Che Pizza scegli?

Cari Amici,
(I)
Ci sono svariati modi di intendere il Regno
a)
Il primo è il regno inteso come esperienza metafisica ultraterrena, una sorta di isola felice in cui la pizza non faccia ingrassare, l’inter vinca gli scudetti e ci sia wifi gratis ovunque. E’ una esperienza su cui non posso dire molto in quanto, essendo qualcosa che potrebbe capitare alla morte di ciascuno di noi, nessuno è mai tornato a dircene.
Alcune cose però, come giustamente ricordava Alessandro, su questo punto si possono dire,e ve le propongo come futura discussione. Anzitutto, il fatto che io dichiari apertamente che nessuno di noi può dire nulla sul fatto che il Regno esista e su come sia, non significa che io non ci creda fermamente, e che in me questa credenza non assuma il grado di una personale certezza; e non significa nemmeno che non esista: da un punto di vista epistemologico serio, gli argomenti degli atei sulla negazione di ogni realtà ultraterrena, ha nno lo stesso grado di credenza di qualsiasi altro trattato dogmatico. Nel voler negare ciò che non può considerare, l’ateismo si trasforma in
una religione come tante In più il fatto che io non abbia reale certezza del Regno Ultraterreno, non significa, come direbbe Parker, che questa idea non debba essere per me ispiratrice di alcuni valori e di alcuni comportamenti, in una tensione tra realtà ultima e penultima, che può essere da sola il motore della nostra vita spirituale.
b)
E proprio questa idea può essere ispiratrice di una idea terrena e sociale, in cui Regno possa essere definito come l’armonica concordia tra i miliardi di esseri che popolano la terra in una prospettiva e secondo modalità che consentano a ciascuno di crescere secondo valori comuni e specifici
c)
C’è poi una idea individuale di Regno che implica l’equilibrio tra i diversi appetiti della nostra giornata e tra le diverse parti della nostra anima. Quando parliamo di moderazione intendiamo infondo una capacità di regolazione (Regno per gli antichi era anche questo) orientata verso l’equilibrio che abbiamo scelto
d)
C’è infine un Regno inteso come l’armonizzazione delle diverse esperienze della nostra vita, dei diversi ruoli che essa ci chiama ad assumere, nelle diverse esperienze che abbiamo vissuto. Molti di noi vivono una vita a compartimenti stagni, affermando la mattina ciò che nega la sera. Il Regno è dunque l’invito a non vivere le proprie esperienze di vita in antitesi l’una con l’altra, ma di cercare un principio regolatore che permetta di armonizzarle, il Regno appunto
(II)
Finito il ripasso, il riassunto delle puntate precede
Pensate ad un povero UU che voglia andare una sera con gli amici a mangiarsi la sua adorata pizza al pesto. Sta per aprire bocca e ordinare quando si rende conto che non sarebbe giusto mangiarla perché contiene formaggio e questo potrebbe risultare offensivo per l’amico vegano seduto di fronte.Verrebbe pure a subire le invettive inattese di un altro dei commensali, che nella notte si è scoperto attivista della LIDiP la lega italiana per la difesa dei pinoli. E poi si sentirebbe in colpa perché ordinare prodotti di grano di fronte a un amico celiaco non sta bene. Ma si sentirebbe pure un pò arrabbiato perché mal vedrebbe l’affronto del commensale che ostinatamente si ostina ad ordinare i carciofi pur sapendo che a lui non piacciono. E che dire della cameriera? Guai a chiamarla cameriera, è un termine che potrebbe suonare vagamente colonialista rinviando a contesti di schiavismo latifondista. Ma guai anche a chiamarla buona donna per ovvi motivi, o signora, perché implicitamente potrebbe sentirsi vecchia, o potrebbe non essere sposata. Ma neanche signorina potrebbe andar bene, perché potrebbe nascondere un intollerabile atteggiamento denigratorio e maschilista irrispettoso verso le donne. A quel punto rivaluterebbe l’efficacia del grido romano aooooooooo che sembrerebbe toglierlo dagli impicci, salvo poi risultare arrogante anch’esso ad una attenta analisi. Allora, esasperato, il povero UU potrebbe decidere di non ordinare, ma si sentirebbe in colpa a non dare i soldi al povero pizzaiolo e quindi non contribuire al suo sostentamento. Finirebbe per andare via digiuno senza ordinare, lasciando laute mance a pizzaiolo e cameriera, e ritrovandosi a casa digiuno, con una fame incredibile e i conti in rosso.

Con questa storiella cosa voglio dirvi? Vorrei mettervi in guardia da un pericolo a cui gli UU si espongono più o meno consapevolmente: l’idea di ragionare per estremismi. Il principio maligno di disgregazione si nutre di eccessi e di sregolatezza e così come è un eccesso quello di chi abbia un atteggiamento dispotico e non L’ errore dettato dall azione cieca ed ignorante fa il pari con l’inazione dettata dall’eccesso di zelo, con l’incapacità impossibilita di mangiare una sana pizza senza farsi troppi film. In generale dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra l’ineccepibile necessità di affermare un nostro desiderio e l’indiscutibile rispetto della dignità altrui. Trovare questo equilibrio é uno dei sensi del Regno,

Come ci ha ricordato Gorgia, scegliere, parlare agire, significa escludere qualcosa, dire più o meno implicitamente che io indico/preferisco qualcosa rispetto a qualcos’altro. Potremmo non farlo? No.

Non è rinunciando a mangiare la mia pizza al pesto che io mostro rispetto per quanti non mangino il formaggio, ma è offrendo nel menu alternative assolutamente equivalenti a chi voglia compiere scelte alimentari divergenti dalle mie e mostrando di saper vivere e sedere alla stessa tavola serenamente con quanti esprimano scelte differenti, senza sentirmi offeso e oltraggiato dal diverso.

Vediamo meglio questi due aspetti: faccio due esempi recenti nel mondo UU, che rischiano di farmi sbattere fuori: a me disabi1e non me ne potrebbe sbattere di meno che qualcuno scriva o non scriva “ergiamoci in piedi contro le ingiustizie”, non mi turba che qualcuno mi piacerebbe piuttosto che usasse quelle energie e quello zelo che ha speso in scioglilingua grammaticali per garantirmi che tutti i tram che io devo prendere per andare a lavoro siano accessibili; allo stesso modo credo che gli afroamericani se ne facciano un belino delle scritte “black lives matter” se poi nelle scuole, nelle opportunità lavorative nella vita di tutti i giorni, non abbiano reale contezza che a qualcuno davvero importa; non è astenendomi dal chiamare Dio “Padre” che offendo il genere femminile, ma è impegnandomi attivamente nrlla lotta contro le violenze sulle donne, favorendo delle opportunità che siano legate al merito e non a quote di genere, o anche accettando che ci siano culti che inneggino a Iside o alla Madonna, e, pur non condividendoli, lavorando affinchè abbiano la stessa possibilità che ho io di esprimersi

In generale non è facendo tutti un passo indietro che si crea una significativa esperienza di convivenza, ma creando lo spazio affinchè tutti possano fare un passo avanti in armonia.

Cosa significa creare lo spazio? Significa comprendere che, al fine di una convivenza fruttuosa, ci sono delle posizioni e affermazioni non accettabili perchè denigrano l’altro, impedendogli di crescere, ma sinifica anche sforzarsi di accettare come legittima una posizione che io consideri antitetica rispetto alla mia sensibilità. Per quanto mi costi fare questa affermazione, i tifosi juventini meritano rispetto. Ma dov’è il confine tra la legittima espressione di una posizione contraria alla mia e un insulto rivolto alla mia posizione? Non è sempre semplice trovare un discrimine, magari ne parleremo nella CDF, ma credo che il discrimine possa reovarsi nei Sette Principi, considerando legittima ogni esperienza che non li violi.  Pur eesendo molto lasco come discrimine, penso possa essere un buon primo passo. In conclusione non credo che il Principale si feliciti di una prospettiva sottrattiva con un prato senza fiori, frutto della paura che alcuni colori possano essere dominanti… sarebbe una sconfitta alle possibilità umane; credo invece sia meglio una prospettiva addittiva in cui si lavori perchè nel prato sempre più colori trovimo spazio in una prospettiva ricca ed equilibrata

Allora facciamolo quest’uomo, capace, dopo essersi assicurato che tutti abbiano da mangiare, capace di ordinare una pizza senza sensi di colpa contorti e poco sostenibili.

Nasè Adam

 

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