinnovata chiarezza mentale sia foriera di una atto moralmente più efficace, soprattutto nei momenti di maggiore slancio di emozioni negative, cerchiamo di tornare alla nostra Lieta Novella, e chiediamoci sia cosa prescriverebbe per una situazione come quella, sia, magari provando a riscriverne dei versi importanti, quanto correttamente ricordiamo il dettato evangelico su un dato argomento

Sprone Gesù non è affatto uno che ci giustifichi o ci assolva. Il Vangelo è pieno di suoi cazziatoni, e quando gli pigliavano i 5 minuti era meglio starci lontano. Come un personal trainer spirituale Gesù vuole la nostra crescita morale e spirituale, e ci sprona ad essa. Come tutti i sovrappeso che vadano in palestra con scarsa voglia, siamo bravissimi a creare sofismi che giustifichino il nostro immobilismo. Ma con Gesù come personal trainer le chiacchiere stanno a zero. Noi possiamo avere in lui il massimo consolatore possibile se e solo se non lo prendiamo in giro. Molti si allontanano dal giudeocristianesimo proprio per la sua caratteristica di essere specchio della nostra anima, e di farci vedere spesso cose di cui sentiamo il peso della responsabilità e che non vorremmo vedere.

Ai più può sembrare che lo UUismo dimentichi il terzo punto, ma non è così, tutt’altro. Uno dei motivi per cui non siamo popolari è che spesso siamo contattati da gente che creda che attraverso noi possa autoesimersi dal proprio compito evolutivo spirituale, o trovare assoluzione sistematica a qualunque panzana morale venga in mente, ma non è così, e quando se ne rendono conto scappano, senza pensare che non stanno tanto scappando da noi, ma da se stessi, da quello che han visto di sè nello specchio che noi rappresentiamo.

Facciamolo dunque quest’uomo, capace di sentirsi accolto senza autoassolversi e di usare la forza della Comunione dei fratelli per essere ogni giorno una persona moralmente e spiritualmente migliore

 

Nasè Adam,

Amen Rob

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