Il Dio dei tifosi

Mc 10:42 Ma Gesù, chiamatili a sè, disse loro: Voi sapete che coloro che si reputano principi delle genti le signoreggiano, e che i lor grandi usano podestà sopra esse. 43 Ma non sarà così fra voi; anzi chiunque vorrà divenir grande fra voi sia vostro ministro; 44 e chiunque fra voi vorrà essere il primo, sia servitor di tutti.

Cari amici,

L’Evangelo di oggi ci pone davanti curiosa questione: chi voglia essere autenticamente cristiano deve disporsi ad essere servitor di tutti. Com’è anacronistica questa idea nel mondo di oggi che sembra aver fatto dell’egoismo e della logica di parte la propria bandiera! Una delle cose curiose del Vangelo è che tutti lo amino, ma nessuno lo abbia mai letto, tutti lo approvino e lo difendano, ma pochi abbiano in animo una reale intenzione di fare di esso una norma di vita, con tutte le difficoltà che esso comporta.

Giusto qualche giorno fa, allo stadio, ero vicino ad un curioso energumeno, alto due metri e largo quattro, che aveva un tatuaggio a forma di croce latina sul braccio, una catena doratacon una croce piuttosto imponente e vistosa, eppure per tutto il tempo della partita, costui ha intercalato ogni sua espressione con una bestemmia, alcune delle quali mi ero persino sconosciute. Il Principale voglia perdonare la mia profonda vigliaccheria nel non aver fatto notare a quell’armadio semovente l’incongruenza, ma la differenza di stazza era davvero considerevole e non ho la stessa vocazione di Law a prendere pugni da persone che siano almeno il triplo di me. [Il Principale ha del resto considerato e processato per direttissima quel mio peccato di vigliaccheria, e mi ha punito la sera stessa attraverso il risultato della partita]. Eppure mi sono chiesto in colpevole silenzio: com’è possibile che le persone non sentano, non vivano questa incongruenza? Io posso anche sgolarmi a richiamare un principio di coerenza tra il libro e quanti dicano che faccia parte della loro vita, ma se non capisco le ragioni di questa diffusa incoerenza, le mie parole rimarrebbero lettera morta, roba da preti, che entra da una parte ed esce dall’altra.

L’Evangelo credo imponga una scelta di vita preliminare che abbia delle caratteristiche piuttosto precise e profonde che è meglio specificare e ricordare.

Anzitutto la volontà di elevarsi da uno stadio naturale di oscurità spirituale, di essere ferale, per autoimporsi un contegno spirituale che sia funzionale allo sviluppo delle proprie qualità spirituali. Ma come noi UU crediamo nella intima dignità di ogni persona e tu ci parli di uno zotico? Certo, l’intima dignità non esclude il dovere di una scelta, la volontà di mostrare quella dignità, di esplicitare il proprio talento spirituale. Questa scelta è una scelta costosa in termini di lavoro su di sé, di contenimento continuo dei propri istinti più bassi. Sia detto per inciso: il vertice dell’unica preghiera che Gesù ci ha insegnato dice liberaci dal male. Più che le interpretazioni che facciano del “male” un principio metafisico antagonista, che irrita profondamente il mio incrollabile unitarianesimo, o di quelle che facciano del “male” un qualcosa di oscuro, che non si sa ben da dove venga, che irrita la mia incrollabile fiducia nel Principale, credo piuttosto che quel male rinvii a un istinto autodistruttivo, yatzer hara יֵצֶר הַרַע in cui non vedo nulla di metafisico, se non il rovescio della medaglia del nostro essere autenticamente liberi. Se vogliamo essere liberi dobbiamo imparare a riconoscere, affrontare e sconfiggere il nostro lato zotico. Ma farlo costa una fatica terribile, e la zotichezza è una opzione comoda e naturale che non ci costa nulla, al punto che troviamo ogni modo per giustificarla e qualcun altro che, nell’interesse di entrambi, rinforzi e spalleggi la nostra non scelta, che permette di sballarsi senza sensi di colpa. La scelta di investire energie, di far fatica spirituale quando è molto comodo non farla, è una scelta anacronistica da veri eroi, per lo stesso motivo per cui ciascuno di noi pur riconoscendo che fare 3 km di corsa o 300 flessioni al giorno ci farebbe bene, ma non le fa nessuno, a parte forse Lawrence che è un caso a sé. Il nostro intimo istinto ancestrale che richiama forse uno stato cavernicolo che voleva risparmiassimo energie per impiegarle nella fuga dai predatori, oggi lo possiamo chiamare solo pigrizia, e la pigrizia ci ha pervasi a tal punto che per dirsi cristiani secondo l’idea comune basta la parola, basta il comune consenso che rinforzi il comportamento negativo, basta il tatuaggio, basta la catenina e poi posso bestemmiare tranquillo.

C’è un problema di educazione religiosa, di igiene spirituale. Fino al secolo scorso si era credibili reagendo alla zotichezza attraverso l’autorità dell’istituzione: i grandi principi della morale erano fondati indiscutibilmente ed è attraverso il dictat istituzionale che si poteva indicare una via. Fare gli zotici era sbagliato semplicemente perché il Vangelo diceva altro e il Vangelo era “Parola di Dio”. Stop.  Oggi fortunatamente, ripeto fortunatamente, non è più così. L’evoluzione umana si è posta il problema di fondare la propria morale su principi che siano più saldi e più raffinati  del dictat istituzionale e noi UU proponiamo una morale fondata sulla dignità umana su una precisa idea di uomo che coltivi il proprio talento, indipendentemente da divisioni di colori e di cultura, e di una società che armonizzi i talenti di tutti, facendo tesoro del contenuto di tutti. Solo che la morale della dignità costa fatica, costa la fatica di riconoscere degno qualcosa di diverso da me, e costa la fatica di lasciare spazio al diverso in nome di una armonia che abbia come ritorno non solo il mio interesse individuale, ma quello collettivo. A questa faticosa morale della dignità la prigrizia zotica oggi impone una semplice e comoda morale del consenso, per cui diventi possibile avvalorare anche la peggiore bestemmia o la più ignorante fake news purche abbia un milione di like(s)

Ed è questo anche il motivo per cui una cosa che ci sembra tanto semplice e tanto ovvia come la morale UU, è cosi negletta nella società di oggi: perché essa è logicamente semplice, ma praticamente faticosissima soprattutto se la pigrizia ci pone alla portata una opzione molto più semplice che ci permetta di spegnere il cervello, e qualche altro milione di allergici alla fatica spirituale abbia trovato il modo di farci arrivare la propria stima per la nostra scelta al risparmio

Allora facciamolo quest’uomo, capace di ritrovare la gioia di andare contro corrente al punto di voler ritrovare il piacere della fatica spirituale

Nasè Adam,

Amen

Rob

Please follow and like us: