Steccati o Tavole da Surf?

 Cari Amici,  

Il primo elemento che vorrei analizzare con voi oggi è il fatto che Gesù non abbia avuto un periodo di apprendimento spirituale: è infatti buon gioco delle altre confessioni quello di dipingere Gesù come un monolite tutto d’un pezzo che non necessitava di alcun percorso di apprendimento: se lui è Dio, e dio è onnisciente, cosa mai dovrebbe imparare Dio? Un Dio che dovesse imparare qualcosa, non sarebbe Dio… . Gli unitariani invece, insistendo sull’assoluta umanità di Gesù, pensano che le indubbie qualità che ha mostrato come Maestro, quelle per cui lo stiamo a ricordare ancora oggi dopo duemila anni, siano certamente il frutto di un indubbio talento, ma siano anche il risultato di un processo di lavoro su se stesso, che Egli fece con l’aiuto di Giovanni. Se questo è vero, e lo è almeno per noi unitariani, nostro compito è riflettere su di un metodo che consenta a ciascuno di sviluppare il proprio potenziale spirituale. Dobbiamo però sgomberare il campo da un equivoco comune: la confusione tra percorso spirituale e confessione religiosa. Sostenere che sia indispensabile, per un uomo che voglia vivere appieno le proprie potenzialità, non trascurare la propria dimensione spirituale, non significa propugnare questa o quella religione. La dimensione religiosa è solo l’ultimo anello, e forse nemmeno il più interessante, di un percorso che ha radici lontane. Scovare queste radici e riflettere su di esse è compito che si prefigge questo intervento.  

Credo che ciò per cui l’uomo sia stato mandato nel mondo sia per fare esperienza della fragilità, dell’incertezza, della solitudine, dell’inquietudine, tutte emozioni che possono completare l’esperienza umana e che sono impossibili in un mondo metafisico. Questa esperienza è come trovarsi su un isolotto minuscolo di fronte ad un mare con onde altissime. Abbiamo una scelta: o usare la poca legna di cui disponiamo per costruirci un riparo e nasconderci in esso, chiudendo gli occhi e cercando di non vedere e di non sentire l’onda minacciosa che potrebbe travolgerci. Così creiamo separatezza, alterità, nell’errata convinzione di proteggerci dalla realtà che ci spaventa e ci può sopraffare, e, ancor peggio, nell’errata convinzione di essere legittimati a farlo, sta tutto il peccato reale dell’uomo, il suo agire contro se stesso. In questa pratica sta la vera tentazione diabolica, soprattutto se pensiamo che la radice greca della parola diavolo significa divisione, frammentazione. Le figure autoritarie e i dogmi sono l’emblema di questa patologia dell’anima, di un’anima che ha perso una opportunità, ha negato una parte di sé, permettendo all’ego mondano di legiferare in territori che non gli competono.  

Ma qualunque autorità imposta crea frammentazione e contrapposizione, quelle emozioni, quelle esperienze, vengono tenute separate da questa autorità fittizia, secondo il principio del divide et impera, sono come pezzi di puzzle che l’autorità, sia essa un dogma o una persona, tiene a bada senza permettere che si incastrino mai. L’autorità fittizia sa che l’armonia tra i pezzi, siano essi parti di sé, o gruppi di individui è nemica del suo stesso potere, quindi invita i pezzi ad odiarsi fra loro, invita il bagnante ad avere paura delle onde, lo spirito ad aver paura del sesso, il credente ad aver paura dell’inferno, l’uomo ad aver paura del diverso. Freud intui in tempi simili a questi la presenza contemporanea di due principi amore e morte riprendendo una tradizione molto antica che si rifà ad Empedocle. Il principio di morte, o separazione, o annientamento, è una forza che sgretola e disgrega, ed ha come malcelato obiettivo quello di annientare ogni possibilità umana, trattenendolo in uno stato di inerzia buio e immobilità. Ma questo è un uomo dimezzato, è un uomo che ha scelto certamente la strada più facile di fronte alle proprie fragilità, ma è anche un uomo che ha perso la partita e il senso ultimo della propria esperienza 

Al contrario invece possiamo usare le poche assi che abbiamo sull’isolotto per costruire una tavola da surf e imparare a passarci sopra e in mezzo, possiamo aprirci a una esperienza nuova e più complessa, senza averne paura, possiamo disporci a imparare da altri cose nuove, trovare con altri organizzazioni più complesse che esaltino le peculiarità positive di ciascuno, limitando gli aspetti nocivi. Possiamo imparare nuove cose di noi stessi, esplorare nuovi territori nella nostra anima. Freud ha chiamato Eros questo principio, riprendendo il vincolo d’amore di bruniana memoria. L’amore, l’amore vero è Caritas, è apertura e benevolenza, verso l’altro ma anche verso noi stessi. Impariamo ad amare, impariamo a crescere insieme. Impariamo a convivere, con noi stessi e con gli altri. 

Più in generale credo che possa definirsi una cattiva teologia quella che presenti all’uomo una immagine granitica e immacolata di sé stesso, anteponendola a tutto ciò che quest’immagine non sia, e invitando a denigrare ignorare e sopprimere tutte le esperienze che ad essa non si allineino. E’ antropologicamente sbagliata. L’uomo non è perfetto, è senza macchia o senza peccato e non lo sarà mai. L’uomo è un essere fragile, venuto al mondo proprio per conoscere questa fragilità altrove incomprensibile, per imparare a farci i conti senza paura, scegliendo di ricomporre in forme di aggregazione armoniche, istinti, inclinazioni, emozioni ed esperienze diverse, che, prese singolarmente, sarebbero fragili e prive di senso 

Venga il Tuo Regno in questo senso, non è l’auspicio dell’arrivo degli angeli fiammeggianti che menino le mani e mettano tutti d’accordo, ma l’auspicio che io riesca a trovare una forma armonica complessa che tenga dentro le diverse esperienze della mia anima, e che noi troviamo tutti insieme delle forme complesse, che armonizzino le nostre reciproche diversità e insegnino l’un l’altro a vedere il diverso come un dono e non come una minaccia 

 E in questo, ci ritroviamo come Gesù nel deserto, costantemente nell’atto di scegliere tra la prospettiva disgregante diabolica e la scelta d’amore universale. Per questo abbiamo Gesù come Maestro, per la forza con cui ha saputo non farsi tentare e seguire la strada d’amore nonostante tutto. Le ultime parole della preghiera che ci ha insegnato sono fondamentali in questo senso: non lasciarci in tentazione ma liberaci dall’istinto maligno (una delle possibili traduzioni)

Allora facciamolo quest’uomo, capace di stare a galla senza paura tra le onde della propria anima e di costruire ponti e non steccati, come recita un adagio che citiamo spesso.  

 

Nasè Adam 

Amen 

 

Rob 

 

 

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