Non guardiamo invano rotolare le mele

Cari amici,

(I)

Da una storiella zen, riproposta in molte salse e in molte culture, e in fondo così banale da non poter davvero dire di avere un autore, traggo questa immagine.

Una vecchina, dopo essere stata al mercato, ed aver riempito la propria sporta di mele, in una via in discesa, si accorge che essa è bucata e vede le proprie mele rotolare giù per la discesa. Cosa deve fare la vecchina?

Non ci crederete, ma eventi simili a questo sono da più parti collegati al rapporto fra spiritualità e tempo, e soprattutto su come essi possano essere l’esempio di un difetto intrinseco della spiritualità, quello di guardare altrove, sia lo sguardo inteso verso il passato, verso il futuro o verso una metafisica dogmatica.

a)

Traendo esempio dall’unica spiritualità che conosco meglio, quella cristiana, (ma ciascuno di voi può impegnarsi a ritrovare esempi di quanto io stia dicendo nella propria esperienza spirituale), un sguardo distratto verso il futuro significa pensare a Gesù che deve tornare, al Paradiso, all’armageddon tanto caro ai nostri amici testimoni. Questo ha delle ripercussioni sia sulla psiche dell’individuo che sulla sua morale: l’ossessione che qualcosa di miracoloso e terribile debba capitare, come se sette scudetti bianconeri non fossero abbastanza, l’ansia spasmodica di scorgere in ciò che accade un segno di qualche imminente catastrofe o fine, una ossessione che alla fine diventa desiderio, poiché se la catastrofe tardasse ad arrivare tutto ciò per cui si è spesa la vita perderebbe di senso. Questo atteggiamento ha delle implicazioni anche da un punto di vista morale: ogni ingiustizia viene percepita con risentimento, con un malcelato senso di vendetta per cui “verrà il giorno…” di manzoniana memoria, un giorno dogmatico, metafisico in cui il fedele riscatterà la propria sfiga terrena, colpirà bulli e delinquenti e urlerà compiaciuto: ve l’avevo detto, vi sta bene…

b)

Uno sguardo orientato verso il passato invece fa pensare al peccato di Adamo, che ci ha corrotti tutti, rendendoci ciascuno irrimediabilmente juventino, a Gesù, così lungimirante da morire per scontare i miei peccati, ancorchè dovessero passare ancora 20 secoli prima che qualcuno progettasse la mia nascita. Ma anche lo sguardo verso il il passato ha i suoi guai: esso crea un atteggiamento di sconfitta e di disperazione. In Adamo siamo morti tutti, siamo tutti irrimediabilmente dannati, nulla potremmo fare per riscattare la nostra anima riprovevole se non fosse per un atto di pura gratuità del Principale che ci salva anche se, in fondo, non ce lo meritiamo. La morale fondata su questo concetto parte già con un senso di riprovazione per qualunque attività non metta al centro l’anima depravata dell’uomo, si pensi ai libri ludici avvelenati di Eco.

c)

Ovviamente sto esagerando, ma questi due atteggiamenti occorre a mio avviso che li conosciate e li riconosciate, magari non così marcati, ma certamente presenti in buona parte dei dogmatici. E noi in tutto questo?

Quello che mi piace degli UU è che non facciano troppo caso al passato di ciascuno e non facciano troppe promesse per il futuro. Ciascuno di noi infatti, chi più chi meno, ha cose di cui non va fiero in passato e noi non siamo né giudici, né psicologi, non abbiamo certezze sul futuro da garantire, solo una speranza da condividere. Gli UU partono in fondo dall’unico dato incontrovertibile: devo reagire all’evento, raccogliere più mele possibile per riparare il danno, e forse, cercare una sporta più adeguata. Le chiacchiere stanno a zero. Lo UUismo, se vogliamo, implica la reinterpretazione della realtà in una prospettiva trascendente: ciò che mi capita è in ogni caso una occasione ad un tempo sia per mettere alla prova la solidità spirituale del mio percorso, sia per consolidarla. Esperienza dopo esperienza il mio carattere spirituale si forma e si consolida. Questo aspetto ha però degli scomodi corollari di cui devo essere consapevole.

  1. Dobbiamo sapere qual è la persona spirituale che vogliamo costruire. Se è vero che lo UUismo pone dei paletti precisi, i sette principi, che non permettono una variabilità così elevata, è anche vero che esso legittima il confronto con diverse Tradizioni e molteplici storie di vita e, se non si hanno le idee un pochino chiare, i mattoncini che l’esperienza ci propone, non sapremmo nè dove, nè come metterli.
  2. 2.Dobbiamo avere una apertura mentale tale da contrastare la nostra naturale tendenza alla semplificazione e contrastare i quantificatori tipo: tutti gli x sono y, tutti gli immigrati sono delinquenti, o anche ogni x è y, ogni volta che parla il Falascone, l’Inter prende goal.
  3. Dobbiamo renderci conto che non abbiamo alibi, ci si deve chinare e raccogliere ste mele. Non ha senso ora rammaricarsi guardando indietro e litigare su cosa abbia fatto rompere il sacchetto, né sedersi vaneggiando su un raccoglitore di mele che arriverà a fare. Per rispondere a una delle classiche obiezioni di Laura su questo punto: “perché lo UUismo, che è cosi tanto di buon senso, se lo filano in così pochi?” Perché non concede all’individuo di demandare a qualcos’altro la propria responsabilità sul mondo, siano Adamo, Gesù, il Messia… se vuoi quelle mele, raccoglitele… ed è difficile, bisogna sbattersi, bisogna faticare, bisogna chinarsi… questo rende brutto lo UUismo, il fatto che inchiodi l’uomo alla propria responsabilità di fare. Perché questa ondata razzista sta avendo successo? Perché permette di incolpare altri per le proprie mancanze, siano essi gli immigrati, l’Europa o altri partiti… la neoideologia razzista giustifica gli uomini piccoli ed egoisti nel loro essere, non li chiama a nessuna sfida, nessun impegno che non sia un like sui social.
  4. Occorre avere l’energia mentale per fare… l’idea di trasformare ogni singolo secondo della propria vita in un momento spiritualmente rilevante richiede tempo e energia spirituale. Il primo lo dobbiamo trovare, senza se e senza ma, la seconda la dobbiamo cercare, attraverso un percorso di preghiera/liturgia/meditazione, diverso per ciascuno, che ci permetta di ricaricare le pile spirituali

E allora facciamolo quest’uomo, capace di assumersi la responsabilità di reagire alle sollecitazioni della vita senza demandare ad altri il proprio ruolo, e di essere davvero in grado di completare il progetto di un Regno, che per troppi secoli è rimasto, e per certi versi rimane tutt’ora, lettera morta

Nasè Adam

Amen

Rob

 

 

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