La Gioia Completa

 

Gv 15: 11 Vi ho detto queste cose,  affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.

Cari amici,

Mi sono posto spesso domande sul razionalismo nihilista, sapete quei fondamentalisti della negazione di qualunque cosa possa esserci d’altro e/o d’oltre?

Da un punto di vista pratico problemi non ne ho mai avuti, ognuno può credere o non credere quello che vuole, ci mancherebbe, però, se la scelta verso la spiritualità non è una scelta di indifferenza, che è lo stesso se venga o fatta o meno. Se ho scelto il vangelo rispetto a un comodo nihilismo ci deve essere pur stato un motivo. Perchè credo mentre altri non credono? Va bene, ma mi sembra un po’ semplicistico.

Io penso che, rinunciando ad una dimensione spirituale, variamente intesa, l’essere umano si automutili, che perda qualcosa, che sia un’opera incompiuta e incompleta.

Intendo riflettere su questo punto mostrando come i Sette Principi possano offrire una guida molto opportuna sulle motivazioni per le quali una scelta spirituale completi e compia l’essere umano. Curiosamente mostrerò come, alla luce dei Principi, la scelta spirituale si presenti come scelta mediana in mezzo a due estremi mondani, entrambi da rifiutare.

(I)

Anzitutto è un problema di dignità. Il primo dovere di ogni scelta autenticamente spirituale che si rispetti è stabilire la prospettiva attraverso la quale una vita possa dirsi degna e i margini all’interno dei quali essa debba essere difesa e rispettata. La scelta spirituale deve dunque difendere la dignità dell’individuo, preservandola sia dai fondamentalismi ciechi, che pretendono di annullare l’individuo in nome del dogma, sia dal disfattismo nihilista, che, dopo aver volontariamente perso ogni possibilità di prospettiva annega in un mare di indifferenza

(II)

Riuscirei davvero a percepire una gioia completa se vedessi le persone accanto a me esser vittima di ingiustizia? Sarebbe piena la Mia vita spirituale se la vivessi sapendo di non far nulla affinché quella compassione che invoco per me in una prospettiva verticale non la vivessi io stesso a livello orizzontale? Riuscirei davvero a chiedere la remissione dei miei debiti se me ne frego della remissione Nel mondo?

(III) Principio accettazione e incoraggiamento

Sarebbe davvero completa la mia Gioia se non beneficiasse della Ricerca e della testimonianza di Ciascuno dei miei fratelli se Non riconoscessi in loro un tesoro potenziale del cui beneficio potrebbe godere tutta l’ umanità, e se non incoraggiassi a coltivarlo?

A ben vedere a fondamento dello Uuismo c è una esaltazione della diversità come valore che la mette al riparo sia dai paladini di un pensiero unico, che si battono perché il pensiero collettivo coincida col proprio, sia dai disfattisti di ogni sorta, che pensano non possa esserci alternativa al lassismo morale, sociale e politico. Nel coltivare la diversità all’interno dei confini di cui andiamo dicendo, lo UUismo non solo dimostra che questa via sia possibile, ma mostra anche che una spiritualità che non tenesse essa in gran conto non sarebbe davvero completa

 

(IV)

E qui i Principi ci dicono una cosa strana… molto UU, molto controintuitiva: sarebbe davvero gioiosa una vita in cui qualcuno potesse dire “so tutto, ho capito tutto, le esperienze di vita non possono più insegnarmi niente”.

Vivere significa apprendere sempre nuove sfumature, di Sé, dell’Altro e dell’Oltre. Questo è credo un grande insegnamento, ma, spesso, anche un grande impiccio: implica infatti la disponibilità a mettersi in gioco sempre, a interrogarsi, non lasciando nulla di non vissuto.  Il confronto deve essere per noi motore di senso sempre nuovo, stimolo al rinnovamento e ad una consapevolezza sempre nuova. La lezione emersoniana ci insegna che la vita è un fiume in divenire, non possiamo disporci rispetto a questo fiume come una diga dogmatica che tenti di arginare le acque, dobbiamo piuttosto lasciarci bagnare da acque sempre nuove e lasciarci cullare da questo placido scorrere

 

(V)

E come potrebbe avvenire questo confronto se la congregazione non si dotasse di alcune regole che rispettino la diversità senza sconfinare nel caos e che promuovano la discussione costruttiva senza abbandonarsi alla mera giustapposizione di opinioni? Questo aspetto non piace ai dogmatici, i quali hanno paura del dubbio e del dissenso, ma non piace nemmeno ai disfattisti per cui è scomodo scoprire che ci possa essere qualcosa per cui valga la pena di impegnarsi. La congregazione deve pensare di poter essere ad un tempo la palestra ed un modello affinchè le regole di discussione e le pratiche di gestione del dubbio e del dissenso, possano essere replicate e recepite nella stessa società in cui viviamo.

 

(VI)

Deve sorgere in noi la percezione di essere immersi in una comunità di viventi ciascuno con gli stessi desideri e bisogni. I desideri di un bambino a Kinshasa sono gli stessi di uno di New York. Le paure di un onesto lavoratore a Kabul sono le stesse di uno di Rimini. La storia, la cultura, gli errori umani hanno permesso che a questi medesimi bisogni venissero fornite risposte diverse, ma questo non può indurci a dimenticare quanti siano indietro e non riescano a soddisfare neanche quelli che ciascuno di noi considererebbe desideri minimi. Non vi sto dicendo di fare i missionari e di andare in mezzo al deserto, pochi hanno la personalità e la vocazione per farlo… Vi sto dicendo però che ci sono tanti modi per contrastare questa tendenza, e che una gioia spirituale non potrebbe essere completa senza questo impegno

 

(VII)

Si tratta insomma si sentirci parte di una rete interdipendente. Non sarebbe vera gioia se, in forza della rete, per quello che gli studiosi chiamano effetto farfalla, ciò che io faccio qui ed ora può avere piacevoli e insperate ripercussioni altrove. Proprio in ragione di ciò, anche il può piccolo gesto di cortesia avvenuto qui ed ora potrebbe salvare delle vite o cambiare delle prospettive anche molto lontane da noi. Questo ovviamente disturba sia i dogmatici, persi in un individualismo fazioso, sia i disfattisti, per i quali il fatto che lo schifo del mondo non cambierà mai è solo una pigra scusa per autoesentarsi dal dare il proprio contributo

 

Mi fermo qui, spero di aver dimostrato come i Principi possano essere linee guida per attuare contenuti tradizionali che altrimenti rischierebbero di rimanere solo sulla carta.

 

Allora facciamolo quest’uomo, rendiamolo capace di gioire veramente e totalmente

 

Nasè Adam  

נַֽעֲשֶׂ֥ה  אָדָ֛ם

Amen

Rob

 

 

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