Tartine di melanzane e ricotta salata o la paura che non ha senso

Mc 5 1 Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni. 2 Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. 4 Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. 5 Di continuo, notte e giorno, andava tra i sepolcri e su per i monti, urlando e percotendosi con delle pietre. 6 Quando vide Gesù da lontano, corse, gli si prostrò davanti 7 e a gran voce disse: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi». 8 Gesù, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!» 9 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti». 10 E lo pregava con insistenza che non li mandasse via dal paese. 11 C’era là un gran branco di porci che pascolava sul monte. 12 I demòni lo pregarono dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 Egli lo permise loro. Gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci, e il branco si gettò giù a precipizio nel mare. Erano circa duemila e affogarono nel mare.

Cari Amici, 

Mi è capitato una sera a cena questa settimana di discutere di questo passo e di confrontarmi con l’opinione condivisa e condivisibile che si tratti di un atteggiamento superato, un tentativo di spiegazione del comportamento di persone con disturbi di natura psichiatrica o neurologica che agivano in maniera altrimenti incomprensibile. Il demone in questa teoria rappresenta un principio patologico, proprio solo di alcune persone: il mondo si dividerebbe in posseduti e non posseduti Esso è un modo pittoresco per rappresentare qualcosa di ignoto, che ha trovato nella medicina una veste più consona. In settimana appunto ho discusso di questo passo e il mio interlocutore, considerando solo questo passo, lo dichiarava ormai inutile e superato essendoci strumenti più fini per discutere di simili patologie.

Come forse sapete io spesso mi trovo di fronte a passi scritturali la cui interpretazione comune bolla come superati e ostinatamente mi rifiuto di essere cosi netto sull’argomento.

Propongo qui un altro filone interpretativo dai vaghi toni falaschiani: i demoni, benchè non rappresentino alcun principio metafisico antagonista dai toni medievali, non sono né qualcosa di antiquato, né qualcosa che riguardi solo alcune persone: essi sono la voce di una parte di ogni anima, o se preferite, un livello della coscienza di ciascuno di noi, con cui ognuno è chiamato a fare i conti, e, se possibile, a gestire. Potremmo dunque rileggere la vita di ciascuno come una esperienza della pratica di gestione di questi demoni. Essi vengono percepiti come uno stato emotivo di paura ed incertezza che non ha una reale spiegazione, non è paura di qualcosa, è paura di tutto, insicurezza generalizzata, che per brevità chiamerò angoscia, cui nel corso della vita all’individuo viene insegnato a far fonte, in un primo tempo dalla madre, poi, crescendo, in ordine dalla famiglia, dagli educatori (scuola) e dalla religione. Il bambino dà voce ai propri demoni attraverso le urla, il pianto i capricci.Il volto rassicurante della madre insegna a non aver paura del buio, della solitudine, degli sconosciuti, fornendo una presenza rassicurante cui poter tornare, un faro attraverso cui regolare la propria condotta. Ella fornisce un sistema di pensieri e valori attraverso che danno un senso all’angoscia fino al punto in cui auspicabilmente la funzione vicariante della madre non serva più e il bambino abbia maturato una facoltà di pensiero tale da poter gestire in autonomia questi pensieri e queste paure. Ma crescendo le paure si spostano, si fanno più complesse, ed è la volta degli insegnanti. Il bambino vive in un mondo a tinte fiabesche in cui l’angoscia assume il tono del mostro e della guerra stellare ed a cui l’insegnante mostra come far fronte, ricomprendendo l’ignoto in un sistema di ricerca razionale che placa l’angoscia fino a quando essa non si sposti su questioni più generali sul senso della vita, sul significato complessivo della nostra esistenza. Ebbene, a questo livello d’angoscia insegna a far fronte la religione, istruendo in merito ad un apparato spirituale che inscriva l’angoscia in un contesto più ampio consapevole e rasserenante. Gesù scaccia i demoni non per miracolo, ma perchè insegna un approccio spirituale capace, per chi lo pratica, di farvi fronte, di riconoscerli per quello che sono e di dominarli.

Fino a non troppo tempo fa l’insegnamento di Gesù era letto attraverso le lenti del dogma e le angosce venivano placate coi racconti dei miracoli, col bonario intervento dei santi e con la famosa invettiva di fra Cristoforo che urlava verrà il giorno…

Ma se quel sistema non funziona più, se il comodo oppio del dogma non riesce più a scacciare i demoni? Se (quel modo di intendere Dio) è morto, per dirla con Nietzsche? Eccoci al mondo di oggi, dominato da una nuova angoscia che non riesce a trovare un adeguato sistema di valori che la comprenda.

Qualche settimana fa ho incontrato una amica: laureata, colta, carina e con una splendida attenzione verso di me, verso la mia disabilità, una disponibilità encomiabile. Una brava persona senza dubbio. Immaginate la mia sorpresa nello scoprire che questa bella e dolce ragazza sia una hater sui social, capace di postare cose improponibili, spesso anche cavolate sgrammaticate che lei stessa sa essere discutibili.

Durante l’incontro, un crodino con delle tartine alle melanzane e ricotta salata spettacolari, questa ragazza mi parla di sé mi racconta di un fidanzato serio che non si trova, di un figlio a cui l’ex compagno non provvede, dei genitori malatucci e di un lavoro precario in una ditta che se non chiuderà questo mese, sarà per quello dopo, o al massimo per quello dopo ancora. Ognuno di noi conosce gente così più o meno, il motivo per cui ve lo racconto è questa frase, in cui ho riconosciuto una amica intelligente sotto le mentite spoglie della hater, mi disse: “E’ una paura che non ha senso, e lo so, perchè so che alla fine, bene o male, un lavoro lo trovo, so che alla fine bene o male quel fetentone del mio ex non è cosi fetentone da lasciare suo figlio sotto un ponte, so che i miei alla fine non hanno nulla di strano, e so che un qualcuno con cui convivere lo troverò non appena mi sarò stancata di cercare”. Eppure ho paura lo stesso, mi sento sola contro tutti”

Le chiesi se fosse questo il motivo di quei post cosi farneticanti, alcuni dei quali non esiterei a definire razzisti. Lei mi rispose “almeno lì mi sfogo un po’, almeno lì ho qualcuno da odiare, almeno la mia paura e la mia rabbia hanno un volto”

Le dissi che i destinatari del suo odio hanno poco a che fare con i suoi problemi, che odiando non si trova un fidanzato, non si curano i genitori, non si accudiscono i figli e non si trova lavoro. Lei mi confessò candidamente di saperlo, ma che scrivere quelle cose sui social “la rilassava e la divertiva” e mi chiese se io non fossi arrabbiato per qualcosa e non avessi una paura generale del futuro. Le dissi che la disabilità è da sempre una buona palestra per imparare a gestire la propria rabbia ed è una bella tegola, che quotidianamente ti insegna a convivere con la paura, ma, che nel tempo, avevo imparato a gestire questi brutti pensieri attraverso la spiritualità, e le chiesi cosa ne pensasse di un approccio spirituale alla vita. Mi rispose che “sono tutte caxxte”. Le feci il mio solito test personale, chiedendo di citarmi i quattro evangelisti e lei lo fallì miseramente, mettendo Paolo al posto di Luca (anche se Law, in una delle sue vite precedenti, avrebbe potuto confermarci che non è poi cosi sbagliato).

Ecco dei demoni che Gesù non è riuscito a scacciare: a quest’anima la spiritualità non parla, non ha maturato un sistema di valori capace di gestire la propria angoscia e questa trova sbocco nelle peggio cavolate sui social. Il modo classico di proporre la spiritualità non funziona più, il mondo dei social diventa un comodo contenitore del proprio disagio, certamente molto più comodo di quanto non sia imparare con fatica l’arte di gestire il proprio malumore in autonomia. I demoni trovano cosi una collocazione in un luogo altro rispetto alla persona, si gettano nei social, proprio come quelli che si impossessarono dei maiali, solo che questi maiali non si eliminano, non fuggono, non liberano la persona, ma restano presso di lei diventando sempre più grossi e grassi.

E noi UU in tutto questo? Da un lato siamo encomiabili, rispettando il percorso di ciascuno, e trovando del buono in ciascuno, dall’altro spesso ci comportiamo come Pilato, lavandoci le mani e pensando che così va il mondo. Ma siamo davvero agenti di spirituali di speranza se tacciamo di fronte ai demoni del nostro prossimo? Se non elaboriamo alcuna risposta comune efficace e condivisa da opporre a questo virus dilagante? Se ci perdiamo in onanismi retorici tanto splendidi quanto inutili sul senso di un termine salvo poi non avere tempo di andare là dove Qualcuno vorrebbe che andassimo? Siamo come dei virologi che di fronte a una pandemia dilagante semplicemente aspettino, dicendo che prima o poi passa.

Dovremmo invece unire le forze ed elaborare una narrazione spirituale efficace, un antivirus aggiornato capace di far fronte ai demoni del XXI secolo, e ciò non può avvenire se non troviamo il modo di riportare casa per casa un messaggio spirituale che insegni alle anime sofferenti a trovare un modo per rilassarsi che non sia quello di nutrire l’odio collettivo.

E allora facciamolo quest’uomo, capace di rilassarsi e divertirsi senza dar voce all’odio.

Nasè Adam,

Amen

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