4 Verticale: un evangelista, 5 caselle

Cari amici,

sul treno, qualche tempo fa, mi ritrovai a fianco una signora, intenta a fare le parole crociate con un’amica. Dormicchiavo,  ma mi destai nel sentire che il 4 verticale chiedeva il nome di un Evangelista, offrendo 5 caselle. Immaginate la mia sorpresa  nel sentire che le due amiche scrissero Paolo come risposta, e nel vederle arrovellarsi perchè non quadrava tanto con le altre definizioni limitrofe. Allora mi sono permesso di suggerire Marco e questa è la conversazione che ne seguì:

S: ci sta. Bravo, lei è un prete?

La domanda mi sorprese. Quella signora l’avrei definita piuttosto intelligente, scoprii in seguito che sapeva almeno due lingue e che era una professionista abbastanza brava, eppure pensava che sapere il nome degli evangelisti fosse roba da preti. Le spiegai degli unitariani e mi disse:

S: a me piacerebbe tanto credere, ma non posso. 

Devo aver fatto una faccia un po’ strana e così mi spiegò di non poter credere perchè “Dio le aveva portato via suo padre, e non le permetteva di avere un secondo figlio”.  Il padre era morto di cancro a 80 anni e, a seguito di complicazioni del primo parto, non le era più permesso di avere altri figli.  La cosa è curiosa, perchè mi venne subito da pensare alla mia situazione: io un padre non l’ho mai avuto, vivo sulla sedia, devo sopportare mensilmente i sermoni di Alessandro e settimanalmente gli interventi di Rosario, eppure credo.  Qual è la differenza? Ho provato ad analizzare la cosa da vari punti di vista, e credo che ciascuno possa dare un piccolo contributo alla risposta complessiva.
Parafrasando Bonhoeffer, io non credo per un qualche tornaconto. Credere non è un ricatto o un capriccio da mettere in atto se e solo se le cose mi vanno bene. Dio esiste se l’Inter vince, se no non esiste. O credo che esista o che non esista, l’opinione che io ne abbia non influisce sull’esistenza. E’ come se io dicessi oggi piove, quindi Lawrence non esiste. Ma in fondo è proprio il problema ad essere mal posto. L’esperienza spirituale che ho in mente non è qualcosa che contempli solo un approccio razionale/dichiarativo, qualcosa tipo se credi in Dio, metti la crocetta sul si o sul no. Nei momenti importanti della vita simili sintesi servono a poco o a nulla se non sono basati su altro, e per altro intendo una disposizione all’esperienza spirituale che trascenda i limiti della razionalizzazione del soggetto, nei modi e nei tempi in cui al singolo risulti più confacente, per ragioni estetiche, storico culturali, pratiche.Questa esperienza è qualcosa che va oltre la singola credenza, che serve ad essa come perimetro e porta d’accesso. Non si tratta dunque tanto o solo di una serie di proposizioni cui dare l’assenso, ma di una esperienza a cui disporsi. Sembra facile, ma la vita ci pone di fronte una serie di macigni che dobbiamo affrontare. Ne cito alcuni. Il primo è la libertà. Il più grande dono che il Principale ci ha fatto è anche la nostra più grande condanna. Siamo liberi di autodeteminarci: liberi di fare e di non fare, liberi di costruirci un bagaglio di esperienze, o di passare la vita sui social a credere al primo complotto che ci capita sotto mano. Imparare a gestire questa libertà, a trovare un equilibrio nel mare delle possibilità non è facile. Ed è a questo punto che entra in gioco la ragione e la conoscenza. La ragione è il dono più alto che è stato fatto al genere umano, anche più alto del pesto. E la pratica spirituale di cui andiamo parlando, ben lungi dall’essere solo la ripetizione a pappagallo di una serie di proposizioni, è la più alta attività concessa all’uomo, la sola che, e questo lo credo davvero, lo renda pienamente uomo. La ragione ha il compito di preparare il terreno a questa esperienza, utilizzando tutte le informazioni in suo potere per ottenere una esperienza spirituale sempre migliore  e costruire giorno dopo giorno, una persona spirituale sempre più stabile e definita. Non sapere chi sia Marco, potrebbe essere irrilevante, se non fosse un indice di quanto la ragione non venga utilizzata in senso spirituale. Sapere chi sia Marco può servire a tutti, non solo per fare correttamente le parole crociate, ma anche e soprattutto perchè, attraverso Marco, (come attraverso la Bibbia il Corano, il Tao te Ching, o analogo di qualunque altra Tradizione spirituale), noi abbiamo occasioni di crescita spirituale, senza le quali devastiamo un tesoro di opportunità spirituali, per cui basterebbe un semplice assenso a permetterci di espilicitarle a noi e al mondo. Questo è il mio ultimo punto: la vita è piena di opportunità fighissime, alcune delle quali abbiamo colto, alcune che invece aspettano solo noi per essere colte.  Io non posso camminare (francamente non mi è mai importato molto, ma capisco che per voi possa essere un buon esempio) vivo il 90% della mia vita attiva dietro a uno schermo, non posso fare un sacco di cose: Tinteggiare il soffitto, ballare sui tavoli, fare surf… ma ne posso fare un sacco di altre, e tante ne ho fatte, di cui sono fiero e sono grato. La scelta sta a me: passare la vita a enumerare le cose che non posso fare oppure vivere al massimo quelle che sono alla mia portata; guardare indietro con risentimento per ciò che non è stato, oppure guardare avanti alle opportunità che ho e di cui forse non mi rendo bene conto. Uno dei premi che potrei avere da una pratica spirituale significativa credo sia un rapporto più sereno con i dolori della vita. Come diceva bene Law la settimana scorsa, non è in nostro potere sapere da dove venga il dolore, nè il suo significato, ma possiamo guadagnare un atteggiamento sereno, profondo e autentico verso le esperienze quotidiane, di qualunque segno esse siano, Per far tutto questo serve una esperienza che ci permetta un certo sguardo sulla vita e sulle cose e questo è quel momento spirituale di cui parlo, una pausa dal flusso che ci renda coscienti del flusso stesso.  E questa è la pratica spirituale cui invitiamo quotidianamente.

Allora facciamolo quest’uomo, capace di completare le parole crociate della vita con spiritualità e amore

נַֽעֲשֶׂ֥ה אָדָ֛ם

Nasè Adam

Amen





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