Io non ho niente da imparare

Cari Amici,

In occasione delle celebrazioni per Torda, la nostra celebre Dieta, uno dei primi casi, se non proprio il primo, in cui si sancisca in Europa il valore della libertà in materia di spiritualità, vorrei riflettere sul valore della diversità dei talenti che ciascuno può condividere a partire da una discussione recentemente avuta con un mio amico fondamentalista, cui ho recentemente tentato di spiegare,invano, il valore e la ricchezza della comunione dei fiori, che rende il nostro servizio unico e per certi versi, incommensurabile con ogni altro

Io non ho nulla da imparare da chi non sia certificato e deputato ad insegnarmi dalla mia denominazione

Pur comprendendo, e per certi versi anche condividendo, questa affermazione, non riesco a non ritrovare in essa un senso di superbia e una certa rigidità che è proprio ciò che la cosa che si potrebbe imparare a riconoscere e moderare in una Comunione dei Fiori.

ma uno che dica le peggio cavolate sulla faccia della terra e che viva in modo discutibile e incoerente cosa mai avrebbe da insegnare?

(ognuno di noi potrebbe pensare questo dei contributi l’uno dell’altro e certamente qualche volta l’avra pensato) Direi molto.

Anzitutto l’esempio di una vita spesa non al meglio potrebbe confortarmi nel fatto che io invece non commetto tali errori, potrebbe farmi vedere in concreto, incarnate in una vita, le ragioni per cui proclamo certi valori di cui prima di oggi avevo solo letto su carta e professato a parole. Potrebbe essere per me un rinforzo positivo e un ripasso molto utile, che da solo varrebbe il prezzo del biglietto e di cui solo per questo dovrei essere grato. Ma non sempre è cosi semplice, anzi. Quella che ho descritto è l’idea di una testa di quiz allo stato puro, e quelle mediamente non frequentano consessi religiosi di alcun tipo.

Ciò che mediamente uno può trovare in una comunione dei fiori è un consesso di persone che, pur partendo da posizioni diverse, sta affrontando la medesima lotta di affermazione della propria componente spirituale sulla parte animale e biologica, non per forza negativa, ma spesso di ostacolo in termini di misura e di opportunità. Anche se le lingue e le prospettive sono diverse, l’idea di trovare dei compagni di lotta spirituale che vogliano condividere difficoltà, gesti, rimedi, penso possa essere una esperienza preziosa, perchè una volta tradotti nel nostro personale linguaggio spirituale e inseriti nella personale battaglia contro me stesso per poter essere una persona migliore, sono tessere del puzzle che possono essere preziose, insostituibili. Ma ci sono altri due punti molto importanti.

Come sapete, definisco Esperienza Spirituale Ottimale, quella che sentiamo possa farci crescere dentro, possa farci avanzare nel nostro cammino spirituale verso una meta di piena consapevolezza spirituale. Ebbene qui c’è un paradosso: L’esperienza spirituale si nutre di ripetitività, della costanza attraverso cui le abitudini si consolidano e diventano abbastanza forti dal resistere agli spintoni della vita, eppure è proprio dalla routine e dalla abitudine che l’esperienza spirituale si deve guardare: quando le cose diventano troppo scontante, troppo meccaniche, giocoforza un po’ noiose e monotone, ecco che è proprio quello il momento in cui ciò che nutre l’esperienza ottimale inizia a nuocerle. Il confronto con l’Altro, con un altro molto diverso può in questo senso essere una utile medicina, può fornire quella parola, quel gesto, quel metodo, quella riflessione, quella preghiera che possono ridare un po’ di fiato alle nostre pratiche stanche.

Poi c’è un fatto: la Comunione dei Fiori dimostra la volontà di ciascuno di noi di metterci in discussione, di offrire le nostre verità come locali e parziali e di disporci, almeno in linea di principio, a modificarle prendendo atto del contributo dell’Altro. Noi accogliamo i contributi di tutti e i nostri gruppi liberi lo dimostrano. Ciò che chiediamo è però la partecipazione e la volontà di discutere insieme. Pensare che l’essere UU sia un posto dove dire la prima cosa che ci passa per la testa, senza metterci a servizio della comunità e senza dare ai membri la possibilità di approfondire e discutere in luoghi come la Comunione dei Fiori, è un fraintendimento che va esplicitato e chiarito. In quanto UU soffriamo costitutivamente la comunicazione monolitica e unidirezionale. Pensiamo dunque, ciascuno di noi, a quanto abbiamo dato ai fratelli l’opportunità di comprendere le nostre posizioni e quanto abbiamo davvero dato prova di metterle in discussione, senza l’idea di annunciarle acriticamente e basta. Pensiamo a quanto possiamo migliorare nell’utilizzo della Comunione dei Fiori per questo.

Infine c’è un ultimo punto, abbastanza discusso e trascurato, ma fondamentale: con la nostra testimonianza, lontani da inutili ipocrisie e egocentrismi, noi possiamo essere d’aiuto all’altro in difficoltà, ad esserci d’aiuto l’un l’altro. Per questo invito sempre tutti a non “buttare via” l’esperienza della Comunione dei Fiori, a non parlare tanto per fare, ma pensando a quanto questo momento possa essere importante nella nostra vita e nella vita dell’altro.

E poi c’è la questione del ministro. Il mio amico, che fa della stima di me un valore irrinunciabile, mi confessa candidamente e scherzosamente che i ministri a cui lui è abituato sono persone serie e non cazzari come me.

A prescindere dal fatto che mi basterebbe fare un breve sondaggio per dimostrare che non è cosi vero, ma ci sono due punti cruciali che vanno chiariti. Nella tradizione unitariana il ministro non è ammantato di alcun fattore di preminenza, io, ma oserei dire noi ministri, non siamo dotati di alcun potere o di alcuna dote particolare, se non quella di sentire un dovere di servizio verso la comunione, gestendone i tempi e le occasioni.

Nessuno dice che un ministro possa o debba essere perfetto, se cosi fosse mi dimetterei subito, e se qualche altra denominazione pensa questo del proprio leader, credo sia profondamente in errore. Il ministro sceglie di esporsi più di altri forse, esponendo qualche pregio e tanti difetti, e invitando a imparare sia dagli uni che dagli altri. Sono fermamente convinto che le mie difficoltà, caratteriali e fisiche, possano essere altrettanto utili alla Comunione di quanto non lo siano i miei studi esegetici.

Cosa può insegnare il ministro? Credo l’impegno verso la comunità, il tentativo di vivere il più possibile con i membri e per i membri, anche se non sempre questo può fisiologicamente accadere. Dirò di più, cercare di imparare dalle imperfezioni di ciascuno, senza additarsi per i difetti, ma cercando insieme di superarli, è la cifra qualitativa dello Uuismo. Se cercate un posto in cui invece si celebri un cavaliere senza macchia e senza peccato, un posto in cui si coltivi l’illusione di farvi essere perfetti quali non siete, e l’ipocrisia di nascondere le macchie reciproche sotto il tappeto, il vostro posto non è questo.

Allora facciamolo quest’uomo,

capace di mettersi sempre in discussione e di comprendere il valore dell’ascolto.

Nasè Adam

Amen

Rob

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