Un nuovo modo di leggere i testi

DA CORRESPONDANCE UNITARIENNE

In risposta a una domanda posta nel gruppo Facebook Unitariens Francophones il 23
dicembre 2017
Domanda di Loredana Stassen: Buona sera fratelli e sorelle, volevo chiedere qual è la
posizione unitariana a proposito di questo versetto: “Nel principio era la Parola, la Parola
era con Dio, e la Parola era Dio” (Giovanni 1:1). So che la dottrina trinitaria si appoggia
principalmente su questo versetto, volevo quindi sapere il vostro punto di vista. Vi ringrazio
anticipatamente.
Risposta di Jean-Claude Barbier: Una teologia non si può fondare su un solo versetto o su
una serie di versetti. Sono i fondamentalisti che fanno questo: piluccano qua e là dei
versetti che servono loro d’appoggio. È l’insieme dei testi e la loro evoluzione cronologica
che permettono di comprendere un pensiero. Il prologo del vangelo di Giovanni è senza
dubbio un inno cristico legato al culto che i primi cristiani rendevano a Gesù la domenica
mattina, dopo lo shabbat. Presenta una cristologia alta, ovvero considera Gesù il
depositario della Parola creatrice di Dio, il Logos, la Saggezza. Non è ancora Dio
incarnato (questo dogma verrà proclamato al Concilio di Nicea nel 325), è piuttosto un
mediatore di Dio.
Il prologo afferma anche la preesistenza di Gesù “nato prima di tutti i secoli”, che sarebbe
quindi stato presente alla Creazione. Questo richiama il Libro di Enoch, che presenta la
figura del Figlio dell’Uomo a cui si è ispirato Gesù (Enoch è il patriarca che non è morto
perché è asceso al cielo ed è quindi con Dio; la stessa cosa accadrà al profeta Elia,
asceso al cielo su un carro di fuoco). In ogni caso, tale testo va ricondotto al suo autore
(individuale o comunitario) e gli unitariani, per i quali Gesù è un semplice uomo, un
rabbino del I secolo, non ne fanno una questione teologica. Detto questo, il prologo è un
bellissimo testo letterario e teologico, da cui molti sono stati ispirati ed è servito ad
elaborare il dogma trinitario, il quale costituisce una fusione fra le tre figure del Nuovo
Testamento: Dio “padre”, il Figlio unigenito, ovvero il Prediletto del vangelo di Giovanni
(Gesù) e lo Spirito Santo il quale, secondo gli Atti degli Apostoli, ha cominciato a
manifestarsi il giorno di Pentecoste. Io lo classifico volentieri tra i testi esoterici cristiani.
Voglio precisare che questa lettura dei testi non è esclusiva degli unitariani. Non esiste
una teologia unitariana, o una esegesi unitariana, ma semplicemente l’utilizzo del metodo
storico-critico, applicato a qualsiasi testo, sacro o meno, vale a dire l’utilizzo dei metodi
scientifici a nostra disposizione per meglio comprenderli. È ovvio che questo metodo è una
radicale novità rispetto al vecchio modo di leggere i testi, letterale (vale a dire banale, che
si ferma alla superficie) o fondamentalista (che va in cerca di argomentazioni). Infatti,
numerosi testi biblici sono dei racconti scritti per fare teologia, non dei testi storici da
prendere come tali; vanno posti nel loro contesto e non sono affatto “atemporali” solo
perché sarebbero “rivelati” o “ispirati!
Per i cristiani unitariani la Bibbia (Primo e Nuovo Testamento) è un riferimento culturale
importantissimo, soprattutto il Nuovo Testamento, che riguarda più da vicino i cristiani, ma
non è fonte di autorità. È un patrimonio, un’eredità, ci nutre spiritualmente ma ci lascia
liberi di scegliere e pensare. Sta a noi utilizzare al meglio il nostro buonsenso e la nostra
ragione, le nostre facoltà intellettuali (i “neuroni”!) e le conoscenze scientifiche del nostro
tempo per analizzare ed esprimere il nostro parere, il quale sarà strettamente personale e
non avrà nessuna pretesa di detenere (per non si sa quale privilegio) la “Verità”.

Traduzione di Giacomo Tessaro
Il passo biblico è tratto dalla versione Nuova Riveduta

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