Una fede che sia davvero liberale

Cari fratelli,

questa settimana avevo pensato di parlarvi dell’atteggiamento che ritengo dovremmo avere verso la “credulità” che caratterizza alcuni atteggiamenti fideistici e questo sermone avrebbe dovuto intitolarsi “Pillola rossa o pillola azzurra?”, sulla base di un film che, penso, tutti conosciate: “Matrix”.

Per i pochi che non l’avessero visto, si tratta di una storia chiaramente appartenente al filone distopico sviluppato dal movimento cyberpunk: il mondo come lo conosciamo ora è scomparso da centinaia di anni e le macchine, che hanno preso il dominio sulla vita, mantengono gli essere umani in speciali contenitori allo scopo di trarne energia. Matrix è il sistema di impulsi elettrici inviati al cervello di queste larve umane, che serve a mantenerli sotto controllo attraverso l’induzione dell’illusione di vivere nel XX secolo. Solo una banda di ribelli è riuscita a svincolarsi da Matrix e a creare una sorta di fronte rivoluzionario, capeggiato da Morpheus, con lo scopo di restaurare l’antico dominio dell’uomo. Ad un certo punto del film Morpheus e i suoi accoliti individuano un possibile “messia” salvatore in un giovane hacker, Neo. Nel film il tema più affascinante è la possibilità della scelta: in una scena famosa Morpheus mette davanti agli occhi di Neo due pillole, azzurra e rossa e pronuncia le seguenti parole: “E’ la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra: fine della storia. Domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio”. Mentre Neo avvicina la mano verso la pillola rossa aggiunge: “Ti sto offrendo solo la verità”.

Neo sceglie la strada della verità naturalmente, altrimenti il film finirebbe lì e non si dipanerebbe nella famosa trilogia, ma, se ci pensiamo un istante, la scelta non è così automatica. Visto che la realtà indotta è così bella da vivere, perché scegliere la verità? A che scopo? Probabilmente la differenza tra le due realtà, quella fittizia e quella reale, è uno degli elementi più discriminanti nella vita normale. L’uomo comune, che non si fa problemi, che pensa solo ai fatti propri, che non si informa, che crede solo alla televisione o ai social e ne fa l’unico strumento di conoscenza… potremmo dire che quest’uomo assume dosi massicce di pillole azzurre. Poi ci sono coloro che decidono di non vivere nell’ignoranza e cercano nel loro piccolo di avvicinarsi il più possibile alle piccole verità di tutti i giorni. Per fare questo basta ingoiare una sola volta la pillola rossa.

In parte ho già parlato di questo in uno dei miei ultimi sermoni ma ho pensato che il concetto necessitasse di essere ribadito, sia per quanto riguarda gli aspetti più prettamente sociali della nostra esistenza, sia, soprattutto, focalizzandoci su questioni più prettamente spirituali.

Dal punto di vista sociale, basta un giretto sulla rete per capire che pillole azzurre e pillole rosse ci vengono offerte quotidianamente. Da un lato le verità ufficiali o le opinioni di massa, dall’altro le testimonianze dirette o le evidenze scientifiche; da un lato, giusto per fare esempi pratici, i misteri storici di questo paese, i presunti successi contro la criminalità organizzata, la difesa dei valori nazionali, le varie e sbandierate lotte contro la povertà, dall’altro le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, da quelli della Banda della Magliana ai camorristi della Famiglia Schiavone, etc. che hanno già svelato tutto, che hanno già spiegato chi e perché ha messo bombe e compiuto rapimenti, che hanno già denunciato come ci siano intere zone d’Italia altamente radioattive ma non bonificate perché costerebbe troppo o come nessuna mafia avrebbe potuto esistere senza alti referenti politici ancora intoccabili; o le risultanze ormai accertate di studi antropologici, sociologici e psicologici che hanno dimostrato come qualunque dato culturale (e, conseguentemente, a maggior ragione, nazionale) sia solo una variabile secondaria rispetto a caratteristiche antropiche comuni per tutto il genere umano che rendono le uguaglianze tra un eschimese, un vichingo, un boscimano e un cambogiano centinaia di volte più fondanti per il nostro essere identitario di qualunque “cultural gap”; o l’analisi di dati che dal punto di vista della filosofia dell’economia sono addirittura banali e che dimostrano come la povertà e la forbice sociale siano semplicemente “volute e mantenute ad arte” in quasi tutti i paesi del mondo per questioni di stabilità di casta.

Insomma, pillole azzurre e pillole rosse, tutte lì, nel grande oceano della rete, una scelta che è molto più libera di quanto tutti i censori delle terribili “fake news” vogliano farci credere: una scelta che non è imposta ma che dipende da quali indirizzi web decidiamo di digitare e da quanto tempo ed energie decidiamo di investire nel capire la realtà. Pillola azzurra o pillola rossa.

Il dato che più mi potrebbe interessare, però, è, per ovvie ragioni di ruolo, quello delle proclamate verità teologiche. E il concetto non cambia per nulla. Attenzione: non parlo dei ruoli storici delle chiese, di proprio tutte le chiese, come apparati di potere coercitivo, su cui si potrebbe disquisire per ore ma sarebbe come sparare ad una pelle d’orso in salotto e poi vantarsi di aver fatto caccia grossa. No no, parlo dei fondamenti basilari delle religioni a cui miliardi di persone credono e che risultano, semplicemente, distorti ad arte. Sono solo un ministro ignorante e troppo poco allineato per mettermi a fare disquisizioni teoriche sistematiche ma porterò solo pochi semplici esempi dalle spiritualità che conosco meglio, quelle monoteiste.

Pillola azzurra: la religione ebraica si fonda sull’elezione del popolo d’Israele da parte di Jahweh, il Dio unico, creatore del cielo e della terra.

Pillola rossa: Dio unico? E se, magari, rileggessimo la Bereshit, giusto per trovare cose curiose come che Elohim, il termine per Dio, è plurale? Se scoprissimo che Jahweh è uno degli dei, quello “assegnato”a Israele, e questo desse senso al quel primo comandamento che dice “non avrai altri dei all’infuori di me” che, come dichiarazione di monoteismo, diciamocelo francamente, è un po’ strana visto che non afferma quell’unicità del divino che renderebbe la frase pleonastica ma solo, come viene poi ribadito, che si tratta di un Dio “geloso”? E, già che ci siamo, per quanto un po’ fuori contesto, magari dalla rilettura ci verrebbe qualche dubbio anche sui misteriosi Nephilim contro cui gli Elohim combattono, alla luce del fatto che “Nephili” in ebraico è solo e unicamente la Stella Sirio … Ma passiamo oltre.

Pillola azzurra: il Signore Dio onnipotente manda suo Figlio unigenito, uno con lui nella Trinità, a lavare come capro espiatorio i peccati del mondo e ad essere messaggero di pace e i discepoli lo seguono e, aiutati dal grande evangelizzatore San Paolo, diffondono la lieta novella nel mondo.

Pillola rossa: (beh, se siete qui un po’ l’avete già assaggiata) non in un solo punto di tutta la Bibbia esiste il termine Trinità, Rabbi Yeshua afferma chiaramente, per quello che conosciamo, sia che non cambierà una sola virgola della Legge, monoteismo assoluto compreso, sia di non essere Dio, distinguendo chiaramente tra lui e il Padre, non dice di voler portare la pace ma, anzi, la spada, i discepoli si dividono in fazioni già al primo concilio di Gerusalemme tra filo-giudaici e filo-internazionalisti e, con un certo grado di possibilità, il capo dei primi, Giacomo (fratello di sangue dell’unigenito nato da Maria Vergine) viene ucciso dal capo dei secondi, Saulo di Tarso, o da un suo sottoposto visto che viene ammazzato da un cardatore di lana e che Saulo, per altro stranamente un romano inserito in un gruppo in cui vi erano numerosi ultranazionalisti ebrei, vendeva manufatti di lana.

Pillola azzurra: Muhammad, il Sigillo dei Profeti, riceve da Dio il compito di riformare la religione monoteistica, liberandola dal giogo di falsa interpretazione degli Ebrei malvagi che avevano anche ucciso Issa, il profeta che lo aveva preceduto, e lotta contro il politeismo magistico dei meccani per amore dell’unico Dio.

Pillola rossa: già negli Haddit, il Sigillo dei Profeti viene chiaramente definito come una persona che, dapprima, cerca l’appoggio degli Ebrei della Mecca e non la trova per questioni di soldi e potere tra loro e il suo clan, i Quraysh e, poi, quando con i medinesi assale la Mecca, non elimina ma anzi, come ricorda anche Maimonide, glorifica il simbolo della religione animista meccana, la Qaba, rendendo il pellegrinaggio a quel luogo obbligatorio almeno una volta nella vita per arricchire la città.

Quanto pensate che potrei continuare con questo elenco? Vi assicuro, davvero molto. E sto solo citando a memoria, certo che, con un po’ di tempo in più, la stessa operazione potrebbe essere fatta sui fondamenti di tutte, ma proprio tutte, la religioni.

E non è che sia io quello che ha deciso di dar fuori di testa: basta volerlo e sono cose che chiunque può trovare in testi che, teoricamente, qualunque credente può e, probabilmente, dovrebbe leggere. Sempre che voglia leggerli e, soprattutto, che voglia leggerli con la mente sgombra da preconcetti. Pillola azzurra, pillola rossa.

E allora? E allora avrei voluto concludere questo sermone dicendovi, e perdonate il tono biblico, di vegliare, di essere accorti e saggi, di non aver paura della pillola rossa, di mettere al vaglio della critica e della logica qualunque presunta Verità e che proprio questa capacità di non solo permettere il ma anche incitare al vaglio critico e all’esercizio di quel pensiero umano che è il grande dono che ci è stato fatto è la grandezza dell’Unitarianesimo Universalista.

Avrei voluto … Ma non lo farò, per la stessa ragione per cui questo sermone non s’intitola “Pillola rossa o pillola azzurra?”.

Come già sapete, sabato scorso una persona per cui provavo affetto e molto vicina alla donna che amo è morta. So che la figlia di questa persona, che ha passato quasi due anni a starle costantemente vicino durante la malattia con una dedizione che mi è parsa davvero eroica, ha provato un grande conforto nella sua fede in cose che io oggi metto costantemente in dubbio ma in cui io stesso, in passato, e milioni di altre persone con me, hanno trovato conforto e calore.

E, francamente, fratelli, al di là di tutte le mie pretese di razionalità, di tutto quello che potrei pensare e dire su molte delle idee tradizionali di religione che mi sembrano così lontane da me, dai mantra dei rosari alle regole alimentari o ai lavaggi rituali prima della preghiera, trovo questo conforto di una dolcezza, di una speranza, di una bellezza che nessun tomo di logica aristotelica potrebbe mai uguagliare perché in esso percepisco l’abbandono a Dio, la piena fiducia.

E mi sento in colpa e con un po’ d’invidia. L’invidia l’ho già spiegata in un sermone precedente ed è legata alla voglia, ormai impossibile da soddisfare per chi, come me, ha voluto ingurgitare interi tubetti di pillole rosse, di sentire ancora quel calore di una fede così grande, di sentire l’abbraccio della Trascendenza nella mia vita, al di là di qualunque indagine filosofica, storica o filologica.

Il senso di colpa, invece, nasce da quel fondo di giudizio implicito che, almeno inconsciamente, difficilmente posso negare nei confronti di chi sceglie la pillola azzurra. Spesso li taccio di mancanza di coraggio, di ignoranza, di pigrizia intellettuale. Ma mi sono reso conto di quanto questo sia contraddittorio: la mia critica nasce dal sentirmi paladino di una spiritualità liberale, che deve trascendere i dogmi, le convinzioni tradizionali, che deve depurare la fede distillandola dalle scorie di credi, gesti e favole che, secondo me, sono inutili. Ma, allo stesso tempo, questo non è essere veramente liberale in senso spirituale: questo è solo giudicare dal mio punto di vista. Essere davvero liberale significa accettare ogni cammino che rispetti l’uomo e Dio come una via possibile, ogni scelta come una scelta personale, giusta secondo il metro di chi la compie, senza nessuna presunzione da parte mia di essere io nel giusto e loro nell’errore, senza nessuna tracotanza di voler e poter giudicare la fede altrui, le necessità altrui, le volontà altrui, persino le Volontà trascendenti per chiunque altro, lasciando la porta della mia anima aperta per imparare anche da chi ha scelto strade differenti dalle mie.

Ecco, allora, fratelli miei, che la mia preghiera stasera è che sappiamo sempre mantenere a pieno il nostro ruolo che, probabilmente, è anche quello di testimoni di una spiritualità libera, critica, scevra da magismi e da condizionamenti eterodossi, ma che non deve e non può essere quello di giudici orgogliosi nei confronti di chi senta il bisogno di altri percorsi, di altre strade.

Non è certo un equilibrio facile ma, in fondo, nessun cammino dello Spirito lo è mai.

Adonai echad,

Amen.

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