Così lontano, così vicino

Cari Amici, 

Io credo che, guardandoci indietro, il compito degli UU sia (stato) preciso e individuabile in ciascuna epoca. Nel Cinquecento mostrare quanto fosse possibile una idea del tutto nuova di universalità, che non fosse il mostrare quanto una parte, un credo, possa imporsi metonimicamente per il tutto, eliminando fisicamente ogni tipo di dissenso o di difformità, come fu fino ad allora per il cattolicesimo, ma una universalità che fosse intimamente plurale e avesse al centro la comunione e la condivisione di una esperienza spirituale che è a monte una, salvo poi declinarsi a valle in una miriade di pratiche storicamente, geograficamente e culturalmente determinate 

Nel Settecento invece il compito UU fu quello di difendere lo spazio della ragione e della razionalità dagli oscurantismi fondamentalisti, difendere la ricerca e la metodologia scientifica, pur rispettando uno spazio per la spiritualità autentica, quindi interrogandosi su come si possa vivere in equilibrio entrambi questi aspetti della vita. 

Parallelamente, tra Sei e Ottocento, siamo stati impegnati per la difesa e l’affermazione del processo democratico nella fase di rinnovamento delle istituzioni mondiali, fornendo una visione di società e di amministrazione della vita politica che potesse ispirare le neonate democrazie.  

Oggi credo ci tocchi un compito diverso e per certi versi antitetico rispetto a quanto sin qui delineato. Credo che la società di oggi abbia perso la capacità di visione, o meglio, penso che la capacità di visione della società di oggi sia profondamente arrugginita impoverita e ai minimi termini. I nostri padri, guidati dalla forza, dal calore di una visione hanno costruito società e istituzioni, ora questa capacità di visione, questo coraggio nel lottare per degli ideali alti e collettivi, sta vivendo una fase pericolosamente regressiva, abbiamo disimparato il coraggio dell’affermazione di valore, abbiamo disimparato a pensarci degni di un mondo migliore, figli di uno stesso destino. Ora quella capacità di visione, di peomozione di un futuro migliore sta venendo asservita al bieco tornaconto di demagogo senza scrupoli, ora al centro non è più il Regno da costruire insieme, promuovendo un benessere collettivo e solidale. Ora al centro non è più l’essere umano le cui potenzialità possano essere coltivate e godute dalla collettività come tesori di tutti, ma l’egoismo del singolo uomo piccolo e rancoroso, che rifiuta il dono più alto che alla specie è stato fatto per ridursi ad uno stato ferino e insignificante.  

Se mi è concessa una digressione kantiana, il dono più grande dono concesso alla specie umana è certamente la possibilità di pensarsi come specie e non come singoli o gruppi di singoli. L’umanità prospera quando può esprimersi al meglio e, secondo Kant può farlo solo quando riesce a pensarsi, esprimersi, viversi come specie. Se invece cominciamo con i “Prima gli uni” e i “Prima gli altri”, l’umanità cessa di essere un tutto, un dono, un potenziale, e l’uomo…. perde ciò che lo rende più significativamente tale, sostituendo all’amore che unisce e riscalda l’odio che isola e logora 

Ecco, credo che il compito degli UU oggi non sia tanto o solo quello di reclamare una libertà spirituale, di reclamare la potenzialità della ricerca scientifica o dell’espressione democratica, come è stato in passato, credo che il compito oggi debba essere quello di nutrire quella capacità visionaria propria dell’animo umano, quella che può spingerlo verso le mete più alte umanamente concepibili con un cibo un po’ più consistente dei vari complottismi, delle scie chimiche, o dei terrapiattismi che oggi spopolano. Dobbiamo insegnare quanto sia possibile pensare l’Oltre con l’amore ed il coraggio e non solo con il rancore ed il complotto. Dobbiamo reincantare il mondo, come disse Grigg. Dobbiamo insegnare il valore e la ricchezza di una società plurale, libera da guerre, in cui ogni nato abbia di che vivere e condurre una vita dignitosa. Questo lo possiamo fare solo ragionando come specie attraverso organismi sovranazionali che assoggettino i capricci dei singoli al bene comune.  Finchè non sostituiremo il #primanoi col #primaladignitàdiogniesserevivente, staremmo sempre e comunque agendo contro quello che per Kant è il nostro dono, ossia la potenza della specie in quanto specie. Come fare? Io credo che l’episodio di Cana possa insegnarci molto: anzitutto che il triclinio, il divano in 3 parti su cui i romani solevano mangiare, è orientato verso il basso, ossia che le tre parti dell’anima umana, se non nutrite a dovere, tendono a mandare tutto a pallino. E’ necessaria dunque istruzione, educazione, valore affinchè l’uomo possa trovare in sé stesso gli strumenti per contrastare questa sua intima tendenza alla meschinità. Una delle cose di cui mi rammarico è che, se siamo a questo punto, è anche perché l’educazione impartita, quella che nasceva dalle ceneri del trentennale disastro mondiale, non ha saputo riscaldare le coscienze per più di una, forse un paio di generazioni, tantochè oggi ci troviamo col pericolo concreto di ripetere lo stesso errore. La Giornata della Memoria non dovrebbe essere solo il ricordo di quanto è stato fatto contro un particolare popolo affinchè non accada più a quel popolo (ineccepibile), ma anche e soprattutto il ricordo quanto l’indifferenza la meschinità e il pressapochismo egoista possano mettere l’uomo contro l’uomo e far perdere l’umanità come specie. Se guardiamo sotto questa lente la società di oggi, scopriamo amaramente quanto ciò che si ricorda non sia solo un evento di 70 anni fa, ma una esperienza urgente e dolorosa che si impone alle nostre coscienze qui ed ora, disturbandole fino a costringerci a negarla, a girarci dall’altra parte, a cercare di giustificarla. 

Stando al brano in lettura oggi, questo è stato possibile perché non si è riusciti a trovare un equilibrio tra le sollecitazioni del contemporaneo, l’acqua, e le esigenze di crescita pratica e spirituale della specie. Il vino è stato di volta in volta troppo forte (utopie irrealizzabili) o troppo annacquato (#primanoi). Il Maestro ci dice che attraverso una dottrina spirituale autentica un equilibrio tra queste due dimensioni non è solo possibile, ma è addirittura urgente e doveroso 

 

Allora facciamolo quest’uomo, capace di ideali d’amore cosi forti, che mettano al primo posto il benessere della specie e non il particolarismo dei singoli 

 

Nasè Adam 

Amen 

Rob 

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