Rileggere quelle istruzioni oggi – Prima parte

Mt 10:5 Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”e guarite gli ammalati 
Prima Istruzione: I pagani
Perchè non si dovrebbe andare dai pagani?  Perchè sono brutti e cattivi? Tutt’altro! Semplicemente perchè abbracciano un sistema di credenze incompatibile con quella giudeocristiana. Sono per questo peggiori? No. Solo non ci sarebbe base di discussione. Allora non ci si deve parlare? Certo che ci si parla, ma l’argomento di discussione non può essere la singola credenza (ad esempio: credo che, facendo una novena alla Madonna, mi figlio potrà star meglio) ma la valutazione meta-analitica e critica della pratica e dell’esperienza stessa, che hanno avvicinato più o meno concretamente il fedele all’esperienza spirituale ottimale: ” a prescindere da cosa io credessi facendolo, mi sono sentito a posto nell’universo, integrato e concreto, mi ha dato molto la scelta di dedicare uno spazio consistente della mia vita all’esperienza spirituale, sono riuscito a ricavare questo spazio attraverso alcuni semplici accorgimenti…” Questa è la base di discussione possibile e questo è ciò che gli UU hanno capito prima di altri ed a ciò dedicano una parte fondamentale della loro liturgia, che è la Comunione dei Fiori (o dei Pensieri). E quindi, per converso, i motivi della scelta dei figli di Israele, da un punto di vista squisitamente unitariano giudeocristiano, non risiede in alcun merito di nascita, ma nella loro volontà di aderire a un certo sistema di credenze, incarnato in una specifica tradizione. Assistiamo dunque a un ribaltamento del concetto di scelta: Non è Dio che sceglie qualcuno, Israele nello specifico, poichè Dio ama tutti nello stesso modo, ma è Israele (e i giudeocristiani) che scelgono di dire sì al dono ricevuto dell’esperienza di vita, in un certo modo particolare che permetta loro di essere autentici, profondi, completi nel loro donarsi a Dio. Non è importante la forma con cui scegliamo di dire si alla trascendenza, ma la profondità e l’autenticità che noi riusciamo a provare, attraverso quella particolare forma, nel rispondere al dono.
Seconda Istruzione: Dite: “il regno dei cieli è vicino”
Perchè mai dovremmo andare in giro a predicare la Novella? Non certo per “vendere” una certa fede o per sponsorizzare, o peggio imporre una chiesa. Non sia mai. Ciò che ci spinge a proporre il nostro percorso  di fede non deve essere la volontà di nutrire il nostro ego narcisista, portando tutti a pensare cosa pensiamo noi, ma la volontà di esserci per il prossimo, per il compagno, per il vicino, testimoniando due cose: la prima è che la Trascendenza vicina reclama spazio nella nostra vita, un uomo che rifiuti di aprirsi a questa, è un essere che fraintende e rifiuta una parte costitutiva del proprio essere, e perciò è destinato variamente a soffrirne. Noi non siamo chiamati a testimoniare e a svendere il nostro credo, ma a testimoniare che ci sia Altro Oltre, e che quest’altro reclama uno spazio, che debba essere vissuto attraverso la simpatia caritatevole, l’arte o la metafisica (il “come” poco importa). Quindi una decisione è una apertura a questa esperienza “vicina” è improcrastinabile. Ma il Regno è vicino anche in un altro senso, è vicino nel nostro quotidiano e ci sorregge e ci supporta nelle avversità, e non è una scommessa o una vana chimera, ma è una certezza garantita dalla nostra stessa presenza. Noi possiamo sinceramente dire a qualcuno che il regno dei cieli è vicino, se e solo se, o fino al punto in cui sarete voi stessi a rappresentarlo l’uno per l’altro. La Parola che vogliamo portare non deve essere  un mero flatus vocis ma Parola incarnata, nel nostro stesso modo di agire e di offrire speranza. L’incarnazione non è un fatto accaduto una sola volta nella Palestina di 2000 anni fa, ma un fatto che deve sempre ancora accadere e che accade ogni volta che noi ci disponiamo a farlo accadere, che siamo frutti decenti, degni della Parola che diciamo di rappresentare.
Terza Istruzione: Guarite gli ammalati
Per comprendere l’interpretazione unitariana di questo passo dobbiamo preliminarmente sgombrare il campo da un duplice equivoco: da un lato come unitariani siamo piuttosto allergici ai poteri attribuiti ad alcuni e non ad altri, ed ai miracoli in generale. Se questa istruzione fosse comprensibile solo in senso elitario e miracolistico ce ne chiameremmo certamente fuori, dubitando, con il dono della ragione, che resta pur sempre un dono, dell’autenticità di persone che vadano in giro a compiere prodigi. Ma fortunatamente questo verso è comprensibile anche in senso letterale e simbolico. Il senso letterale è certamente ovvio e plausibile, anche se è poco saliente. Se infatti può essere abbastanza ovvio, anche se di questi tempi non si sa mai, che bisogna cristianamente curare la salute degli ammalati, può essere meno esplicito l’invito da un punto di vista simbolico spirituale. Molte persone che ci stanno attorno sono spiritualmente ammalate. E con questo non intendo persone che credano qualcosa di diverso da me, occorre forse ribadirlo,ma quanti si sentano in qualche modo feriti in una delle tre dimensioni di cui abbiamo detto: penso ad esempio a quanti orizzontalmente si sentano feriti dalla solitudine, reale o percepita che sia. Immaginate a quanto un abbraccio o un sorriso possano fare al momento opportuno, e immaginate quanti intorno a voi ne avrebbero bisogno… Ecco la missione di un vero credente è nutrirsi a tal punto di questa energia spirituale da poterla dispensare a chi ne abbia bisogno. Ma immaginate anche quanti abbiano contingentemente perso il contatto con la Trascendenza. Quanto è importante in questo caso il contributo del fedele per far vedere a chi sia in difficoltà che Dio non l’ha abbandonato e non ha smesso di cercarlo, e lo sta cercando anche ora attraverso le parole che il fedele sta pronunciando. Infine, trasversalmente, considerate quanto sia importante aiutare chi abbia l’anima ferita da un’esperienza passata che non riesce a perdonarsi o dimenticare: l’intimo perdono di ciascuno passa anche dalla nostra capacità di donare un abbraccio sincero a ciascun anima tormentata
Allora facciamo quest’uomo, capace di essere davvero agente di speranza, incarnando in ogni situazione l’autentica dimensione della lieta novella
Amen
Rob
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